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- osservatorio - mondo - politica e società - 24-02-09 - n. 262
Traduzione dal portoghese per www.resistenze.org a cura di C.T.
Requiem per Israele?
di Boaventura de Sousa Santos
12/01/2009
In Palestina, si sta assistendo all'ultimo e più brutale massacro del popolo palestinese commesso dalle forze di occupazione israeliane appoggiate dall’Occidente, il quale manifesta una complicità fatta di silenzi, ipocrisia, manipolazione grottesca dell’informazione, che banalizza l’orrore e la sofferenza ingiusta e trasforma gli occupanti in occupati, gli aggressori in vittime, l’assalto offensivo in legittima difesa.
Le ragioni immanenti, nonostante siano state omesse dai mezzi di comunicazione occidentali, sono conosciute. Lo scorso novembre l’aviazione israeliana bombardò la Striscia di Gaza in violazione degli accordi di tregua, Hamas propose una rinegoziazione del controllo degli accessi alla striscia, Israele rifiutò e tutto ebbe inizio. Questa provocazione, sicuramente premeditata, rispondeva ad obiettivi di politica interna e internazionale ben definiti: la rimonta elettorale di una coalizione a rischio; un esercito desideroso di vendicare la sconfitta subita in Libano; il vuoto causato dalla transizione politica negli USA e la necessità di portare a termine un’azione prima dell’insediamento del presidente Obama alla Casa Bianca. Tutto questo è ovvio, ma non ci permette comunque di comprendere l’intelligibile: la sofferenza di una popolazione innocente causata dai crimini di guerra e contro l’umanità commessi con certezza di impunità.
È necessario andare indietro nel tempo. Non al tempo lontano della bibbia ebraica, il più violento e sanguinolento libro mai scritto. È sufficiente ritornare a sessanta anni fa, nel 1948, anno in cui è stato creato lo Stato di Israele. Nelle condizioni in cui è stato creato e poi appoggiato dall’Occidente, la sua formazione è uno dei più recenti (anche se di certo non l’ultimo) atti coloniali dell’Europa. Da un giorno all’altro, 750.000 palestinesi sono stati espulsi dalle loro terre ancestrali e condannati ad una occupazione razzista in modo che l’Europa espiasse il crimine dell’Olocausto commesso contro il popolo ebraico.
Da un’attenta lettura dei testi dei sionisti fondatori dello Stato di Israele si evince tutto quello che, ancora oggi, l’Occidente ipocritamente finge di non conoscere: la creazione di Israele è stato un atto di occupazione e come tale dovrà per sempre affrontare la resistenza degli occupati; non avrà mai pace, qualsiasi riconciliazione sarà solo apparente, una trappola da scoprire (dal momento che, dopo la stipula di ogni trattato di pace, segue una violazione che lo smentisce); per rendere stabile l’occupazione, il popolo ebraico deve affermarsi come popolo superiore destinato a vivere circondato da popoli di razza inferiori, nonostante questo contraddica la certezza che arabi ed ebrei siano entrambi popoli semiti; con razze inferiori è possibile instaurare solo una relazione di tipo coloniale, per la quale la soluzione della creazione di due Stati è impensabile; al posto di questa soluzione, l’alternativa è quella dell’apartheid, tanto nella regione, come all’interno di Israele (da ciò derivano le colonie e il trattamento degli arabi-israeliani come cittadini di seconda classe); la guerra è infinita e la soluzione finale potrà implicare lo sterminio di una delle due parti, con la certezza che si tratterà di quella più debole.
Quello che è successo negli ultimi sessant’anni conferma tutto questo, ma va ben al di là. Nelle ultime due decadi, Israele ha dettato, con successo, la politica nordamericana nella regione, servendosi della lobby ebraica, dei neoconservatori e, come sempre, della corruzione dei leader politici arabi, ostaggi del petrolio e dell’aiuto finanziario statunitense. La guerra in Iraq è stata un’anticipazione di Gaza: la logica è la stessa, le operazioni sono le stesse, la sproporzione della violenza è la stessa; perfino le immagini sono identiche e possiamo quindi prevedere che il risultato sarà lo stesso. E non si è andati molto oltre perché Bush, nel frattempo, si è indebolito. Gli israeliani chiederanno l’autorizzazione agli Usa per bombardare le installazioni nucleari dell’Iran?
É oggi evidente come il vero obiettivo di Israele, la soluzione finale, sia lo sterminio del popolo palestinese. Gli israeliani avranno la percezione che la shoah, di cui il loro vice-ministro della difesa ha minacciato i palestinesi, potrà a loro volta trasformarli in vittime? Non avranno timore che molti di quelli che hanno difeso la creazione dello Stato israeliano oggi si domandino se in queste condizioni – e ripeto, in queste condizioni – lo Stato di Israele abbia il diritto di esistere?