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- osservatorio - mondo - politica e società - 04-03-08 - n. 217
Israele in America Latina
28/02/08
Sessanta anni fa nessuno si sarebbe immaginato che lo Stato di Israele, il cui popolo aveva sognato per secoli il “diritto di esistere”, avrebbe finito col togliere quel diritto al popolo palestinese. Nessuno poteva immaginare che i dirigenti politici del popolo eletto avrebbero finito col promuovere il terrorismo internazionale, insieme agli Stati Uniti.
Un quarto della popolazione israeliana economicamente attiva lavora nell’industria bellica.
Chi sono i loro clienti? Non quelli che sognano il loro “diritto ad esistere”, ma i regimi che fanno proficui affari, secondo le regole del “libero mercato”: soldi, soldi, soldi.
A primi del mese si è saputo che la Colombia acquisterà da Israele 24 aerei supersonici “rinnovati” del tipo “Cresta di leone” (Kfir, in ebraico), che gli agenti del Mossad hanno contribuito a disegnare rubando i piani del Mirage francese, così come a suo tempo avevano copiato il carro Merkava dall’inglese Chieftain, ed il fucile Galil dal sovietico AK.
Al di là dell’aspetto commerciale e dei dettagli tecnici, a Juan Manuel Santo, ministro della Difesa colombiano, va il merito di aver onestamente dichiarato: “Pensiamo al conflitto armato interno, non ai vicini”. Cioè al Venezuela? (..)
Fa lo stesso, perché il satrapo Alvaro Uribe Velez sta per essere rieletto per la terza volta, e con la benedizione dei gringos.
Gli interessi dell’armamentario israeliano in America Latina hanno già una lunga storia. Là dove ci sono le uova di serpente, i suoi mercanti si attivano per copiarle, perfezionarle e venderle… il problema della “sicurezza”.
Hanno cominciato agli inizi degli anni 70, quando esistevano ancora dei governi che credevano nel diritto internazionale. Per essere precisi, la cooperazione strategica Washington - Tel Aviv in America Latina porta la data del 1962, quando il governo Kennedy incorporò i “Corpi di Pace”, tecnici sionisti per divulgare il cooperativismo agrario come forma di guerra ideologica in un continente attratto dalla rivoluzione cubana.
Dopo il golpe in Cile (11 settembre 1973), Israele ha venduto a Pinochet missili aria - aria Shafir, mentre istruttori israeliani atterravano a Santiago e ufficiali cileni popolavano le accademie militari israeliane. I paesi più amici del Cile, allora, erano Israele e il regime razzista del Sudafrica.
La vecchia dottrina di Abba Eban (ex ministro israeliano degli Esteri, 1951 - 2002), “dividere il mondo in amici di Israele e amici degli arabi” fu sostituita da Ariel Sharon, allineandosi alla dottrina del Pentagono.
“Lo sforzo militare di Israele - enfatizzava Sharon – è centrale e deve essere focalizzato nella prospettiva del conflitto globale tra mondo comunista e l’Occidente del capitalismo libero, sostenendo le armi della causa occidentale in qualunque angolo del mondo”.
In seguito, il preambolo al primo punto dell’accordo di cooperazione strategica sottoscritto da Ronald Reagan e Menajem Beguin, auspicò “operazioni congiunte oltre la zona del Mediterraneo”.
Il terzo punto dell’accordo stabiliva la “stretta collaborazione nell’orientamento dell’assistenza militare in tutto il terzo mondo”. E nello specifico, Sharon ingaggiò lo statunitense Arie Granger per effettuare un profondo studio di marketing per gli armamenti in America Latina.
Secondo un articolo de The Guardian (27/8/82) e di Le Monde Diplomatique (ottobre 1982), entrambi firmati dall’analista Ignacio Klich, Israele aspirava a “convertirsi nella lunga mano degli USA in America Centrale, nei Caraibi, in Africa del Sud e a Taiwan, giacché per ragioni politiche Washington non poteva fornire tutta l’assistenza militare richiesta dai regimi amici”.
Ricordiamo il caso del messicano Marcos Katz, rappresentante ufficiale delle industrie aeronautiche israeliane in Messico e America Centrale.
Nel luglio del 1977, Katz si vide in difficoltà quando il quotidiano Haaretz di Tel Aviv lo indicò come l’agente del contratto per un aereo da trasporto argentino che si trovava nell’aeroporto di Siwell, Barbados. L’aereo trasportava 26 tonnellate d’armi e munizioni vendute da Israele al Guatemala, e imbarcate da Katz in Portogallo. Il governo di Bridgetown presentò una protesta al governo israeliano. “Le armi - si disse - erano destinate al paese centroamericano a causa del problema del Belize (di cui il Guatemala reclamava la sovranità)”. Tel Aviv “dimostrò” che l’aereo da trasporto non era uscito da Israele. E Katz? Dimenticato. Nel 1976, il signore aveva donato 50 mila dollari all’Università Religiosa Israeliana Bar Ilan, per consacrare una cattedra in nome dei suoi progenitori, e Tel Aviv diede il caso per chiuso.
Nel 1978, dopo la sospensione dell’aiuto yankee al Guatemala per la violazione sistematica dei diritti umani, Israele approfittò del regime genocida e gli vendette 11 aerei Arawa, 10 blindati RBY - MK, 15 mila fucili Galil, mortai da 81 mm. bazzoka, lanciagranate, tre guardacoste Dabier, un sistema di trasmissioni tattiche, un circuito di radar e 120 tonnellate di munizioni.
In una sessione del Tribunale Permanente dei Popoli (Madrid, 1983), l’ex segretario dell’ufficio stampa del Ministero degli Interni del Guatemala, Elias Barahona, dichiarò che Israele era dal 1977 “il principale socio degli USA per la sua strategia militare in America Centrale”.
Barahoma era stato testimone d’eccezione del massacro compiuto dall’esercito guatemalteco contro un gruppo di rifugiati nell’ambasciata di Spagna, il 31 gennaio del 1980, fatto in cui persero la vita vari famigliari di Rigoberta Menchù, premio Nobel per la Pace.
La svalutazione del prestigio dell’allora presidente del paese centroamericano, il generale Fernando Lucas García (1978-82), permise che CIA e Mossad cercassero l’uomo “adatto”. Per ovvie ragioni commerciali, gli israeliani scelsero il generale Efraín Ríos Montt, ufficiale dell’aviazione che aveva ottenuto dei macabri risultati. Si trattava di concentrare i contadini in “campi modello” al fine di isolare la base sociale della guerriglia. I campi divennero centri di sterminio di massa, e ancora oggi si continuano scoprire le fosse comuni in cui finirono migliaia di vittime.
L’assistenza israeliana consisteva nel “modificare l’influenza sulla popolazione e l’attività lavorativa”, l’insolito eufemismo copriva quello di “palestinizzazione”. Simultanemanete, nel dipartimento selvaggio di Alta Verapaz, Tadiran Israel Electronics montava una fabbrica di munizioni, mitragliette Uzi e fucili Galil.
Da parte sua, la Tagle Military Gear Overseas, con base a Tel Aviv, installava una filiale nel hotel Cortijo Reforma dela città di Guatemala. Affare che aveva i suoi rischi. La guerriglia salvadoregna uccise l’importatore d’armi e console onorario israeliano Ernesto Liebes, noto criminale di guerra, assassino di migliaia di civili salvadoregni.
Le zone colpite dal genocidio guatemalteco si ebbero nel nord del paese, ricco di petrolio, rame, cobalto, nickel, cromo, magnesio e asbesto, minerale molto richiesto negli USA.
L’intervento israeliano nella zona avvenne nell’ambito dell’azione strategica di Washington nel “triangolo Guatemala/El Salvador/Honduras”.
L’azione d’Israele nel coprire le spalle di Washington in America Centrale era assicurato dal 1975. Per esempio, fino a 10 giorni prima della caduta di Anastasio Somoza (luglio 1979), Israele non smise di contribuire a dissanguare il popolo nicaraguese. Alla fine del 1982, il ministro della Difesa israeliano Ariel Sharon apparve in Honduras accompagnato dal generale Daivd Ivry, comandate in capo dell’aviazione. Secondo il quotidiano Tediot Anaronot, di Tel Aviv, Sharon offrì all’Honduras 12 aerei Kfir, sistemi radar e 50 assistenti e specialisti in sicurezza.
Secondo il Central America Report, l’Hondura contava su di un centinaio di esperti israeliani in controguerriglia, altrettanti in Salvador, e 300 in Guatyemala. Secondo l’Ansa, l’agenzia informativa italiana, dopo aver raso al suolo Beirut, Israele offrì ai governi do Honduras e di Costa Rica l’armamento catturato all’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina… gratis.
Il 20 luglio 1983, il New York Times pubblicò una notizia segreta dell’esercito USA rivelando che quelle armi erano finite ai Contras nicaraguensi. Ciononostante, il 25 % dell’armamento dei Contras proveniva ufficialmente da Israele.
A El Salvador, il National Catholic Reporter rese noto la vendita da parte del governo israeliano di 25 aerei Arawa, 19 Dassault Uragano e sei Super - Mystere. Tel Aviv aveva appena fornito ala dittatura salvadoregna 21 milioni di dollari all’anno. Ma nel 1983 il ministro degli Esteri. Istak Shamir, dichiarò l’intenzione di aumentare l’aiuto militare a 81 milioni di dollari.
Anni dopo, la televisione ABC News rivelò che tra il 1983 e il 1986 agenti israeliani e statunitensi fornivano ai contras nicaraguesi armi che compravano, con fondi segreti CIA riservati ad operazioni coperte (Afp, Washington, 8/4/89). Le armi erano lanciate coi paracadute in El Salvador e Costa Rica, dopo essere trasportate a Panama, via Yugoslavia e Bolivia. [..]
A Panama, gli intermediari della CIA erano il cubano Félix Rodríguez (uno degli assassini di Che Guevara) e l’israeliano Mike Larari, assistente del generale Manuel Antonio Noriega, quando era ancora collaboratore dela CIA. ABC News aggiunse che gli aerei tornavano negli USA con la droga caricata in Colombia e a Panama.