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in http://kprf.ru/international/55714.html
 
Anche con le Olimpiadi di Soci, si ripeterà lo stesso copione del Tibet?
 
Natalja Serva - “Utro.ru”
17/03/2008
 
Di seguito, la traduzione di parte di un articolo pubblicato immediatamente dopo gli avvenimenti di Lhasa nel sito russo “Utro.ru”, in cui si ipotizzano scenari analoghi in vista delle Olimpiadi invernali di Soci del 2014.
 
(…) (I disordini nel Tibet) avvengono sullo sfondo della preparazione dell’Olimpiade estiva di Pechino. Tra circa due settimane la fiaccola olimpica dovrebbe iniziare il suo viaggio verso la Cina, e secondo il piano previsto, si passerà attraverso il Tibet e altre regioni abitate da tibetani.
 
Commentando l’accaduto, gli esperti hanno fornito tre versioni delle ragioni della rivolta tibetana. Alcuni ritengono che questi avvenimenti rappresentino “una risposta spontanea del popolo alla politica di oppressione in corso dal 1949”. Ma tale ipotesi non spiega perché “il popolo infuriato” abbia sopportato per 59 anni. Secondo altre ipotesi, il Dalai Lama sta utilizzando le Olimpiadi e l’opinione pubblica mondiale, per ottenere l’autonomia del Tibet e, attraverso un accordo con le autorità cinesi, ritornare in patria. Per altri, il problema del Tibet, le Olimpiadi, l’opinione pubblica mondiale sono delle pedine nel gioco dell’Occidente contro Pechino.
 
La campagna, indirizzata contro le Olimpiadi di Pechino, recentemente si è sviluppata in modo completamente indipendente dalla questione tibetana. I discorsi sul fatto che “la Cina non è degna di ospitare i giochi olimpici, perché vi si violano i diritti dell’uomo” iniziarono già nel 2001 e sono continuati per tutti questi anni a ritmo alterno. Già nel 2006 l’organizzazione internazionale “Reporter senza frontiere” ha invitato esplicitamente a boicottare i Giochi di Pechino. Contemporaneamente cominciavano ad essere diffusi materiali propagandistici, in cui l’anello olimpico veniva raffigurato sotto forma di manette.
 
Un anno fa nella campagna contro lo svolgimento delle Olimpiadi a Pechino si è aggiunto il problema del Tibet. Quest’estate la campagna con lo slogan “Un mondo, un sogno, liberate il Tibet” si è estesa a tutto il mondo. In seguito, quando le dimostrazioni pacifiche a Lhasa si sono trasformate in pogrom ed è stato sparso il sangue, alle dimostrazioni anticinesi si sono aggiunte l’Europa, l’Australia e gli USA, dove il consolato della Repubblica Popolare Cinese è stato bersagliato dalle pietre. Ora, quando si fa ricorso ad espressioni come “genocidio” o “massacro della popolazione pacifica”, si può osservare come cresca il numero di coloro che sono pronti ad esprimere la loro condanna all’indirizzo del “totalitarismo cinese”.
 
In ultima analisi, anche la Cina ora ha il suo Kosovo, e chiunque sia il soggetto coinvolto in questa campagna, la Russia è costretta ad affrontare tale questione nel contesto delle Olimpiadi, che essa si sta preparando ad allestire per il 2014. I media occidentali da molto tempo vanno parlando pubblicamente dell’essenza totalitaria della Russia, e la regione esplosiva, in cui si svolgeranno le Olimpiadi di Soci, potrebbe offrire non pochi pretesti per lo scatenamento di un’analoga campagna.
 
(…)
 
Traduzione dal russo di Mauro Gemma per www.resistenze.org