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da: www.rebelion.org/noticia.php?id=49752
La Banca del Sud monopolizza l'attenzione alla riunione di FMI e Banca Mondiale
Roberto González Amador/David Broolks
La Jornada
16-04-2007
La proposta del Venezuela, appoggiata da Argentina, Ecuador e Bolivia, di creare una Banca del Sud che resista alle politiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale nella regione, continua a riscuotere consensi e si è trasformata in un tema di discussione di una riunione alla quale hanno partecipato ministri delle finanze e governatori delle banche centrali di 185 paesi.
Come capita da vari anni, il Messico è rimasto, per il momento, a margine di questo progetto d’integrazione subregionale, concepito dai suoi promotori come una barriera all'ingerenza degli Stati Uniti, paese che detta le regole del FMI come della Banca Mondiale. Il governo del presidente Felipe Calderón non si è pronunciato su quest’iniziativa.
“Questo tipo d’iniziativa, la creazione di una Banca del Sud, risponde alla necessità di generare una maggiore autonomia finanziaria nella regione”, commenta Felisa Miceli, ministro dell’Economia e Produzione dell'Argentina, durante la riunione di primavera di FMI e BM che si conclude questa domenica.
L'iniziativa per creare una Banca del Sud è stata messa sul tavolo dal governo del Venezuela il mese scorso in Guatemala, nell’ambito della riunione annuale della Banca Interamericana per lo Sviluppo (BID). La proposta arriva dai presidenti Hugo Chávez, del Venezuela, e Néstor Kirchner, dell'Argentina.
Caracas ha offerto un apporto iniziale di 1400 milioni di dollari, 20 percento dei 7000 milioni considerati necessari per costituire la riserva della nuova istituzione. Buenos Aires darebbe altri 350 milioni di dollari ed anche il Brasile si è impegnato a stanziarne una parte, benché fino ad ora non abbia specificato per quanto.
“La Banca del Sud è passata dai piani e dalla retorica a qualcosa di più concreto”, ha pubblicato la settimana scorsa The Economist. “L'iniziativa ha toccato un nervo sensibile nella regione, dove ci sono molti leader infastiditi dalle politiche e dalle condizioni imposte da FMI e BM, e darebbero il benvenuto ad una fonte alternativa di finanziamento.”
Tanto è sensibile che i principali capi del FMI hanno preferito per il momento parlare dell'iniziativa come se fosse poco più che un'idea campata in aria. “I promotori hanno l'obbligo di spiegarla all'opinione pubblica”, ha commentato Rodrigo Rato, capo direttore del FMI, interrogato sul processo di costituzione di una Banca del Sud.
“Non so che dire”, ha risposto Anoop Singh, responsabile per il dipartimento dell'America Latina del FMI, parlando dello stesso tema, aggiungendo che, dal suo punto di vista, la creazione di una Banca del Sud è “uno sforzo d’integrazione regionale; in Asia ed in Europa tali iniziative sono state utili. Siamo ansiosi di verificare di che cosa si tratta.”
Chissà con un po' di più curiosità lo saprebbe. Nello stesso salone dove Singh parlava, il ministro Miceli diceva un po' più tardi che l'iniziativa di creare una Banca del Sud risponde, nella visione dei suoi promotori, alla necessità di generare una maggiore autonomia finanziaria nella regione.
La proposta, precisava il ministro argentino, consiste nella creazione di un'entità che possa svolgere un ruolo di generatore d’autonomia finanziaria, ma anche d’appoggio allo sviluppo economico della regione, compensando le grandi asimmetrie che esistono tra i paesi.
“È importante che i paesi più grandi della regione possiamo assumere la sfida di collaborare allo sviluppo di quelli più poveri o di economie meno avanzate. È un'idea che va a completare un importante livello di finanziamento che già esiste nella regione e non è escluso che altre iniziative ne facciamo parte, come il BID o la Banca Centroamericana.”
La discussione sulla creazione della Banca del Sud prende corpo nel momento in cui alcuni paesi della regione stanno discutendo del sistema di ripartizione di potere all’interno del FMI e nella Banca Mondiale. Dopo che Argentina e Brasile hanno pagato i loro debiti al Fondo - il Messico non ha prestiti da quell'organismo - ed altre nazioni latinoamericane incominciano a smarcarsi dalle politiche fondomonetariste - si è cominciato a parlare di una perdita di centralità dell'istituzione nella regione.
In un comunicato, il Gruppo dei 24 (G-24) che raggruppa nazioni in via di sviluppo come Cina, India, Brasile, Argentina, Venezuela e Messico, stabilì la necessità di una “significativa riforma” del FMI e della Banca Mondiale per discutere “la mancanza di democrazia” in queste istituzioni, sostenendo che per rinforzare la legittimità di entrambe le istituzioni “il potere di voto dei paesi in via di sviluppo deve essere incrementato.”
Gli Stati Uniti hanno il 17.14 percento del potere di voto nel FMI. Nove paesi: Stati Uniti, Regno Unito, Russia, Olanda, Giappone, Germania, Francia, Canada ed Italia, detengono il 50.76 percento del totale dei voti.
“I paesi dell'America Latina potrebbero abbandonare definitivamente il FMI”, ha commentato Eric Toussaint, che presiede il Comitato per l'Annullamento del Debito del Terzo Mondo (CADTM), organizzazione con sede in Belgio.
In un commento sul tema, Toussaint considera che ai paesi della regione latinoamericana serve poco essere parte integrante del FMI. “I voti dei paesi sottosviluppati non incidono sulle decisioni della Banca Mondiale e del FMI perché questi due organismi sono completamente controllati da Stati Uniti, Giappone e Unione Europea. Potrebbero quindi uscire da questi organismi ed avere una banca multilaterale, comune e completamente controllata dai paesi dell'America Latina e dei Caraibi.”
Traduzione dallo spagnolo a cura del CCDP