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da Rebelion - www.rebelion.org/noticia.php?id=63439
 
Bush in Africa
 
Xulio Ríos*
19/02/08
 
Secondo gli intenti ufficiali della Casa Bianca, il viaggio di Bush in Africa cominciato ìl 15 febbraio e che lo porterà a visitare i seguenti stati africani: Ghana, Liberia, Benin, Tanzania e Ruanda, persegue degli obiettivi principali che consistono nel promuovere la riforma democratica,
 
i diritti umani, il libero commercio, la liberalizzazione degli investimenti e le opportunità economiche. In questa sua seconda visita (la prima risale al 2003), Bush cercherà di ottenere progressi nella lotta contro AIDS, la malaria ed altre malattie. Il presidente statunitense vuole offrire in Africa un diverso approccio da quello mediorientale, concentrandosi sul suo contributo alle migliorie in materia di sanità e sviluppo. Ma non viaggia solo con per questi obiettivi.
 
In realtà dovremmo anche parlare di petrolio e piani militari per l’Africa, in un contesto di fondo: la concorrenza con la Cina per l’influenza sul continente.
 
Nel 2007, più del 90% delle esportazioni dell’Africa subsahariana verso gli USA sono stati prodotti petroliferi. L’interesse di Washington verso l’Africa è strettamente connesso all’obiettivo di ottenere che nel 2015 il 25% del petrolio che consumerà provenga da qui, specialmente dal golfo di Guinea. Oggi ne ricava circa il 10%. Lo stesso obiettivo petrolifero spiega l’impegno di trasferire su suolo africano il comando militare AFRICOM, attualmente di base in Germania. Paesi come la Nigeria, che temono il suo effetto sul delta del Niger, regione petrolifera dell’ottavo esportatore di petrolio mondiale e quinto fornitore degli USA, lo hanno già rifiutato apertamente. Il Sudafrica e l’Algeria hanno fatto lo stesso. Nessuno di questi tre paesi faciliterà l’installazione di basi permanenti per le truppe statunitensi. Questo diniego ha rallentato i piani yankee, ma la Liberia, un paese incluso fra quelli visitati in questo giro diplomatico e che comincia un periodo di normalizzazione dopo aver superato i suoi conflitti interni, ha offerto di accogliere la sede del comando AFRICOM.
 
Bush, che recentemente ha creato l’incarico di ambasciatore speciale per i problemi energetici, la cui missione chiave sarà neutralizzare le potenze rivali impegnate a controllare le risorse petrolifere e di gas a livello mondiale, vuole presentare in questo viaggio la faccia solidale della sua amministrazione, il suo impegno nella lotta contro le malattie, la povertà e l’insicurezza, ma visita, guarda il caso, proprio i paesi più stabili (Benin, Tanzania, Ghana). In Kenia ci manda la Segretaria di Stato, Condoleezza Rice. Ma di questo giro diplomatico ne approfitterà per rivendicare la sua responsabilità quando sarà il momento di investire o acquisire risorse in Africa, contro altri (si legga Cina) che invece si comporterebbero, a suo dire, come degli autentici predatori.
 
Bush sta solo cercando di difendere i suoi crescenti interessi in Africa, che includono l’aumento della presenza militare statunitense, per il momento ancora modesta (1.700 soldati di stanza a Gibuti). Da quando in febbraio è stato annunciata l’intenzione di stabilire AFRICOM su territorio africano, sono stati fatti ben pochi progressi in merito. Rice ha visitato l’Etiopia, ha pure avuto incontri ufficiali con i capi di stato di Uganda, Ruanda, Burundi e la Repubblica Democratica del Congo, senza essere riuscita a fare progressi nella soluzione del conflitto che pesa sulla regione centroafricana dei Grandi laghi.
 
La presenza militare dovrà servire per la difesa degli interessi strategici USA a lungo termine e non per la “stabilità” del continente.
 
*Xulio Ríos è direttore del IGADI (www.igadi.org)
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR