www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 17-11-07 - n. 203

Il re di Spagna perde le staffe di fronte alle precise accuse di Chavez ad Aznar
 
Il video e un commento di Higinio Polo
 
Nel corso del vertice ispano-americano di Santiago del Cile, di fronte alle precise accuse di comportamenti “fascisti” rivolte da Chavez all’ex premier spagnolo Aznar, che si è fatto promotore di numerose iniziative tese a destabilizzare dall’esterno le esperienze socialiste e antimperialiste latinoamericane come quelle venezuelana e cubana, il re di Spagna Juan Carlos di Borbone ha perso letteralmente le staffe, cercando di interrompere il presidente venezuelano e, in seguito, ha abbandonato la sala della riunione. Il video in http://www.aporrea.org/venezuelaexterior/n104520.html
 
Su quanto è accaduto a Santiago del Cile e sul ruolo del monarca spagnolo, ci è stato inoltrato un interessante contributo di Higinio Polo, apparso in “Rebelion.org”, che volentieri abbiamo tradotto.
 
Da Rebelion
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=58880 
 
L’irrimediabile decadenza della monarchia spagnola
 
Higinio Polo*
 
Di fronte agli incidenti del XVII vertice ispano-americano, la compiacente stampa spagnola si è affrettata ad attribuire la responsabilità dello scontro tra i rappresentanti di Spagna e Venezuela alle parole del presidente venezuelano, sorvolando sul rovinoso e grossolano ruolo di Juan Carlos di Borbone. Tutti i giornalisti di corte spagnoli hanno serrato le fila per difendere il monarca, mentre gli editorialisti di El Pais sono arrivati a sostenere che Juan Carlos di Borbone “è rimasto nel suo ruolo”, smentendosi immediatamente dopo quando hanno manifestato la loro preoccupazione per i continui incidenti che il monarca provoca, ed esprimendo il desiderio che “la figura del re non rimanga ancora per tanto tempo in primo piano”.
 
Ma nonostante l’insistenza della stampa cortigiana, l’elemento di maggior rilievo del vertice ispano-americano non è rappresentato dalle accuse del presidente Chavez all’ex presidente spagnolo José Maria Aznar. Ciò che dovrebbe indurre i cittadini a riflettere sono le dure accuse che hanno avanzato i rappresentanti di vari paesi alle imprese spagnole e a determinati comportamenti della diplomazia iberica. Perché, ad esempio, è dimostrato che l’ambasciata spagnola a Caracas ricevette, nel 2002, istruzioni precise dal presidente Aznar affinché fosse appoggiato il colpo di Stato in Venezuela, in connivenza con Washington. Ciò che dovrebbe preoccupare la Spagna sono le parole di Daniel Ortega, che ha accusato la diplomazia spagnola di avere interferito nei processi elettorali del Nicaragua, e di avere collaborato con la destra del paese per evitare la vittoria elettorale del Fronte Sandinista. Allo stesso modo dovrebbero rappresentare motivo di grande preoccupazione le denunce avanzate contro Union Fenosa, accusata di utilizzare metodi banditeschi in America Latina. E dovrebbe preoccupare che il presidente Néstor Kirchner abbia criticato con estrema durezza l’irresponsabile comportamento delle imprese spagnole in Argentina. Perché l’elemento più rilevante dello scontro di Santiago del Cile risiede nel fatto che mette in evidenza il progressivo distacco di una parte importante dell’America Latina dalla Spagna, a causa dell’avidità e della rapacità delle imprese spagnole. Ma su tutte queste cose, la stampa spagnola fino ad ora ha preferito glissare.
 
L’affrettata rielaborazione, compiuta in Spagna da varie catene televisive, che hanno arbitrariamente assemblato alcuni interventi di Chavez con l’intenzione di presentarlo come un dirigente attaccabrighe, contrasta con l’estrema amabilità con cui sono stati trattati altri presidenti, a cominciare da Bush per finire con José Maria Aznar. Questa stampa spagnola, che si straccia le vesti di fronte alla qualifica di “fascista” attribuita da Chavez ad Aznar, non ha risposto allo stesso modo quando Aznar aveva insultato Chavez, come ha ricordato al vertice cileno il vice-presidente cubano Carlos Lage. Aznar aveva definito Chavez “nuovo dittatore”, aveva parlato di una presunta “svolta verso il nazismo”, aveva denunciato “l’enorme pericolo per l’America Latina” rappresentato dal Venezuela, aveva accusato il presidente venezuelano di essere un difensore dell’ “abuso, della tirannia e dell’impoverimento”, tra le molte altre espressioni simili. Aznar, inoltre, ha appoggiato un colpo di Stato per abbattere Chavez e instaurare una dittatura militare. In presenza di tutto ciò, come dovrebbe essere qualificato Aznar dal presidente venezuelano?
 
Questa era la realtà a Santiago del Cile e, di fronte ad essa, Juan Carlos di Borbone poteva pretendere di ridurre al silenzio Chavez? Perché il re si è sentito offeso dalle critiche di Chavez ad Aznar? Come crede si debba qualificare un presidente che ha appoggiato un colpo militare per distruggere le istituzioni democratiche venezuelane? Perché ha considerato come un attacco la descrizione del vergognoso comportamento delle multinazionali spagnole in America Latina, denunciato non solo da Chavez, ma anche da Correa, il presidente dell’Ecuador, dal nicaraguese Ortega e dal boliviano Morales, e persino da un presidente così moderato come l’argentino Kirchner?
 
Perché l’elemento più rilevante nella scena di Santiago del Cile non è stato il linguaggio più o meno diplomatico dei partecipanti alla riunione, il fatto più significativo non è rappresentato dalla passione e dalle espressioni utilizzate, sebbene siano riecheggiate in un consesso caratterizzato frequentemente da fiumi di parole piene di vuota retorica, da congratulazioni, baciamano e adulazioni a cui è così affezionato Juan Carlos di Borbone, abituato al fatto che in Spagna tutti gli rendano omaggio. L’elemento di rilievo è rappresentato dalla distanza, che si sta allargando, tra un’America Latina che, in nome della giustizia, vuole uscire dalla povertà, e alcune imprese che, alla stessa stregua del monarca, si comportano con maniere da attaccabrighe da osteria.
 
Chi crede di essere Juan Carlos di Borbone per agire in questo modo? Crede di avere autorità su presidenti e popoli dell’America Latina? Forse crede alla propria leggenda, inventata dai servizi dell’inqualificabile Casa Real, che insiste sul tasto del grande prestigio di Juan Carlos di Borbone? Tanto per cominciare, il monarca spagnolo era l’unico capo di Stato presente al vertice cileno a non essere stato eletto dal popolo. Lo stesso Rodriguez Zapatero, che insisteva nella difesa di Aznar con la scusa che costui a suo tempo era stato eletto dal suo popolo, era in imbarazzo, avendo al suo fianco Juan Carlos di Borbone, di cui non poteva ricordare la stessa cosa.
 
Il gesto iroso di Juan Carlos di Borbone, che ha tentato di far tacere il presidente venezuelano, e di usurpare le funzioni di chi presiedeva la seduta, andando sopra le righe e allontanandosi in seguito dalla sala con evidente mancanza di educazione e di riguardo diplomatico, nel preciso momento in cui veniva criticato il comportamento delle multinazionali spagnole, dimostra la vera natura di un monarca che non a caso fa parte di questi circoli imprenditoriali che gli hanno finanziato capricci vergognosi. Abituato ad essere applaudito per la sua vanità, per le battute volgari, per i commenti insulsi, questo “eccellente professionista”, come lo definiscono i suoi adulatori, si è rivelato un individuo privo di buone maniere, che si offende quando qualcuno denuncia le pratiche corrotte delle imprese spagnole in America.
 
L’incompetenza e la grossolanità dimostrate da Juan Carlos di Borbone, il cui volto dopo l’incidente tradiva irritazione e mancanza di pudore, è l’ennesima dimostrazione che la Spagna non può tollerare per altro tempo un simile capo di Stato, che gli spagnoli meritano di avere una repubblica come le altre, che si abbandoni la pesante eredità del franchismo, imposta ai cittadini trent’anni fa. Perché questo suo comportamento non è una novità. Non si ricorda forse il gesto del monarca che alzava il dito in uno sgradevole gesto di scherno verso la protesta dei cittadini del Paese Basco? Non si ricordano le sue grossolanità precedenti la parata di ottobre? Costui è il monarca spagnolo, compiacente verso la grande impresa, coinvolto in torbidi affari che gli assicurano rendite milionarie, noncurante dei problemi degli spagnoli, un uomo che dedica quasi tutto il suo tempo ai suoi passatempi privati, impassibile di fronte alla corruzione che incancrenisce la Spagna. Juan Carlos di Borbone, tanto compiacente con Bush o con i re di Arabia e Marocco, è incapace di dire al presidente nordamericano la pur minima parola contraria all’infame aggressione all’Iraq, che ha causato centinaia di migliaia di morti, ma esce dal suo ruolo di fronte ad una fondata accusa contro il presidente spagnolo.
 
La deplorevole e patetica sceneggiata del monarca, che perde le staffe, è una prova ulteriore che la Spagna non deve continuare a sopportare una monarchia antidemocratica e inutile, sebbene i cittadini spagnoli non debbano essere loro a vergognarsi, dal momento che Juan Carlos non li rappresenta. Coloro che hanno fatto dell’adulazione al monarca spagnolo un apostolato e un affare, pontificando sul “benefico ruolo” di Juan Carlos come rappresentante della Spagna, hanno ora avuto la prova che il monarca non serve ad altro che a scambiare battute irrilevanti nelle riunioni e a mantenere la propria famiglia a spese del bilancio pubblico, e che, per di più, si comporta come uno sguaiato frequentatore di taverne. I tempi stanno cambiando, perché, sebbene se ne lamenti l’editorialista di El Pais, nel momento in cui cominciano a sgretolarsi tutti i muri costruiti per sostenere la grande menzogna di una monarchia imposta, stiamo assistendo anche all’irrimediabile decadenza di Juan Carlos di Borbone e all’annuncio della III Repubblica spagnola.
 
*Higinio Polo è laureato in Geografia e Storia e Dottore di Storia Contemporanea dell’Università di Barcellona. Ha pubblicato numerosi lavori e saggi su questioni politiche e culturali, e collabora con la rivista El Viejo Topo, il periodico Mundo Obrero e Rebelion.
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare