Da Rebelion, 24/12/04 -
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L’Impero nell’Anno 2005
James Petras
Gli sviluppi mondiali del 2005 saranno determinati dagli eventi e dalle
tendenze più importanti del 2004.
Innanzi tutto, il 2004 ha dimostrato in modo evidente che la macchina da guerra
dell’impero nordamericano può essere arrestata: la resistenza irachena ha
dimostrato che l’Impero US non è invincibile. Con più di 1.500 morti in
combattimento, circa 25.000 soldati feriti e più di 35.000 affetti da grave
‘infermità mentale’, l’esercito di occupazione US è incapace di portare ad una
conclusione vittoriosa la guerra coloniale. Le forze coloniali US ed i loro
satelliti subiscono più di 100 attacchi al giorno, in tutto il paese. I reduci
raccontano che demoralizzazione e disaffezione sono altamente diffuse. Per
contro, la resistenza irachena sta crescendo e acquista migliaia di nuovi
combattenti volontari; il 95% dei quali sono iracheni.
Di fronte alla resistenza irachena e all’irresolutezza nordamericana, pare
improbabile che nel 2005 gli US potranno lanciare un importante attacco di
terra ad altri "paesi nemici" (Iran, Siria o Venezuela). La fortuna
declinante della guerra coloniale US e il crescente ritirarsi delle forze
satelliti (Ungheria, Polonia, Ucraina) innescheranno grandi contrapposizioni
nel 2005. Vari dirigenti nella maggioranza dei congressisti
"liberal", critici di Rumsfeld, si dimostrano più bellicosi e più
militaristi; e propongono di incrementare la guerra e mobilitare più truppe,
fino a 100.000 soldati. Nel 2005 si vedrà dunque un maggior impegno militare
degli US in Iraq, a fronte di una crescente opposizione delle famiglie, dei
veterani, dei reduci e degli "americani medi".
All’inizio del 2005 l’economia US continuerà ad espandersi grazie a
finanziamenti esteri e proventi speculativi ma il declino accusato dal dollaro
nel 2004 accelererà nel 2005, portando all’evaporazione di importanti riserve
di dollari. A metà del 2005, potremo aspettarci una crisi importante
nell’economia dollarizzata, una seria discesa delle riserve degli US e una
svendita generale di dollari svalutati in Giappone e forse in Cina. E’
probabile che questo provochi una crisi economica generale che debiliterà le
strutture nazionali dell’Impero US.
Si intensificheranno in modo senza precedenti conflitti interni, tra le elite
degli US. I "nuovi militaristi" (democratici liberal,
neo-conservatori e sionisti) si opporranno a Bush/Rumsfelt,
"indeboliti" in Oriente Medio. L’esercito professionale e le forze di
sicurezza (FBI) sfideranno il controllo sionista / neo- conservatore della
politica del Pentagono. Proseguiranno arresti e processi ai leader della
maggior lobby israeliana, la AIPEC, accusata di spiare per Israele - e si
possono verificare divisioni tra le principali organizzazioni sioniste.
Nel 2005, si acuirà il conflitto di pari importanza, tra gli ideologi
neo-conservatori del Pentagono da un lato e le principali multinazionali e i
banchieri nordamericani dall’altro, sulla politica da attuare con la Cina. Al
crescere della portata economica della Cina, che si assicurerà l’accesso
all’energia e alle risorse delle materie prime, i neo-conservatori (e i loro
alleati dei "diritti umani"), alzeranno richieste di un confronto
politico e militare più aggressivo. Mentre i realisti di Wall Street
comprendono bene che l’acquisizione di obbligazioni nordamericane da parte
della Cina è cruciale per prevenire il deprezzamento del dollaro;
l’investimento totale US in Cina supera i 300 mila milioni di dollari e il 50%
delle esportazioni cinesi agli US si effettuano mediante corporazioni
multinazionali nordamericane.
La crisi economica e militare all’estero e la conflittualità tra le elites,
produrranno un aumento della protesta sociale e la ripresa del movimento contro
la guerra. Le organizzazioni sindacali, che rappresentando solo 8% del settore
privato, resteranno certamente una forza isolata, impotente, inattiva. La
maggioranza degli "intellettuali progressisti" continuerà a
protestare per la guerra in Iraq e tuttavia rinuncerà a scontrarsi con i
"nuovi militaristi", soprattutto i Sionisti del Pentagono e i
liberal, sostenitori della guerra, come Clinton.
Europa e Cina continueranno a rivaleggiare e collaborare con l’Impero
americano, avvantaggiandosi rispetto agli US in paesi come Iran e Siria, e a
competere per il controllo strategico delle fonti petrolifere e per le materie
prime. Nel 2004 la Cina ha concluso con Brasile, Argentina, Venezuela, Bolivia,
Cile, Cuba e Russia importanti investimenti e accordi commerciali che le garantiscono
ampiamente un rilevante approvvigionamento di energia, minerali, prodotti
agricoli e accesso ai mercati industriali e commerciali. Europa e Giappone
stanno investendo fortemente in Iran, Russia, Libia ed Africa, al fine di
assicurarsi la fornitura energetica.
Questa competizione inter- imperialista conferma la dipendenza dell’America
Latina nel suo ruolo tradizionale, nella divisione internazionale del lavoro,
di fornitore di materie prime e importatore di prodotti industriali.
Particolarmente nelle relazioni con la Cina che, per provvedere alla propria
economia industriale, sta investendo nell’industria estrattiva non rinnovabile.
