www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 04-01-08 - n. 209

da rebelion.org - www.rebelion.org/noticia.php?id=61204  fonte: www.counterpunch.org/goodman12282007.html
 
Dipingendo di verde le coltivazioni energetiche
 
I biocombustibili al centro dell’attualità
 
Jim Goodman - CounterPunch
31/12/2007
 
Dove va l’agricoltura? Possiamo alimentare una popolazione crescente e soddisfare la domanda di biocombustibili del Nord industrializzato? I sostenitori dell’agricoltura dei biocombustibili (compagnie di granaglie e prodotti chimici, investitori di Wall Street, politici e la maggioranza dei ricercatori nelle Università) evitano di citare il costo delle infratrutture, i combustibili fossili, il danno ambientale, il prezzo fisico per pagare animali e umani, il crescente problema della fame che accompagnerà il passaggio della produzione dagli alimenti alle coltivazioni energetiche.
 
Vogliono che crediamo che il cambio delle coltivazioni energetiche sarà tanto facile e tanto pratico.
 
Charles Grassley, senatore dello Iowa, Stati Uniti, ci dice che i “biocombustibili” daranno nuova importanza all’agricoltura come produttrice d’energia, oltre che di alimenti e fibre. Sarà una situazione in cui si potrà solo guadagnare, buona per l’indipendenza energetica USA, la prosperità economica e tutto il resto.
 
L’agricoltura statunitense sarà salvata dalla bioenergia? Finirà la nostra dipendenza dal petrolio? Salverà l’ambiente e manterrà il pane sulla tavola di tutti? Forse no.
 
I biocobustibili non sono la “vacca dei soldi” che promettono agli agricoltori. Come fonte d’energia sono meno efficienti e non sono “più verdi” del petrolio. La loro coltivazione aumenterà i prezzi degli alimenti e come risultato, i poveri avranno ancora più motivo di soffrire la fame. Foreste umide saranno distrutte e convertite in coltivazioni, contadini in tutto il mondo continueranno a perdere le loro terre, la loro sovranità alimentare, tutto per alimentare l’appetito di benzina del mondo.
 
I biocombustibili possono sostituire una quantità notevole di combustibili fossili? Forse non è così. Se nel 2006 avessimo dedicato tutta la produzione di granaglie degli USA alla produzione di etanolo, avremmo rimpiazzato solo un 12% della benzina che usiamo. Se avessimo piantato ogni ettaro di terra coltivata nella nazione con mais avremmo sostituito solo un 80% della benzina che usiamo. Se l’Amministrazione dell’Informazione sull’Energia degli USA nei suoi calcoli ha ragione, e nel 2003 gli Stati Uniti fossero stati capaci di produrre 700.000 barili di etanolo quotidianamente, saremmo riusciti a compensare approssimativamente un 6% delle nostre necessità di combustibile per il trasporto.
 
L’etanolo è davvero un combustibile rinnovabile? Forse non si sa. Un articolo nella rivista Science del 2006 indica che sulla base delle ricerche dell’Università della California Berkeley, solo tra il 5% e il 26% dell’energia in etanolo è "rinnovabile." Il combustibile fossile richiesto per coltivare e produrre l’etanolo, in realtà ha negato la maggior parte del suo valore energetico.
 
I biocombustibili sono realmente migliori per l’ambiente? Forse non si sa. I dati dell’Università di Edimburgo indicano che i biocombustibili producono alti livelli di ossido nitrico, un gas serra 300 volte più potente del C02. In totale possono produrre un 70% in più di emissioni di gas serra rispetto ai combustibili fossili.
 
Possiamo produrre livelli importanti di coltivazioni energetiche senza tenere conto dei prezzi degli alimenti nel mondo? Forse no. La produzione di biocombustibili potrà aumentare i prezzi alimentari fino ad un 20/40%, secondo l’Istituto di Ricerca della Politica Alimentare Internazionale di Washington.
 
La produzione di biocombustibili dipende da migliaia di dollari in sussidi governativi in forma di garanzie di prestiti per la creazione di coltivazioni di biocombustibili, esenzioni da tasse per biocombustibili e pagamenti diretti agli agricoltori. Uno studio del 2006 dell’Istituto Internazionale per lo Sviluppo Sostenibile ha mostrato un costo annuale in sussidi dal 1,05 a1,38 dollari per gallone di etanolo prodotto, un totale di 7.000 milioni di dollari.
 
Quanto siamo disposti a spendere e per cosa?
 
I biocombustibili sono un rimedio dipinto di verde, una soluzione “per sentirsi bene” di fronte alla fine del petrolio a basso costo. Quando si considera il sistema agricolo industriale necessario per la sua produzione, i biocombustibili sono qualcosa di insostenibile. I costi in consumi di carburante, fertilizzanti e semi biotecnologici metteranno in discussione le redditività degli agricoltori del nord, mentre gli agricoltori contadini continueranno ad essere espulsi per fare spazio alle monocoltivazioni di mais, soya, canna da zucchero.
 
Aumenteranno i prezzi degli alimenti, aumenterà la fame e la povertà, e non saremo più vicini all’indipendenza energetica o di combustibili davvero rinnovabili.
 
Ora, quando il presidente ed il Congresso ci hanno già fregato mediante le leggi “Farm and Energy" con la produzione su grande scala di coltivazioni energetiche e nella credenza che possiamo continuare a vivere senza esserne colpiti, nella vita come nelle abitudini, che possiamo fare?
 
Abbiamo bisogno di soluzioni energetiche che funzionino, limiti duri per l’uso del combustibile nei veicoli, nuovi sistemi pubblici di trasporto, energie davvero rinnovabili come l’eolica e la solare, e impegni vincolanti circa la conservazione e il riciclaggio, non di promesse poco realiste per l’anno 2030.
 
La prossima volta che andiamo al supermercato e ci lamentiamo per i prezzi elevati, e poi carichiamo la nostra macchina con combustibile flessibile, penseremo al 50% della popolazione del mondo che vive con meno di due dollari al giorno? Penseremo che cadendo nella trappola del biocombustibile ci impadroniamo della loro sovranità alimentare e potremmo così averli condannati a morte?
 
Jim Goodman è un produttore di latte a Wonewoc,Wisconsin, USA.
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR