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Da: Partito Comunista libanese, Venerdì, 14 gennaio 2005
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Le Iniziative Internazionali
Verso il Medio Oriente:
Approccio della Sinistra Euro-Mediterranea
Dichiarazione
Finale
Il 19-21 novembre 2004, in occasione dell'80° anniversario del Partito
Comunista Libanese, si è tenuto un seminario in Tripoli, Libano. Al seminario
hanno partecipato delegazioni di 35 partiti, in rappresentanza di 30 paesi.
Con alto grado di responsabilità e trasparenza, i partecipanti al seminario
hanno discusso diverse proposte internazionali sul Medio Oriente, in
particolare ‘il Progetto del Grande Medio Oriente’, ‘La Partnership per il
Futuro’, che è stato adottato dal vertice del G-8 a Sea Island, US, così come
‘Il Dialogo del Mediterraneo’, che è stato presentato dalla Nato. I
partecipanti hanno notato che, nonostante il fatto che tutti i progetti
summenzionati siano diversi nelle loro configurazioni, sono molto simili nella
loro essenza e finalità. Nonostante gli slogan avanzati dai progetti, questi
hanno come principale obiettivo l'assunzione del controllo della regione e
delle sue risorse naturali, in particolare le sue risorse petrolifere, ridefinendo
la mappa geopolitica della regione in modo da realizzare gli interessi
strategici dei paesi del G-8 e, in particolare, degli Stati Uniti.
I partecipanti hanno discusso gli aspetti dell'attacco degli US sulla regione
mediorientale nelle aree politiche, economiche e socio-culturali così come
sulle sue frontiere, in Palestina ed in Iraq. In questo contesto, i delegati
hanno menzionato la lotta del popoli della regione per l’adempimento della loro
liberazione nazionale, per il progresso sociale ed il ripristino di una stabile
e giusta pace nella regione. I partecipanti hanno anche notato che i Progetti
in questione ignorano il terrorismo di stato organizzato
iniziato da Israele e gli US in Palestina e in Iraq con il pretesto di ‘guerre
e attacchi preventivi’, che portano in alcuni casi a massacri fra la
popolazione civile. Invece gli Stati Uniti definiscono terrorismo la lotta
giusta di paesi arabi contro aggressione ed occupazione.
Come risultato degli interessi economici delle società transnazionali- in
particolare di quelle del petrolio e del capitale finanziario globalizzato-
viene esercitata pressione sui paesi del Medio Oriente e del Nord Africa per
costringerli ad accettare ‘ricette già pronte’ allo scopo di riaffermare
l’egemonia del mercato, di promuovere la privatizzazione, di restringere il
ruolo economico e sociale dello stato, così come di rendere questi paesi
dipendenti dalle zone di libero-scambio, che sono controllate dai paesi del
G-8. Non sono tuttavia presi in considerazione fattori come gli squilibri
economici internazionali, il diverso tasso di crescita economica nel Nord e nel Sud, il monopolio sulla tecnologia e i
processi decisionali, come pure il peggioramento delle condizioni di scambio
tra le società transnazionali e i paesi del Sud. Tutte le politiche
summenzionate conducono questi paesi nella situazione di poter perdere la loro
indipendenza economica e politica e la capacità di svilupparsi e progredire.
D’altra parte i partecipanti hanno anche evidenziato che i paesi del Sud hanno
perso l'opportunità di far progredire la loro vita economica e politica, non
solo a causa dei piani dei circoli dominanti dei principali paesi capitalisti,
in particolare degli US ma anche per l’instabilità e i ritardi dell’ordinamento
socio-economico e politico nei paesi arabi, che assicurano la realizzazione dei
piani statunitensi e israeliani nella regione.
Infatti, questi regimi nei paesi arabi sono caratterizzati dalla mancanza di
vera democrazia, dall’oppressione delle libertà democratiche, dal dominio
dell'economia redditiera e dalla debolezza della crescita del tasso economico;
aggravati dalla discriminazione e dall’ineguaglianza, dall’incremento della
spesa militare e delle spese per i beni di consumo delle classi dominanti.
Inoltre la situazione è peggiorata dalla discriminazione delle donne e
dall’incapacità di risolvere il problema del pluralismo culturale in questi
paesi. Perciò, l’estensione delle libertà e l’instaurazione di istituzioni
democratiche sta acquisendo un’importanza critica per garantire la riuscita
delle lotte dei popoli arabi contro le iniziative occidentali.
I delegati pensano che i diversi fondamentalismi del mondo si alimentino l’un
l’altro. Durante il periodo della Guerra Fredda, l’Amministrazione americana
usò tutte le forme possibili di fondamentalismo e, in particolare, il fondamentalismo di origine islamica.
