da http://www.monthlyreview.org/0505selcuk.htm
Curando la ferita:
Organizzazione dei lavoratori del settore informale
di Fatma Uluk Selcuk
Il capitalismo neoliberista che ha dominato le economie mondiali negli ultimi trent’anni è stato disastroso per le masse sfruttate ed oppresse. Non solo i lavoratori sono stati oppressi in modo crescente ma è cambiata drammaticamente la natura del lavoro che fanno. Mentre i lavoratori organizzati cercano di resistere, la produzione si rivolge ai settori non organizzati. Il processo produttivo è disperso in piccole imprese. L’outsourcing è diffusa a tal punto che milioni di lavoratori portano a casa il lavoro per continuare a produrre per le loro fabbriche. Il lavoro senza assicurazione non costituisce più un'eccezione ma è divenuto la norma. Un lavoratore che abbia l’assicurazione è considerato fortunato. Il numero di donne non organizzate e bambini lavoratori è aumentato rapidamente. Orari e normative del lavoro sono divenuti più ‘flessibili’. La produzione basata sugli ordinativi ha distrutto la sicurezza del lavoro. Il lavoro regolare a tempo pieno è stato gradualmente sostituito da lavoro ad orario ridotto, provvisorio e precario. Così, il settore informale (che include lavoro minorile, lavoratori immigrati, lavoratori temporanei, lavoratori a contratto, lavoratori domestici, lavoratori a domicilio, in piccole unità produttive e in ditte di subappalto) sono diventati sempre più comuni in tutto il mondo.
Tuttavia, le organizzazioni dei lavoratori sicuri si sforzano di trovare una qualche cura per il loro corpo dolorante. In tali sforzi, alcuni riescono, altri falliscono; ma tutti offrono esperienze preziose ed aprono brecce nell’impero del capitale.
Ci sono esempi promettenti di lotta di lavoratori contro la corrente antisindacale, anche nel settore informale e fra i disoccupati. L'esperienza dei disoccupati dell'Argentina mostra la possibilità di organizzare anche i settori più dispersi della classe operaia. Esaminiamo ad ampio raggio organizzazioni del settore informale nelle economie di vari paesi.
La Federazione sindacale del Sud Africa (FOSATU) è riuscita a sindacalizzare lavoratori immigrati e a lanciare una campagna contro la distruzione degli accampamenti occupati durante la segregazione razziale.
Anche se non è ancora passato molto tempo da quando i sindacati hanno cominciato ad organizzare il settore informale, vi sono paesi dove questo è riuscito. L’India, che è uno di questi paesi, ha una ricca esperienza nell'organizzare i non organizzati. In India, anche il hamals (i facchini) si sono organizzati. Anche il sindacato dei minatori Chhattisgarh dell'India (CMSS) è un esempio di organizzazione nel settore informale. Il CMSS fu fondato nel 1977, quando i lavoratori nelle miniere non meccanizzate, (nelle quali i lavoratori vengono assunti attraverso appaltatori), si organizzarono in rivolta contro l'indifferenza e la negligenza dei sindacati centrali, che rappresentavano i lavoratori nelle miniere meccanizzate, dove i lavoratori vengono assunti direttamente dalla società mineraria. Dopo dure lotte, il CMSS riuscì ad evitare i tagli occupazionali, ottenendo aumento di salari, orari di lavoro più corti ed offrendo bonus per i suoi membri. Tuttavia, molti dei suoi membri e delle loro famiglie restavano sprovvisti di servizi sanitari. In risposta, il CMSS trasformò una delle sue stanze in un ambulatorio medico, nel quale i dottori lavorarono volontariamente. Con il tempo, i contadini poveri e i membri tribali, sostenitori del CMSS, cominciarono ad usare l’ambulatorio. Quando questo non fu più in grado di soddisfare le richieste del crescente numero dei pazienti, il CMSS creò un fondo per aprire un ospedale. I servizi forniti da CMSS si sono dimostrati benefici per la comunità; ma nonostante tutte le attività costruttive e l’approccio pacifico del CMSS, molti dei suoi attivisti sono stati imprigionati e diversi assassinati dalla polizia.
-Sud Corea
I sindacati in Sud Corea hanno tentato di sviluppare la solidarietà tra i lavoratori, almeno a livello regionale, per superare l'isolamento dei lavoratori assunti da subappaltatori. Per mettere fine a ciò, nel 1987 vennero fondati la Federazione dell’Unione Industriale ed il Consiglio Regionale del Sindacato Lavoratori che, con il movimento dei lavoratori, si sono sforzati di consolidare il potere del lavoro nelle regione. Anche altre organizzazioni hanno tentato di tessere la solidarietà fra i lavoratori assunti dai subappaltatori di determinate ditte. Nel 1987, nel settore automobilistico, sindacati e subappaltatori della Hyundai, fondarono l’Ulsan e l’Ulju, il consiglio sindacale delle piccole imprese. Nel 1989, i subappaltati della Daewoo, sindacalizzati al 25%, fondarono un'associazione chiamata Tikkul, per la cooperazione dei lavoratori. I sindacati e i subappaltati Kia tentarono anche di organizzare un consiglio sindacale dei subappaltati della Kia. Se questi tentativi di solidarietà non finirono con una vittoria- a causa dell'atteggiamento indifferente dei sindacati delle ditte di origine, per le turbative di queste e per l’intervento dello stato- nondimeno, queste esperienze divennero un catalizzatore per le successive attività organizzative nelle piccole e medie industrie.
-Italia
In Italia il sindacato dei lavoratori del tessile e del vestiario (FILTEA), affiliato della Federazione Generale italiana di Lavoro (CGIL), ha svolto attività organizzative anche nelle piccole imprese. Le sue attività nelle piccole industrie sono aumentate dai primi anni ‘90. In FILTEA, ci sono stati due tipi di appartenenza: quella piena e l’appartenenza indiretta. Quando un lavoratore è socio membro, il datore di lavoro è informato dell'appartenenza e le quote ammontano all’1% del salario. Quando un lavoratore è membro indiretto, il datore di lavoro non è informato dell'appartenenza e la quota è pagata direttamente al sindacato ad un ammontare annuale fissato. Questa soluzione ha effettivamente facilitato l’organizzazione del settore informale. Un notevole impulso all’adesione alla FILTEA da parte dei lavoratori dei settori informali è stato dato dall'assistenza legale fornita dal sindacato su un varietà di problemi, come licenziamenti ingiusti o il pagamento della liquidazione. La FILTEA ha anche aiutato questi lavoratori a compilare moduli delle tasse, richieste di pensionamento e altri tipi di documenti richiesti dallo stato. Anche le attività sociali organizzate dalla FILTEA contribuiscono al processo di sindacalizzazione. Ma la lista nera preparata dai datori di lavoro continua a costituire un grande problema che il sindacato deve risolvere.
Lavoratori domestici
-Brasile e Namibia
Oltre ad organizzare i lavoratori nelle piccole imprese, le organizzazioni dei lavoratori sicuri sono riuscite ad organizzare i lavoratori domestici del settore informale. Il Sindacato delle Donne Lavoratrici (UWDE) in Brasile e quello della Namibia (NDAWU) sono tra quelli che hanno ottenuto un considerevole grado di successo.
In Brasile, i lavoratori domestici cominciarono ad organizzarsi negli anni sessanta con le iniziative dei Giovani Lavoratori Cattolici, che tra il 1964 ed il 1985, lottarono per costituirsi come associazione. Infatti l’UWDE all’inizio fu fondata come associazione; prese lo status di sindacato alla fine del 1989. Comunque l’UWD , con il suo status di associazione fu abilitata a ricevere finanziamenti internazionali, e quindi continuò a mantenere anche questo status. Nel 1992, l’UWDE si affiliò al Sindacato Centrale Lavoratori (CUT), accrescendo notevolmente il numero dei suoi iscritti. Anche l’appoggio legale fornito dall’UWDE ha contribuito ad acquisire nuovi membri, così come le attività ricreative organizzate sono state fondamentali nell'attirare lavoratori, specialmente i giovani.
