www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 12-11-08 - n. 249

da New Workeron-line- http://www.newworker.org
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
06 Novembre 2008
 
Il mondo accoglie con favore la vittoria di Obama
di Daphne Liddle
 
Le forze progressiste di tutto il mondo si sono svegliate mercoledì mattina della settimana scorsa con un sospiro di sollievo e con gioia perché Barack Obama aveva davvero vinto le elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Questa storica vittoria elettorale ha molti aspetti positivi. In primo luogo essa ha relegato la presidenza di George W. Bush, rappresentante dell'estrema destra, reazionaria e guerrafondaia, nella pattumiera della storia. Ha dirottato l'America lontano dalla cricca dei più pericolosi estremisti militaristi-imperialisti. I Rumsfeld, i Cheyney e i Rove sono fermamente respinti e isolati. Il popolo americano ha visto attraverso le loro menzogne, la loro corruzione e avidità e ha detto: "Basta!"
 
In secondo luogo questa elezione ha impegnato e mobilitato milioni di americani - neri, ispanici, nativi americani e bianchi con basso reddito - che in precedenza non votavano e non partecipano ad alcuna attività politica perché delusi e scoraggiati. E se l'America davvero muove verso il cambiamento, queste persone saranno la forza trainante.
 
In terzo luogo la vittoria di Obama ha avanzato la causa della parità al punto in cui ora tocca ai razzisti e ai fomentatori dell'odio, vivere l'esperienza di essere una minoranza emarginata. Ma non si tratta di una rivoluzione. In realtà Obama rappresenta il volto più saggio, più moderato dell'imperialismo americano e dei grandi interessi economici che l'hanno portato alla Casa Bianca.
 
Vi è il reale pericolo che molti di quelli che ora piangono di gioia, fra qualche anno, piangeranno di delusione, come chi aveva riposto nell'elezione di Tony Blair del 1997 speranze troppo alte.
 
La presidenza di Bush ha distrutto l'America, militarmente, politicamente ed economicamente, rovinato la sua reputazione internazionale e diviso la classe dirigente, in patria e all'estero. Questa classe dirigente spera ora che il successo di Obama guarirà e ripristinerà quell'illusione che è il "sogno americano".
 
Tuttavia, l'elezione è un positivo passo in avanti che mette il mondo un po' più al sicuro. Ma ci sono ancora molte battaglie a venire; la lotta continua.
 
Nuova era
 
In tutto il mondo, le forze socialiste e progressiste hanno accolto con favore la vittoria di Obama. In Cina, Hu Jintao, ha dichiarato: "In una nuova epoca storica, aspetto di ... portare le nostre relazioni bilaterali su un nuovo livello di costruttiva collaborazione".
 
La Repubblica Democratica Popolare di Corea (DPRK) ha recentemente emesso un giudizio positivo sulla campagna di Obama, esprimendo la speranza di migliori rapporti tra la DPRK e gli Stati Uniti con Obama al governo. Pyongyang, si è mostrata favorevole alla sua elezione in quanto Obama ha promesso, in caso di vittoria, che avrebbe incontrato senza condizioni i capi dei paesi che Bush chiamava "stati canaglia".
 
In passato, la Repubblica Democratica Popolare di Corea ha avuto buone relazioni con i governi del partito dei democratici degli Stati Uniti. Nel 1990 il Segretario di Stato Madeleine Albright, era stata nella DPRK ed erano stati raggiunti degli accordi sullo sviluppo pacifico del nucleare nella Repubblica - accordi che il governo Bush ha successivamente stracciato.
 
Il giorno prima delle elezioni Fidel Castro ha rilasciato le sue "riflessioni sulle elezioni negli Stati Uniti".
 
Castro ha scritto: "... ho seguito la lotta tra i contendenti. Il candidato nero ha provocato molto stupore con la sua nomina di fronte a forti avversari. Ha delle idee chiare che ripete senza sosta alla coscienza degli elettori...."
 
"Obama ha lanciato una sfida e credo che egli abbia assunto e continuerà ad assumersi grossi rischi in un paese in cui qualsiasi estremista può legalmente acquistare ovunque armi sofisticate, come accadeva nella prima metà del XVIII secolo nell'ovest degli Stati Uniti. Obama sostiene il suo sistema e otterrà sostegno da esso. I pressanti problemi del mondo non sono davvero una grande fonte di preoccupazione per Obama, e tanto meno per il candidato [McCain] che come pilota in guerra ha sganciato decine di tonnellate di bombe sulla città di Hanoi, a più di 9.375 miglia di distanza da Washington, e senza alcun rimorso".
 
Il Presidente venezuelano Hugo Chavez ha inviato un saluto agli statunitensi martedì, mentre si recavano alle urne: "Invio un saluto al popolo degli Stati Uniti che oggi sceglie il suo Presidente", ha detto Chavez, esprimendo il piacere per le buone possibilità di vittoria del candidato democratico alla presidenza.
 
Domenica, Chavez aveva considerato come non fosse una cosa da poco per un afro-americano ottenere la presidenza degli Stati Uniti, e aveva espresso la sua disponibilità a parlare con Obama se avesse vinto.
 
Ad Hanoi, il portavoce del Ministero degli Esteri Le Dung, si è congratulato con Obama per la sua vittoria, aggiungendo: "Crediamo fermamente che, nel tempo a venire, la solida amicizia e cooperazione tra i due paesi saranno rafforzate con beneficio per i due popoli, contribuendo alla pace, alla stabilità, alla cooperazione e allo sviluppo sia a livello regionale che nel mondo in generale".