Dalla fine dell'era della Guerra Fredda vi è stato un cambio di strategia degli
Stati Uniti; nella strategia di ‘guerre e attacchi preventivi’, il discorso dell’attuale
Amministrazione ha acquisito una chiara tendenza fondamentalista che punta a
creare un clima di instabilità globale, diffondendo anarchia, aumentando la
disparità di sviluppo, la distruzione dell'ambiente che minaccia la vita umana
su tutta la terra. Punta anche alla limitazione delle libertà generali e
civili, particolarmente nei paesi del G-8 e degli US, con un considerevole
aumento nei finanziamenti delle guerre e dei progetti militari.
Ignorando la Legge Internazionale, gli US sono diventati i gendarmi del mondo.
In effetti, gli Stati Uniti stanno tentando di soggiogare l'Onu alla loro
volontà con le risoluzioni che sostengono e spalleggiano le azioni
dell'Amministrazione US, come accadde nel caso della Risoluzione 1559, volta ad
essere una rude interferenza negli affari nazionali del Libano e della Siria. E
ancora, la Risoluzione 1546, che consente di interferire negli affari nazionali
di altri paesi, in quanto confuta il diritto di organizzare qualsiasi tipo di
resistenza contro l’occupazione e l’aggressione. Questa risoluzione contraddice
le leggi dell'Onu ed il diritto di autodeterminazione dei popoli.
I partecipanti hanno sottolineato l’importanza della cooperazione con le forze
democratiche e di sinistra in Europa, nella regione del Mediterraneo e nel
mondo intero, per proporre nuove alternative per gli affari internazionali e la
soluzione delle crisi. Le priorità di queste alternative sono fortificare la
pace, la democrazia, il rispetto del diritto all'autodeterminazione, così come
risolvere i conflitti fondati su giustizia, sviluppo, progresso e integrazione.
Questo è volto a realizzare gli interessi di ogni popolo, in particolare dei
poveri e degli strati sociali emarginati, assicurando l’uguaglianza tra uomini
e donne, e prestando attenzione ai problemi della gioventù e dell’ambiente.
I delegati hanno riaffermato la loro solidarietà con il popolo della Palestina
nella sua lotta per l'autodeterminazione e la fondazione di un suo stato
sovrano indipendente con capitale a Gerusalemme Est, come pure il diritto dei
rifugiati di ritornare alla loro madrepatria. D’altra parte, i partecipanti
hanno condannato la politica di A.Sharon, puntata a cambiare la situazione
geografica e demografica con l’oppressione e l’aggressione. Essi hanno anche
chiesto di garantire azioni congiunte mirate alla demolizione del Muro della
Separazione. I partecipanti hanno
richiesto la realizzazione della
Risoluzione Onu che tratta la questione palestinese.
I partecipanti hanno espresso la loro
solidarietà con il diritto alla sovranità e alla sicurezza del popolo iracheno
e condannato i massacri perpetrati dagli occupanti US contro il popolo
iracheno, richiedendo di mettere fine all’occupazione degli US in Iraq e che
sia portato aiuto alle popolazioni irachene in tutte le aree da parte della
comunità internazionale rappresentata dall’Onu. I partecipanti, mentre hanno
espresso il loro appoggio alla resistenza nazionale irachena contro
l’occupazione degli Stati Uniti, hanno condannato i sequestri e le esecuzione
di civili che sono stati compiuti per conto della resistenza irachena, azioni
che non servono ad altri che agli occupanti e ai loro obiettivi.
I partecipanti esigono il ritiro delle forze militari israeliane da tutti i
territori arabi occupati in Palestina, Siria e Libano, il ristabilimento della
pace nella regione senza usare aggressione o minacce di aggressione. Chiedono
inoltre che il Medio Oriente diventi una regione sicura, libera da armi di
distruzione di massa, che nella regione sono solamente nelle mani di Israele; il che significa il rifiuto
della politica del doppio standard che gli Stati Uniti stanno usando in
appoggio di Israele, per assicurare la sua superiorità qualitativa in questo
campo.
I delegati hanno espresso la loro solidarietà con il popolo libanese e la sua
lotta per ricostruire la propria Madrepatria unificata e sovrana. Essi hanno
condannato la Risoluzione 1559 Onu, che è una rozza interferenza nelle
questioni nazionali del Libano, esigendo il ritiro completo delle truppe israeliane
dai territori libanesi. Ed hanno appoggiato gli sforzi del Libano per superare
le avversità, le crisi politiche ed economiche provocate dalla Guerra Civile in
Libano.
I partecipanti hanno affermato il loro dovere di rendere più profonda la
solidarietà fra i popoli dell’Europa e del Mediterraneo, così come i sentimenti
di amicizia, basati sull’uguaglianza e sui mutui interessi, politici ed
economici, dei paesi della regione. Inoltre hanno confermato la loro intenzione
di portare a termine questi obiettivi in collaborazione con i paesi e i popoli
del Golfo, in collaborazione con ogni popolo del mondo, per stabilire una
comunità alternativa, progressista e democratica.
I partecipanti hanno approvato l'idea di tenere un vertice dei paesi
dell’America Latina e del mondo Arabo nella primavera del 2005.
Tripoli (Libano), 19-21 Novembre 2004
Traduzione dall'inglese Bf.