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da Rebelion
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=52127
 
La rivoluzione verde africana miete dissensi
 
Rapporto sul piano agricolo di Gates - Rockfeller
Joseba Vivanco
13/062007
 
In Africa la prima Rivoluzione Agricola è fallita. Ora fondazioni come Gates e Rockefeller annunciano una seconda “Rivoluzione Verde” africana, ma un rapporto della ETC rivela che dietro questo piano ci sono gli stessi autori del piano che è fallito negli anni sessanta.
 
Nel 2004 Kofi Annan, allora segretario generale dell’ONU, aveva commissionato uno studio finalizzato al miglioramento dell’agricoltura nel continente nero. L’Academy Council assunse l’incarico di elaborare tale studio in collaborazione con esperti africani; la sua conclusione individuava il fallimento della Rivoluzione Verde degli anni sessanta nel fatto che le nuove tecnologie si erano concentrate su mais, riso e grano, pari al 20% della produzione africana.
 
La proposta attuale, allora, diventava quella di migliorare i sistemi agricoli autoctoni permettendo ai produttori locali di assumere l’iniziativa. L’anno scorso, proprio Kofi Annan aveva benedetto solennemente l’annuncio mondiale delle fondazioni Gates e Rockfeller che dicevano di voler promuovere una nuova Rivoluzione Agricola africana (la cosiddetta “Rivoluzione Verde”).
 
Nel 2007 quell’iniziativa si è guadagnata il rifiuto del Social Forum Mundiale svoltosi a Nairobi e del Forum sulla Sovranità Alimentare che si è tenuto nel Mali.
 
Nel 2002 era stato il Canada, anfitrione di quella conferenza, che aveva voluto nell’agenda del G-8 la necessità di spingere verso forti investimenti per l’agricoltura africana.
 
La settimana scorsa qualcuno sperava che il G-8 in Germania desse una spinta in questa direzione, visto che nel settembre del 2006 la Bill e Melinda Gates Foundation si era unita alla Rockefeller Foundation per annunciare - con un’enorme eco mediatica - un investimento iniziale di 150 milioni di dollari per migliorare, nei primi cinque anni, le sementi e la loro distribuzione in Africa.
 
Si andava prefigurando una nuova “Rivoluzione Verde”.
 
Il Gruppo di Azione su Erosione, Tecnologia e Concentrazione (ETC), un’organizzazione internazionale civile con sede ad Ottawa (Canada) ha appena pubblicato una relazione intitolata: “Rivoluzione Verde; 2 a 0 per l’Africa?”.
 
Il lavoro svela gli interessi occulti di quest’ambiziosa operazione, che risulta essere guidata dagli stessi che nello stesso continente hanno già fallito decenni fa.
 
L’iniziativa Gates - Rockfeller porta il pomposo nome di “Rivoluzione Verde per l’Africa (AGRA), un’etichetta cui hanno aderito altre imprese potenti e danarose come Google o la Fondazione Syngenta, quest’ultima appartiene alla terza - per ordine di grandezza nel mondo - delle maggiori aziende di commercializzazione di semi transgenici, e la seconda in materia di prodotti agrochimici. Inoltre, si dà il caso che due ex dipendenti della multinazionale di biotecnologia Monsanto, siano stati reclutati come operatori dell’AGRA:
 
Secondo la denuncia del gruppo ETC, siamo di fronte ad un’iniziativa dalle finalità molto dubbie.
 
Il Canada, mentore dell’iniziativa, ha creato in un giorno un’azienda denominata Bioscienze per l’Africa Orientale e Centrale (BECA), dotandola di 30 milioni di dollari. La sede è in costruzione all’interno del Campus dell’Istituto Internazionale di Ricerca Agropastorale (ILRI), a Nairobi, più precisamente uno dei 15 istituti internazionali di ricerca agricola del Gruppo Consultivo di Ricerca Agricola Internazionale… che non sono altro che gli artefici della prima”Rivoluzione Verde”.
 
Un gruppo nato 35 anni fa, fondato dalle fondazioni Ford e Rockfeller, i promotori originali di quella “Rivoluzione”. Negli ultimi anni il CGIAR ha superato tempi difficili, con problemi di finanziamenti, poi scaturiti nella ricerca di compagnie private come Syngenta.
 
Il laboratorio costruito a Nairobi dalla canadese BECA è proprio a fianco della serra aperta nel 2004 dalla Syngenta per coltivare un mais transgenico, curiosamente come parte di un progetto più ampio che cerca nuove varietà di mais, e finanziato, tra gli atri, da CGIAR.
 
In questo modo, i 30 milioni di dollari canadesi e i 12 milioni di dollari investiti nella serra da Syngenta si sommano ai 26 milioni forniti dalla Fondazione Gates e Rockfeller per le nuove strutture da farsi sempre a Nairobi. Google e Acumen Fund, inoltre, stanno appoggiando iniziative in Kenia ed altri paesi che potrebbero aggiungersi al grande progetto agricolo per il continente.
 
Inondare l’Africa di semi OGM
 
Il gruppo ETC si chiede se “si tratta di un piano sofisticato per inondare l’Africa con semi transgenici”. Secondo l’associazione “tanto Gates che Rockfeller adorano l’alta tecnologia ed entrambi hanno già finanziato ricerche sul transgenico nel Sud del mondo”, sperimentando in modo dimostrativo su sorgo, yuca e banani transgenici.
 
AGRA, il nome dato a questa “Rivoluzione Verde”, ha assicurato che nei prossimi cinque anni non introdurrà semi geneticamente modificati in Africa. Ma ETC non si fida e “invita gli africani ad essere cauti”.
 
Vi sono buone ragioni di avere dubbi, anche al di là di quelli cui alludono, di per sé, le fondazioni e le entità che stanno dietro questo progetto verde.
 
Una relazione del Consiglio Nazionale di Ricerca degli Stati Uniti, organismo consultivo di Washington, nel novembre dello scorso anno ha concluso che la scienza globale si preoccupa ben poco della strategia per migliorare le coltivazioni autotctone in Africa, ciò a favore di colture in altre zone del mondo. La relazione suggeriva che proprio le specie locali “potrebbero aiutare a risolvere le crisi alimentare in Africa e migliorare le deboli comunità rurali”. Ma al contrario, si sviluppano nuove varietà di riso esclusive per gli agricoltori africani, seguendo il modello asiatico, il tutto con il beneplacito dell’ONU:
 
L’archimede della “Rivoluzione Verde” degli anni sessanta e settante, l’ormai novantenne Norman Borlaug, ha dichiarato che “la biotecnologia salverà il mondo” ed ha accusato “quei settari che vogliono impedire agli agricoltori africani l’accesso a sementi migliorate, fertilizzanti e prodotti chimici”.
 
Alla fine del febbraio scorso, alla conferenza di Via Contadina - la maggiore organizzazione agraria mondiale - circa seicento agricoltori rappresentanti di numerose associazioni agricole e organizzazioni della società civile, si sono trovati nel Mali per parlare di sovranità alimentare e concludere col pieno rifiuto di questa specie di nuova “Rivoluzione Verde”; perché “è una seria minaccia per i contadini, per le sementi e le forme di vita dei popoli del continente”.
 
Temono, afferma lo ETC, che “possa convertirsi in una rivoluzione per le industrie agricole”.
 
“La strategia di Gates e Rockfeller servirà solo a spogliare del tutto i contadini africani. La loro ricetta è obsoleta.” Questa è la denuncia dell’attivista indiana Vandana Shiva al Social Forum Mondiale in gennaio. “Fare una Rivoluzione Verde in Africa non aiuterà i contadini, ma solo le imprese produttrici di pesticidi e le industrie multinazionali di sementi.
 
“Ho dovuto vendere la mia vacca per pagare i prodotti chimici”, ha ben riassunto, in merito, un contadino etiope.
 
Fondazioni filantropiche si incaricano degli investimenti in Africa
 
La disinvoltura di governi ed organizzazioni come l’ONU, stanno lasciando gli “aiuti” al continente africano nelle mani de magnati.
 
La stessa settimana in cui Gates - Rockfeller hanno annunciato la loro “Rivoluzione Verde”, la fondazione del multimilionario Gorge Soros ha promesso 50 milioni di dollari al progetto “Periferie del millennio” per aiutare le periferie rurali africane; e mesi prima la fondazione Bill Clinton aveva promesso aiuti agricoli al Ruanda con fertilizzanti e sistemi d’irrigazione. Ancora prima, la fondazione Carter si è associata ad un magnate giapponese per lanciare il piano Sasakawa 2000, per portare semi e fertilizzanti all’Africa…
 
Tradotto dallo spagnolo per www.resistenze.org da FR