da Rebelion 29-10-2005
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Juan Marrero
29-10-2005
Quando la propaganda dei media e dei governi dell’occidente capitalista avevano trasformato il fisico nucleare sovietico Andrej Sakarov in uno strumento della guerra fredda e della destabilizzazione del socialismo, era stato ripugnante. Se si parlava di democrazia, diritti umani, libertà d’espressione, libertà di coscienza, e soprattutto di anticomunismo, il nome di Sakarov, uno dei creatori della bomba all’idrogeno, saltava sempre fuori come un’immagine sacra..
Sakarov morì a 65 anni, in concomitanza dell'inizio del crollo del socialismo in Europa orientale; un anno primo della sua morte, avevano già creato il conferimento (che portava il suo nome) di premi annuali a personalità politiche e sociali “patrocinanti la democrazia e i diritti umani” nel mondo.
Il Parlamento europeo, con sede a Strasburgo, in Francia, si sarebbe incaricato di fare le proposte e decidere sul premio.
Da allora, salvo alcuni eccezioni come quella concessa al leader sudafricano Nelson Mandela, la manipolazione ideologica e politica hanno sempre prevalso nelle proposte e decisioni del Premio Sakarov.
Di recente, tutto ciò che abbia avuto una valenza in funzione anticomunista, anticubana o antivenezuelana, ha coinciso con la candidatura e l’ottenimento dei premi. Nel 2002 lo hanno dato al “dissidente” cubano Osvaldo Payá Sardiñas, per avere un doppio “merito”: aver svolto per anni il ruolo aggressivo degli Stati Uniti, la destra europea e la mafia di Miami contro Cuba e, in quello stesso anno, l’aver appoggiato il golpe fascista contro Chávez, quello che portò il dittatore Pedro Carmona al Palazzo di Miraflores solo per qualche ora. Sappiamo che razza di lettera Payá aveva spedito all'ex presidente sociale cristiano Luis Herrera Campins l’11 aprile del 2002, quella in cui chiese “appoggio e rispetto” per il governo di Carmona che aveva appena assunto la presidenza del Venezuela. Con quell’atteggiamento Payá rimase completamente nudo di fronte all'opinione pubblica mondiale circa l’immagine democratica e a favore dei diritti umani di cui i grandi mezzi di comunicazione lo avevano adornato. Quelli che allora identificavano Payá come il Sakarov dell'America latina, hanno smesso di farlo.
Uno scandalo ancora maggiore si è verificato all'annuncio della premiazione del 2005. Lo hanno concesso a due noti strumenti dell’Impero, della mafia di Miami e della destra europea contro la Rivoluzione Cubana: Reporter senza Frontiere (RSF), e le Dame in Bianco.
La storia di
Reporter senza Frontiere è conosciuta. Si tratta di un'organizzazione che con
la maschera di ente non governativo riceve finanziamenti - fatto riconosciuto
pubblicamente dal suo segretario generale, Robert Menard - dal programma del
governo nordamericano National Endowment for Democracy (NED), e dalla
Commissione For Assistence to Free Cuba, cioè il Piano Bush e della mafia di
Miami per una transizione a Cuba. Sono anche noti i suoi legami con grandi
multinazionali e network mediatici, tra cui Bacardí e Publicis. Questi legami
sono le ragioni che inducono RSF a mentire, tergiversare, manipolare la realtà
sul giornalismo e i giornalisti cubani.
Fa parte del profilo che gli hanno assegnato per creare un'immagine diabolica
della Rivoluzione Cubana, per notarlo basta visitare il sito web di RSF, oppure
leggere le sue pubblicazioni o anche vedere i documentari che produce e
distribuisce in tutto il mondo. I reportage di RSF sullo stato della libertà di
stampa e di espressione nel mondo, non sono diversi da quelli che fa la Società
Interamericana di Stampa. Cuba appare sempre tra i paesi con le maggiori
violazioni, anche se a Cuba negli ultimi 46 anni non ci sono stati né
giornalisti torturati, né assassinati, guarda caso proprio negli anni in cui la
Rivoluzione è stata al potere.
Non dovrebbe essere solo l’argomento Cuba a squalificare RSF dal Premio Sakarov, o da qualsiasi altro premio su diritti umani o difesa della libertà di espressione. RSF è responsabile di un colpevole (e complice) silenzio a proposito dei numerosi assassini di giornalisti commessi in Iraq, soprattutto in casi eclatanti, come quello del cameraman spagnolo José Couso, dove ad aver sparato furono truppe statunitensi. RSF teme di dispiacere a Washington per ragioni di evidente opportunità, non vuole perdere quei milioni di dollari che riceve ogni anno.
Quanto al premio attribuito alle Dame in Bianco, è stata la mano dell'ex presidente del governo spagnolo José María Aznar a procurarglielo, su proposta del deputato del Partito Popolare (PP), Gerardo Galeote. La destra spagnola ha utilizzato in modo spudorato per i suoi fini politici e di propaganda anticubana, i sentimenti di un gruppo di donne che fanno marce di protesta per le strade dell'Avana, chiedendo la libertà dei mariti imprigionati per aver partecipato ad una recente congiura destabilizzatrice organizzata da James Casón, l’allora capo dell'Ufficio Affari Speciali degli Stati Uniti a Cuba.
La stessa cosa che avevano fatto con Sakarov negli anni 80’ la fanno oggi con RSF e le Dame in Bianco, sicché ci ritroviamo dell’immondizia trasformata in icona (è il caso di RSF) oppure i sentimenti familiari più naturali strumentalizzati in funzione anticubana.
Ce n’è abbastanza per concludere che quanto è successo con i Premi Sakarov del 2005 è davvero scandaloso.