da
www.eco-sitio.com.ar
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=31285
Dove scoppierà la prima guerra per l’acqua?
Ecoestrategia
10 maggio 2006
Di fronte alla crisi energetica scatenata dall'aumento del prezzo del
petrolio e la dipendenza del gas proveniente dall’ex Unione Sovietica, gli
analisti europei ritengono che questa risorsa si trova in zone del pianeta
“politicamente instabili.” Succede lo stesso con quello che viene definito “oro
blu", poiché il controllo dei bacini idrografici potrebbe far scoppiare,
in qualunque momento, un conflitto armato in zone dove già esistono delle
tensioni fra vari paesi. Quelli sono i “punti caldi" dell'acqua nel globo
terrestre.
Uno dei possibili scenari di conflitto per il controllo delle risorse idriche è
il Medio Oriente.
Le acque oggetto di lite sono quelle del Fiume Giordano e dei pozzi sotterranei
della Cisgiordania, dai quali Israele dipende per il mantenimento dalla sua
agricoltura industriale. Solo il 3 % del bacino del Giordano si trova in
territorio israeliano, ma questo stato sfrutta il 60 % della portata del fiume
a scapito dei suoi vicini libanesi, siriani, giordani e, ovviamente,
palestinesi.
La guerra dei Sei Giorni, quella in cui Israele occupò le Alture del Golan e la
Cisgiordania, permise allo stato ebraico di avere anche il controllo sulle
risorse d’acqua dolce del Golan, sul Mare di Galilea ed il Fiume Giordano. Lo
storiografo Ewan Anderson ritiene che “la
Cisgiordania si è trasformata in una fonte di acqua indispensabile per Israele,
e si potrebbe dire che questa questione pesa ben più di altri fattori politici
e strategici."
Secondo i dati della relazione “Acqua e conflitto arabo-israeliano",
mentre ai palestinesi è loro permesso scavare pozzi che non superino i 140
metri di profondità, quelli israeliani possono arrivare fino a 800 metri, il
risultato è che le popolazioni palestinesi hanno accesso solo al 2 % delle
risorse idriche della regione. L'acqua è dunque una questione chiave nel
processo di pace del Medio Oriente.
Conflitto sul fiume dei faraoni
Un'altra zona di bacini idrografici dove si mette in gioco la sicurezza
internazionale è quella del Fiume Nilo, un corso d’acqua che attraversa dieci
nazioni africane: Etiopia, Sudan, Egitto, Uganda, Kenya, Tanzania, Burundi,
Ruanda, Repubblica Democratica del Congo ed Eritrea. Le acque di questo storico fiume riforniscono una
popolazione che nel 2025 potrebbe arrivare a 859 milioni di persone.
Secondo la Fondazione per l'Investigazione delle Scienze, la Tecnologia e la
Politica delle Risorse Naturali, il Nilo Bianco, che nasce in Burundi, e il
Nilo Azzurro che nasce in Etiopia, sono stati motivi di tensione permanente tra
Egitto, Etiopia e Sudan.
Nel 1970 l’Egitto finì la costruzione della diga di sbarramento di Assuan, che
produsse lo sgombro di 100.000 sudanesi e la conseguente tensione con quel
paese confinante. In seguito l’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese
paralizzò la costruzione del canale di Jongle, un progetto d’ingegneria
egiziano-sudanese. Negli anni 60, l’Egitto arrivò a bloccare l'approvazione di
un prestito internazionale per la costruzione di 29 dighe per uso idroelettrico
e per l’irrigazione sul Nilo Azzurro per l'Etiopia, progetto che avrebbe
ridotto di un 8,5 % la capacità dei bacini artificiali egiziani.
La questione è talmente visibile, che nel 1999 si è svolta in Tanzania
un’apposita conferenza regionale sulle questioni delle Acque della Foce del
Nilo. I dieci stati partecipanti hanno sottoscritto un accordo strategico per
cercare di superare i loro conflitti, mediante l'avviamento di un piano per
“..ottenere uno sviluppo socioeconomico sostenibile mediante l'utilizzo equo
delle risorse idriche, riconoscendo i diritti di tutti gli stati costieri
all'utilizzo delle risorse del Nilo per promuovere lo sviluppo dentro le sue
frontiere."
"L'acqua è
nostra come il petrolio"
Un altro dei focolai di conflitto per il controllo del prezioso liquido si
trova nella Anatolia, dove Turchia, Iraq e Siria condividono il corso dei fiumi
Tigri ed Eufrate. A questo proposito il governo turco afferma che “l'acqua è nostra quanto il petrolio
iracheno è dell'Iraq.”
Il conflitto tra l’esercito turco ed i militanti curdi, ha spinto il Primo
Ministro Turco a minacciare la Siria, nel 1989, di tagliare il rifornimento
d’acqua se non avesse espulso dal suo territorio i gruppi insorti del PKK che
lottavano per il Kurdistan, uno stato curdo.
Nel 1990 la Turchia finì la diga di sbarramento d’Ataturk, che travasa acqua
verso il sud della Turchia per irrigare 1,7 milioni di ettari di terre coltivate.
Si teme che nel futuro la portata delle acque dell'Eufrate in Iraq cali
dell’80/90%.
Per quanto riguarda l’Iraq, paese invaso tre anni fa dagli Stati Uniti, durante
il recente Foro Mondiale dell'Acqua (FMA) è stato reso noto che “le strutture
idriche in Iraq, in seguito all’occupazione delle truppe statunitensi,
britanniche e di altri paesi, hanno sofferto gravissimi danni, anche se
avrebbero dovuto essere protette dalle leggi internazionali."
La Banca per lo Sviluppo Islamico ha dichiarato che la disponibilità delle
risorse idriche di superficie in Siria, Iraq e Palestina è diminuita a causa
dei continui conflitti nei paesi vicini,
“..ciò ha costretto a rimandare del 30/40 % i progetti agricoli progettati.”
Colonizzata in passato da britannici, francesi ed italiani, ed ora con una
forte presenza militare statunitense, quella regione ha sofferto nella seconda
metà del secolo XX diversi conflitti, alcuni specificamente legati all'acqua e
al petrolio. La relazione del Consiglio Arabo dell'Acqua presentato nel FMA ha
dimostrato che “le recenti guerre condotte dagli USA nel Golfo Persico hanno
seriamente colpito l'economia dell'Asia Occidentale."
Oltre al Medio oriente e al Nord Africa, ci sono poi altri luoghi del pianeta
dove esistono tensioni “di bassa intensità” fra più paesi per l'utilizzo
dell’acqua; queste tensioni interessano Kazakistan, Kirghizistan ed Uzbekistan,
gli stati costieri del Syr Daya, il fiume che affluisce nel Mare di Aral
(praticamente secco), Cambogia, Laos, Tailandia e Vietnam, che condividono il
fiume Mekong supersfruttato dalla pesca; mentre sopravvive la Commissione del
Fiume Indo, nonostante il permanente dello stato di tensione militare tra India
e Pakistan.
Se si vogliono evitare nuove guerre, i paesi che condividono corsi d’acqua
dovranno imparare a condividerli con l'aiuto della comunità internazionale,
affinché “l’oro azzurro" non ripeta le guerre che a suo tempo ha causato
“l’oro nero".
Ecoestrategia
Traduzione dallo spagnolo di FR