da "Il Manifesto", 5 gennaio 2004
Tsunami, effetti collaterali
Manlio
Dinucci
Contrariamente a quanto si pensa, il maremoto non ha
provocato solo effetti negativi. «È il più grande disastro che abbia mai visto,
ma ha cambiato lo stato di cose e può quindi essere positivo»: lo ha dichiarato
al Los Angeles Times l'ammiraglio
statunitense Doug Crowder, che comanda il gruppo di battaglia della portaerei
Abraham Lincoln inviato in soccorso all'Indonesia. Che cosa c'è di positivo
secondo l'ammiraglio? Il fatto che «la cooperazione tra le forze armate
statunitensi e indonesiane è salita a un livello mai raggiunto negli ultimi
anni». In effetti, sottolinea l'inviato del Los Angeles Times a bordo della Lincoln, «solo poche settimane
fa un tale spiegamento di forze statunitensi avrebbe provocato un'ondata di
proteste in tutta l'Indonesia, ma lo tsunami ha cambiato il quadro politico».
Quella a cui partecipa la Lincoln col suo gruppo di battaglia non è
semplicemente una operazione di soccorso. Come dichiarano a Washington, è «la
più grande operazione delle forze armate statunitensi nel sud-est asiatico
dalla guerra del Vietnam» (The New
York Times).
A Washington sono convinti che lo tsunami abbia offerto al presidente Bush una
«opportunità»: quella di «superare la frustrazione dell'Iraq e le tensioni col
mondo islamico». Soprattutto in Indonesia dove, «dopo l'invasione dell'Iraq è
cresciuto l'anti-americanismo». Ora, aiutando l'Indonesia e altri paesi colpiti
dallo tsunami, «il presidente Bush può cambiare il suo approccio con l'Asia,
promovendo la causa di cui tanto ha parlato nella campagna elettorale:
sostenere la diffusione della democrazia». È per questo che è stata lanciata
nel sud-est asiatico «la più grande operazione delle forze armate statunitensi
dalla guerra del Vietnam». La dirige, dal quartier generale alle Hawaii, lo
U.S. Pacific Command: il comando unificato del Pacifico la cui «area di
responsabilità» abbraccia 43 paesi e 30 territori, comprendenti il 60% della
popolazione mondiale. Il comando, le cui forze comprendono 300 mila uomini
delle quattro armi (esercito, marina, aeronautica e corpo dei marines), si basa
su un semplice concetto strategico: «In tempi di crisi risolvere le specifiche
situazioni in modo da far avanzare gli interessi degli Stati uniti».
Gli elicotteri Sea Hawk che, decollando dalla portaerei
Lincoln, portano cibo e acqua ai villaggi indonesiani colpiti dallo tsunami,
svolgono una missione che va ben al di là del soccorso: offrire alle
popolazioni l'immagine degli Stati uniti (e non delle Nazioni unite) che si
prendono cura di loro. Nel sito dello U.S. Pacific Command si trova una
raccolta di storie commoventi: ad esempio, quella di un indonesiano che
«accoglie l'elicottero della U.S. Navy come una visione miracolosa e protende
le mani in preghiera verso il Sea Hawk. Probabilmente i viveri lanciati
dall'elicottero lo hanno salvato. Ma è solo un effetto collaterale.