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Per la cooperazione tra le forze della pace in medio
oriente
Dichiarazione congiunta del Partito
Comunista d’Israele, del Partito del Popolo Palestinese e del Partito Comunista
di Giordania
19 marzo 2005
Le delegazioni di 3 partiti – il Partito Comunista d’Israele, il
Partito del Popolo Palestinese e il Partito Comunista di Giordania – si sono
incontrate il 13 marzo 2005 ad Amman, allo scopo di coordinare la lotta contro
la strategia imperialista americana del “Grande Medio Oriente”, che significa,
in altre parole, guerra, occupazione, saccheggio delle risorse nazionali,
privatizzazione e asservimento del popolo quale forza lavoro a basso costo per
le corporazioni multinazionali. I tre partiti offrono un’alternativa politica e
sociale, basata su un punto di vista socio-economico di classe, che viene messa
al servizio dei nostri popoli e della lotta per la pace, la democrazia e la
giustizia sociale.
I tre partiti affermano che la lotta fondamentale che si svolge nella regione è
quella tra l’imperialismo americano e i popoli che vi abitano. Noi rifiutiamo i
piani militari aggressivi dei governi Bush-Sharon contro la Siria e l’Iran.
Questi piani, se si concretizzassero, trascinerebbero i popoli della regione in
un’altra guerra distruttiva. Noi sosteniamo un Libano indipendente e
democratico, e diamo il nostro appoggio alla decisione del presidente siriano
di ritirare le truppe del suo paese dal Libano.
I tre partiti sono convinti che la lotta per la democrazia sia necessaria e
positiva. Ma affermiamo che il successo di tale lotta per la democrazia non può
conciliarsi con l’occupazione e non può essere determinato dall’intervento di
un’altra nazione.
Il ruolo delle forze del cambiamento sociale è quello di smascherare i pericoli
e l’ipocrisia delle politiche dell’amministrazione Bush. Il governo americano
si presenta come il portatore della democrazia e dei diritti umani, nel
tentativo di far leva sui sentimenti dei popoli e di mascherare le politiche
neo-conservatrici di privatizzazione del settore pubblico, di eliminazione dei
diritti dei lavoratori, di riduzione delle reti di sicurezza sociale e di
imposizione dell’americanizzazione della cultura.
I tre partiti ritengono che i piani diplomatici e militari di Sharon, che
godono del pieno sostegno dell’amministrazione Bush, non condurranno alla pace.
I piani di Sharon utilizzano l’annunciata evacuazione degli insediamenti a Gaza
come copertura della massiccia espansione degli insediamenti nella West Bank
occupata, della continuazione della costruzione del muro, e
dell’intensificazione della politica di oppressione, distruzione e uccisioni.
L’effetto principale della politica di Sharon non è l’evacuazione degli
insediamenti, ma piuttosto la creazione delle condizioni per prevenire la
creazione di uno stato indipendente Palestinese in tutti i territori che erano
stati occupati nel 1967, compresa Gerusalemme Est.
I nostri tre partiti hanno sempre appoggiato in modo deciso l’opposizione
all’occupazione, all’oppressione e agli insediamenti. Molti decenni fa
presentammo piani per una pace Israelo-Palestinese giusta e sicura. Questi
piani hanno superato la prova del tempo e godono di un vasto sostegno popolare
nei nostri tre paesi e nel mondo intero, come pure nelle risoluzioni dell’ONU.
Intendiamo ribadire ancora il nostro appoggio a una pace giusta e di vasta
portata, al cui centro stia uno stato indipendente Palestinese nella West Bank
e nella Striscia di Gaza, con capitale Gerusalemme Est, e la soluzione del
problema dei rifugiati in accordo con le risoluzioni ONU. Mettiamo in guardia
rispetto ai tentativi di imporre il cosiddetto “Stato Palestinese ad Interim”,
il cui obiettivo è quello di impedire l’unità territoriale tra la West Bank e
Gaza, e di prevenire la creazione di uno stato indipendente Palestinese accanto
ad Israele.
Considerando i pericoli per la pace derivanti dalle trame sul futuro e sulla
sicurezza di tutti i popoli dell’area, e le opzioni in campo, i nostri tre
partiti si rivolgono a tutte le forze “sane” nei nostri paesi, alle forze della
democrazia che hanno a cuore i diritti civili e che si oppongono
all’imperialismo e alla globalizzazione delle corporazioni multinazionali:
Uniamo le nostre forze nella lotta per la pace, la democrazia e la giustizia
sociale.
Siamo consapevoli della grande responsabilità che ci assumiamo nel promuovere
la cooperazione tra il campo della pace e le forze della sinistra della
regione. Abbiamo perciò deciso di rafforzare la cooperazione tra noi, in forum
internazionali, in azioni contro l’occupazione, nell’opposizione ai piani
dell’amministrazione Bush, e per ottenere una pace giusta e di vasta portata in
Medio Oriente, che comprenda la democrazia e la giustizia sociale.
Traduzione a cura del
Centro di Cultura e Documentazione Popolare