www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 03-06-08 - n. 230

da: http://pd.cpim.org/2008/0518_pd/05182008_9.htm
People's Democracy Weekly Organ of the Communist Party of India (Marxist)
 
Previsioni per l'Asia del Sud
 
di Prakash Karat, segretario generale del Partito Comunista dell'India (Marxista)
 
18/05/2008
 
Le elezioni per l'Assemblea costituente in Nepal sono viste – e a buon diritto – come un momento storico. La vittoria del Partito Comunista del Nepal (maoista) è una chiara affermazione della volontà del popolo nepalese di formare una repubblica democratica che chiuda definitivamente con la monarchia feudale.
 
Il risultato elettorale porta con sé un secondo significato: interrompe un ben noto modello di intervento negli affari interni del Sud Asia ad opera dell'imperialismo statunitense. Dall'Alleanza dei Sette Partiti e l'accordo del PCN (M) del novembre 2005, gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per infrangere il processo politico avviato. L'ambasciatore statunitense dell'epoca, James Moriarty, dichiarava: "Riteniamo che la cooperazione tra i maoisti e i partiti sia irta di pericoli: per i partiti stessi e per il futuro del popolo nepalese". L'amministrazione Bush sosteneva il re Gyanendra che aveva usurpato tutti i poteri e forniva aiuti all'esercito reale del Nepal. Successivamente aveva incoraggiato i gruppi Madheshi nella speranza di interrompere il cammino verso le elezioni. Ma ogni passo verso la formazione del governo ad interim con la partecipazione dei maoisti all'organizzazione delle elezioni per la Costituente del 10 aprile, ha finito per sventare i piani degli Stati Uniti. L'esempio del "piccolo Nepal" nella difesa della sovranità nazionale e nel fronteggiare la volontà USA dovrebbe essere di esempio per il Sud Asia.
 
Questo rivolgimento della diplomazia americana in Nepal, coincide con i progressi compiuti in India dall'opposizione all'alleanza strategica con gli Stati Uniti e che bloccano l'affare nucleare indo-statunitense. E' in atto un disperato tentativo di indurre il governo a siglare l'accordo sul nucleare, ignorando le obiezioni dei Partiti di sinistra e dell'intera opposizione. In questa fase si intensificano gli attacchi contro il PC Indiano (Marxista). Uno degli elementi usati per screditarci è l'accusa di agire su richiesta della Cina. A suggerire questa tesi sono un funzionario della FICCI e un noto esperto di questioni strategiche.
 
Il segretario generale del FICCI, Amit Mitra, in un articolo del Times of India (10 aprile 2008) si è spinto oltre suggerendo che il PCI (M) è connivente con la Cina per affondare l'accordo sul nucleare. Ha formulato la ridicola accusa [… che vi siano stati "contatti riservati" con membri del Politburo….] quando invece sa bene che tutti i partiti politici indiani hanno relazioni con il Partito Comunista Cinese e che a tutte le delegazioni è riservato lo stesso trattamento, compreso al PCI (M).
 
[…]
 
Per quanto riguarda l'esperto, appartiene alla risma degli "allineati": Subrahmanyam è un ardente teorizzatore dell'alleanza strategica con gli Stati Uniti, uno di quelli che sinceramente credono nella promessa di Condoleezza Rice che gli Stati Uniti aiuteranno l'India nel diventare una grande potenza. Ha scongiurato il governo UPA di ignorare l'opposizione del Parlamento e di proseguire l'operazione nucleare. Ha scritto ancora una volta su Indian Express (maggio 2008) per inveire contro i comunisti: "Come fedeli membri della Ummah, i comunisti vogliono che la Cina domini l'Asia e il mondo. Per l'India vogliono un ruolo subordinato". L'uso della parola Ummah non è casuale: si vuole così alimentare la paura per una jehad islamica in sostegno alla cospirazione comunista. […]
 
Questi pseudo-sostenitori degli interessi nazionali sono gli stessi che hanno sostenuto a gran voce gli Stati Uniti nell'invasione all'Iraq. Sono gli stessi che tacciono sugli armamenti nucleari di Israele; gli stessi che si uniscono al coro statunitense contro lo sviluppo del nucleare iraniano. La dice lunga che il governo UPA abbia nominato Subrahmanyam a capo della task force "Sviluppi strategici mondiali" del Consiglio di sicurezza nazionale.
 
Tornando agli Stati Uniti, l'ipocrita pretesa di promuovere la democrazia si è rivelata una farsa in Asia meridionale. In Pakistan, il fermo sostegno al regime di Musharraf, nonostante il suo carattere autoritario, muove una forte opposizione in tutti gli strati della popolazione. Il popolo del Pakistan è profondamente risentito contro la "guerra al terrore" imposta dagli USA. I risultati delle elezioni per l'Assemblea nazionale hanno respinto il regime sponsorizzato da Bush. In Bangladesh, gli Stati Uniti con gli alleati europei, danno pieno sostegno al regime militare e stanno lavorando per una istituire una sorta di democrazia pilotata. Anche il popolo del Bangladesh rivendica l'autodeterminazione.
 
Mentre i governanti statunitensi accusano l'India e gli altri paesi in via di sviluppo di mangiare troppo cibo e provocare così un'impennata dei prezzi dei prodotti alimentari, di consumare più petrolio e far aumentare così il prezzo del greggio, di accrescere le emissioni di CO2 accelerando il riscaldamento globale, è il momento per le lobby nazionali che operano in favore degli Stati Uniti di guardare in faccia la realtà. Cresce sempre più la popolazione indiana e dei paesi sud asiatici avversa al disegno egemonico americano: finalmente mette in discussione e abbandona i settori della classe dirigente maggiormente compromessi con la potenza imperialista.
 
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare