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Fonte: http://www.democracynow.org/article.pl?sid=04/11/09/1526251#transcript
9 novembre 2004

Confessioni di un “economista d’assalto”

Come gli Stati Uniti usano la globalizzazione per defraudare i Paesi poveri delle ricchezze


Estratti dell’intervista condotta da Amy Goodman per Democracy Now a John Perkins.

John Perkins, dal 1971 al 1981 ha lavorato per una società di consulenza internazionale dove, come egli stesso si definisce, è stato un “economista d’assalto”. Perkins è l'autore del libro Confessioni di un “economista d’assalto”. Ex rispettato membro della comunità economico-bancaria internazionale, nel suo libro descrive come un professionista molto ben pagato può aiutare gli Stati Uniti a raggirare le nazioni povere del pianeta prestando più danari di quanto esse possano restituire e quindi assumendone il controllo economico.

JOHN PERKINS: Fondamentalmente siamo stati addestrati per fare il nostro lavoro e cioè consolidare l'impero americano. Si trattava di creare situazioni in cui la maggior quantità possibile di risorse affluisse nelle casse del nostro paese, alle nostre società per azioni ed al nostro governo, ed in effetti abbiamo avuto successo. Abbiamo costruito, negli ultimi 50 anni, a partire dalla Seconda Guerra mondiale, il più grande impero della storia del mondo, ed in verità ricorrendo molto poco alla forza militare. Solamente in rari casi come in Iraq, la carta militare è stata la risoluzione estrema. Questo impero, diversamente dagli altri nella storia del mondo, è stato costruito principalmente sulla manipolazione economica, ingannando, raggirando, seducendo la gente con il nostro stile di vita, avvalendosi di “economisti d’assalto”. Io ho fatto la mia parte.

JOHN PERKINS: Sono stato inizialmente contattato mentre frequentavo una business school verso la fine degli anni sessanta dall'Agenzia di Sicurezza Nazionale, la più grande organizzazione di spionaggio della nazione; ma ultimamente ho lavorato per società private. Il primo vero “economista d’assalto” risale all’inizio degli anni Cinquanta: Kermit Roosevelt, nipote di Teddy che riuscì a rovesciare il governo in Iran, un governo democraticamente eletto con a capo Mossadegh, uomo dell’anno secondo la rivista Time. Kermit Roosevelt è stato così abile che al prezzo di un piccolo spargimento di sangue, ma senza alcun intervento militare, e a suon di milioni di dollari riuscì a sostituire Mossadegh con lo Scià. A quel punto fu chiaro che l’idea di addestrare degli uomini senza scrupoli in grado di muoversi con abilità nelle alte sfere dell’economia era estremamente buona. In questo modo non dovevamo neanche preoccuparci della macchina militare sovietica. Il problema semmai era rappresentato dal fatto che Roosevelt era un agente della CIA, un impiegato statale. Se fosse stato scoperto, saremmo stati in un guaio molto serio ed in grave imbarazzo. La decisione fu di usare organizzazioni come la CIA o la NSA per arruolare gli uomini come me e poi di spedirci a lavorare in società private, così che se noi fossimo stati presi, non vi sarebbe stato alcun collegamento col governo.

JOHN PERKINS: La società per la quale ho lavorato era la Chas T. Main di Boston, Massachusetts. Eravamo circa 2.000 impiegati, ed io divenni direttore del settore economico. Alla fine disponevo di una squadra di cinquanta persone. Ma il mio vero lavoro consisteva nel “fare affari”, cioè accordare prestiti ad altri paesi, prestiti enormi, più grandi di quelli che potessero restituire. Una delle condizioni del prestito – poniamo un miliardo di dollari all’Indonesia o all’Ecuador – è che il paese “beneficiario” restituisca il 90% del prestito ad una o più società americane per costruire infrastrutture. Queste ultime dovrebbero recarsi nel paese e costruire impianti elettrici, porti autostrade che fondamentalmente servono alle frange più abbienti della popolazione. Le persone povere si trovano inchiodate ad un debito incredibilmente enorme che non sono in grado di rimborsare. Oggi, un paese come l'Ecuador spende il 50% del suo bilancio nazionale solo per pagare il suo debito. E realisticamente non può farvi fronte. Così sono letteralmente alla nostra mercé: quando vogliamo più petrolio, andiamo in Ecuador e diciamo: "Guardate, non siete in grado di rimborsare i vostri debiti, perciò date alle nostre compagnie petrolifere la vostra foresta pluviale amazzonica, che trabocca petrolio". […] Quindi noi elargiamo questi prestiti enormi. La maggior parte rientra negli Stati Uniti mentre i paesi “beneficiari” restano con il debito e gli interessi da pagare e diventano fondamentalmente nostri servitori, nostri schiavi. È un impero.

JOHN PERKINS: Ricordo bene i primi anni Settanta quando l’OPEC ridusse gli approvvigionamenti di petrolio. C’erano lunghe code di macchine ai distributori di benzina. Il paese aveva paura di sprofondare in un altro 1929 […] allora il Dipartimento del Tesoro assunse me ed alcuni altri “economisti d’assalto”. Andammo in Arabia Saudita. […] l’Arabia Saudita era la chiave per porre fine alla nostra dipendenza o almeno per controllare la situazione. Elaborammo un progetto e raggiungemmo un accordo per cui la Casa Reale saudita restituiva la maggior parte dei petro-dollari agli Stati Uniti investendoli in titoli del tesoro statunitensi. Il Dipartimento del Tesoro avrebbe usato gli interessi sui titoli per affidare a società americane la costruzione di nuove città saudite, nuove infrastrutture, cosa che è stata fatta. La Casa saudita avrebbe mantenuto il prezzo del petrolio entro limiti per noi accettabili, cosa che essi hanno mantenuto nel corso degli anni, in cambio noi avremmo assicurato il potere alla Casa saudita, cosa che abbiamo fatto e che costituisce la principale ragione alla guerra con l'Iraq. In Iraq abbiamo tentato la stessa politica, ma Saddam Hussein non abboccò. Quando in uno scenario del genere “gli economisti d’assalto” falliscono allora intervengono quelli che noi chiamiamo sciacalli. Gli sciacalli sono la CIA, che stabilì l’invio di agenti allo scopo di fomentare un colpo di stato o una rivoluzione. Se anche questo non funziona, allora si tenta l’assassinio. Ma nel caso dell'Iraq non sono stati in grado di arrivare a Saddam Hussein. Le sue guardie del corpo erano molto in gamba. Inoltre aveva dei sosia. […] Quando gli “economisti d’assalto” e gli sciacalli falliscono, la successiva linea di difesa consiste nell’inviare i nostri giovani a uccidere e a morire: ciò che abbiamo fatto in Iraq.

JOHN PERKINS: Ho lavorato molto da vicino con la Banca Mondiale. La Banca Mondiale fornisce la maggior parte dei danari usati dagli “economisti d’assalto”, la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale. Dopo l’11 settembre io sono cambiato. Ho compreso che era necessario raccontassi ciò che sapevo perché l’11 settembre è una delle conseguenze dell’operato degli“economisti d’assalto”. L’unica via di cui disponiamo per tornare a sentirci nuovamente al sicuro nel nostro paese è di volgere il sistema che abbiamo realizzato per creare un cambiamento positivo nel mondo […]

traduzione dall'inglese a cura del Ccdp