www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 21-09-08 - n. 242

da Rebelión - www.rebelion.org/noticia.php?id=72871&titular=américa-latina-y-el-arca-de-noé-
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR
 
L’America Latina e l’arca di Noé
 
di José Steinsleger - La Jornada
 
18/09/2008
 
Alla vigilia del bicentenario della nostra indipendenza (avvenimento che i governatori e i dotti paesi dell’America Latina festeggeranno con l’auspicio del “re di tutte le Spagne”) vi diamo il benvenuto a bordo della nave in cui gli americani indomiti stanno navigando.
 
Pieni di speranza, i nostri popoli manovrano la loro “arca di Noé” navigando verso porti sicuri, dove si pensa che la vita senza capitalismo selvaggio sia possibile. All’orizzonte ci sono delle imbarcazioni che indicano il contrario. Ma se mettiamo a fuoco il binocolo, vedremo che i venti storici soffiano a nostro favore. Nella nave i marinai discutono su come sarà il nuovo mondo, ma non è in discussione la via strategica da seguire. Lo dimostra il fatto che i pirati del vecchio mondo sono preoccupati: la zavorra della loro sproporzionata forza militare, unita all’irrazionalità della dottrina della “guerra infinita” (fase superiore, delirante e terminale del “libero mercato”) sono anche la prova della loro intrinseca debolezza politica.
 
Così è caduto l’impero romano, quando i Cesari si preoccupavano solo di offrire “panem et circenses”, nel mezzo di brutali repressioni di massa. La rotta dei popoli, in apparenza fragile e caotica, indica la via da seguire: o gettiamo l’ancora o naufraghiamo tutti, compresi quelli condannati dalla giustizia divina.
 
A fronte del funesto e distruttore messaggio dei media, è ragionevole pensare che stando così le cose non ci dovrebbero essere motivi per guardare con speranza di alcuna emancipazione sociale: questa incredibile accumulazione di ricchezze nelle mani del 20% della popolazione mondiale, quello spreco militare suicida e incapace di mantenere il proprio ordine repressivo, questa depredazione ambientale ai quattro punti cardinali, la violenza esagerata che si esercita con il pretesto della “sicurezza”, il “narcotraffico”, il “terrorismo”, questa terribile sensazione di naufragio globale.
 
Niente di tutto ciò intimorisce i popoli. Fino a pochi anni fa potevamo seguire stampa e media elettronici che pur con le loro ideologie, avevano rispetto per i loro lettori, radioascoltatori e teleutenti. Per esempio, ci avevano avvertito con anticipo che il Vietnam avrebbe vinto la guerra contro la pirateria internazionale e che il modo coloniale crollava come un castello di sabbia. Le polemiche imperiali non lasciavano vedere qualcosa di simile a quello che capita oggi. La quasi totalità dei portavoce mediatici si sono trasformati in propagandisti della menzogna e del pensiero zero. Non ammettono di riconoscere che l’impero ha perso la guerra in Afghanistan e in Irak, che il calcolo geopolitico non torna in Iran e in Russia, che il mondo arabo e la Palestina occupata combattono senza pausa, che la società cosciente degli Stati uniti (attenzione con quella!) non incrocerà le braccia davanti al marasma universale.
 
Le lotte che si combattono “dal basso” e “dall’alto” in America Latina non rispondono più a governi improvvisati o ad esigui patrioti che si ribellano in armi. In ognuno dei nostri paesi i movimenti politici e sociali surriscaldano progressivamente lo scenario. Vediamo quello che è successo negli ultimi quattro anni:
 
-         umiliazione di George W. Bush nella conferenza argentina che ha messo la parola fine all’ALCA 
-         creazione dell’Unione delle Nazioni del Sud (Unasur), che cerca l’unione comune delle dogane, di moneta e passaporti 
-         fondazione della Banca del Sud, con sede in Venezuela 
-         proposta di creare un Consiglio di Sicurezza subregionale, senza Stati Uniti
-         chiusura della base di Manta per decisione sovrana del governo equadoregno
-         nuova Costituzione partecipativa e popolare dell’Ecuador, in via d’approvazione
-         rifiuto unanime dei piani bellicisti della Colombia nella regione andina
-         appoggio di Nicaragua e Honduras per l’iniziativa bolivariana dell’Alba
-         crescente combattività del movimento contro il neoliberismo in Costa Rica
-         vittoria di Fernando Lugo in Paraguay
-         possibile vittoria del FMLN in El Salvador
-         sconfitta delle manovre destabilizzatici imperiali in Bolivia
-         rafforzamento dei rapporti dell’Argentina con l’Unione Europea, la Cina e il Venezuela
-         vigoroso movimento di difesa del petrolio in Messico, oltre alle lotte degli elettricisti e dei maestri e dei popoli di Oaxaca e Chiapas.
 
Una recente relazione del Consiglio degli Esteri di Washington assicura che stanno perdendo l’egemonia nella regione e che serve una “nuova direzione”. Dice testualmente: “Se in America Latina c’è stata un’epoca di egemonia statunitense, è finita”.
 
Uno sproposito, certo. Ma in sintonia con la ceca razionalità della pirateria globale, diversa da quella di 500 anni fa, quando bastava guardare con un occhio solo per capire la realtà, separandola dall’immaginazione.
      

 
da Rebelión - www.rebelion.org/noticia.php?id=72911&titular=unasur:-memorable-cumbre-
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR
 
Unasur: Conferenza memorabile
 
di Ángel Guerra Cabrera - Rebelión
 
18/09/2008
 
La conferenza dell’Unione delle Nazioni Sudamericane del Sud (Unasur) sulla grave situazione in Bolivia è stato un nuovo grido d’indipendenza e unità dell’America Latina.
 
Per la prima volta, un significativo gruppo dei suoi presidenti condanna e adotta decisioni pratiche contro una congiura golpista orchestrata dall’impero del nord. Questo fatto ed ogni idea contenuta nella dichiarazione di La Moneda, sebbene non li citi in modo esplicito, punta l’indice contro gli Stati Uniti; la simbolica allusione a Salvador Allende e al categorico impegno del rispetto della sovranità, la non ingerenza, l’integrità e l’inviolabilità territoriale, la democrazia e i diritti umani.
 
Questa è la sostanza della conferenza, che in modo unanime ha appoggiato in modo incondizionato Evo Morales, condannato i gruppi destabilizzatori e le loro azioni vandaliche, il massacro dei contadini nel Pando che “non deve” rimanere impunito, esige la fine di queste azioni e la restituzione delle strutture governative occupate come condizione per l’inizio di un dialogo “condotto dal legittimo governo di Bolivia”, ed ha avvertito che non accetterà il golpe “civile” che attenti all’integrità territoriale della Bolivia. E’ pure importante la nomina di commissioni per indagare sul massacro, accompagnare il dialogo di La Paz con l’opposizione e fornire l’appoggio logistico che richieda.
 
Unasur, insomma, ha affrontato la sua prima grande sfida e ciò riflette l’esistenza nella nostra America di un nuovo tipo di governi gelosi della sovranità nazionale e dotati di sensibilità sociale, ovviamente spinti dalle decisive lotte sociali popolari che hanno condotto una buona parte dei presidenti riuniti a Santiago del Cile.
 
La conferenza è stato un risonante trionfo politico Evo Morales ed un riconoscimento del suo spessore di statista, oltre che del talento politico suo e dei movimenti sociali boliviani che hanno condotto la difficile lotta per una democrazia delle maggioranze, ed una sconfitta dentro e fuori la Bolivia dei prefetti separatisti e del loro burattinaio.
 
E’ pure una chiaro avvertimento a quel burattinaio ed alle oligarchie della regione, che non potranno continuare impunemente a fare massacri com’erano abituati un tempo. Rimane un importante precedente per la difesa della democrazia in America Latina, che quelli rispettano solo quando si riduce ai suoi aspetti formali e non tocca i loro interessi.
 
E’ la valente difesa di fronte alle azioni ferocemente destabilizzatici in Venezuela, dove si è arrivati al tentativo di uccidere Chavez, e ai fatti simili rivelati, con diversi gradi d’intensità, in Paraguay, Argentina, Ecuador, Honduras e Nicaragua. Si tratta della controffensiva che a partire dall’attacco alla sovranità territoriale dell’Ecuador, gli USA cercano di cavalcare per schiacciare i governi e le forze popolari latinoamericane, quelle che hanno messo da parte la loro egemonia politica e il tradizionale controllo sulle nostre risorse naturali.
 
Bolivia, Venezuela, Cuba ed Ecuador sono gli obiettivi principali, ma bisogna anche considerare che la IV Flotta e il Piano Colombia sono strumenti d’intervento militare che rispondono a disegni imperiali di riassetto politico molto più ampi. Non è casuale l’opposizione alla riattivazione di questa forza d’assalto nei circoli governativi del Brasile, potenza economica emergente di peso mondiale in possesso di strategiche riserve d’acqua, biodiversità ed energetiche, così come in Argentina, colossale produttrice d’alimenti, entrambi padroni di vie fluviali e di una geografia di enorme importanza economica e militare.
 
Il sostegno di Evo nella riunione di Santiago ha la massima importanza quando è evidente che la battaglia per la Bolivia entra nella sua fase critica, giacché Washington e la sua canea mediatica, con CNN ed El País in testa, persistono nell’alimentare la sovversione fascista.
 
La Bolivia ha più che mai bisogno di solidarietà.
 
aguerra_123@yahoo.com.mx