www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 24-04-08 - n. 225

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L’America Latina nel mirino della NATO
 
Il dirigente comunista venezuelano Carolus Wimmer in merito al vertice di Bucarest
 
“In ogni vertice brillano le iniziative volte a costruire associazioni con paesi non membri della NATO, ed è in questo senso che l’America Latina si trova nel mirino dell’alleanza, che spera di espandere il suo dominio con l’obiettivo di consolidare l’influenza degli Stati Uniti nella regione”.
 
Con il fine di ampliare la coalizione che raggruppa i paesi membri dell’Alleanza del Nord Atlantico (NATO) e di rafforzare la sua capacità di risposta nei confronti delle presunte nuove minacce alla sicurezza che si sono manifestate nel XXI secolo, si sono riuniti all’inizio del mese i Capi degli Stati e dei Governi che la compongono. Il ventesimo Vertice si è svolto in Romania (Bucarest) e ha indicato come obiettivo fondamentale la difesa collettiva del territorio e della popolazione a livello mondiale.
 
La NATO, la cui sede si trova a Bruxelles, nasce nel 1949 come una forza militare collettiva orientata a contenere la minaccia rappresentata dalla Russia, e per la sorveglianza della “cortina di ferro” inventata dal primo ministro inglese Winston Churchill. La disintegrazione dell’Unione Sovietica e la conseguente scomparsa del patto di Varsavia ha significato per l’organizzazione e gli USA l’opportunità insperata di estendere i suoi domini ben oltre le frontiere dell’Europa Occidentale, un processo iniziato nel 1989, con il pretesto di garantire la pace a livello mondiale.
 
“In ogni vertice brillano le iniziative volte a costruire associazioni con paesi non membri della NATO, ed è in questo senso che l’America Latina si trova nel mirino dell’alleanza, che spera di espandere il suo dominio con l’obiettivo di consolidare l’influenza degli Stati Uniti nella regione: Messico, Argentina e Brasile rientrano nei suoi progetti per arrivare al Venezuela, creando un clima di destabilizzazione regionale che alla fine possa intaccare i processi rivoluzionari a cui abbiamo dato impulso”, ha dichiarato il deputato comunista Carolus Wimmer, Vicepresidente del Parlamento Latino (GPV), in merito alle conclusioni a cui è pervenuto il recente Vertice.
 
La NATO ha invitato sia l’Albania che la Croazia ad iniziare colloqui tendenti ad integrare l’alleanza, mediante il loro contributo alla “difesa collettiva” e alla gamma completa delle missioni”, decisione che dovrà essere ratificata dai 28 membri dell’organizzazione prima del prossimo vertice che si realizzerà nel 2009. D’altro canto, nonostante l’opposizione espressa dalla Russia per quanto riguarda Ucraina e Gerorgia (due repubbliche ex sovietiche), l’Alleanza ha accolto favorevolmente la loro possibile incorporazione, facendo affidamento sul loro valido “contributo”. La Macedonia, al contrario, dovrà continuare a sperare in un invito, a causa del rifiuto greco di riconoscere il suo vicino del nord con questo nome, considerato suo patrimonio.
 
Nel frattempo, con una rilevante decisione relativa al problema dei Balcani, la NATO ha deciso di ampliare la sua area di influenza nella regione storicamente più instabile. “Qualsiasi paese dell’Europa dell’Est che voglia entrare nell’Alleanza deve dimostrare che i suoi sistemi politici sono in armonia con i principi democratici, come sono definiti e proposti dall’Europa Occidentale. Se non rispetterà questo modello, il paese aspirante avrà difficoltà: dovrà adottare un sistema di economia di mercato che garantisca il commercio internazionale e gli investimenti esteri, vale a dire, degli USA, e, infine, deve dimostrare che intende essere parte attiva dell’Associazione per la Pace, intesa come il desiderio del paese di sottomettersi e di partecipare alle guerre interventiste che il Nord America e l’Alleanza promuovono”.
 
Secondo quanto ha affermato Wimmer, la costante preoccupazione degli USA e della NATO, braccio armato dell’imperialismo, per l’incremento e allo sviluppo della forza militare (uno dei principali punti che questo vertice ratifica come fondamentale, sia in Iraq che nel resto dei paesi sottoposti ad intervento) non riuscirà a garantire in eterno il dominio sui popoli. “Potranno vincere battaglie, ma queste vittorie serviranno molto poco di fronte all’incontenibile avanzata dei popoli nella lotta per la loro liberazione”.
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare