Perché la difesa della “libertà di espressione” è discutibile nel caso della controversia Musulmana con la pubblicazione Danese.
by Stuart Pethick
(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
2 febbraio 2006
GlobalResearch.ca
Alcune vignette satiriche pubblicate lo scorso settembre in Danimarca
sul “Jyllands-Posten” hanno suscitato indignazione nelle comunità Musulmane di
tutto il mondo.
Le vignette rappresentano il Profeta Maometto, cosa considerata un sacrilegio
per la religione Musulmana, che non ammette immagini di Maometto. Come se
questo non bastasse, uno dei disegni dipingeva Maometto come un terrorista,
completo di bomba sul suo turbante.
Queste vignette sono state pubblicate alcune settimane fa anche in una rivista
Norvegese, e l’oltraggio ai Musulmani che ne è derivato sta costando milioni di
dollari al gigante Danese/Svedese ARLA per la produzione lattiero-casearia. Il
boicottaggio dei prodotti Danesi, per vendite che arrivano annualmente sui 480
milioni di dollari, nel giro di cinque giorni ha prodotto un blocco quasi
totale. (1)
La situazione è talmente seria che il 26 gennaio l’ambasciatore Saudita è stato
richiamato da Copenhagen,(2) e dieci ambasciatori Musulmani hanno scritto
congiuntamente una lettera al Primo Ministro Danese, esigendo da lui una presa
di posizione sulla questione, cosa che egli ha rifiutato di fare.(3) Dopo un
iniziale rifiuto a porgere delle scuse, il “Jyllands-Posten” ha emesso un
comunicato per “correggere i malintesi”.(4)
Mentre per tanta gente questa questione appare essere di eccessivo trambusto
per una cosa veramente di poco conto, io invece penso che questo rappresenti
bene la situazione che si è venuta a creare dopo l’11 settembre, e che
costituisca un segnale preoccupante per quello che potrà avvenire, per due
ragioni.
La prima, la controversia su queste vignette non può essere vista isolatamente.
Per molti, queste vignette appaiono ora un’ulteriore aggressione, a partire dal
settembre 2001, contro tanta parte del popolo Musulmano. In questi ultimi anni
la Danimarca, in particolare, ha costituito l’ambiente opportuno per tanta
ostilità.
La seconda, la pubblicazione di questi disegni rappresenta i valori privi di
orientamento e ricchi di contrapposizione dei media Occidentali, soprattutto
l’impiego tanto decantato ma ipocrita della “libera espressione”.
Ritornando alla questione Danese, in particolare dall’11 settembre, vi sono
state tutta una serie di azioni da parte del governo Danese e di altri che ci
consentono di accusarli di demonizzare e rendere vittime i Musulmani.
Brevemente farò menzione di alcune di queste.
Negli ultimi tre o quattro anni, il sistema di immigrazione Danese è diventato
molto costrittivo e discriminatorio. Nel settembre 2004, veniva approvata una
nuova legge sull’immigrazione, specialmente per limitare la possibilità per i
Musulmani di entrare in Danimarca. Nello stesso mese, la leader del Partito
Popolare Danese, Pia Kjærsgaard è apparsa sulla prima pagina del “Copenhagen
Post”, invocando “la chiamata alle armi del Partito contro l’Islamismo”.
La Kjærsgaard comparava l’Islamismo con il Nazismo e il Marxismo, ed incitava
alla sveglia i membri del partito per una sollevata di scudi contro questo
nuovo movimento “rivoluzionario mondiale”, che lei asseriva bramare
l’imposizione della "Sharia" sul mondo intero.
La Kjærsgaard citava un articolo apparso sul quotidiano “B.T.”, che poneva il
numero di bambini immigrati in Danimarca inviati per viaggi di
“ricondizionamento” a scuole Musulmane
- “prigioni Coraniche” come la Kjærsgaard le definiva – sui 5.000.
Questo avveniva solo pochi mesi dopo che un sondaggio era stato pubblicato
nelle stesso giornale, che affermava a chiare lettere che un Danese su quattro
pensava che un giorno in Danimarca ci sarebbero stati più Musulmani che non
Musulmani. Sebbene i Musulmani attualmente raggiungano solo il due per cento
della popolazione Danese.
Nell’aprile dell’anno scorso, la Regina Margrethe di Danimarca, in una
biografia autorizzata, argomentava che il popolo Danese doveva contrapporsi
all’Islam, e che i Musulmani dovevano imparare a parlare correttamente il
Danese.
Pochi mesi più tardi, in ottobre, il Membro del Parlamento Danese, Louise
Frevert, del Partito nazionalista Popolare Danese, era stata sottoposta a
critiche severe per dichiarazioni anti Musulmane che erano apparse sul suo sito
web. Queste includevano l’asserzione che i giovani Musulmani pensavano fosse
loro diritto aggredire e violentare la gente Danese.
Inoltre, un pamphlet politico del 2004 della Frevert denunciava che i Musulmani
segretamente stavano progettando di prendere il controllo diretto sulla
Danimarca. La Frevert aveva addotto a
pretesto di essere all’oscuro di tutto questo e aveva asserito che il
responsabile per questi commenti era il suo webmaster, Ebbe Talleruphuus.
Talleruphuus più tardi ammetteva le sue responsabilità e si dimetteva.
Questi sono solo piccoli esempi di tante storie negative sui Musulmani, che
possono essere facilmente trovate dopo una rapida ricerca su alcune delle
uscite sui mezzi di informazione più importanti. E questo è il clima ambientale
in cui queste vignette sacrileghe su Maometto sono apparse. Dato questo clima e
le tensioni post 11 settembre e l’atmosfera generale originata dalla Guerra
Irachena, anche il più ardente difensore dei comportamenti del
“Jyllands-Posten” deve ammettere che la pubblicazione di queste raffigurazioni
era, per lo meno, estremamente “naïve” (… ingenua, semplicistica,
proditoria, non professionale? N.d.tr.).
Questo ci conduce all’argomento dei media Occidentali poco orientati e ai loro
consumatori. L’ideale della libera espressione è così largamente esaltato in
Occidente che, quando viene accompagnato con gli ideali ad esso associati come
quello di democrazia, serve sempre a giustificare la guerra. E quindi dobbiamo
diventare sospettosi ogni qualvolta venga usato per giustificare qualche azione
o qualche comportamento.
Noi tutti sappiamo che l’invasione dell’Iraq, ad esempio, non aveva nulla a che
fare con la democrazia e la libertà. Noi tutti sappiamo che le due ultime
elezioni negli Stati Uniti sono state accomodate. E noi tutti sappiamo che la
libertà nel flusso di informazioni in Occidente, mentre si pretende sempre da
tutti la libertà, è tutto fuorché libertà.
In prima istanza, devono essere fatti profitti, e quindi solo una certa
produzione mediatica populista può essere distribuita sul piatto di un mercato
precondizionato. La vera natura della
proprietà dei media globali implica che solo un gruppo ristretto di entità
societarie possiede la grande maggioranza della produzione totale dei mezzi di
informazione del globo, anche se sono i finanziamenti derivati dalla pubblicità
e dagli sponsors a determinare in modo massiccio questa produzione. E se i
media in Occidente fossero così liberi come viene conclamato, allora dove sono
le inchieste dei mezzi di informazione intorno alle enormi contraddizioni nei
resoconti ufficiali sui fatti dell’11 settembre? In questi ultimi quattro anni,
noi siamo stati abbondantemente informati sulla minaccia del fondamentalismo
Islamico, e abbiamo ascoltato un diluvio di asserzioni sulla minaccia del
terrorismo, in larga misura tutto questo come risultato dell’11 settembre.
Invece abbiamo sentito poco o nulla su ciò che è avvenuto realmente in quel
giorno, a parte di continuo gli spezzoni video dei due aeroplani che si
abbattono sulle Twin Towers, accoppiati all’infinito con le foto di Osama Bin
Laden.
Potrebbe sembrare che la tanto amata in Occidente libertà di espressione,
l’ideale che molti desiderano credere li separi dal resto del mondo, venga
usata dal flusso di informazione mediatica come una giustificazione per
promuovere l’ideologia predominante dell’Occidente e nulla più. Costoro sono
“liberi” di pubblicare tutto quello che vogliono, fin tanto che questo
abbraccia le modalità di condizionamento Occidentali e i programmi delle sue
imprese. In questo contesto, le leggi contro il razzismo, che sono state
promulgate in Occidente, possono essere considerate poco più di uno sbarramento
per impedire ai media di spingersi troppo lontano e di manifestare apertamente
le loro effettive intenzioni. Questo controllo viene messo in atto per
assicurare che, fin tanto che i media Occidentali non insultano apertamente i
non Occidentali del mondo, l’ideale di libertà può essere usato come arma per
portare avanti i programmi dell’Occidente e sovvertire gli altri, senza
riguardi per gli effettivi avvenimenti mondiali.
Per questo, è possibile distorcere, ignorare o infiorare quello che sembra più opportuno,
e rientra nel loro diritto la “scelta” di ciò che può essere pubblicato; questo
deve intendersi come loro “libertà” di espressione!
Cosa ancor peggiore è stata la pubblicazione delle vignette offensive fatta da
parte di un giornale Francese (Soir) che le ha riprese l’1 febbraio. Il
giornale dichiarava che in Europa esisteva il diritto di stampare tutto ciò che
si vuole, liberi da minacce religiose. Si sarebbe potuto essere d’accordo con
questi nobili sentimenti, se anche il flusso delle informazioni mediatiche
Europeo consentisse la stampa di ciò che si desidera, scevro dagli interessi
ideologici e di profitto delle imprese. Evidentemente questo non succede, e la
ripubblicazione dei disegni satirici, che avevano già prodotto in modo diffuso
ingiurie e collera, poteva essere considerato solo come un’ulteriore
provocazione e un atto deliberato di odio antagonista contro i Musulmani.
In presenza delle attuali tensioni nel mondo, l’esibirsi in maniera ostentata
da parte dei media Occidentali non è una cosa responsabile o intelligente da
fare, specialmente quando le affermazioni di libertà sono poco convincenti e
fallaci.
La questione relativa alle vignette su Maometto pubblicate su un giornale
Danese deve essere analizzata sotto questa luce. Non si tratta di un caso, o
tutto bianco o tutto nero, per cui si deve scegliere solo un punto di vista
rispetto ad un altro. Non si tratta di difendere la libertà di espressione o di
diventare un Musulmano oltraggiato. Si tratta invece del flusso di informazioni
mediatiche Occidentale e delle sue utilizzazioni, e della gente che da questo
viene disorientata. Per questo, è veramente facile trovare persone in grado di
appoggiare le invocazioni alla libertà di espressione, quando lo vuole il caso.
Naturalmente, tutti lo diranno, voi avete il diritto di pubblicare sui vostri
giornali qualsiasi vignetta satirica che vi farà piacere. Ma quanto valido è
questo ideale, quando costantemente viene usato per provocare l’ostilità di un
segmento della società e promuovere l’acquisizione di potere di altri? Noi,
seriamente, abbiamo la necessità di porre interrogativi sulle motivazioni e le
azioni dei mezzi di informazione di massa, e scoprire quello che si nasconde
dietro la maschera della “libertà”. Forse avvenimenti come questi ci indurranno
a questo compito.
Note
1) http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/4666298.stm
2) http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/4651714.stm
3) http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/4656664.stm
4) http://www.jp.dk/meninger/artikel:aid=3527646/
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