Pur nel diversificarsi del mercato, gli accordi latino- americani con la Cina
seguono esattamente lo stesso modello di rapina coloniale che fu introdotto
dalla Spagna, amplificato dagli US; che ora viene praticato dalla nuova potenza
emergente cinese.
In America Latina, gli US continueranno a concentrarsi sulla Colombia per una
vittoria politico- militare sulle forze popolari della guerriglia; aumenterà la
presenza delle forze mercenarie nordamericane, eserciteranno maggior vigilanza
diretta sulle truppe di elite colombiane e intensificheranno la collaborazione
con ministeri della difesa e forze di sicurezza ecuadoriani, venezuelani e
brasiliani, obbligandoli a stringere il cerchio attorno alla guerriglia e a
perseguire una politica interna assassina verso i campesinos. Le compagnie
multinazionali nordamericane del petrolio intensificheranno la loro presenza in
America Latina, soprattutto in Messico, Venezuela, Argentina ed Ecuador,
spuntando importanti accordi di "collaborazione" per l’esplorazione
petrolifera, molto favorevoli agli US.
Politicamente gli US continueranno a far pressioni al regime di Chávez in
Venezuela e al governo di Kirchner in Argentina per spuntare accordi
consistenti in politica interna ed estera. In entrambi i regimi, l’influenza
occulta nordamericana è presente nelle più alte sfere delle forze armate, delle
forze di sicurezza e nei ministeri degli esteri. Si può pensare che gli US
seguano due vie politiche: di appoggiare l’estrema destra fuori dal governo
(Macri, Menem e Murphy in Argentina e la ‘Convergencia’ pro- golpista in
Venezuela) e i così detti "moderati" dentro de i regimi. Gli US
continueranno a dare forte appoggio ai regimi neo-liberal in Brasile, Bolivia,
Perù ed Ecuador, lavorando da vicino anche con l’opposizione.
Data la loro posizione militare indebolita dalla situazione in Iraq, gli Stati
Uniti, per reprimere la crescente opposizione politica, cercheranno di lavorare
più strettamente con le forze militari e di sicurezza latino- americane.
Washington opererà pressioni su Argentina, Brasile e Venezuela perché allentino
i loro rapporti commerciali e di sicurezza con Cuba, attraverso accordi
"inter- americani"; o attraverso "cooperazioni in tema di
sicurezza" con il regime clientelare nordamericano della Colombia.
La principale sfida nel 2005 agli US ed ai loro lacchè politici in America
Latina, verrà da una molteplicità di forze, nuove e rinnovate: operai
organizzati in Argentina; operai, disoccupati e gruppi di rurali en Bolivia; il
nuovo sindacato 'Conluta' in Brasile, unito con i settori militanti del MST e
settori dei sindacati del pubblico impiego; il movimento indio rilanciato Conaie
in Ecuador e un’offensiva superiore alle speranze di movimenti popolari e
guerriglieri della Colombia. Nell’arena elettorale in Messico, la candidatura
alla presidenza di Lopez Obrador e la formazione di un’alleanza indipendente
"trasversale" di operai, contadini e gruppi civici, potrebbe portare
ad una elevata concentrazione politica, con importanti implicazioni politiche.
In Venezuela probabilmente avverrà una grande polarizzazione tra la base
popolare del movimento chavista e consistenti settori della direzione
"moderata".
L’anno 2005 testimonierà maggiormente la "fine delle illusioni" sulle
alleanze elettorali di "centro-sinistra" e nuove unioni politiche in
Venezuela, Brasile e Messico. Per contare, Washington, impacciata dalle sue
guerre asiatiche e in Medio Oriente, confiderà su lacchè politici, come Lula e
Uribe e, in caso di emergenza, sulle forze armate locali.
Per l’"Anno Nuovo" possiamo prevedere crescenti guerre, interventi,
crisi economiche. L’aumento delle perdite in Iraq, porterà- come avvenne in
Vietnam- ad un’escalation di guerra: più soldati, più armi, maggior uso della
tortura, mattanze generalizzate e distruzione della società irachena. La guerra
totale nordamericana convertirà una lotta di liberazione nazionale in una
"guerra di tutto il popolo." I regimi clientelari degli US, sempre
più isolati nei loro ambiti locali, prevenendo una sconfitta seria in Iraq,
saranno portati ad abbandonare sempre più gli US. All’inizio del nuovo anno
dunque, le prospettive militari ed economiche per l’Impero US, sono senza
dubbio peggiori dell’anno precedente.
Nel 2005 ci sarà un vai e vieni di elezioni e regimi fantoccio; ma la guerra
continuerà ad operare anche con più ferocia- obbligando il pubblico
nordamericano ad affrontare il dato di fatto che il suo governo non può andare
a vincere, e che loro, la ‘gente comune’, stanno pagando i costi per una guerra
persa. Ma Washington non si ritirerà: i militaristi civili hanno gettato tutto
il loro credito ideologico sugli Stati Uniti, come potenza unica e invincibile.
I sionisti del Pentagono sono impegnati a mantenere un potere israeliano
incontrastato nella regione, anche se ciò significa indebolire l’Impero
nordamericano nel resto del mondo.
La classe politica (Democratici e Repubblicani) e i vertici militari credono
che una ritirata- una sconfitta- potrebbe incoraggiare altri paesi a sfidare la
supremazia mondiale americana. Per il 2005 la logica di Washington è che la
Guerra debba continuare fino alla vittoria- non importa il costo in vite umane,
irachene o degli US. Con questa Logica di Guerra, per difendere l’immagine
dell’invincibilità imperiale, l’impero sarà messo in ginocchio.
Traduzione dallo spagnolo Bf