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I
latinoamericani festeggiano il 1° maggio con marce e denunce
1 Maggio 2006
Dopo 120 anni di celebrazioni internazionali della giornata dei
lavoratori, il 1° maggio quest’anno si svolgerà in un altro contesto mondiale.
I lavoratori latinoamericani lo commemorano con una serie di proteste contro i
Trattati di Libero Commercio (TLC), mentre negli Stati Uniti migliaia
d’immigrati irregolari boicottano la legge sulla Riforma Migratoria che si sta
discutendo al Congresso statunitense.
Le varie proteste che hanno luogo in vari paesi del continente sudamericano
avvengono in linea con una lotta sociale di cui sono protagonisti i lavoratori,
contro lo sfruttamento dei padroni, le rivendicazioni lavorative degli
immigrati, la dignità, l’uguaglianza, il rispetto dell’essere umano e la fine
degli abusi lavorativi patiti.
I lavoratori dell’America Latina si uniscono per lanciare un grido di protesta
in appoggio agli immigrati residenti in USA, partecipando idealmente al
boicottaggio antimperialista che consiste nel non consumare né usare prodotti
nordamericani in questa giornata così simbolica.
Negli Stati Uniti ci si aspetta che centinaia di migliaia di latini irregolari
si riversino nelle strade della California e di altre città per reclamare i
loro diritti di lavoro, riprendendo così la lotta iniziata nel 1886.
Fino ad ora, secondo le notizie, a Washington molti negozi non hanno aperto in
segno di adesione all’appello per il boicottaggio economico di appoggio alle
marce di protesta.
Esperti in materia migratoria come Nativo Lopez, membro della “Fraternità
Messicana”, a Telesur ha dichiarato che le proteste e l’appello al boicottaggio
“sono per chiedere con una sola voce che siano legalizzati i 12 milioni di
persone immigrate che vivono negli USA”:
A Chicago si valuta che almeno un milione di persone blocchino la città,
situazione che può ripeteresi a Los Angeles e New York, zone de maggior turismo
degli Stati Uniti.
Lopez ha sottolineato che è necessario legalizzare gli immigrati ed ha
criticato gli USA che mostrano un’attitudine repressiva e cieca alle richieste
di legalizzazione.
Mentre i migranti latini lottano perché il governo di G. Bush riconosca i suoi
diritti e permetta loro di continuare a lavorare legalmente negli USA,
centinaia di lavoratori latinoamericani denunciano gli abusi e le violazioni
dei diritti umani di cui sono e sono stati vittime.
Nel caso della Colombia, sulla base del reportage speciale di Telesur, migliaia
di sindacalisti si sono riversati in massa a protestare presso le sedi dei
governi locali, per chiedere giustizia per gli assassini commessi contro i
leader sindacalisti. La Colombia è il paese che registra ll maggior numero di
assassini di sindacalisti secondo le denuncie dell’ONU.
Traduzione dallo spagnolo di FR