www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 20-04-09 - n. 270

da Rebelión - www.rebelion.org/noticia.php?id=84126
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR
 
Conclusione della Conferenza [delle Americhe N.d.T.]
 
La retorica e i fatti
 
di Marcos Salgano - Rebelión
 
20/04/2009
 
La V Conferenza delle Americhe conclusasi domenica a Trinidad e Tobago, dovrà essere analizzata in profondità nei prossimi giorni, soprattutto si dovranno verificare gli atti concreti dei principali protagonisti di quest’incontro. Per ora, si possono annotare alcuni segnali iniziali. Da un lato, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sembra esserne uscito bene a furia di dimostrarsi alla pari con gli altri capi di stato del continente, ben lungi dalla superbia del suo predecessore, George W. Bush. Tuttavia, le sue precisazioni seguenti indicano che qualunque avvicinamento sarà laborioso. La stessa asincronia fra parole e fatti vale per una possibile nuova relazione fra USA e Venezuela. C’è davvero posto per la cordialità e i sorrisi ritratti nelle fotografie, per un dialogo costruttivo e la fine della politica d’ingerenza?
 
Le cose non erano semplici per il nuovo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, al suo primo incontro con i presidenti del continente. Alla pressione diplomatica condivisa con più o meno impeto in tutta la regione contro il mantenimento dell’embargo verso Cuba e l’anacronistica esclusione dell’isola dall’OEA (Organizzazione degli Stati Americani), si erano sommate le critiche al documento finale guidate dai paesi dell’Alternativa Bolivariana per le Americhe (ALBA).
 
Per Obama sarebbe stato un suicidio diplomatico presentarsi all’incontro con la stessa arroganza di Bush. Cosciente di questo fatti, astutamente si è presentato alla pari, senza schivare l’incontro con il presidente del Venezuela, Hugo Chávez, e le relative fotografie, conscio che in quel frangente si giocava uno dei round più importanti di una conferenza in cui i simboli, amplificati dai media, hanno più importanza dei fatti.
 
Ci sono stati tre incontri. Nel primo Chávez ha dichiarato la sua disponibilità al dialogo, nel secondo gli ha regalato il libro: “Le vene aperte dell’America Latina” di Eduardo Galeano, e nel terzo, alla fine della conferenza, hanno conversato in privato su richiesta di Obama, anche se per i resoconti televisivi il colloquio è durato solo cinque minuti.
 
Entrambi hanno ratificato la volontà di iniziare una nuova fase di relazioni, che dovrebbero produrre la designazione di nuovi ambasciatori.
 
Chavez ha dichiarato: “Obama ha detto che manterrà la sua parola circa la non ingerenza in alcun paese. Abbiamo punti di vista molto diversi, ma tutti e due siamo disponibili e vogliamo lavorare insieme. Si è comportato in modo molto naturale”. Al rientro in Venezuela ha pure aggiunto: “il governo degli USA si è seduto fra noi alla pari, discutendo con i presidenti latinoamericani, una cosa impensabile con qualunque altro presidente degli Stati Uniti. L’argomento principale è stato sempre Cuba. Abbiamo tutti chiesto la fine dell’embargo!”.
 
Il sabato, durante la sessione plenaria, Chávez ha chiesto un nuovo regime di rapporti fra le nazioni americane a partire dal riconoscimento delle differenze e del rispetto di autodeterminazione dei popoli. Chavez ha poi indicato che la Conferenza delle Americhe, se continuerà ad esistere, dovrà avere un altro modello, alla cui creazione ha invitato il presidente statunitense e tutti i capi di stato presenti a costruirlo.
 
“Gli USA devono finirla col vederci come se fossimo il loro cortile di casa. Il Nordamerica ai nordamericani, il Sudamerica ai sudamericani, il Centroamerica per i centroamericani, i Carabi ai caraibici!”. “Questa conferenza serve a questo e allo spirito di Bolívar, di Martí, di San Martín che sono presenti fra di noi, qui, oggi”.
 
Nel suo secondo intervento, il presidente venezuelano ha dichiarato rivolgendosi a Obama che “non può essere che ambasciatori o funzionari di ambasciata continuino a finanziare movimenti di destabilizzazione per farmi cadere, usando i canali televisivi”.
 
Ci sono stati degli avvicinamenti ma anche dei limiti ben demarcati. Obama, da parte sua, ha dichiarato alla stampa “un buon gesto” il dono fattogli da Chavez ed ha segnalato che negli Stati Uniti ci sono settori che vedono come una debolezza il mostrarsi cortese e aperto al dialogo col Venezuela e con Cuba, ma che il popolo statunitense non la pensa allo stesso modo, e con buona ragione.
 
Ma subito dopo ha dichiarato che qualunque avvicinamento concreto è ancora lontano, criticando la retorica incendiaria di Chávez contro gli Stati Uniti, ed ha assicurato che “Caracas ha interferito con i paesi vicini”, aggiungendo che “il Venezuela è un paese le cui spese per la difesa sono seicento volte minori di quelle degli USA, quindi è fuori discussione che un abbraccio e una stretta di mano con Chavez possano mettere in pericolo gli interessi strategici statunitensi”.
 
D’altra parte, Obama ha chiuso la conferenza chiedendo nuovi segnali dal parte del governo cubano, come la liberazione dei cosiddetti “prigionieri politici” e maggiore libertà di espressione religiosa nell’isola come condizione per dialogare, rilevando - come ha fatto la sua segretaria di Stato - che la politica verso Cuba è fallita”.
 
Anche se l’argomento Cuba è stato presente per tutta la conferenza e l’OEA dovrà dare qualche risposta all’inclusione dell’isola socialista nell’organizzazione, la revoca dell’embargo statunitense, sembra ancora molto lontana, e se avverrà, dipenderà dal mantenimento della pressione del continente sugli USA.
 
Le dualità del personaggio più osservato nella Conferenza delle Americhe indicano che la strada di nuovi rapporti fra USA e il resto del continente è appena cominciata, se è poi vera l’intenzione del gigante indebolito di percorrerla.
 
Sarà per questo che il presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula Da Silva, ha proposto che una rappresentanza statunitense d’alto livello visiti Venezuela e Bolivia, come gesto di “buona volontà” per rendere concrete le intenzioni della retorica dell’avvicinamento che ha dominato la conferenza di Trinidad y Tobago.
 
www.deci.me