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da Aggiornamenti della Difesa, 24 febbraio 2007
http://www.defense-update.com/newscast/0207/analysis/analysis-160207.htm
 
Una Guerra del Petrolio del Mediterraneo Orientale?
 
del colonnello David Eshel
 
- Virtualmente inosservata, l'inaugurazione dell’oleodotto Ceyhan-Tiblisi-Baku (BTC) che collega il Mar Caspio al Mediterraneo Orientale ha avuto luogo il 13 luglio 2006, proprio all’inizio della Seconda Guerra di Libano.
 
- L’oleodotto BTC aggira totalmente il territorio della Federazione Russa, transitando attraverso le ex repubbliche sovietiche di Azerbaijan e Georgia, entrambe diventate ‘protettorati’ degli Stati Uniti, integrate fermamente in un'alleanza militare con gli Stati Uniti e la Nato. Inoltre l’Azerbaijan e la Georgia hanno una cooperazione militare di vecchia data con Israele. Israele ha un’opzione sui campi di petrolio azeri dai quali importa il 20% del suo petrolio.
 
- Nell’aprile 2006, Israele e Turchia annunciarono piani per quattro condutture subacquee per il trasporto di acqua, elettricità, gas naturale e petrolio ad Israele, aggirando il territorio siriano e libanese.
 
- L’oleodotto BTC, dominato dalla British Petroleum e dagli interessi statunitensi, ha cambiato drammaticamente la geopolitica del Mediterraneo Orientale, che ora è collegato attraverso un corridoio energetico, al bacino strategico del Mar Caspio.
 
- L'ultimativo disegno strategico degli Stati Uniti è teso primariamente ad indebolire il ruolo della Russia nell’Asia Centrale e nel Mediterraneo Orientale, mentre isola l’Iran da questa importante fonte di energia.
 
- La Russia, ad ogni modo, è improbabile che stia a guardare questa nuova mossa strategica americana senza dare una risposta adeguata.
 
- Potrebbe emergere una situazione pericolosa, se le attività israeliane e russe nel Mediterraneo Orientale dovessero scontrarsi l'un l'altra su questioni di interessi altamamente strategici.
 
La visita in Turchia nella notte del Primo Ministro Ehud Olmert ha focalizzato l’attenzione sul dialogo strategico tra le due nazioni democratiche nel Mediterraneo Orientale. La Turchia è un paese potente, filo occidentale, non arabo, ma decisamente musulmano e gli israeliani hanno sperato per anni che le loro crescenti relazioni avrebbero alterato l'impressione che il mondo musulmano si opponesse allo stato ebraico. I turchi inizialmente si mostrarono più cauti, ma da circa una decennio hanno rivisto le loro politiche.
 
Essi pensavano che i vicini pericolosi e il punto caldo dell'instabilità restassero al di la dei loro confini e in particolare pensavano che l'influenza di Israele negli Stati Uniti potesse aiutare a contrastare le lobby greche ed armene a Washington.
 
Il Capo di Stato Maggiore dell'esercito turco Gen.Ergin Saygun andò in Israele a discutere i piani alla fine dello scorso anno; ed altri scambi del genere sono attesi dopo la visita di Olmert. Ma si prospettano molto più accidentati di una semplice occasione per scambiarsi una fotografia diplomatica tra la Turchia ed Israele.
 
Virtualmente inosservata, l'inaugurazione dell’oleodotto Ceyhan-Tiblisi-Baku (BTC) che collega il Mar Caspio al Mediterraneo Orientale avvenne il 13 luglio 2006, all’inizio della Seconda Guerra di Libano.
 
L’inaugurazione ufficiale ebbe luogo ad Istanbul, tenuta del Presidente della Turchia Ahmet Necdet Sezer nel Palazzo Çýraðan. Molti dignitari, tra cui il CEO della British Petroleum e del consorzio delle società occidentali dell’oleodotto BTC guidato da BP, lord Brown, alti funzionari di stato, vertici ministeriali per il petrolio e leader di società petrolifere occidentali, dalla Britannia, a Stati Uniti, Israele e Turchia, erano tutti presenti alla cerimonia.
 
L’oleodotto di 1.770 km. Baku Tbilisi Ceyhan (noto con l'acronimo BTC) è uno dei più lunghi del mondo e la sua costruzione è costata US$4 miliardi. Snoda il suo percorso dai terminali del petrolio e del gas di Sangachal alla capitale azera Baku, sul Mar Caspio, attraverso la confinante Georgia ed alcune delle regioni più montuose del Caucaso, per arrivare finalmente al porto turco di Ceyhan sul Mediterraneo.
 
La conduttura BTC aggira totalmente il territorio della Federazione Russa, transitando attraverso le ex repubbliche sovietiche di Azerbaijan e della Georgia, entrambe diventate ‘protettorati’ degli Stati Uniti e fermamente integrate in un'alleanza militare con gli Stati Uniti e la Nato. L’Azerbaijan e la Georgia, hanno inoltre una cooperazione militare di vecchia data con Israele. Israele ha un’opzione nei campi di petrolio azeri dai quali importa il 20% del suo petrolio.
 
Nell’aprile 2006, Israele e Turchia annunciarono progetti per quattro condutture subacquee, per trasportare acqua, elettricità, gas naturale e petrolio ad Israele, aggirando il territorio siriano e libanese. La conduttura idrica è mirata a portare acqua ad Israele, pompandola dalle risorse del sistema fluviale del Tigri e dell’Eufrate in Anatolia, ed è stata un obiettivo strategico di lungo corso di Israele a detrimento di Siria ed Iraq.
 
Nel suo contesto, la conduttura BTC dominata da British Petroleum e dagli interessi statunitensi, ha cambiato drammaticamente la geopolitica del Mediterraneo Orientale, che ora è collegato attraverso un corridoio energetico al bacino strategico del Mar Caspio. Ma qui c'è più di uno scenario.
 
Il dato geografico è che Ceyhan ed il porto di Ashkelon sul Mediterraneo distano solamente 400 km. Il petrolio può essere trasportato a quel porto con petroliere o attraverso una conduttura sottomarina appositamente costruita.
 
Da Ashkelon il petrolio può essere pompato attraverso la conduttura già esistente al porto di Eilat sul Mare Rosso, che era stato molto attivo in tempi migliori tra lo Scià dell’Iran ed Israele, negli anni sessanta. Da Eilat il petrolio può essere trasportato in India e nei paesi dell’estremo Oriente con petroliere, aggirando così il vulnerabile stretto di Hormuz.
 
Nel maggio scorso, il Jerusalem Post pubblicò in un articolo che la Turchia ed Israele stavano negoziando la costruzione di un progetto multimilionario (in dollari) per trasportare tramite condutture acqua, elettricità, gas naturale e petrolio ad Israele, da dove il petrolio poteva essere spedito verso l'Estremo Oriente.
 
Il Sindaco di Antalya, Menderes Turel, in una conferenza stampa ha menzionato questo. Il progetto che riceverebbe probabilmente sostegno economico straniero, è attualmente sottoposto ad uno studio di fattibilità patrocinato dalla Banca d'Investimento Europea, con sede in Lussemburgo.
 
Il fondamentale disegno strategico degli Stati Uniti è inteso soprattutto ad indebolire il ruolo della Russia nell’Asia Centrale e nel Mediterraneo Orientale, isolando l’Iran da questa importante fonte di energia.
 
L’Iran non è solo un notevole paese produttore di petrolio è anche un ingombrante ostacolo tra la regione del Caspio ed il Golfo Persico. Certamente gradirebbe veder fluire il petrolio del Caspio attraverso il suo territorio piuttosto che attraverso la Turchia. Inoltre, avendo pieno controllo sulle linee di navigazione del Golfo Persico, attraverso il suo controllo militare sullo strategico stretto di Hormuz, l’Iran potrebbe strangolare virtualmente, se volesse, tutte le forniture di petrolio internazionali, se la pressione politica sul suo programma nucleare si intensificasse.
 
La rivendicazione dell'Iran sul petrolio del Caspio data dal secolo scorso quando l'Impero russo e la Persia, più tardi Iran, firmarono accordi nel 1921 e nel 1940, riconoscendo il Mar Caspio come un lago di appartenenza condivisa tra loro. In seguito alla dissoluzione dell'Unione Sovietica, l’Iran volle che questo accordo continuasse nonostante le dichiarazioni d'indipendenza con la separazione degli stati del Kazakhstan, Azerbaijan e Turkmenistan.
 
Cinque anni fa, l'agenzia stampa iraniana ufficiale IRNA citò un'affermazione del Ministero del Petrolio iraniano che diceva di protestare per l’esplorazione di società straniere concessa al 20% del settore iraniano del Mar Caspio.
 
Il monito venne un giorno dopo che l’Iran richiamò l’incaricato d'affari dell’Azerbaijan a Teheran per protestare contro i piani dalla società petrolifera Socar, gestita dallo stato dell’Azerbaijan, di eseguire studi di esplorazione petrolifera con società straniere nei campi petroliferi di Alborz, "nel settore iraniano del Mar Caspio."
 
l’Iran minacciò anche un’azione militare qualora i suoi avvertimenti fossero rimasti inosservati e infatti, il 23 luglio 2001, in palese violazione della legge internazionale, una nave da guerra iraniana e due jet da combattimento costrinsero ad uscire fuori da quel settore una nave da ricerca che lavorava per la British Petroleum (BP)-Amoco nel campo di Araz-Alov-Sharg.
 
In effetti, l’oleodotto BTC è lontano dall’essere sicuro.
 
Rapporti di intelligence occidentali indicano che le Guardie Repubblicane dell’Iran (IRGC) stanno accuratamente moltiplicando il sostegno ad elementi sovversivi [sic] in Armenia, un paese che è ancora tecnicamente in lotta con l’Azerbaijan. È ben noto che nell'enclave armeno del Nagorno-Karabakh il conflitto tra armeni ed azeri è ancora in corso. I nazionalisti armeni potrebbero decidere di attaccare il BTC per danneggiare l’Azerbaijan, che trae la maggior parte del suo reddito dalla vendita di petrolio.
 
La rotta dell’oleodotto passa attraverso o vicino a sette diverse zone di guerra. Il suo percorso passa a sole 10 miglia dal Nagorno-Karabakh, l'area dell’Azerbaijan occupata dall'Armenia, dove un conflitto cruento ha ucciso almeno 25.000 persone.
 
Passa attraverso la Georgia, che rimane instabile, con movimenti separatisti in Abkhazia e Sud Ossezia, movimenti che il governo Georgiano ha tentato di reprimere violentemente durante gli anni ‘90.
 
Appena al di la del confine nella Russia, e ancora a sole 70 miglia dalla rotta dell’oleodotto BTC, continua lo spaventoso conflitto in Cecenia.
 
La regione ha visto anche un conflitto riferito al confine del Dagestan nel 1999, e la lotta tra le repubbliche russe del Nord Ossezia ed dell’Ingushezia nel 1992.
 
In Turchia, la rotta BTC passa attraverso il confine dell'area del conflitto tra lo stato turco ed il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), ora noto come Kongra-Gel. E la Russia, ad ogni modo, è improbabile che guardi a questa nuova mossa strategica americana senza un’adeguata risposta.
 
Fonti del Ministero della Difesa di Mosca hanno recentemente indicato che la base navale russa pianificata a Tartus renderà possibile alla Russia consolidare le sue posizioni nel Medio Oriente con il pretesto di garantire sicurezza della Siria. Mosca intende schierare un sistema di difesa aerea attorno alla base- per provvedere copertura aerea per la base stessa ed una parte cospicua di territorio siriano. Potrebbe condurre anche attività subacquee per sabotare le condutture sommerse, o almeno minacciare di farlo, se la sua richiesta non fosse accolta.
 
Una situazione pericolosa potrebbe emergere, se le attività israeliane e russe dovessero scontrarsi l'un l'altra su questioni di interessi altamente strategici nel Mediterraneo Orientale
 
Traduzione dall’inglese Bf per resistenze.org