su Il Manifesto del 21/09/2005
USA/Nord Corea.
Patto fragile, per non aprire un altro fronte
di Manlio Dinucci
Non appena varato tra sorrisi e simboliche strette di mano, l'accordo sul
nucleare nord-coreano - stipulato lunedì a Pechino da Stati uniti, Cina,
Russia, Giappone e le due Coree - ha urtato nei primi scogli cominciando ad
affondare. Nella dichiarazione congiunta le altre parti acconsentono a
discutere «al momento appropriato» la fornitura di un reattore ad acqua leggera
alla Corea del nord. Il contenzioso, scoppiato subito dopo, riguarda
l'interpretazione di quale sia tale momento. Per l'amministrazione Bush, quello
in cui Pyongyang, dopo aver di nuovo aderito al Trattato di non proliferazione
(Tnp), avrà smantellato tutte le sue armi nucleari e accettato «ispezioni
altamente intrusive». A Pyongyang fanno invece sapere che Washington «non deve
neppure sognarsi» che la Corea del nord smantelli le armi nucleari prima di
aver ottenuto un reattore nucleare per produrre elettricità.
A Washington dovrebbero però sapere che, se la Corea del nord aderisce di nuovo
al Tnp, ha diritto come tutti gli altri di sviluppare un programma nucleare
civile e quindi di possedere reattori nucleari. Dovrebbero anche ricordarsi che
la società statunitense Abb Ltd. stipulò nel 2000 con Pyongyang un contratto da
200 milioni di dollari per la costruzione nella Corea del nord di due reattori
ad acqua leggera, e che Donald Rumsfeld era allora nel consiglio di
amministrazione della Abb, da cui si dimise per assumere l'incarico di
segretario alla difesa nell'amministrazione Bush.
L'altro scoglio - affermano funzionari dell'amministrazione intervistati ieri
dal New York times - è costituito dal fatto che la dichiarazione congiunta non
fa cenno al programma segreto per l'arricchimento dell'uranio, che Washington
accusa Pyongyang di possedere ma che questa nega di avere. Gli impianti -
sostengono a Washington - sono in qualche caverna che difficilmente potrà
essere trovata dagli ispettori dell'Aiea. Da qui la necessità di «ispezioni
altamente intrusive» condotte da ispettori mandati da Washington, che Pyongyang
sicuramente rifiuterà.
Esiste poi un altro scoglio sommerso che può far affondare l'accordo. Nella
dichiarazione congiunta gli Stati uniti affermano di «non avere armi nucleari
sulla penisola coreana né intenzione di attaccare o invadere la Rdpc con armi
nucleari o convenzionali». Ma chi può andare a verificare il contenuto dei
numerosi depositi militari statunitensi nella Corea del sud, dove fino agli
anni '80 erano stoccate migliaia di testate nucleari? Inoltre non è così
importante per gli Stati uniti mantenere armi nucleari «sulla penisola
coreana». A Jinhae, nella Corea del sud, hanno infatti una grossa base per
sottomarini d'attacco nucleare.
Un accordo fragilissimo, dunque, quello firmato a Pechino principalmente per
iniziativa del governo cinese. Perché Washington allora l'ha sottoscritto? Lo
spiegano alcuni funzionari intervistati ieri dal New York times: «L'accordo
fornisce al presidente Bush il modo di evitare, almeno per ora, un confronto
con un altro membro dell'asse del male, nel momento in cui è impegnato in Iraq,
assorbito dall'uragano Katrina e diretto verso un altro stallo sul programma
nucleare iraniano». Scopo dell'amministrazione Bush non è quindi disinnescare
le tensioni nella penisola coreana, ma fare una guerra alla volta (compresa
quella per ristabilire l'«ordine pubblico» tra la popolazione povera di New
Orleans abbandonata alla furia dell'uragano).
L'accordo di Pechino è visto a Washington come una tregua per potersi
soprattutto concentrare sul Medio Oriente. Come prima hanno accusato l'Iraq di
voler costruire armi nucleari per poterlo colpire e invadere, ora gli Stati
uniti fanno la stessa cosa verso l'Iran che, a differenza della Corea del nord,
non ha un programma nucleare militare. Chiudono invece gli occhi, e li fanno
chiudere agli alleati europei, per non vedere che Israele, il quale non mai
aderito al Tnp, non solo possiede armi nucleari ma le tiene puntate sull'Iran e
altri paesi. Da questo deriva per gli altri una lezione: è meglio possedere le
armi nucleari che non possederle ma essere accusati di averle.