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- osservatorio - mondo - politica e società - 13-09-08 - n. 241
da rebelion.org: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=72590&titular=11-de-setiembre:-el-día-en-que-los-mandaron-al-carajo-
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura di FR
L’11 settembre, il giorno in cui li hanno mandati a quel paese
Irene Barros e Fernando López D’alesandro
Rebelión
12-09-2008
Non è numerologia e nemmeno una semplice coincidenza. L’11 settembre continua a fare epoca. Dopo il tragico colpo di stato al governo democratico del presidente Salvador Allende, passando per l’opaco 11-S a New York e Washington, oggi l’America Latina è segnata dalla crisi tra Stati Uniti, da un lato, e dall’altro Bolivia e Venezuela.
Sono in pochi a dubitare che ci sia la mano degli USA dietro la destabilizzazione del governo di Evo Morales, e ci sono prove concrete della cospirazione golpista contro il presidente Hugo Chavez. Non è necessaria un analisi di Naomi Klein per riconoscere lo stile dei falchi, abituati a creare situazioni estreme, di catastrofi sociali ed economiche utili a sconvolgere lo scacchiere politico di governi che cercano di risorgere dai disastri creati sempre da quegli stessi falchi negli ultimi decenni.
Si tratta del confronto fra l’opportunismo rapace dell’impero, che opera nella spaccatura di eventi distruttivi (per esempio l’attentato all’oleodotto boliviano che è costato approssimativamente 100 milioni di dollari), e la capacità di rispondere in forma organizzata dei popoli colpiti.
Ma oggi non è il 1973. Il governo brasiliano - il più importante attore globale dell’America Latina -ha già dichiarato che non accetterà nessuna rottura dell’ordine istituzionale boliviano. Ancora più diretto, Hugo Chavez, si è mostrato pronto ad intervenire se il governo di Morales sarà abbattuto. La stessa CAM (Comunità Andina delle Nazioni) e la OEA, anche se più diplomaticamente, si sono dichiarate “preoccupate” per la destabilizzazione nel paese dell’altipiano. Gli USA non possono più fare cosa vogliono, come capitava una volta.
Lo shock c’è e fa male, ma si può torcere contro coloro che lo hanno lanciato come dottrina.
In poche ore, nel discorso del venezuelano Hugo Chávez, che dallo scusarsi per intervenire con dei suggerimenti ai militari boliviani all’espulsione dell’ambasciatore statunitense a Caracas, fino al: “Vadano cento volte al diavolo!”, si è visto il segno dei tempi. Un discorso pronunciato con un tono così vibrante e spavaldo, terminato con un appello ai popoli latinoamericani, che la dice lunga.
L’America Latina, in un modo o nell’altro, sta venendo fuori dalle mani degli USA, mentre Washington, deve fare i conti per salvare le sue banche dalla bancarotta, deve contare i suoi sodati morti in Medio Oriente, i suoi “senza tetto”, i suoi disoccupati e la fine dello stile di vita americano.
Deve cambiare qualcosa, il tempo ci dirà cosa, gli autodenominati “americani” (per noi “usamericani”) devono tornare a leggersi le pagine del “PROGETTO DEL NUOVO SECOLO AMERICANO” (www.pnac.com), dove troveranno certamente spiegato il nuovo assetto latinoamericano. A noi spettano ancora molti 11 settembre.