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da Rebelion [22/11/04] http://www.rebelion.org/noticia.php?id=7961
sintesi dell'articolo:

America Latina: politica di riallineamento e impero


da James Petras, 25 Ottobre 2004

Introduzione
La storia della costruzione dell’impero degli Stati Uniti nell’America Latina unisce la flessibilità politica a principi economici estremamente rigidi. Washington, nella sua azione su vasta scala, ha attuato la sua politica attraverso un gran numero di regimi. Negli ultimi 15 anni gli US hanno stabilito forti relazioni con i “nazionalisti” in Argentina, i socialisti in Cile, i popolari in Ecuador, i laburisti in Brasile… La chiave per capire queste apparenti contraddizioni è capire che la classificazione politica è del tutto irrilevante per il comportamento operativo dei politici una volta eletti.

Washington è disposta a disinteressarsi delle passate posizioni politiche di un presidente latino-americano, classificabile come “radicale” o social-popolare, purché nel suo impegno contingente collabori nel portare avanti politiche neo-liberiste e politiche estere filo-imperialiste.

La chiave per accedere alla presidenza per i partiti e i politici ex progressisti, è quella di abbracciare i principali postulati economici e politici della costruzione imperialista US: la corsa alla privatizzazione e alla de-nazionalizzazione delle imprese pubbliche nazionali, l’eliminazione dei controlli su commercio e industria, il pronto pagamento dei debiti esteri, garanzie a lungo termine delle truffaldine relazioni proprietarie esistenti, l’irreversibilità a lungo termine dei contratti sull’estrazione delle risorse, anche se sfavorevoli al paese d’origine.
(vedi World Bank Report 2004).

Ma la collaborazione degli ex progressisti nel potenziare le strutture economiche e politiche dell’impero non bastano; gli ex progressisti devono anche adottare le priorità imperialistiche in politica estera, nel commercio regionale e nei trattati militari. Washington non si preoccupa per le esternazioni retoriche su povertà e fame, considerandole giustamente simboliche; ne si cura di aspetti particolari delle vertenze locali; può essere conveniente fare qualche concessione allo stato cliente.

E’ possibile che l’attuale flessibilità di Washington e il supporto a partiti e presidenti ex progressisti possa essere una carta vincente per espandere il potere economico e militare nell’America Latina - visti i risultatati devastanti delle politiche neo-liberali nel ventennio passato. La combinazione di flessibilità politica e di rigidità economica si è rivelata una provvidenziale valvola di sicurezza per lo scontento popolare, per serrare il controllo su lavoro, risorse, mercato, basi militari.

La Natura della Flessibilità Politica
Washington ha promosso golpe militari contro i regimi che si sono opposti alla politica estera imperialista (Chavez in Venezuela) o hanno rifiutato il programma di privatizzazioni dell’FMI (Aristide ad Haiti). Allo stesso tempo sostiene governi come Toledo in Perù, Lagos in Cile, Gutierrez in Ecuador, Lula in Brasile, Fox in Messico, ed altri. Mentre in Colombia Washington lavora strettamente con gli squadroni della morte e i militari che assassinano gli oppositori del presidente Uribe: queste politiche contraddittorie riflettono la precisa analisi imperialista, che definisce le alleanze in base agli interessi.

Vi sono stati diversi riallineamenti tattici US, dalla II° Guerra Mondiale:

*1945-48. Dopoguerra. Gli US aiutano da un lato regimi di centro-sinistra in Costa Rica, Guatemala, Cile, mentre sostengono la dittatura clientelare di Somoza e l’opposizione al nazionalismo popolare in Argentina.
*1948-60. Guerra Fredda. Washington rimuove con golpe e repressione regimi civili: Paraguai, Perù, Cuba e Venezuela.
*1961-63. Rivoluzione Cubana. L’Alleanza per il Progresso combina aiuti alle politiche di riformismo elettorale, una controinsurrezione in Venezuela, un colpo di stato nella Repubblica Dominicana.
*1964-71.Fase I. Controrivoluzione. Vi sono golpe di destra in Brasile, Bolivia, Argentina, Ecuador e repressioni civili (Colombia, Venezuela, Cile)
*1972-82.Fase II. Politiche controrivoluzionarie. Dura repressione, con regimi del terrore in Cile, Argentina, El Salvador, Nicaragua, Uruguay, Brasile e Bolivia.
*1983-94.Consolidamento dell’impero, Riallineamento Politico parte I. Passaggio dai rovinosi regimi militari a regimi elettorali neo-liberali in Argentina, Brasile, Cile, Uruguai, Bolivia ecc. Maggior intervento militare in Nicaragua, El salvador, Guatemala, Grenada e Panama. Continua l’allineamento repressivo in Colombia, Venezuela, Ecuador.
*1995-2005. Colonizzazione, Riallineamento Politico parte II. Conversione dei paesi di centro-sinistra alle politiche neocoloniali in Brasile, Bolivia, Ecuador, Argentina, Uruguay e Cile; interventi militari in Venezuela (2002-03-04) e Haiti (2004).

Commenti alle politiche imperiali US
1)Non si riscontrano posizioni tattiche uniformi; variano secondo il momento internazionale 
2)In ogni periodo ci sono variazioni in relazione alla situazione politica e allo scontro di classe che si presenta in ogni paese.
3)Il riallineamento politico dipende (a partire dalla situazione dello scontro di classe in atto) dalle possibilità di alternative praticabili pro US
4)Il passaggio da regimi elettorali a dittature nei ‘40-’50 è dovuto alla stretta politica della Guerra Fredda, alla necessità di risorse a bassi costo e alla capacità delle industrie US di internazionalizzarsi.
5)Il breve riallineamento con il  riformismo negli anni ‘60 porta a rovesciare tiranni come Trujillo, a sostenere i cristiano-democratici in Cile, Belaunde in Perù
6)La ‘politica flessibile’ finisce a metà degli anni ’60 con la guerra in Indocina e con la stretta militare: golpe in Argentina e in Brasile, invasione della Repubblica Dominicana e offensiva contro i nazionalpopolari in tutto il continente
7)La parziale pausa della strategia elettoralistica nei primi anni ‘70 sotto la pressione delle lotte di classe porta Washington ad instaurare regimi del terrore, specie in Cile, Argentina, Bolivia, Salvador, Guatemala, Uruguay. Dove si impiantano stati conformi al modello neo-liberale
8)La prospettiva dei regimi militari era di eliminare i leader dei movimenti di massa, addomesticare l’opposizione e mutare i parametri politici e socio-economici. Perciò brutali regimi militari, furono visti come strumenti di trasformazione dei paesi satelliti degli US, per poi ritornare ad una politica elettorale dettata da Washington, FMI, Wall Street ecc.
9)La transizione dai regimi dittatoriali ai regimi neo-liberali completa l’instaurarsi del colonialismo. Il riallineamento ha luogo in condizioni in cui le elezioni sono gestite sotto completa egemonia US; dove questa non c’era,
( Nicaragua, El Salvador) si è continuato con la strategia militare fino a circostanze favorevoli.
10)Washington ha esteso le sue politiche imperialiste in America Latina dagli anni ‘80 fino a metà dei ’90, ottenendo grandi profitti, pagamento degli interessi, privatizzazioni dei settori strategici e penetrazione commerciale.

Il deterioramento della prima ondata dei regimi neo-liberisti e il riapparire di movimenti di massa e insurrezioni, con il rovesciamento dei regimi più fedelmente clientelari, ha portato ad un secondo riallineamento. Washington è passata dai regimi di destra a quelli apparentemente di centro-sinistra - che comunque, appena in carica, hanno continuato a garantire il sostegno degli interessi strategici US-. Nel periodo della transizione dai regimi militari Washington ha preso l’iniziativa, usando una politica imperialista di modulo ‘flessibile’, coltivando politici e intellettuali di centro sinistra, per servirsene per aumentare il suo controllo coloniale.

Le Fondazioni Ford e Rockefeller, l’Inter-American Dialogue, la Kennedy School, il Kellogg Center ed altri hanno fatto da cinghia di trasmissione per integrare gli intellettuali ed i politicanti neocoloniali all’Impero. Le fondazioni imperialiste sono state attive a reclutare, finanziare e indottrinare, tempestando con scritti e parole sulla ‘nuova democrazia’, occultando l’abietto servilismo coloniale con parole come ‘pragmatismo’, ‘democrazia’, ‘cittadinanza’, ‘inevitabilità della globalizzazione’...

Le politiche coloniali di rapina dei vassalli locali hanno portato ovviamente ad una nuova ondata di agitazioni, alle quali talvolta Washington si è trovata impreparata ad agire. Altre volte ha prevenuto le sollevazioni di massa, come l’insurrezione del 2000 in Ecuador, nel Dicembre 2001 in Argentina e dell’Ottobre 2003 in Bolivia. Nel paese più strategico, il Brasile, gli US sono riusciti ad imporsi sull’Amministrazione Da Silva attraverso apparati informali e i principali istituti finanziari. L’allineamento a Washington dei nuovi presidenti, sedicenti progressisti, è significativo di come gli interessi fondamentali siano garantiti. Washington non si perde nella retorica (diversamente da molti nella Sinistra), è solo interessata a se verrà pagato o no il debito estero alle banche US ed europee; se saranno attuate le privatizzazioni delle maggiori industrie e promosse nuove privatizzazioni; se il mercato sarà aperto a grandi importazioni; se sosterranno il dollaro contro l’euro e manterranno le riserve in dollari; se passeranno leggi regressive su lavoro, pensioni e salari minimi; se sottoscriveranno trattati con l’FMI e imporranno programmi di austerità e tassazioni regressive.

Con questo criterio di classe nel cercare regimi accomodanti, Washington certifica le credenziali di ‘democraticità’ coloniale; e i regimi approvati procedono poi ad aumentare gli impegni con l’Impero - con grande sorpresa dei mal informati della sinistra superficiale, confusi dalla demagogia politica -.

I Nuovi Clienti. 2004, Anno Infausto

Washington, negli ultimi 5 anni, ha registrato uno straordinario successo in America Latina, malgrado diverse sollevazioni popolari e la caduta di diversi regimi: i trattati ALCA sono pronti per la firma in molti paesi andini (Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile), il pagamento dei debiti ha superato i record precedenti in Brasile e in Messico; l’esercito US ha esteso la sua presenza nell’intera regione (escluso il Venezuela) e soprattutto, si è assicurata l’operatività di eserciti e polizie latino-americani nel contenimento di paesi formalmente indipendenti (Haiti, dopo l’invasione e il sequestro del Presidente Aristide).

La storia bollerà il 2004 non solo per i crimini commessi dagli US ma per la collaborazione di un nuovo gruppo clientelare, attivato nei principali paesi latino-americani.

Durante l’intero processo di costruzione dell’impero clientelare, la maggior parte della Sinistra ha tessuto alleanze sbagliate. Quasi tutta la Sinistra ha salutato la vittoria di Lula Da Silva, mentre, con uno sguardo alla stampa finanziaria, appariva chiaro che Lula si era impegnato con gli accordi FMI e con i proprietari imperialisti, nel programma di sostegno strategico a Washington. I siti web della Sinistra hanno pubblicato distorsioni su Gutierrez in Ecuador, Mesa in Bolivia, Toledo in Perù e altri ‘Presidenti del Popolo’; grazie agli errori della Sinistra questi nuovi clienti di Washington hanno guadagnato potere, dividendo e disorientando consistenti settori di base. I leader di Sinistra hanno la loro parte in quest’anno infausto, e il prezzo lo pagano i poveri, nelle città e nelle campagne.

Il maggior successo di Washington sta nell’aver acquisito il controllo sugli apparati politici che hanno vinto le elezioni.

Gran parte della Sinistra vede solo la militarizzazione della regione, le imposizioni dell’FMI e dell’ALCA, ignorando il processo politico che ha reso possibili gli eventi: l’affermarsi di regimi clientelari in quasi tutti i paesi strategici della regione. Senza sottovalutare il ruolo della violenza militare e delle politiche economiche US, va sottolineato il successo della tattica elettoralistica dell’imperialismo.

Il Brasile di Cardoso e Lula è l’ultimo grande successo dell’imperialismo. Cardoso iniziò il processo di smantellamento dell’economia nazionale di stato, vendendo le più appetibili imprese pubbliche, aprendo i mercati finanziari ad affaristi stranieri e diminuendo il livello di benessere. I Presidenti eletti hanno ‘radicalizzato’ il processo di rapina imperialista, trasferendo decine di miliardi di $ ai creditori, promuovendo speculazioni sulle esportazioni agricole, facendo profitti a scapito di salari, posti di lavoro e distribuzione delle terre. Il Brasile è stato tra i promotori dell’ALCA, dividendo i paesi dell’America Latina per grado di subordinazione. Lula ha fornito il più alto contingente militare ad Haiti, per proteggere lo stato fantoccio e reprimere la resistenza anti-coloniale di massa. Il Brasile di Lula ha offerto legittimità e la sua presenza fisica nella rete strategica “Inter-American military force” per interventi di sostegno agli interessi US. Il ruolo militare ad Haiti di Brasile, Argentina e Cile è chiaro: gli eserciti latino-americani sono entrati in Haiti dopo l’intervento di Washington contro il legittimo presidente che è stato sequestrato con la forza e dopo che gli squadroni della morte e i gruppi paramilitari  addestrati dagli US, insieme ai marines, hanno invaso il paese, assassinando i leaders popolari in tutto il paese. Le forze a guida brasiliana si sono unite con i gangster haitiani assassinando decine di sostenitori di Aristide con l’avallo politico dell’incaricato Onu, ex ministro degli esteri cileno, Gabriel Valdes. Da Silva, Kirchner e Lagos, la crema dell’America Latina, hanno assunto il ruolo di gendarmi dell’Impero e posto un precedente politico per altri interventi imperialistici.

Le politiche elettorali sono diventate uno strumento chiave per cacciare i presidenti eletti dal popolo disposti ad opporsi ad alcune delle politiche di Washington; l’uso dei mezzi più brutali per la costruzione dell’impero pone un problema agli anti-imperialisti sui processi elettorali e sui politicanti eletti. Il ruolo guida del Brasile nello spalleggiare gli US (attraverso la loro rete strategica nell’America Latina, l’ALCA, la politica di rapina agro-minerale e le altre politiche degli interessi di parte), hanno portato Washington a conferire al Brasile uno status internazionale nel formare partnership con i paesi più piccoli e poveri della regione. Il Segretario di Stato Powell ha proposto al Brasile un posto nel Consiglio di Sicurezza all’Onu in cambio di un ‘comportamento responsabile’ nella promozione dell’ALCA e della difesa del governo fantoccio di Haiti. La grande multinazionale energetica Petrobras brasiliana si è unita all’ambasciata US in Bolivia per impedire alla grande maggioranza dei boliviani di aumentare le entrate del loro paese. E la Petrobras ha l’approvazione del governo di Lula.

In Bolivia gli US sono riusciti a sedare la breve insurrezione del 10-17 Ottobre, sostenendo l’ingresso al potere del Vicepresidente Carlos Mesa, dopo l’allontanamento del predecessore Sanchez de Losada. Questa delicata operazione è stata resa possibile dal leader popolare Evo Morales, che ha sostenuto Mesa. Il triangolo Mesa-Morales-ambascaiata US ha stabilizzato il regime di Mesa e poi ha vinto un referendum teso a riaffermare il controllo sulle risorse energetiche della Bolivia. Mesa e Morales sono riusciti a dividere l’opposizione e unire le forze per difendere il sistema elettorale elitario contro la nuova forma di partecipazione delle ‘assemblee democratiche’ praticate a El Alto, Cochabamba e La Paz, delle assemblee dei lavoratori, delle comunità dei coltivatori di coca, dei senza terra, riuniti nei vari angoli del paese. Mesa è riuscito poi a dividere e rivoltare contro Morales l’opposizione di massa e ha lanciato un’offensiva contro i cocaleros, sradicando le piantagioni, secondo i pronunciamenti pubblici dell’ambasciata statunitense. La tattica dell’ambasciata US contro Morales è di alternare promesse di rispetto dei processi elettorali a minacce di un golpe militare se Morales si azzarda ad esprimere solidarietà ai movimenti di massa. Sedotto dalla visione di un futuro dorato come presidente eletto Morales assume il profilo del perfetto cliente dell’imperialismo: da leader carismatico di origini popolari, con una lunga storia nelle lotte di classe, ad ambizioso piccolo-borghese che abbandona gli alleati di classe per elevarsi di rango, nella Presidenza e nel Congresso.

In Argentina Washington ha cercato di comporre la tradizionale destra peronista con il ‘nuovo liberismo’; avendo fallito, ha abbracciato il nuovo peronismo eclettico di Kirchner. Il quale ha avuto più successo del Pentagono nel dividere il movimento dei ‘picheteros’ ed è riuscito ad incorporare parte del movimento dei così detti ‘trasversali’. Ha sostenuto il pagamento del debito a tutti i maggiori creditori, esclusi gli obbligazionisti privati, rispettando le privatizzazioni come i suoi predecessori, promettendo alle compagnie petrolifere straniere inaspettati profitti, ha promosso il settore agro-industriale a spese dei contadini poveri, ha resistito alle richieste di lavoratori e pubblici impiegati di riallineare i salari scesi dopo la crisi. In politica estera Kirchner mantiene una posizione indipendente rispetto l’FMI ma sostiene l’ALCA, assicurando concessioni alle elite dell’agro-business. Inoltre si è adeguato al progetto coloniale US, mandando truppe a difendere il regime imposto dagli US ad Haiti e a reprimere le masse haitiane anti-imperialiste, in lotta contro l’invasione US

Kirchner è un cliente eterodosso, che mantiene una relativa indipendenza dagli US stanziatisi in Argentina; riesce a promuovere esportazioni agricole di elite e a proteggere in qualche modo gli industriali nazionali. Nel creare un nuovo apparato, guidato da neoliberisti e sostenuto da social-popolari, cerca di combinare il liberismo macroeconomico con un progetto di welfare microeconomico. Ha accettato una delle condizioni prioritarie della dominazione US: smobilitare i movimenti e tenere il paese lontano da sollevazioni popolari contro il sistema neoliberista costruito negli anni ’90. La forte crescita, dovuta al boom derivato dal raddoppio dello sviluppo dell’industria digitale cinese, ha dato modo a Kirchner di aumentare spesa sociale, pensioni e minimi salariali. La crescita effettiva e i palliativi sociali portano i capi sociali e nazionalpopolari a  incartare la continuità della politica argentina al suo ruolo subordinato all’impero.

Tra i  nuovi clienti, i casi di Perù ed Ecuador illustrano la superficialità della Sinistra opportunista. In Perù il movimento anti-Fujimori si è presto convertito in un partito elettorale. Toledo, a lungo a rimorchio degli interessi US (dai suoi professori a Stanford, ai suoi riferimenti nell’FMI) si è presentato ai rurali come uno di loro, come uno che viene dal basso. Una volta eletto ha spinto  per promuovere l’agenda US di privatizzazioni, de-regulation, pagamento dei debiti, e esportazioni delle materie prime. Toledo ha sostenuto tutte le iniziative coloniali, dal Plan Colombia, all’ALCA, contro la grande maggioranza della popolazione. L’efficacia di Toledo nel ruolo di nuovo cliente di Washington è stata sminuita dai continui scandali per corruzione in cui si è invischiato, tuttavia resta un grande esempio di come sia possibile manipolare delle immagini popolari per incanalare lo scontento popolare nel territorio franco delle politiche elitarie elettoral-parlamentar-presidenziali.

Infine Washington ha trovato un vantaggioso cliente in Lucio Gutierrez, un’ex ufficiale militare che nel 2.000, non si sa come, si è ritrovato a guidare un’insurrezione di contadini indio. Come ‘candidato del popolo’ è stato seguito dai maggiori partiti della Sinistra (Pachakutic, MPD), movimenti sociali (Connaie) e sindacali (petrolio, elettrici, ecc.). Dopo le vacue promesse elettorali e la retorica usuale, per ricevere l’ambito certificato di buona condotta, in meno di due mesi Gutierrez ha lavorato per garantire l’agenda di Washington, su ALCA, Plan Colombia, base militare di Manta, privatizzazioni del petrolio ed altri punti importanti per gli US. Per rendere a Gutierrez più facile il ruolo di cliente coloniale di Washington, i ministri, i segretari e i funzionari della sinistra piccolo-borghese stanno per essere cacciati dall’Amministrazione, ma non prima di aver perso tutta la loro credibilità agli occhi del loro seguito.