In Namibia, il NDAWU fu fondato ufficialmente nel 1990. Anche nel caso namibiano, l’informazione ai lavoratori sui loro diritti ha di nuovo giocato un importante ruolo nella sindacalizzazione. In soli pochi anni dalla sua fondazione, il NDAWU è riuscito ad organizzare circa un terzo dei lavoratori nazionali in tutto il paese. Comunque, non è riuscito a far fronte alle proprie difficoltà finanziarie, dal momento che i suoi membri guadagnano molto poco e non possono pagare le loro quote regolarmente.
-India
L'Associazione Autonoma delle Donne (SEWA), fondata in India nel 1971, è un'altra straordinaria organizzazione nel settore informale. La SEWA ha organizzato sia le donne autonome (parte della piccola borghesia), sia le donne salariate (parte della classe operaia). Nonostante il suo confuso carattere di classe, la SEWA potrebbe riuscire a sviluppare una struttura flessibile sui generis con tutte le sue cooperative, unioni, programmi finanziari e attività organizzative.
Ci sono molti altri esempi di organizzazioni del settore informale. Il Congresso del Sindacato delle Filippine ha tentato di estendere il sistema di sicurezza sociale al settore informale. La Tanzania e i sindacati colombiani hanno mostrato interesse al settore informale, passando risoluzioni e programmi di azioni di sviluppo. l’Organizzazione Nazionale del Libero Sindacato in Burkina Faso ha organizzato lavoratori autonomi, uomini e donne. In Costa d’Avorio, l'Unione Nazionale del settore informale femminile ha aiutato a sviluppare attività cooperative per donne autonome.
Oggi, il numero di lavoratori a domicilio sta crescendo in tutte le parti del mondo, costituendo un settore difficile da organizzare. Ciononostante, ci sono stati considerevoli sforzi organizzativi. Fra i sindacati che hanno sviluppato notevoli programmi d’azione con una considerevole quantità di iscritti sono il sindacato dei Lavoratori Municipali (GMWU) del Regno Unito; il sindacato internazionale delle Lavoratrici per l’Abbigliamento (ILGWU) in Canada; il sindacato (SINTRACOSDOMI) delle lavoratrici dell’abbigliamento a domicilio nel Distretto Federale e di Stato di Miranda in Venezuela; quello analogo in Uruguay (SITODVA); e in Argentina.
-Turchia: un esame più particolareggiato
Nella Turchia come altrove, ordinariamente sono gli attivisti socialisti che conducono questi generi di lotta. Comunque, fra quelli che auspicano e lottano per la sindacalizzazione vi è un’ampia serie di lavoratori con diverso orientamento politico. Non è infrequente che l’atteggiamento antisocialista, tra i lavoratori dell’estremismo nazionalista ed islamista, subisca una trasformazione nel corso della lotta. Anche i più intellettuali sottolineano il bisogno di organizzare il non organizzato; gli attivisti più sistematici cercano di organizzare i lavoratori del settore informale.
Ci sono già segni di questa tendenza. Per esempio, il crescente interesse della Confederazione del Sindacato Progressista della Turchia (DISK) per il lavoro precario è diventato evidente nel corso degli anni ‘90. Nell’Ottobre 1994, la DISK avviò la campagna ‘No al lavoro senza assicurazione’. Questa campagna puntava ad elevare la consapevolezza popolare sul lavoro non assicurato e ad informare i lavoratori dei loro diritti legali. La campagna venne intrapresa in ventidue città per quindici giorni. Si estese soprattutto ai lavoratori del tessile, metallurgia, gomma cuoio, turismo, uffici e settori commerciali. Durante la campagna, furono messi affissi e distribuiti volantini nei distretti di lavoro e nelle regioni industriali. La DISK portò avanti un'attività simile anche dopo l’imposizione del nuovo Atto di Sicurezza Sociale nel 1999, e distribuì ai lavoratori i moduli della dichiarazione di assicurazione.
Un altro progetto seguito dalla DISK fu la formazione di ‘case del lavoratore’. Questo progetto fu lanciato per iniziativa del sindacato affiliato a DISK nel settore della stampa. Nel 1996, furono fondate due case del lavoratore, una a Kartal ed un’altra a Umraniye, quartieri popolari di Istanbul dove una volta erano forti i socialisti. Le nuove case del lavoratore furono costituite come locali del sindacato. Lo scopo era migliorare la comunicazione con i lavoratori non organizzati e attirare nuovi membri nel sindacato. L’organizzazione in comunità territoriali favoriva la cooperazione dei sindacati di diversi settori ed aveva il vantaggio di superare la restrizione legale contro la sindacalizzazione divisa nei diversi rami dell’industria. Le ‘case del lavoratore’ non solo unirono i lavoratori di diverse industrie ma ricevettero anche l’appoggio da varie organizzazioni democratiche. In breve, dopo la loro istituzione, furono fatti nuovi contatti con lavoratori non-sindacalizzati e non assicurati. Nel 1998, purtroppo lo stato le chiuse per il fatto che, nelle leggi sindacali, non vi era alcun articolo che prevedesse la loro istituzione. Comunque, le ‘case del lavoratore’ erano andate oltre quello che avevano previsto i leader del sindacato, cioè oltre il loro controllo; e così la leadership della DISK fu riluttante a fare appello alla decisione della corte. Ciononostante gli attivisti, ispirati dall'esperienza delle case del lavoratore, adesso hanno cominciato a tenere commissioni di lavoro nelle ‘case del popolo’, che sono le organizzazioni democratiche nei quartieri.
Il Sindacato dei Metallurgici, anche affiliato della DISK, è un'altra organizzazione dei lavoratori che ha eseguito attività per sindacalizzare i lavoratori nel settore informale. Il ramo del sindacato dell’Anatolia ha tentato almeno due volte di organizzare i lavoratori assunti dai subappaltatori. Il primo tentativo ebbe luogo ad Ankara nel 1986. Avvenne in un’impresa dove il vertice della gestione era apparentemente di sinistra ma che tuttavia, quando sentì dell'attività di sindacalizzazione dei lavoratori, fondò subito quattro ditte di subappaltatori. Intanto il sindacato riuscì ad ottenere la concessione per una trattativa collettiva, il datore di lavoro licenziò i lavoratori e spostò la produzione ad un subappaltatore con lavoratori non sindacalizzati. Comunque, il sindacato passò dal datore di lavoro ai subappaltatori e tentò di organizzarli. All’inizio erano 200 i lavoratori impiegati nella fabbrica ma durante la lotta lunga tre anni, 1.000 lavoratori divennero membri del sindacato come risultato dei licenziamenti e dei turni di produzione. Alla fine il datore di lavoro decise di chiudere la fabbrica e trasferire la produzione in un altro luogo. Ma l’importanza del sindacato dei metalmeccanici nell’organizzare i lavoratori non organizzati è continuata. Nel 2000, un importante evento ebbe luogo in una fabbrica del settore metallurgico (Ditas), di proprietà di un grande gruppo di capitale su scala nazionale, nella piccola città di Nigde, una località con scarsa esperienza di lotta per il lavoro. Quando il ramo sindacale dell’Anatolia iniziò ad organizzare, il datore di lavoro chiese alle mogli dei caposquadra di fondare ditte che avrebbero funzionato come subappaltatori. Dopo aver costituito undici subappaltatori, il datore di lavoro registrò i lavoratori Ditas a queste ditte. Il sindacato riuscì ugualmente ad organizzare la maggioranza dei lavoratori e fece appello al Ministero di Lavoro per essere autorizzato a trattative collettive sia della Ditas sia dei suoi subappaltatori affiliati. Il giorno seguente i lavoratori furono colpiti. I licenziamenti furono seguiti da sette mesi di resistenza durante i quali i subappaltatori scomparvero dalla scena. Nell’Agosto 2001 i lavoratori vinsero la lotta e ripresero a lavorare, con salario aumento. Ma il datore di lavoro rifiutò, ancora una volta, di trattare, ignorando l’autorizzazione ufficiale data al sindacato. Nel Luglio 2002 i lavoratori continuarono con lo sciopero. Dopo otto mesi lo sciopero terminò con successo. Il datore di lavoro si sedette al tavolo dei negoziati, giungendo ad un compromesso con il sindacato.
