www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 02-01-07

Da: www.sottolebandieredelmarxismo.it
 
L’ennesimo errore di George Warmonger Boucherie
 
Michele Basso
 
“Naturalmente avremo il fascismo in America, ma lo chiameremo democrazia!”.
(Huey Long, governatore populista della Louisiana, nel 1935, poco prima di essere assassinato) (1)
 
Se c’è un errore politico possibile, lui lo commette, non gliene sfugge uno. In tanti hanno capito che la condanna a morte di Saddam Hussein ne faceva un simbolo per vasti settori di musulmani, Bush no. Nessuno ci venga a raccontare che si tratta di una decisione autonoma di un tribunale iracheno. Decidono sempre come vuole la Casa Bianca. E’ un rapporto ancillare, e se Olmert, il massacratore del Libano, ha dovuto spiegare parola per parola al suo valletto Prodi cosa doveva dire, costoro non hanno bisogno di ordini, sentono sempre la voce del padrone, anche quando non parla. Forse si tratta di telepatia, di un fenomeno paranormale, ma, più che ai medium, accade ai cortigiani e ai Quisling.
 
Persino la parte della recita che Bush si era riservata, quella di Ponzio Pilato, non gli è riuscita bene, non ha saputo lavarsene le mani con eleganza: ha fatto dichiarare che, mentre la forca operava, lui dormiva. E’ la vecchia storia: “Non c’ero, e se c’ero dormivo…”, ma tutti indistintamente hanno pensato a lui, come al mandante. Già quando era governatore s’era capito che tra lui e il boia c’era una “corrispondenza biunivoca”, una simbiosi, che costituivano un perfetto Pacs. C’è chi ama la musica classica, chi le ballerine, chi le partite di golf. Lui ama le esecuzioni.
 
Gli uomini politici non sempre passano alla storia col loro nome ufficiale: Luigi Napoleone fu “Napoleone il piccolo”, così lo ribattezzò Victor Hugo. In una famosa lettera, il veterano Joe Cortina chiamava George W.“mister Warmonger”, signor guerrafondaio, ed era l’appellativo più gentile. Nei paesi francofoni, viene naturale accostare Bush a Boucherie, che vuol dire macelleria e, in senso lato, carneficina; non soltanto rende il suono del suo cognome, ma anche la sua “missione storica”. Da qui, George Warmonger Boucherie.
 
Marx spiegò perché una nazione di trentasei milioni di persone come la Francia si fece soggiogare da un mediocre avventuriero come Luigi Bonaparte. Ci vorrebbe il suo genio per chiarire perché una nazione di trecento milioni di abitanti sopporta la guida dell’ultramediocre mister Warmonger. La sua stessa biografia - anzi agiografia, perché si crede un santo - lo condanna. Ma non c’è da stupirsi: la Russia, per un certo periodo, fu guidata di fatto da un altro ispirato dal cielo, Rasputin.
 
La sicurezza di George W. deriva dalla convinzione di parlare con Dio e di esserne il migliore interprete. In un notevole film degli anni ’60, “E l’uomo creò Satana”, che trattava di un processo contro un insegnante, reo di avere insegnato la dottrina di Darwin, l’accusa, impersonata da Fredrich March, facondo avvocato, stava per avere la meglio, ma la difesa (Spencer Tracy) riuscì a far ammettere all’accusatore che parlava con Dio, e allora nel pur religiosissimo pubblico si scatenò l’ilarità. In quel tempo, chi pretendeva di parlare col Padreterno suscitava il riso, oggi ottiene la presidenza, il che la dice lunga sul reale progresso culturale e morale degli ultimi decenni.
 
George, un tempo, era un alcolizzato. Quando eravamo studenti, sorridevamo nell’apprendere che Sartre preferiva il quietismo dell’ubriaco all’attivismo del conquistatore del mondo. Eppure era la voce della saggezza. E’ vero che Sartre pensava all’ubriaco dell’osteria (il vino è galantuomo, diceva Zola), mentre George si riempiva di whisky e birra, e veniva arrestato per guida in stato di ubriachezza o per detenzione abusiva di stupefacenti.(2) Tuttavia, se la guida incosciente di un’auto è pericolosa, lo è assai meno del potere sconsiderato sul più potente paese del mondo.
 
Nella vita ci sono sempre le cattive compagnie, e George, che forse avrebbe potuto essere al massimo capo degli ultrà di una squadra di baseball, fu “redento” da cattivi maestri, e convinto che aveva una missione da compiere. Da quel momento, il non troppo pericoloso ubriacone cominciò a trasformarsi nel minaccioso “conquistatore del mondo”.
 
Sul livello d’intelligenza di George, non hanno dubbi in America. Il Corriere della sera (29 agosto 2006) nell’articolo “Guarda chi si laurea a Yale, vieni da noi” mostra una pubblicità della Lakehead University, un piccolo ateneo canadese, che espone una foto di Bush col commento: “Laurearsi in una delle university della Ivy League (gli otto atenei del nord est, ndr) non vuol necessariamente dire che si è intelligenti”. “La faccia del presidente degli Stati Uniti, laureato nel 1968 all'Università di Yale, ha riscosso molti consensi tra gli studenti che in 7.000, un po' per curiosità e un po' per raccogliere informazioni sul piccolo ateneo canadese…, hanno cliccato sul link dedicatogli, esprimendo commenti positivi nel 95% dei casi.”
 
Un Istituto di psicologia, che ha calcolato il livello intellettuale di vari presidenti, ha assegnato a Bush 91 punti, cioè un’intelligenza inferiore alla media. Nel 2004, se si inseriva “Miserable failure” (miserabile fallimento) in Google, si otteneva la biografia del presidente Bush.(3)
 
George W. fece la guerra del Vietnam… in Texas, a Ellington, un sobborgo di Houston, a partire dal 28 Maggio del 1968, nel 147° “Fighter-Interceptor Group” della Guardia Nazionale Aerea del Texas. La guerra del Vietnam “combattuta” sotto casa, dall’imboscato George, futuro “comandante in capo” di marca hollywoodiana!
 
Non ci sogniamo neppure di riprendere le varie vicissitudini finanziarie di G.W., costellate da fallimenti e salvataggi perigliosi, guidati dai potenti amici del padre. Ricordiamo solo un tabù, la confidenza con la famiglia bin Laden. Il 20 ottobre, nel programma “Invasioni Barbariche”, Loredana Bertè, parlando dei tempi in cui era sposata col tennista Bjorn Borg spesso ospite della Casa Bianca, ha affermato di aver conosciuto sia i Bush, padre e figlio, sia i Bin Laden, padre e figlio, tutti alla Casa Bianca. Il suo racconto è stato bloccato dalla pubblicità, e, al rientro, si è parlato di altro. La parte incriminata è sparita dalla puntata on line sul sito di La 7.(4)
 
Abbiamo visto che Bush è molto bigotto, non solo fa sermoni ai suoi correligionari, ma anche ai musulmani. Tempo fa aveva detto:
 
“Saluto i Musulmani negli Stati Uniti e nel mondo durante la celebrazione della festa di Eid al-Adha. Il Corano insegna che la festività sacra di Eid al-Adha è un momento per i Musulmani di riunire la famiglia e gli amici nel ringraziamento dell'Onnipotente per le Sue molte benedizioni e per riflettere sul grande sacrificio e sulla devozione ad Abramo. Durante questa celebrazione di festa, la gente amante della pace in tutto il mondo, compresi milioni di Musulmani americani, onora l'esempio di Abramo condividendo l'amore e dimostrando compassione per i bisognosi…”(5)
 
Non sappiamo chi abbia scritto questo predicozzo, che Bush ha recitato. Oggi se ne è completamente dimenticato, perché, nell’intento di fare giustiziare Saddam prima che l’anno finisse – forse pensava di poterlo gettare via, come si fa con i piatti vecchi la notte di San Silvestro – non ha considerato che ricorreva proprio la festività di Abramo, e così ha offeso i musulmani che voleva lusingare.
 
Non possiamo fare qui un’analisi della politica di Saddam, che richiederebbe molte pagine. Diciamo solo che era un nazionalista, e dunque per noi comunisti un avversario politico, sarebbe ipocrita nasconderlo; ma riconosciamo che ha saputo morire con coraggio. E l’unico risultato reale che l’imboscato George ha ottenuto, con la sua sinistra decisione, è dimostrare ancora una volta la propria inferiorità, sul piano personale, rispetto al suo nemico.
 
Note:
 
1) Maria Teresa Carbone, “Harold e Bush”, Il manifesto 24 Dicembre 2005
2) Alberto B. Marcantoni,“Chi è realmente George Walker Bush”, Arab.it, giugno 2004
3) “No, non hanno bucato Google”. Punto informatico, 8 gennaio 2004.
4) Marco M “La Bertè su Bush-Bin Laden censurata a La7”, Pressante
5) Fabrizio Rossi, “Il cristianissimo Bush”, www.resistenze.org, 2/4/2003