Prepotenze imperiali
Emir Sader*
Carta Mayor/Sin Permiso
*Emir Sader è membro del Consiglio di Redazione di SINPERMISO
Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno demolito ciò che restava della legalità internazionale invadendo l’Iraq, con pretesti che si sono rivelati falsi, che hanno dato ragione al parere negativo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in merito all’autorizzazione di tale invasione. Purtroppo, simile brutalità contro il diritto internazionale è stata lasciata passare senza ricevere una reprimenda. Neppure una condanna, almeno verbale, che avesse carattere morale. La guerra ha abolito la diplomazia e l’ONU è scomparsa sotto il fuoco dei bombardieri.
Rafforzati dall’impunità, gli Stati Uniti fomentano ora un attacco all’Iran, invece che un tentativo di invasione, dal momento che non sono nelle condizioni di poter sopportare una terza guerra. Israele ha fatto le prove con un attacco alla Siria, per sondare la “comunità internazionale”. Non è successo nulla e potrebbe allora essere imminente un’azione di commando, teleguidata dagli Stati Uniti attraverso Israele, contro le installazioni nucleari iraniane. Il presidente degli Stati Uniti parla apertamente di un attacco, in base alla teoria “degli amici e dei nemici”. Israele ha già confessato di avere la bomba atomica, ma, poiché è alleato di sangue degli Stati Uniti, il suo armamento è considerato “difensivo”, come se ciò che viene compiuto giorno e notte contro i Palestinesi, di cui viene occupato il territorio da quattro decenni e ai quali non si riconosce il diritto approvato dall’ONU ad avere uno Stato, non fosse provocato proprio dagli Stati Uniti ed Israele.
Come se non bastassero queste dimostrazioni di prepotenza, gli Stati Uniti insistono a strumentalizzare la presenza dell’ONU nel loro territorio, per commettere ogni tipo di arbitrarietà. Basti ricordare che Portinari (*) non ha potuto presenziare all’inaugurazione dei suoi straordinari murales Guerra e Pace, essendogli stato negato il visto dal governo degli Stati Uniti.
Da quando Evo Morales ha assunto la presidenza della Bolivia, il governo statunitense, non contento di concedere rifugio sul suo territorio a Sanchez de Lozada, ex presidente ricercato dalla giustizia boliviana, impedendo la sua estradizione per rispondere dei crimini commessi – tra gli altri, centinaia di morti nelle mobilitazioni popolari che hanno portato alla sua caduta – nega ancora sistematicamente l’ingresso nel paese ai ministri indigeni del governo di La Paz o prolunga all’infinito l’attesa della concessione del visto.
Il presidente boliviano, facendo valere l’alta dignità del suo ruolo di primo presidente indigeno di un paese in cui i 2/3 della popolazione si considera indigena, ha messo all’ordine del giorno il tema del trasferimento della sede dell’ONU in un altro paese. Nell’ultimo Forum Sociale Mondiale, svoltosi a Porto Alegre, un documento firmato da circa 20 intellettuali fondatori del Foro ha riaffermato tale necessità e quando un giornalista ha chiesto a uno di loro dove si sarebbe potuto trasferire la sede delle Nazioni Unite, la risposta è stata pronta: a Ramallah, starebbe meglio in Palestina.
L’ambasciatore dell’Impero in Bolivia ha avuto l’ardire di prendere in giro la proposta di Evo Morales, sostenendo che si sarebbe potuto spostare dagli Stati Uniti anche Disneyland. Di fronte a cotanto spirito, il presidente boliviano ha chiesto la ritrattazione immediata, per non dover essere costretto a dichiarare il funzionario di Washington persona non gradita ed espellerlo dal paese.
Così agisce l’impero, con questa prepotenza, mentre il suo presidente è considerato dalla grande maggioranza delle persone, in tutte le parti del mondo, come il maggiore pericolo per il mondo.
Nota del traduttore: (*) Il celebre artista brasiliano, Candido Portinari, non ha potuto partecipare all’inaugurazione, dopo 40 anni, della sua opera che è esposta nella sala del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, per il rifiuto del governo nordamericano di concedergli il visto.
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura