www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 22-05-08 - n. 229

Nell’articolo che segue le testimonianze sui crimini in Congo, commessi dal presidente del Ruanda, Paul Kagame e coperti da USA e Unione Europea.
In ragione essenzialmente della sua indiscussa fedeltà all’amministrazione USA e all’imperialismo occidentale, questo personaggio viene presentato dai radicali e dall’agguerrito esercito dei “politicamente corretti” come un paladino dei “diritti umani”. Pochi mesi fa, un premio, conferitogli dai radicali italiani “per il suo impegno contro la pena di morte”, è stato addirittura consegnato a questo criminale di guerra dall’allora premier Prodi.
Sull’attribuzione del premio “abolizionista dell’anno” a Kagame, suggeriamo la lettura di un’interessante testimonianza di Padre Giovanni Querzani, missionario saveriano a Bukavu (R.D. del Congo): www.arcoiris.tv/modules.php?name=Lettere&op=esteso&id=3072
La redazione di Resistenze.org
 
da Rebelion - www.rebelion.org/noticia.php?id=67281
 
Paul Kagame e l’esercito utile agli USA
 
di José Lucas, del “Comité de Solidaridad con Africa Negra”
Periodico Diagonal
 
Il dibattimento in corso nel Tribunale Nazionale (spagnolo) sulla guerra nel Congo ha portato alla luce gli abusi commessi contro la popolazione civile, specialmente contro le donne, con il consenso degli USA e dell’Unione Europea.
 
La seconda guerra del Congo è cominciata il 2 agosto 1998 per terminare ufficialmente nel 2003 – sebbene in realtà sia continuata con intensità decrescente, interrotta da pause di circa due mesi – , quando fecero irruzione i guerriglieri di Laurent Nkunda con l’obiettivo di proteggere la comunità dei tutsi congolesi, minacciati dalle formazioni guerrigliere hutu ruandesi o da congolesi may may.
 
Nell’atto giudiziario emesso il 6 febbraio dal giudice del Tribunale Nazionale F. Andreu, che ha comportato 40 ordini internazionali di arresto per genocidio, crimini di guerra e di lesa umanità contro alte cariche nominate dall’attuale governo ruandese di Paul Kagame, si citano deposizioni di testimoni protetti, che dichiarano che il loro obiettivo nel Congo era l’eliminazione della maggior parte possibile di popolazione. Anche le violenze di massa rientrano in questa strategia che persegue lo svuotamento delle province congolesi dei Kivu, molto ricche di ogni tipo di minerale, per preparare la loro futura annessione al Ruanda o, perlomeno, la creazione di uno Stato indipendente, manipolato dal Ruanda.
 
Secondo John Holmes, coordinatore degli interventi di urgenza dell’ONU, solo nella provincia del Kivu del Sud, si sono registrati più di 32.000 stupri nell’ultimo anno e mezzo. Queste aggressioni contro le donne sono state utilizzate come arma di guerra e sono, pertanto, strettamente collegate al conflitto che dura da un decennio nella R. D. del Congo. Venantie Bisimwa, direttrice esecutiva della Rete delle Donne per il Diritto e la Pace, afferma che la violenza è indirizzata ad umiliare il nemico, “distruggendo i suoi organi genitali e minando la psicologia degli uomini e delle donne per porre fine alla capacità di produzione e riproduzione della popolazione”.
 
L’occultamento occidentale
 
Il grande problema per cui non è stata possibile la pace nel Congo o la cessazione delle violenze di massa, risiede fondamentalmente nell’occultamento da parte delle grandi potenze dei crimini e della mancanza di democrazia dell’attuale Governo del Ruanda e delle formazioni guerrigliere sue alleate, come quella di Nkunda. Questo comportamento delle grandi potenze si è tradotto in un’amnesia dei media e della grande maggioranza delle organizzazioni per i diritti umani presenti nell’area, quando si è trattato di indagare o far conoscere i massacri, commessi dai gruppi finanziati dall’Occidente. Per questo è stata avviata alcune settimane fa una campagna contro l’organizzazione per i diritti umani International Rescue Committee, che annovera Henry Kissinger tra i suoi dirigenti. Gli USA non possono fare a meno del Ruanda di Paul Kagame. Il suo esercito continua ad essere considerato come il pilastro principale per il controllo delle immense ricchezze minerarie dell’est del Congo ed è utilizzato per deporre presidenti congolesi, quando questi non si conformano agli interessi economici delle grandi potenze. Così è successo nella prima e nella seconda guerra del Congo. Quest’ultima iniziata, secondo molti analisti congolesi come R. Mbelo, M. Bituma Tipo-Tipo, ecc., quando Laurent Kabila ritrattò e ruppe gli accordi firmati che davano poteri quasi illimitati a varie multinazionali come la American Mineral Fields Inc. Gli USA hanno bisogno di Paul Kagame, non solo per le ricchezze dell’est del Congo, ma anche per avere una punta di lancia più a nord, dove, insieme alla Francia e ad altri paesi occidentali, si giocano con la Cina e il Sudan il controllo del petrolio dello stato semiautonomo del sud del Sudan, di quello del Ciad, ed anche del petrolio e dell’uranio del Darfur, di quelli della Repubblica Centrafricana o del Niger.
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare