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da: New Worker Online
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Conferenza WFTU – La povertà è sempre più donna
 
21/09/2007
 
Dal nostro corrispondente
 
Salari bassi, discriminazione, orari gravosi, oneri familiari, molestie, violenze, assenza di opportunità: sono questi i maggiori problemi con cui le donne lavoratrici si devono scontrare in tutto il mondo. Le novantacinque delegate dei sindacati e dei partiti politici progressisti di 62 paesi intervenute alla due giorni di Bruxelles organizzata la settimana scorsa dalla Federazione mondiale dei Sindacati (WFTU), ritraggono un quadro molto simile della situazione nei rispettivi paesi.
 
Storia vecchia ma sempre attuale: molti paesi hanno legislazioni per le pari opportunità e contro la violenza sulle donne, ma è raro che queste leggi vengano applicate.
 
La diffusione delle politiche economiche liberiste, ossia l'imperialismo globale ben definito dal WFTU ha un effetto devastante sulla qualità della vita della classe operaia: i salari, le condizioni lavorative in tutto il mondo e in particolare delle donne lavoratrici ne subiscono l'onda d'urto.
 
Queste stesse politiche economiche hanno accresciuto la mercificazione del corpo femminile, portando ad un allarmante aumento della prostituzione e della tratta delle donne.
 
Le donne che vivono nell'ex Unione Sovietica e nell'Europa dell'Est che una volta godevano di alti standard di tutela e uguaglianza ora devono affrontare le condizioni peggiori.
 
Le donne che vivono in Cina, nel Vietnam, a Cuba e in Venezuela testimoniano un progresso delle loro condizioni, sebbene le delegate di questi paesi spieghino come vi sia ancora da fare. Maria Fabregas del sindacato edile cubano ha relazionato che la condizione femminile a Cuba migliora: sono state abbattute barriere all'uguaglianza e nuovi finanziamenti statali sono stati destinati allo scopo.
 
Wang Xuemei della Confederazione sindacale unitaria cinese che conta 170 milioni di iscritti, di cui 61 milioni (36,4%) donne, ha spiegato che il sistema legislativo in Cina tutela i diritti del lavoro delle donne. Il movimento dalle campagne alla città ha comportato una significativa diversificazione del lavoro femminile. Ma in alcuni settori il livello di sindacalizzazione è basso e le donne non iscritte sono maggiormente esposte allo sfruttamento e alla discriminazione.
 
Amarjeet Kaur della Confederazione unitaria indiana (TUC) ha esposto problemi molto seri, esacerbati dalla globalizzazione imperialista, che costringono molte donne in condizioni di schiavitù. Ha parlato di residui di feudalesimo, sebbene in alcune aree stiano emergendo tracce di socialismo. Ha sottolineato: "La globalizzazione economica neo-liberista, le privatizzazioni e la deregulation hanno distrutto i mercati nazionali e ridotto l'occupazione nelle industrie".
 
"Disoccupazione, sotto-occupazione, precarietà del lavoro, vendita delle imprese statali, fusioni e acquisizioni di industrie, sfruttamento di manodopera a basso costo, dequalificazione del lavoro, mancato riconoscimento dei diritti legislativi conquistati a fatica quali la previdenza sociale, la mutua e così via, costituiscono i più feroci assalti contro i lavoratori. "Mentre il fenomeno della globalizzazione è nocivo all'intera umanità, il sistema capitalista, che per sua natura crea assoggettamento e schiavitù, è intrinsecamente contro le donne: dal che deriva una «femminilizzazione della povertà»".
 
Amarjeet Kaur ha proseguito illustrando la crescita dei suicidi nelle campagne in India, anche tra le donne contadine. Ma nessuna statistica documenta la situazione femminile. Quelle che restano sole non ricevono alcun sussidio. Molte sono costrette alla prostituzione già dai 14 anni e diventano merci degli uomini.
 
Ha parlato poi delle usuranti condizioni di lavoro per esempio nei call center delle banche straniere dove molte donne indiane trovano impiego, e che ora peraltro fanno i conti con gli ingenti tagli al personale per l'attuale crisi.
 
Una delegata proveniente dal Bengala dell'ovest ha raccontato delle lotte che si stavano svolgendo nelle strade proprio durante la conferenza, per una vertenza delle donne nell'industria tessile. La polizia stava intervenendo con forza per reprimere i cortei e le manifestazioni, in quanto vi avevano aderito in solidarietà anche sindacalisti uomini.
 
Nemat Hassan della Confederazione Internazionale dei sindacati arabi ha spiegato ai convenuti alla conferenza come le donne lavoratrici arabe godano di scarsi diritti costituzionali: il loro ruolo è relegato alle mura domestiche, e non hanno diritti civili e personali. Ha aggiunto che la società araba è generalmente dominata dagli uomini e che molte donne mancano di consapevolezza politica. Coloro che si schierano in favore dei diritti femminili si pongono in aperto conflitto religioso.
 
Anastancia Ndhlovua della Federazione mondiale della gioventù democratica, ha narrato di come pur essendo diversi i retroterra culturali e i problemi specifici delle delegate, i temi siano comuni.
 
Ha anche parlato degli effetti della globalizzazione imperialista: dalla disoccupazione, alla precarietà del lavoro fino alla prostituzione a cui sono obbligate le giovani donne. "La prostituzione non è un lavoro" ha sostenuto "è schiavitù".
 
Noluthando Sibiya della Confederazione dei sindacati sudafricana ha esposto alla conferenza come la speranza di vita media delle donne sia precipitata da 57 a 47 anni, soprattutto a causa della pandemia da HIV-Aids.
 
Ha dichiarato che l'abbattimento della segregazione razziale è stato un enorme passo in avanti ma ora è indispensabile il rovesciamento del capitalismo. Le politiche economiche neoliberiste hanno amplificato ogni sorta di malessere sociale. Ha poi aggiunto che nel movimento sindacale sudafricano vi sono molte donne a livello di base ma troppo poche nella direzione.
 
Natalia Lisitsyna dalla Russia (Zaschita Truda) ha raccontato dello scandaloso crollo delle condizioni lavorative per le donne in Russia. La povertà di massa, ha detto, è divenuto un fenomeno stabile tanto da aver alterato la mentalità della gente. Le donne adesso devono scegliere: o lavorare o procreare, non possono più fare entrambe le cose. Le lavoratrici ora non hanno più né giorni di riposo né pause pranzo o bagno. Ci si aspetta da loro la dedizione di otto ore piene. Natalia ha infine rilevato come la popolazione in Russia sia decresciuta di circa 30 milioni rispetto l'inizio degli anni Novanta.
 
Nanuli Kvavadze ha descritto un quadro simile per la Georgia. Il processo di privatizzazione e la terapia del Fondo Monetario Internazionale hanno annientato tutti i settori economici: "La società è distrutta; accedere al sistema scolastico ha costi spaventosi; … tutto è così diverso dal sistema sovietico."
 
Daphne Liddle, dal Comitato Centrale del Nuovo Partito comunista britannico ha parlato degli effetti devastanti degli orari prolungati sulla qualità della vita, sulla salute e lo stato di abbandono in cui si costringono i figli e su come ciò determini una scarsa partecipazione sindacale.
 
Accomunavano tutte le delegate un'elevata coscienza politica e una profonda comprensione della lotta di classe. Tutte erano consapevoli di come lo stato di inferiorità delle donne dipenda dalla divisione della società in classi e non già da alcuna intrinseca qualità maschile o femminile.
 
E' comprovato che dove sindacalisti e sindacaliste operano solidariamente, le condizioni migliorarono per entrambi i sessi.
 
Ncumisa Kondlo del Partito comunista sudafricano ha invitato a cambiare la prospettiva dei dibattiti a venire. Non basta individuare i problemi delle donne in lotta, ha detto: "I problemi sono gli stessi ovunque". Occorre invece scambiare le esperienze nel contrastare questi problemi, cosicché ogni delegato possa lasciare la conferenza arricchito di un bagaglio di strategie e tattiche da adottare nel proprio contesto.
 
Ncumisa del PC sudafricano, fa parte del Parlamento in Sud Africa. Ci ha raccontato che la sua iniziazione politica risale allo sciopero studentesco di Soweto contro l'apartheid negli anni Settanta, quando era ancora adolescente.
 