Conclusioni
I ‘nuovi clienti’ di Washington sono caratterizzati dal non avere un tracciato politico comune. Talvolta non fanno parte della classe dominante o governativa. Si veda il contrasto tra il ‘ribelle’ Gutierrez, un piccolo borghese ex ufficiale, e il presidente Noboa, imprenditore multimilionario. Tra Carlos Mesa, agiato professionista, e il suo predecessore Sanchez de Losado, gran capitalista milionario. Tra Lula da Silva, funzionario di partito ed ex operaio, e il ricco Cardoso, appartenente alla classe superiore. Washington ha usato la leva di promuovere la mobilità di classe personale; ha aperto le porte in basso, imbarcando i più astuti e ambiziosi nel suo governo coloniale di classe. E questi ‘nuovi clienti’ sono andati oltre quelli tradizionali neo-liberisti nell’impegno di guidare i loro paesi nel quadro neo-coloniale. Da Silva ha sorpassato Cardoso nel rispondere alle richieste dei creditori esteri, nell’estendere le privatizzazioni a tutte le maggiori infrastrutture e nel passare a compagnie estere (Shell, Exon, ecc.) i diritti di esplorazione petrolifera di aree nelle quali l’ente nazionale Petrobras ha individuato giacimenti da milioni di barili.

I ‘nuovi clienti’, nello zelo di dimostrare la loro sudditanza all’Impero, hanno rotto con gli antichi alleati popolari e di sinistra mettendosi completamente in linea e identificandosi con le politiche e le istituzioni  imperialiste. Lula, ad esempio, ha invitato 400 banchieri, commercianti, operatori agricoli, padroni di miniere e industriali nel suo viaggio in Asia e Europa, impegnandosi in esercizi retorici sulla povertà nei forum internazionali, ma dimenticando di mettere in relazione la povertà con le politiche che mette in pratica.

Il riallineamento di Washington include gli ‘esterni’ con mosse calcolate, al fine di inquadrarli e allontanarli dal loro passato, per forzarli ad azioni concrete di suo interesse strategico, sull’economia, l’allineamento geopolitico, le istituzioni statali. Il riallineamento politico di Washington è attento all’analisi di classe marxista (dal punto di vista della classe dirigente), mentre le analisi di chi dovrebbe guidare la Sinistra sono superficiali. La Sinistra dovrebbe studiare le politiche imperialiste e imparare di nuovo le politiche di classe marxiste per  aiutare lavoratori , disoccupati, indiani, rurali, donne lavoratrici.

I successi imperiali nel reclutamento si realizzano un diverse circostanze: quando nell’arena elettorale l’ingaggio alletta finanziariamente il potenziale cliente. Quando il movimento o il partito è accentrato su una sola persona ‘carismatica’, visto che è più facile acquisire un singolo individuo con la sua corte piuttosto che un’assemblea popolare democratica. Quando il ‘nuovo cliente’ permette di imporre una svolta, da un allineamento riformista a filo-imperialista.

L’imperialismo ha un incessante interesse ad ampliarsi, arricchire la sua classe dirigente, estendere il proprio dominio militare, sopravanzare i competitori. I ‘nuovi clienti’ vengono utilizzati finché servono ad impiantare politiche di espansione; poi la flessibilità di Washington gioca al contrario, tornando a far affidamento sulla classe di potere. Di solito il riallineamento dagli ‘esterni’ agli ‘interni’ ha luogo appena il sistema imperiale si ristabilizza, superate le crisi. I ‘nuovi clienti’ si sforzano di inseguire le politiche imperialiste sulla base degli insegnamenti tratti, ma una volta perso il controllo su settori consistenti di popolazione, perdono ogni valore strategico e diventano inutilizzabili. Pensano di poter stringere, sulla base degli interessi comuni, alleanze durature e reciproche con gli US ma, quando il loro rapporto con le masse si deteriora, il partner imperiale torna a guardare alle vecchie clientele o a reclutarne alte. E allora agli ‘esterni’ non resterà che accettare qualche posto da sottosegretario alla SAO di Miami. O imparare a giocare a golf.

Sintesi dall’inglese Bf