www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 07-03-05

da http://www.cubasocialista.cu/texto/cs0136.htm

Porto Alegre 2005: Un Social  Forum diverso?


Dennys Guzmán. Direttore
Rebeca Oroza. Ricercatrice Centro di Studi Europei

Raccogliendo importanti sfide, e a testimoniare un processo di maturazione durato quattro edizioni consecutive del FSM e di numerosi Fori regionali e tematici, nel gennaio del 2005 si è svolto il V Foro Sociale Mondiale di Porto Alegre.

Sebbene dalla quarta edizione del FSM - quello svoltosi in India - è stato possibile apprezzare un avanzamento nell’identificazione del modello capitalista globalizzatore neoliberale quale responsabile dei principali problemi che affronta oggi l’Umanità, le preoccupazioni sulla rotta di quest’ultima edizione - e in generale sul futuro dei Fori Sociali -, sono state rivolte alla necessità di trasformare la capacità di mobilitazione che continuano a fornire i Fori Sociali, in proposte ed azioni concrete su possibili alternative alla globalizzazione neoliberale.

A questo proposito, la scrittrice e militante indiana Arundhati Roy aveva dichiarato:
“non dobbiamo permettere che la resistenza non violenta si atrofizzi e si trasformi in un teatro politico passivo, di sole buone intenzioni. Non possiamo permettere che diventi un mero spettacolo, un’opportunità di foto per i media.”

Per dare una migliore visibilità alla resistenza contro la globalizzazione neoliberale e avanzare nell’elaborazione di un’agenda “minima” globale, nel settembre del 2004 erano state annunciate due novità per la celebrazione del V FSM: la maggior parte delle attività sarebbero state autogestite dalle organizzazioni che partecipano al Foro, e i lavori si sarebbero conclusi con appelli all’azione, documenti nei quali si sarebbero definiti gli obiettivi operativi e futuri. Si calcola che siano state consultate circa 1.863 organizzazioni via Internet per identificare le lotte, i problemi, le proposte e le sfide che i partecipanti consideravano importanti discutere in questo Foro. A partire da questa consultazione, il Consiglio Internazionale del FSM, “principale istanza di coordinamento” e in particolare le sue commissioni di contenuto e metodologia, hanno sintetizzato e proposto dei percorsi sui temi centrali che sarebbero stati dibattuti. Si sono così individuati undici Spazi Tematici di riferimento su cui organizzare i lavori, e quattro temi portanti che sarebbero stati presenti in tutti i dibattiti:

1 - emancipazione sociale e dimensione politica delle lotte.
2 - lotta contro il capitalismo ed il patriarcato.
3 - diversità e genere.
4 - lotta contro il razzismo.

Secondo i suoi organizzatori, in questo modo si sarebbe evitato sia di cadere in un Foro “verticalista” sia lo show mediatico centrato su Conferenze di “notabili”, riuscendo così ad ottenere una sintonia funzionale più solida tra il Foro come struttura ed i movimenti sociali, pilastri insostituibili dello stesso.

Benché lo scenario del Foro potesse sembrare il meno trascendente, la distribuzione delle undici Aree Tematiche sulla la riva del fiume Guaiba, con una maggiore incidenza e partecipazione dei giovani collocati nell’Accampamento della Gioventù, ha riflettuto in modo molto più fedele la realtà e lo spirito del movimento, facilitando una maggiore partecipazione alle attività ed ottenendo una visione più completa dei dibattiti che lì si sono svolti.

In questa V edizione del FSM si è posta in evidenza l’esistenza di varie alternative, che vanno da quella che pretende di dare un volto umano al capitalismo, spinto dai sostenitori della riforma impossibile, fino a quelle degli esponenti della necessità e possibilità di sostituire il sistema capitalista.

Così, tra le 352 proposte presentate in un “Murale” collettivo dalle diverse organizzazioni, gruppi e reti - alcuni utopici - per cui lottare è doveroso e possibile, risaltano:
- Rafforzare la carta dell'ONU per condannare Bush per crimini contro l’umanità.
- Intraprendere campagne mondiali contro la corruzione dei governi e delle imprese multinazionali.
- Stabilire un sistema bimonetario nei paesi dell’America del Sud che integrano il MERCOSUR.
- Applicare la riformatrice ed eternamente utopica Tassa Tobin.
- Esigere il condono del debito estero ai paesi del Sud.
- Lottare contro il tentativo di privatizzazione dell’acqua, diritto umano basilare e non merce.
- Denunciare la mancanza di etica del G-8, l’OMC, il BM ed il FMI, strumenti del capitale per il   saccheggio dei paesi del Sud.
- Esigere la fine del genocidio in Iraq e la non aggressione a Corea del Nord, Venezuela e Cuba, e la cessazione della vendita di armi ai governi dei paesi poveri.
- Denunciare le supposte bontà del Trattati di Libero Commercio (TLC) che indeboliscono gli Stati e depauperano i popoli. Questo tema è stato presente per tutto il tempo, e l’adesione del movimento a quella lotta è stata dimostrata nella mobilitazione contro l’Alca,
- Promuovere globalmente la sovranità alimentare con alimenti sani, esigendo dai paesi industrializzati l’abolizione dei sussidi agricoli e la cancellazione del tema agricolo dalle negoziazioni dell’OMC.

Secondo la consuetudine dei Fori Sociali mondiali e regionali, l’Assemblea dei Movimenti Sociali ha organizzato uno scenario in cui si è condannata la guerra, il libero commercio ed il neoliberalismo, e si fatto un appello a tutti i movimenti del mondo ad unirsi nella lotta per la pace, i diritti umani, sociali e democratici.
Nell’Appello dei Movimenti Sociali si convocano tutte le organizzazioni e movimenti a partecipare ad una serie di campagne e mobilitazioni:
quella del 19 di marzo del 2005, esigendo la fine dell’occupazione dell’Iraq,
l’appoggio alla Marcia delle Donne che incomincerà a San Paulo e finirà in Africa, con istanze che esigono realmente il cambiamento del sistema egemonico;
partecipare alle Giornate di Azione Globale dal 10 al 17 di aprile
mobilitarsi contro le politiche neoliberali e l’appoggio militare dell’Unione Europea all’America Latina, durante la Conferenza dei Presidenti di questa regione e l’Unione Europea, nel maggio del 2006 a Vienna, Austria
un’appello alla mobilitazione globale per un nuovo ordine mondiale democratico, contro la povertà e la guerra, il 10 settembre, previa celebrazione dell’Assemblea Generale dell'ONU
Una mobilitazione durante la Conferenza dei Paesi del Sudamerica, in Argentina, nel novembre del 2005, e la riunione dell’OMC, in Hong Kong, da celebrarsi nel dicembre di quest’anno.

Si tratta, davvero, di un’ampia Agenda di azioni e mobilitazioni che abbraccia le istanze ed aspirazioni di tutti quelli che oggi integrano quest’eterogeneo movimento di massa che dovrà contribuire alla necessaria radicalizzazione e consolidamento del movimento antiglobalizzazione neoliberale su scala mondiale. E’ stata raccolta per la prima volta in un Appello di questo tipo.

La condanna all’ingiusto Blocco di Cuba e la petizione per un processo giusto per i cinque eroi cubani incarcerati negli Stati Uniti.
A proposito del dibattito permanente, circa la partecipazione di partiti e figure politiche, tanto ai lavori interni del movimento quanto ai lavori del Forun di questa V edizione, si è potuto apprezzare una maggiore comprensione ed accettazione dei vincoli necessari che devono stabilirsi tra tutti gli attori politici. La storica presenza del Presidente venezuelano Hugo Chávez nel Foro è stata una dimostrazione di come le masse sono capaci di identificare quei leader e figure politiche che sono realmente esponenti della lotta che oggi portano a termine i movimenti sociali.

Infine, vogliamo sottolineare il fatto che, sebbene come stabilisca la Carta dei Principi del FSM, l’evento non può emettere un documento finale, un gruppo di noti intellettuali tra cui Ignacio Ramonet, Bernard Cassen, Adolfo Pérez Esquivel, Federico Mayor, José Saramago e Eduardo Galeano - tra gli altri - hanno presentato quello che è stato chiamato il “Manifesto di Porto Alegre”[1], nel contesto del dibattito intitolato "Chisciotte oggi: utopia e politica.”

Il documento raccoglie dodici proposte per “un altro mondo possibile”, che hanno provocato critiche tanto da parte dei partecipanti, quanto dai membri del Comitato Organizzatore brasiliano del FSM.
Senza pretendere un’analisi particolareggiata del Manifesto, è però doveroso notare che queste dodici proposte che riflettono l’anelito di migliaia di milioni di persone nel mondo, sono idee propugnate già molti anni fa, e rimangono sempre vincolate alla volontà dei grandi interessi capitalisti. Concepite dai loro creatori come “passo necessario per trasformare il FSM in una forza politica effettiva per il cambiamento sociale”, in realtà alcune sono proposte che corrispondono al noto programma riformista di ATTAC, altre non sono che pura retorica, e nessuna di esse è accompagnata dalla cosa più importante: il come fare.
Il discorso di alcuni dei presenti al Dibattito ed il testo del Manifesto di Porto Allegro è idilliaco, quasi poetico; un progetto che lungi da trasformarsi in un’opzione concreta, almeno per adesso resta solo una chimera.


Molti sono ritornati da Porto Alegre con l’impressione che c’è stato un Forum diverso.
Si è notata nei dibattiti ed incontri svoltisi durante il Foro, la necessaria presa di coscienza che è ora di passare dall’azione sociale alla politica, e che comincino a materializzarsi le proposte in azioni concrete, quale unica forma di raggiungere quel “mondo migliore”.
In questa V edizione del FSM è divenuto più palese il rifiuto su scala mondiale del “neoliberalismo armato” e della guerra infinita che pretende di imporre la potenza egemonica,

nonostante rimanga ancora molta strada da percorrere, tanto dal punto di vista organizzativo, che nella messa in opera di azioni e proposte concrete che contribuiscano alla necessaria radicalizzazione di quest’ampio movimento di masse.

La maggiore debolezza del movimento continua ad essere il suo frazionamento e la poca chiarezza sulla necessità di raggiungere il potere. Pertanto, nel futuro, le forze della contestazione dovranno chiarire le loro posizioni e due aspetti della lotta: la storica polemica tra riforma - rivoluzione e l’irrealtà di un progetto rivoluzionario se non si riesce prima a definire un criterio elementare di governabilità.
I prossimi Fori Sociali regionali dovranno e potranno contribuire a ciò.

[1] il testo integrale di questo documento si può vedere in Internet: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=11213
Febbraio 2005

traduzione dallo spagnoli di FR