www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 01-04-09 - n. 267

da Oltre Confine - Newsletter settimanale del Dipartimento Esteri del PdCI - www.comunisti-italiani.it/index.php?module=News&catid=&topic=15
 
Acqua, un forum alternativo alle multinazionali - ad Istambul l’assise internazionale sull’acqua e le risorse idriche
 
di Maurizio Musolino, resp. dip. Associazionismo PdCI
 
Un importante appuntamento, quello del Forum alternativo dei popoli dell’acqua che si è svolto ad Istanbul in concomitanza con il Forum “ufficiale” dell’acqua. Importante per molti motivi, non ultimo perché ha dimostrato una certa vitalità di quel mondo dei forum entrato in crisi sui temi generali ma evidentemente ancora in salute quando si tratta di affrontare temi concreti che investono la quotidianità di milioni di persone. Al forum alternativo, infatti, con la complicità della concomitante scadenza del Newroz curdo, c’erano tantissimi italiani – oltre cento – e la loro presenza non è passata inosservata.
 
Al centro delle discussioni tre argomenti: la lotta alla privatizzazione e allo sfruttamento delle risorse idriche, il tema delle dighe turche sui principali bacini del sud est (regione curda) e la spinosa questione dei fiumi e laghi transfrontalieri. Il tutto all’interno di quella che è la vera questione dell’oggi, ovvero il riconoscimento dell’acqua come diritto inalienabile.
 
Al dibattito del contro-forum un contributo di idee e proposte è arrivato soprattutto dai Paesi dell’America latina, qui da anni intorno alla gestione delle risorse idriche si stanno mettendo in campo lotte durissime e il livello di consapevolezza sul valore di questa materia è alto. Bolivia Equador, Uruguay, ma anche Colombia e Venezuela hanno portato nella capitale un vento di ottimismo e voglia di fare e soprattutto voglia di sfidare il potere delle multinazionali. Le stesse che gestiscono e condizionano il Forum “ufficiale”.
 
Un clima ben diverso da quello portato dai rappresentanti dell’Unione europea, tutti impegnati a dir il vero in un non esaltante intreccio fra compatibilità, momento storico e mediazioni politiche.
 
L’Europa infatti arrivava a questo appuntamento con un documento che segnava un indiscutibile passo indietro rispetto al forum precedente, nel quale la questione del diritto all’acqua era affrontata in maniera ambigua e vaga.
 
La lotta alla privatizzazione e allo sfruttamento dell’acqua accomuna nord e sud del mondo, è infatti globalizzata l’azione delle grandi multinazionali per mettere sotto controllo le risorse idriche del globo. In India, come in Brasile, come in Europa, si tende di condizionare gli stati per favorire politiche sociali che non considerino l’acqua come un bene della collettività.
 
Uno sfruttamento che avviene in vari modi, dall’utilizzo di roialty bassissime, a quello di municipalizzate tutte finalizzate a logiche di profitto e mercato, dal più ingombrante acquisto di interi fiumi e bacini. Da qui l’esigenza di ripensare campagne internazionali di ripubblicizzazione dell’acqua. Su questo esemplare l’esempio del comune di Parigi, che nei mesi passati ha tolto ai privati il controllo delle acque. Una campagna questa che sarebbe bene ampliare e che ci impegniamo a portare dentro alle prossime tornate elettorali amministrative.
 
Più complesso il tema delle dighe turche. La Turchia attraverso un sistema di centinaia di dighe sta mettendo in atto una vera e propria politica di potenza sull’intera regione.
 
Da una parte le dighe, situate prevalentemente nelle aree orientali del Paese, rappresentano un fenomenale mezzo per snaturare intere regioni annullando villaggi ed economie e così contribuendo all’eliminazione – anche fisica – della popolazione curda, che viene costretta ad una diaspora innaturale.
 
Ma il principale obiettivo del controllo delle acque attraverso le dighe è soprattutto quello di poter condizionare pesantemente le economie degli stati confinanti, l’esempio delle dighe sul Tigri e l’Eufrate ne è solo un esempio.
 
La Turchia si propone così anche attraverso questo strumento come insostituibile partners per la regione mediorientale. Un partner dagli appetiti neo imperiali o meglio come si dice da quelle parti di rinascimento ottomano. Ankara infatti ha i lucchetti delle risorse idriche di molti paesi come la Siria, l’Iraq, l’Iran e la stessa Giordania e Israele. Una caratteristica geopolitica fenomenale.
 
Il Forum “ufficiale” a questo proposito è stato occasione anche di incontri bilaterali che avevano l’obiettivo di ridisegnare le strategie politiche e i nuovi rapporti con l’amministrazione degli Stati Uniti. Ma a fare le spese di questa strategia non sono solo i curdi o i paesi costretti a fare i conti con i governi turchi, che si propongono come nuovo intermediario degli Usa nella regione Mediorientale.
 
A finire sotto i milioni di metri cubi di acqua delle dighe sono anche interi ecosistemi e opere d’arte da tempo riconosciuti come patrimonio dell’umanità. Infine la discussione sui corsi d’acqua transfrontalieri, ovvero fiumi e laghi che attraversano vari Paesi.
 
Questi sono spessissimo all’origine di importanti e storici conflitti. Ricordo quelli fra India e Pakistan, quello che vede coinvolti Cina e Bhutan o Brasile e Paraguay o ancora Libano e Israele. Nel forum alternativo si è discusso di possibili regole internazionali che possano aiutare a dirimere i contenziosi aperti. Da qui la necessità di un ruolo centrale delle Nazioni Unite.
 
E su questo il Forum alternativo ha detto parole molto chiare chiedendo che si ponga fine all’esperienze di forum solo apparentemente ufficiali come quello di Istanbul a vantaggio di momenti internazionali di discussione che avvengano sotto il patrocinio dell’Onu e non sotto quello della Coca cola. Una richiesta rafforzata dal fatto che questa volta al Forum alternativo hanno partecipato molti esponenti ufficiali di governi, specie dell’America Latina, e che la stessa presidente dell’assemblea delle Nazioni Unite ha voluto mandare un suo personale messaggio e incoraggiamento a questa esperienza innovativa.
 
Tempi duri quindi per le grandi multinazionali dell’acqua che non sono riuscite a concludere il loro Forum con un documento accettato da tutti e che vedono messo in crisi uno strumento che da anni gli assicurava il controllo assoluto di questa