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2 Dicembre 204
Intervista a James Petras
Indymnedia Perù

I Forum Sociali hanno perso quel filo di ribellione, di critica


«Marcos vuole essere il sindaco di alcune province del Chiapas. Quello che succede è che siccome non può prendere il potere dello Stato, vuole consolidare il potere che hanno gli zapatisti nelle regioni del Chiapas e rimanere un riferimento politico per le forze fuori dell’influenza del governo»

James Petras, l'intellettuale nordamericano e militante di sinistra è tornato in Perù dopo un anno d’assenza, come il principale espositore nel Terzo Seminario Internazionale di Pedagogia organizzato dall’istituto Pedagogico San Marcos. Nella conferenza ha esposto la sua analisi dell’Alca come nuova colonizzazione dell’educazione e pedagogia dell’oppressione. Nella seconda giornata del Seminario ha presentato il suo libro di racconti “Lasciali magiare cavallette”.

I suoi primi 20 anni, Petras li ha vissuti in una città industriale a dieci miglia al nord di Boston. USA Quindi ha risieduto in California dove ha seguito studi di sociologia e filosofia nelle università di Berkeley e California. È stato professore in America Latina ed Europa, attualmente insegna nell’Università dello Stato di New York in Binghamton.
Antipi e Frank, i suoi genitori, furono emigranti greci in USA. Antipi era una maestra, molto studiosa, molto nazionalista, senza complessi di fronte agli anglosassoni, da lei ha ereditato l’orgoglio d’essere parte della tradizione democratica greca. Il professor Petras confessa, senza sciovinismo, che quando i suoi antenati greci fondavano una cultura, ancora gli anglosassoni si dipingevano la faccia di blu e vivevano sugli alberi. (..)

Lei ha scritto che i Forum sociali sono incapaci di produrre cambiamenti, perché le decisioni dell’imperialismo europeo o nordamericano si risolvono nei campi di battaglia come Iraq, Colombia o Palestina, fino a che punto le sembrano inutili?

“In prima istanza i Forum sociali erano positivi; riunire, discutere, trovarsi, formare reti, approvare alcune dichiarazioni, ma hanno finito con l’essere quasi rituali, come un incontro sociale, dove la gente si unisce, invita alcuni personaggi, fa una marcia e tutti tornano a casa. Credo che abbiano già perso quel filo di ribellione, di critica. Analizzando in maniera retrospettiva, possiamo dire che non hanno avuto nessun effetto. Per esempio, un sollevamento popolare in Bolivia abbatte un governo neoliberale, un governo conservatore in Ecuador cade sotto la pressione dagli indigeni E, che cosa fa il Foro? Effettivamente, quali leggi hanno cambiato? Che governo hanno abbattuto? Per caso hanno fermato gli accomodamenti strutturali? Non vedo concretamente niente, oltre scambiare idee, indirizzi e posta elettronica. Credo che dobbiamo riflettere, perché ora ci Forum sono da tutte le parti. Alcuni si ripetono.
Gli albergatori sono i più grandi promotori dell’evento, perché con l’arrivo di circa 100 mila persone gli hotel e i ristoranti saranno affollati. Con questo atteggiamento viene il fallimento di Lula che finisce per trasformarsi nel peggiore nemico del popolo brasiliano degli ultimi 30 anni.”

Luccio Gutierrez e Lula con le loro condotte di complicità col neoliberalismo Sono uno scivolone per i movimenti popolari che emergono in America Latina?

“Questa è una domanda che ha bisogno di tempo per rispondere, ma c'è ovviamente un equivoco, tra quello che possiamo chiamare movimento popolare e gli intellettuali che hanno perso la capacità analitica.
Gutiérrez non ha avuto mai storia di lotta di classe, solo per un caso è stato coinvolto nel sollevamento indigeno. Ha un discorso contraddittorio, e lo pescano per presentarlo come un leader, tanto i maoisti come il Movimento Pachakutik. C'è ovviamente gente che voleva salire comunque al governo. Gutiérrez era più un partecipante, ma metterlo alla testa di un movimento indigeno-popolare mi sembra strano.

E Lula.. lui ha passato 23 anni lontano delle fabbriche, per 20 anni è stato un funzionario completo del partito, ma alcuni continuano a parlare di lui come di un “metallurgico”. Non condivise nessun sciopero dal 1980. La gente vive con nostalgia, con immagini del passato, invece di analizzare la traiettoria di Lula, prima come riformista, dopo come socialdemocratico, dopo come social-liberale, più tardi scendendo a patti col Fondo Monetario Internazionale (FMI), con Washington, coi partiti liberali e pentecostali.

Allora, come si può pensare che realizzerà una politica progressista. Si vede un’altra volta questa superficialità della gente quando si dice: “Lula è del popolo”, “Si mette il berretto del MST”, è un errore. Egli diede la sua parola ai poteri forti, del FMI, degli agro-commercianti. Da Wall Street, volevano vedere conferme, essi avevano il compromesso di Lula, “Fatti e non parole”, ed è successo ciò che avevano accordato in precedenza.
Per questo ora non mi sorprende, che parli a beneficio di Bush, invii truppe per occupare Haiti, non colpisca gli squadroni della morte che ammazzano chi lotta nei quartieri poveri. È un pagliaccio, questi pagliacci, fanno pagliacciate così come curano la loro immagine per il popolo. Mentre ogni giorno ammazzano tre o quattro oppositori del governo burattino in Haiti, lui lancia la sua squadra nel campo di calcio come atto di riconciliazione. La gente sta morendo di fame, fucilata dai paramilitari e lui risolve tutto inviando i suoi calciatori. Per questo lo chiamo pagliaccio.”

Lei conosce l'organizzazione del Movimento dei Senza Terra; non hanno mai sospettato la politica conservatrice di Lula, se aveva vicino a sé uno degli imprenditori più ricchi del Brasile?

«Il MST continua ad appoggiare Lula, ma criticamente, non hanno ancora fatto alcuna ma sono più critici di un anno fa. È difficile capire come si mantengono indipendenti, non capisco la politica che mantengono con Lula. Parlano di un governo in disputa tra l’ala sinistra e l’ala destra. Mentre, io dicevo loro che sì, che, era un governo in disputa, ma tra gli speculatori ed i banchieri. Quello è un errore che hanno commesso, e nonostante li abbia appoggiati negli ultimi tre anni e abbia fatto un gran lavoro, politicamente stiamo in disaccordo circa l’apprezzamento della congiuntura attuale. »

I flash-back di Petras rivivono gli eventi storici che ha testimoniato nel suo percorso nell’America latina ed il mondo; l’Assemblea Popolare della Bolivia (1971), con Allende nelle elezioni del Cile (1973) e dopo consigliere nel suo governo, in Venezuela (1975) durante la nazionalizzazione del petrolio, ed in Grecia consulente del primo ministro Andreas Papandreu. Presenziò al primo Cordobazo in Argentina (1969). Negli ultimi anni partecipò alle prese di terra del Movimento dei Senza Terra in Brasile, nelle marce e manifestazioni dei disoccupati e dei piqueteros in Argentina, in diverse assemblee dei cocaleros in Bolivia. Nel 1996 stette nella selva Lacandona del Chiapas, scambiando idee col Sub-comandante Marcos e gli zapatisti.

La negazione della ricerca del potere dello zapatismo nel discorso del Subcomandante Marcos fa dubitare molti che sia vera, e pensiamo che sia solo una strategia di Marcos, fino a quando avrà maggiore forza militare e politica. A cosa crede lei si debba questo discorso di costruire potere dal basso con piccole isole?

«Marcos vuole essere il sindaco di alcune province del Chiapas. Quello che succede è che siccome non può prendere il potere dello Stato, vuole consolidare il potere che hanno gli zapatistas nelle regioni del Chiapas e rimanere un riferimento politico per le forze fuiri dell’influenza del governo. Le sue dichiarazioni sono folcloristice, .. è trasformare una necessità in virtù.
- Non possiamo prendere il potere, non dobbiamo prendere il potere- .
Non si deve proiettare la sua situazione che è realistica, come un progetto per altri paesi ed altri movimenti.
Di queste sue dichiarazioni stanno approfittando alcune ONG e alcuni intellettuali, come l’inglese John Holloway che ha costruito tutta una teoria su cambiare il mondo: “L’antipotere contro il potere.”

Nel nostro paese l’ex militante troskista e leader agrario Hugo Bianco coincide col discorso antipotere di Marcos. Ne parla il professor Petras.

“Conosco Hugo dagli anni sessanta. Mi sembra una semplice riflessione della debolezza della sinistra, realmente quello che significa non è che neghi la presa di potere, piuttosto sostiene la necessità di pressare il potere.
Si tratta di tornare a pressare il potere, che non è realmente un passo molto avanzato, è una politica molto riformista, lasciare che comandino dallo Stato e noi pressare affinché ci lascino qualche concessione.”

Il Piano Puebla Panamá non è molto presente nell’attuale dibattito politico dell'America Latina, ma quale è la sua opinione al riguardo?

“Il Piano Puebla Panamá è un'estensione dell’infrastruttura per facilitare la penetrazione imperialista, andare dalla costa occidentale del Texas verso tutta l’America Centrale ed attorno a questa infrastruttura costruire enclavi controllate di turismo, agricoltura, industria. Orientati e diretti, a partire dalle connessioni di infrastrutture come autostrade, porti, aeroporti, ad integrarli e subordinarli al progetto nordamericano.”
 
Sappiamo del danno economico e sociale che causerà l’Alca ed il TLC in America Latina. Così come esistono tribunali internazionali per giudicare chi viola i diritti umani, si potranno creare Tribunali per delitti economici e sociali, a beneficio dei popoli che furono sottomessi dalle multinazionali e governi corrotti?

«Sì.Noi negli anni settanta trattavamo il problema dei diritti collettivi dei paesi, e mettendo a giudizio, non solo un semplice personaggio, bensì multinazionali, banche e regimi. Il Tribunale Russel fu ideato nel 1973 da Lelio Pazo, Gabriel García Marquez, Cortazar, altri premi Nobel ed anche me. Continua a funzionare, ma ha perso influenza”.

Il trionfo dei repubblicani in USA che cosa ci indica?

«La rielezione di Bush, è l’espressione della destrificazione di tutto l’ambito politico negli Stati Uniti che riflette il fatto che ci sono settori nordamericani di massa in favore del terrorismo delle guerre, e Kerry ha facilitato questo destrismo, quando nonha messo in discussione nè la guerra, né la politica repressiva. Stiamo sulla strada di uno stile creolo di fascismo.»


traduzione dallo spagnolo di FR