Ci sono stati molti altri tentativi, alcuni riusciti, di organizzare i lavoratori del settore informale, principalmente i lavoratori in ditte di subappaltatori, tra cui i lavoratori dei subappaltatori della Sony; lavoratori dei negozi all'ingrosso nel città di Gazientep, nel sud-est turco (superando l’idea fra i lavoratori che essi fossero autonomi e perciò ineleggibili a membri del sindacato e alla previdenza sociale); lavoratori del cuoio che lavorano in condizioni disumane ad Istanbul; lavoratori temporanei delle aerolinee (che hanno colpito nell'alta stagione turistica); e lavoratori in sfere private dell'industria elettrica (in sfida alle leggi del lavoro che proibiscono di mescolare lavoratori e ‘funzionari pubblici’).
Tutti questi esempi indicano che la lotta per organizzare i settori non organizzati hanno cominciato ad andare oltre i tradizionali modelli di sindacalizzazione nel settore formale. Questi casi indicano anche che i lavoratori continuano a lottare per la sopravvivenza.
È chiaro che le politiche neoliberali che hanno impoverito i lavoratori non sono senza contraddizioni. In tutto il mondo, i lavoratori sono in lotta per la sopravvivenza. Si organizzano e resistono alla tendenza del capitale di dividerli. E grazie a queste lotte, la classe operaia sta cominciando a lenire le sue ferite.
Per più di cento anni, i sindacati hanno avuto un ruolo centrale nel difendere e avanzare gli interessi della classe operaia. Le organizzazioni dei lavoratori continuano ad assumersi importanti responsabilità per costruire un mondo nel quale si possa vivere umanamente. Effettivamente, le loro esperienze organizzative nel settore informale offrono importanti indizi e lezioni per il futuro. La classe lavoratrice non è stata mai un recettore passivo delle politiche del capitale; al contrario, ha mantenuto la sua capacità di cambiare i rapporti sociali, economici, e politici. Comunque, il permanere e la forza della lotta sono sempre state strettamente in relazione con le richieste e le forme di organizzazione sviluppate nel corso della lotta.
Se i sindacati non riusciranno ad introdurre misure effettive contro la crescente disoccupazione e il lavoro precario, il movimento dei lavoratori subirà una seria sconfitta. I capitalisti, mentre minano i lavoratori sindacalizzati nel settore formale con la minaccia di dare il loro lavoro al settore informale non organizzato, mettono in riga tutti i lavoratori, minacciando di sostituirli con i disoccupati. È chiaro che, a meno che i sindacati riescano a sviluppare forme effettive di lotta, prima o poi essi svaniranno dalla scena della storia. Ma c’è ancora la speranza che crescano più forte. Se i sindacati organizzano i disoccupati e il settore informale dei lavoratori, possono rappresentare una seria sfida alla corrente antisindacale e cominciare a guarire le ferite del movimento del lavoro.
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Traduzione dall’inglese Bf