da Il Manifesto del
15/02/2005
Lula-Chavez, alleanza strategica
di Maurizio Matteuzzi
Non piacerà agli Stati uniti il patto il 17 punti siglato ieri a Caracas
Ieri a Caracas l'incontro fra il pragmatismo di Lula da Silva e l'utopismo di
Hugo Chavez potrebbe aver sortito un passo importante verso i due obiettivi di
fondo, da sempre perseguiti e finora sempre mancati, dell'America latina:
sovranità e integrazione. Nella capitale venezuelana i presidenti di Brasile e
Venezuela hanno avviato i presupposti concreti di quella che entrambi hanno
definito, nel comunicato finale congiunto, «un'alleanza strategica profonda».
In diversi campi: diciassette per la precisione, fra cui quelli del petrolio ed
energia, delle infrastrutture e anche in campo militare.
Lula è arrivato a Caracas di prima mattina portandosi dietro, come sempre in
occasione dei suoi numerosissimi viaggi all'estero, un nutrito seguito di
imprenditori pubblici e privati. Al palazzo presidenziale di Miraflores era in
programma un «Incontro imprenditoriale Venezuela-Brasile» e un incontro fra i
due presidenti, durato tutta la giornata. Entrambi hanno parlato di «alleanza
strategica». «Dobbiamo essere capaci di fare del secolo XXI il secolo
dell'America latina, il secolo della vera integrazione e unione», ha concluso
Chavez.
Brasile e Venezuela sono due pesi massimi del Cono sud, decisivi per il
successo o il fallimento di ogni ipotesi di sviluppo e di integrazione. Nel
2004 l'intercambio commerciale è stato pari a 1.6 miliardi di dollari. che
quest'anno dovrebbero diventare 3 miliardi.
Il vertice doveva concludersi, oltre che con le dichiarazioni politiche, con
progetti di investimenti bilaterali per 3 miliardi di dollari. Che non è un
piatto di lenticchie.
Nella sua visione dell'unità bolivariana dell'America latina, Chavez ha
lanciato l'idea di unire le forze per contrastare lo strapotere dei paesi più
ricchi - Stati uniti e Unione europea - e avviare uno sviluppo autonomo in
tutti i campi. Petrolifero, finanziario, mediatico attraverso la creazione
della Petrosur, una grande compagnia continentale che metta insieme le
compagnie statali dei singoli paesi; di un Banco del Sur che gestisca le
finanze (e le riserve); di una Telesur che competa da pari a pari con i grandi
network privati, e quasi sempre ostili, degli Stati uniti (la Cnn, la Fox, la
Univision) e latino-americani (la Globo in Brasile, la Televisa in Messico, la
Venevision in Venezuela che Chavez conosce bene...).
Progetti a lunga scadenza, nel migliore dei casi. Anche se il vulcanico Chavez
ha presentato al Forum sociale di Porto Alegre il progetto di tv continentale,
con sede centrale e Caracas e corrispondenti in tutta l'America latina, e poi
subito dopo è andato a Buenos Aires a firmare un accordo di cooperazione in
tale senso con il presidente argentino Kirchner.
Anche i progetti di integrazione in materia petrolifera ed energetica (per non
parlare di quelli in campo finanziario) non sono praticabili subito. Tuttavia
ieri a Caracas si è avviato il discorso e sono stati firmati accordi per cui la
Pdvsa venezuelana si farà carico della costruzione e conduzione di una
raffineria in Brasile, mentre la Petrobras brasiliana avrà la licenza di
cercare petrolio in Venezuela. Un segnale ulteriore della'annunciata strategia
di distacco dal ruolo di fornitore privilegiato degli Usa che va ad aggiungersi
alle mosse di Chavez per fare della Cina e dell'Iran partner privilegiati in
campo petrolifero.
Significativa anche la collaborazione in campo militare. Il Venezuela
acquisterà aerei leggeri da combattimento - i Tucano -dalla Embraer brasiliana
e sfrutterà l'avanzata tecnologia del Brasile in materia di aviazione per la
costruzione di aerei commerciali e, soprattutto, dei pezzi di ricambio dei
caccia F-16 di fabbricazione Usa.
Una mossa che non piacerà di certo a Washington, che solo la settimana scorsa
aveva già manifestato la sua «preoccupazione» per l'annuncio di Chavez del
prossimo acquisto di elicotteri da combattimenti e di armi dalla Russia. Una
preoccupazione che Chavez, nel suo sermone televisivo domenicale, Aló
Presidente, ha definito «ridicole» dopo aver ricordato di avere più volte
sollecitato, inutilmente, i nordamericani a vendere i pezzi di ricambio per gli
F-16.
Una linea di integrazione e di indipendenza - sia quella più soft di Lula sia
quella più aggressiva di Chavez - che presenta un grado di maggior immediatezza
e concretezza dell'Unione sudamericana nata a Cuzco di dicembre e che Bush e
soci non prenderanno per niente bene.