da Il Manifesto del 03/11/2005
Le atomiche di Tel Aviv partecipano alla marcia pluripartisan
di Manlio Dinucci
Un Iran nucleare «costituirebbe una grave minaccia non solo per Israele ma per
la comunità internazionale: da qui la nostra posizione che sia il Consiglio di
sicurezza ad occuparsene al più presto» (Haaretz, 2 nov.): così ha dichiarato
il ministro degli esteri Gianfranco Fini alla conferenza stampa tenuta a
Gerusalemme col suo omologo israeliano Silvan Shalom. L'Iran è «molto vicino ad
acquisire la conoscenza necessaria a costruire armi nucleari», ha aggiunto
Shalom sottolineando che un Iran nucleare costituirebbe «un incubo».
Queste dichiarazioni sono state riportate con grande risalto dai media. Nessuno
però ha ricordato un semplice fatto: l'Iran, che ha aderito al Trattato di
non-proliferazione (Tnp), non possiede armi nucleari ed è sotto il controllo
dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea); Israele, che non ha
aderito al Tnp, possiede invece armi nucleari e rifiuta qualsiasi controllo
dell'Aiea. Il «segreto di Pulcinella», come ha scritto ieri Farian Sabahi su il
manifesto, riguarda l'accesso di Tehran al nucleare favorito dagli stessi Usa,
i sistemi di armi atomiche sono un'altra cosa, e l'Iran ancora ne è sprovvisto.
E' lo stesso direttore della Aiea, Mohamed ElBaradei, ad affermare che «Israele
ha armi nucleari» (Haaretz, 12-12-2003).
Con l'aiuto soprattutto di Stati uniti e Francia, Israele è riuscito a
costruire, senza mai ammetterne l'esistenza, un arsenale valutato in circa 400
armi nucleari con una potenza complessiva equivalente a quasi 4 mila bombe di
Hiroshima. Si tratta di armi sia termonucleari, sia «tattiche» di minore
potenza tra cui bombe al neutrone. Come vettori nucleari le forze israeliane
usano una parte degli oltre 300 caccia F-16 e F-15 potenziati, forniti dagli
Usa, armati anche di missili israelo-statunitensi Popeye a testata nucleare.
Un'altra versione, il Popeye Turbo, è installata su tre sottomarini Dolphin,
forniti dalla Germania, cui dovrebbero aggiungersene altri due come ha
anticipato l'ammiraglio israeliano David Ben-Bashat (Jerusalem Post,
12-12-2004). Oltre a questi vettori nucleari Israele possiede circa 50 missili
balistici Jericho II, su rampe di lancio mobili, e i razzi Shavit utilizzabili anche
come missili balistici a lunga gittata. Tutte queste armi nucleari sono pronte
al lancio, ventiquattr'ore su ventiquattro, puntate contro l'Iran e gli altri
paesi della regione.
Nonostante il suo ruolo sempre più pericoloso e destabilizzante, l'arsenale
nucleare israeliano - l'unico in Medio Oriente - continua a essere ignorato dai
governi delle «grandi democrazie occidentali».
Vengono così ignorate le ripetute risoluzioni con cui l'Assemblea generale
delle Nazioni unite ha ribadito «la sua condanna del rifiuto di Israele di
rinunciare al possesso delle armi nucleari» e ha chiesto al Consiglio di
sicurezza di «porre gli impianti nucleari israeliani sotto la giurisdizione
della Iaea» (Risoluzione 44/121, 15 dicembre 1989).
La situazione è resa ancora più pericolosa dal fatto che il governo israeliano
cerca di conservare il monopolio delle armi nucleari, impedendo che altri paesi
della regione sviluppino programmi nucleari, anche civili, con i quali un
giorno potrebbero costruirsele. E' sicuramente già pronto un piano di attacco,
appoggiato dagli Stati uniti, agli impianti nucleari iraniani. L'Iran ha
avvertito che, in tal caso, effettuerebbe una ritorsione contro l'impianto
nucleare israeliano di Dimona. A quel punto, però, Ariel Sharon potrebbe usare le
armi nucleari.
Come l'Italia e l'Europa dovrebbero muoversi per scongiurare tale catastrofe?
Tenendo fede alla «Dichiarazione di Teheran» del 21 ottobre 2003: essa prevede
da un lato l'impegno iraniano a sviluppare un nucleare esclusivamente civile
sotto controllo della Iaea, dall'altro l'impegno dell'Europa a cooperare per
«la costituzione di una zona libera da armi di distruzione di massa in Medio
Oriente». Ma, per fare ciò, l'Europa dovrebbe prendere ufficialmente atto che
Israele possiede armi nucleari e chiederne lo smantellamento.
L'Italia si è mossa invece in senso diametralmente opposto: ha infatti
stipulato con Israele un memorandum d'intesa sulla cooperazione militare nel
cui quadro alte tecnologie italiane potranno essere usate anche per potenziare
le armi nucleari israeliane. L'accordo, approvato il 3 maggio 2005, è passato a
schiacciante maggioranza grazie al fatto che, al senato, Democratici di
sinistra-L'Ulivo e Margherita-DL-L'Ulivo hanno votato a favore insieme al
centro-destra. Con lo stesso spirito bipartisan coloro che hanno fatto passare
l'accordo militare si ritrovano nella fiaccolata per riaffermare «i valori
della civiltà, della convivenza e della pace».