Alla conferenza hanno partecipato delegati provenienti da Afghanistan, Paesi Baschi, Belgio, Brasile, Bulgaria, Camerun, Colombia, Congo, Cuba, Cipro, Repubblica Domenicana, Ecuador, Francia, Gabon, Grecia, Guinea, Ungheria, Germania, Iran, Irlanda, Liberia, Malawi, Mauritius, Nigeria, Pakistan, Panama, Perù, Filippine, Polonia, Serbia, Portogallo, Spagna, Sudan, Svezia, Tunisia, Venezuela e Vietnam.
 
Sono giunte giustificazioni della mancata presenza e messaggi di solidarietà da parte di molte altre organizzazioni che non hanno potuto partecipare: il WFTU offriva la sistemazione ma le tariffe aeree hanno per alcune realtà costi proibitivi.
 
Il segretario generale del WFTU, George Mavrikos, ha lasciato la campagna elettorale in cui era impegnato in Grecia per portare il saluto iniziale alla conferenza. Ha parlato della nuova vitalità del WFTU dopo il 15° congresso e ha ricordato le iniziative più recenti.
 
Nel maggio 2006 il WFTU aveva organizzato una conferenza sul "Fenomeno sociale della migrazione economica nel 21 secolo" tenuto a Bruxelles a cui avevano aderito dozzine di organizzazioni sindacali e del mondo accademico.
 
Era stato anche promotore di una conferenza sindacale europea su "La verità sul Darfur" con rappresentanti da 24 paesi europei.
 
Un'altra conferenza di solidarietà con il popolo libanese si era tenuta ad Atene nel settembre 2006, chiusa con la condanna della politica imperialista di Israele e degli Stati Uniti (http://www.resistenze.org/sito/te/po/ln/poln6i18-000505.htm)
 
Nell'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) il WFTU è sceso in difesa di Cuba e del Venezuela contro attacchi calunniosi. Inoltre il WFTU ha preso parte - insieme all'AFCTU, al OATUU e l'ICATU – all'organizzazione del Forum Internazionale dei Sindacati di Pechino.
 
Il WFTU collabora anche con le Nazioni Unite a New York, l'Unesco a Parigi e la FAO a Roma.
                                                                                                                                                                               
Nel suo saluto George Mavrikos ha detto: "Per noi del WFTU, del movimento sindacale orientato alla lotta di classe, il ruolo della lavoratrice è cruciale. Il suo ruolo nel processo produttivo e nei sindacati apporta forza supplementare alla lotta, ora e in futuro. La posizione del movimento è sempre stata ferma in proposito: uguali diritti e uguaglianza sul lavoro ed in ogni aspetto della vita".
 
"Si lotta per fermare la schiavitù e la tratta delle donne, per il loro diritto al voto, per il diritto a partecipare nei sindacati, nei partiti politici, al governo, nelle istituzioni e in tutte le attività sociali e culturali. [] Molti di questi diritti sono stati realizzati nei paesi socialisti, dove la donna lavoratrice ha raggiunto lo status che le spetta. [] Sfortunatamente, dopo gli sviluppi contro-rivoluzionari degli anni 1990-91, il rapporto internazionale di forza è cambiato a discapito delle forze progressiste. Gli Stati Uniti ed i suoi alleati hanno rafforzato un nuovo ordine mondiale imperialista: così molti diritti e conquiste delle donne sono stati spazzati via."
 
Mavrikos ha infine affermato che le conclusioni della conferenza saranno discusse in tutti i sindacati aderenti al WFTU e che verranno costituite segreterie per pianificare e coordinare la lotta. Le conclusioni saranno fatte pervenire alle organizzazioni internazionali e ai governi e conferenze delle lavoratrici si terranno in ogni continente il prossimo anno. Gli atti della conferenza verranno raccolti in un libro. Il Compagno Mavrikos ha invitato ogni sindacato a curarne la traduzione nella lingua dei rispettivi paesi.
 
La conferenza ha approvato una dichiarazione finale soggetta ad emendamenti (per lo più aggiuntivi) che descrive la condizione delle donne lavoratrici e indica le misure essenziali per migliorare le cose.
 

Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org  a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare