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- osservatorio - mondo - politica e società - 31-05-09 - n. 276
La vergognosa storia della OEA
Creazione e traiettoria dell’Organizzazione degli Stati Americani. Il ruolo disimpegnato nella regione. La complicità e la legittimazione interamericana delle aggressioni degli USA contro il popolo cubano. La battaglia di Raúl Roa per la dignità. La OEA dev’essere smantellata, è l’unica opzione liberatrice di oggi. Cuba non si reintegrerà mai più
di Oscar Sánchez Serra
30/05/2009
Dal loro decollo come nazione, gli Stati Uniti d’America hanno sempre contrapposto gli ideali di unità e integrazione latinoamericana con pretese di dominio continentale e di ambizioni, ben espresse il 2 dicembre del 1823 nella famosa Dottrina Monroe, sintetizzate nella frase "L’America per gli americani".
Solo nell’ultimo quarto di secolo del XIX secolo questa filosofia ha potuto espandersi, quando l’industria degli USA è cresciuta come nessun altra, raggiungendo la condizione di potenza, in una corsa accelerata con la quale pretendeva non solo di dominare il continente, ma di creare le condizioni per rilanciarsi nella lotta di una nuova distribuzione del mondo.
Già alla fine del 1889, il governo nordamericano convocò la Prima Confernza Panamericana che fu il punto di partenza del panamericanismo, visto come dominio economico e politico dell’America, sotto una presunta unità continentale.
Questo implicava un’attualizzazione della Dottrina Monroe nel momento in cui il capitalismo nordamericano giungeva alla sua fase imperialista.
José Martí, che fu un testimone eccezionale della nascita del mostro imperialista, si chiedeva a proposito dei quella conferenza: “Con chi allearsi nel meglio della gioventù nella battaglia che gli Stati Uniti si preparano a sferrare al resto del mondo”? E aveva ragione. Tra il 1899 ed il 1945, durante otto Conferenze simili, tre riunioni di consultazione e varie conferenze su temi specifici, si stabilì l’avanzata della penetrazione economica, politica e militare degli USA in America Latina.
Auge del panamericanismo monroista
Alla fine della II Guerra Mondiale gli USA uscirono beneficiati, in una tappa di auge del Panamericanismo e del Sistema Interamericano, che va dalla Conferenza di Chapultepec nel 1945, passando por la creazione della
OEA en 1948, sino all’invasione della Repubblica Dominicana nel 1965, con il consolidamento della subordinazione dei governi del continente alla politica estera degli USA. Così la Conferenza Interamericana sui Problemi della Guerra e la Pace, di Chapultepec, nel marzo del 1945, ebbe un obiettivo politico definito: allineare i Paesi della regione per affrontare il processo che verrebbe con la creazione della ONU.
Come risultato, nella conferenza di San Francisco dell’aprile del 1945, nella quale si fondò la ONU, la diplomazia nordamericana appoggiata dai paesi latinoamericani difese "l’autonomia" del Sistema Interamericano ed ottenne che nell’articolo 51 della Carta dell’Organizzazione mondiale si preservasse la soluzione delle controversie con metodi e sistemi “americani”. L’interpretazione del Coniglio direttivo dell’Unione Panamericana è che questa Carta nacque compatibile con il sistema interamericano e con la Dichiarazione di Chapultepec.
Nell’agosto del 1947 la Conferenza Panamericana di Río de Janeiro approvò una risoluzione che diede origine agli strumenti che diedero vita alla clausola di permissività strappata alla ONU: il Trattato Interamericano d’Assistenza Reciproca (TIAR), che riaffermava il principio di "solidarietà" continentale maneggiato da Washington, per affrontare qualsiasi situazione che ponesse in pericolo “la sua pace”, in America, ed adottare le misure necessarie includendo “l’uso della forza”. Con il TIAR s’impone la volontà yankee nel continente, costituendo una minaccia permanente per la sovranità dei paesi latino americani.
Come nota, tra il 30 marzo e il 2 maggio del 1948 la Conferenza Internazionale Americana di Bogotá, diede vita alla Organizzazione degli Stati Americani (OEA). In mezzo a quella riunione fu assassinato il leader libérale colombiano Jorge E. Gaitán, che era molto stimato dal popolo, fatto che motivò una forte insurrezione nota come il Bogotazo, brutalmente repressa, e che servì per manipolare il corso ed i risultati della Conferenza, perchè gli Stati Uniti promossero laminaccia che significavano per la democrazia l’auge dell’Unione Sovietica e del comunismo, incolpati delle morti nel Bogotazo.
Ma sia la Conferenza di Río che quelle di Bogotà coincisero con una acutizzazione dei problemi economici in America Latina, i cui paesi - entusiasmati con il Piano Marshall per l’Europa -, cominciarono a domandare un piano d’assistenza per la regione. Lo stesso Segretario di Stato, George Marshall, s’incaricò di frustrarli.
Dalla discussione ed adozione della Carta della OEA sorse un esteso documento di122 articoli, firmato senza riserve dai 21 paesi partecipanti in Bogotá. La Carta faceva suoi alcuni principi cardinali e giusti del Diritto Internazionale, ma senza dubbio, su istanza di Washington, si introdussero disposizioni che trasferirono alla OEA i postulati principali del TIAR, per cui dalla sua nascita la OEA è lo strumento giuridico ideale per la dominazione statunitense nel continente.
La sua retorica diplomatica relativa ai postulati sull’indipendenza e la sovranità delle nazioni e diritti dell’uomo e dei popoli, sono rimasti lettera morta.
Le pagine di un sanguinoso espediente
Nel 1954 il Guatemala fu invaso dalle truppe mercenarie organizzate dalla CIA che fecero cadere il governo di Jacobo Arbenz. La OEA si era già prestata per approvare una risoluzione che introduceva la variante di un intervento collettivo regionale, in evidente violazione della sua stessa Carta e della ONU. Di fronte al fatto consumato, l’organismo si limitò a “lasciar fare” gli Stati Uniti e ritardò l’esame della situazione, ignorando gli interessi del paese aggredito.
L’attuazione rispetto a Cuba, a partire del trionfo della Rivoluzione, l’appoggio all’invasione di Playa Girón nel 1961, le azioni d’ordine politico e diplomatico effettuate per isolare il paese, si conclusero con l’espulsione di Cuba nel gennaio del 1962 e la rottura delle relazioni diplomatiche dei paesi della regione con l’Isola, mostrando un livello di putridume tale che mise in dubbio l’onorabilità stessa dell’organizzazione.
Nell’aprile del 1965, i marins yankee sbarcarono a Santo Domingo per impedire l’imminente vittoria del movimento popolare costituzionalista sulle forze della reazione militarista. La OEA inviò nella capitale dominicana il suo segretario generale, l’uruguaiano
José A. Mora, con l’apparente proposito d’ottenere una tregua tra i belligeranti, mentre l’organo di consulta dilatava una decisione per facilitare alle forze militari yankee il controllo della situazione. Dopo molte gestioni gli Stati Uniti riuscirono, con uno stretto margine di voti, ad ottenere l’approvazione di una risoluzione che dispose la creazione d’una Forza Interamericana di Pace, realizzando per la prima volta, con il marchio della OEA, un intervento collettivo in un paese dell’area.
La OEA, che tra i suoi postulati di base aveva il principio del non intervento di nessuno Stato negli affari interni degli altri Stati, continuava con la sua crisi di credibilità.
Nel marzo del 1982 portò l’intervento britannico che diede inizio alla Guerra delle Malvine e alla prima aggressione di una potenza extra continentale in un paese del sistema interamericano e questo, secondo il TIAR, doveva convocare la solidarietà continentale con l’aggredito. Gli Stati Uniti appoggiarono politicamente e militarmente la Gran Bretagna e imposero sanzioni economiche contro l’Argentina.
E la OEA che fece?
Fece aspettare la sua reazione, poi adottò una tiepida risoluzione, richiamando al termine del conflitto, e solo un mese dopo condannò l’attacco armato e reclamò dagli Stati Uniti di togliere immediatamente le misure applicate contro l’Argentina. E ancora, nell’ottobre del 1983 ci fu un colpo militare contro il primo ministro di Granata, Maurice Bishop, assassinato per mano dei golpisti.
Anche a Granada gli USA inviarono una forza d’invasione di 1900 soldati, che presero il controllo dell’Isola. Il principio di non intervento perse nuovamente il suo significato per la OEA. La maggioranza appoggiò l’azione come “misura preventiva”, mentre altri la condannarono.
Finalmente condannò l’invasione catalogandola come una violazione della carta di Bogotà.
La bancarotta del panamericanismo
La fine della detta Guerra Fredda e la disintegrazione della URSS cambiarono la geopolitica mondiale e la OEA, per esigenza degli Stati Uniti tentò di riaccomodarsi, con l’obiettivo d’essere più fedele alle oligarchie, per cui nel 1991 cominciò a promuovere i precetti della democrazia rappresentativa borghese e del neoliberismo.
Sotto queste bandiere nascono i Vertici delle Americhe, su iniziativa degli USA, che diedero nuovi mandati all’organizzazione. In quel momento si sottolineava la creazione della Carta Democratica Interamericana del 1992, che portò a livello di trattato l’unipolarismo come imposizione nella regione, cioè la OEA non cambiò la faccia, tanto che di fronte al coloo di Stato in Haiti, che depose il presidente Jean Bertrand Aristide, dimostrò lo stesso grado d’incapacità e putrefazione delegando il tema al Consiglio di Sicurezza della ONU, che approvò una forza militare multinazionale: guidata da chi? Ma dagli Stati Uniti...
Già in pieno XXI secolo a nessuno restano dubbi sull’irrilevanza, l’obsolescenza e il discredito di un’organizzazione che è stata complice dei principali crimini di Stato avvenuti in America Latina e nei Caraibi nella seconda metà del XX secolo. In alcune occasioni gli Stati Uniti l’hanno relegata, ma mai scartata, perchè è necessario che sia viva per influire e dividere la regione, frenare la consacrazione del suo unico, inevitabile ed autentico destino: l’integrazione martiana e bolivariana dei suoi popoli.
La OEA contro Cuba
Il 18 marzo del 1959, a due mesi e mezzo dalla vittoria popolare del Primo Gennaio, il nuovo Ambasciatore di Cuba presso l’Organizzazione degli Stati Americani, Raúl Roa García, espose la posizione che avrebbe definito da allora la relazione tra la Rivoluzione trionfante e l’organismo emisferico: [...] Per lunghi anni non si era alzata e non era stata udita la voce genuina di Cuba nel Consiglio della OEA [...] Va ricordato come una novità storica e uno stimolo ovvio per i popoli ancora oppressi. L’abbattimento di una tirannia con un’azione armata non è un fatto insolito in Nuestra America, ma lo è quella che ha smantellato la tirannia di Fulgencio Batista in Cuba.
Questa posizione cubana partiva dalla conoscenza della sua guida Rivoluzionaria sulla già allora breve e triste storia della OEA al servizio degli USA, che dal 1959 avevano disegnato un piano per usare l’organizzazione contro la Rivoluzione e il nostro popolo. Sino ad allora nessun meccanismo multilaterale o regionale aveva ignorato o tentato d’ignorare i tanti danni fatti ad un paese, come quelli che la OEA causò a Cuba.
La denominata “questione cubana” occupò un luogo prioritario nell’agenda della OEA e, in conformità con gli interessi degli USA, cominciò a porre le basi per l’ isolamento politico-diplomatico di Cuba e l’attivazione del Trattato Interamericano d’Assistenza Reciproca (TIAR), per tentare di “legittimare” un’ aggressione militare diretta contro Cuba.
Nell’agosto del 1959, i Governi di Brasile, Cile, Stati Uniti e Perù, sollecitarono la convocazione d’una Riunione di Consultazione dei Ministri degli Esteri per analizzare la situazione nei Caraibi. La Rivoluzione aveva promulgato la Prima Legge di Riforma Agraria, eliminando i latifondi, tra i quali quelli della United Fruits, dove avevano interessi economici i fratelli Allan Dulles, Segretario di Stato, e Foster Dulles, capo della CIA.
La V Riunione di Consultazione, a Santiago del Cile, non adottò documenti di condanna del nostro paese, ma creò la “ cornice concettuale” che serviva ai propositi della politica yankee contro Cuba; stabilì la Commissione Interamericana dei Diritti Umani e la Commissione Interamericana di Pace ebbe nuove facoltà, in una strategia di creazione o perfezionamento di strumenti chiave nell’applicazione delle direttive yankee contro Cuba, nel seno della OEA. Le riunioni erano una dopo l’altra e Roa, conscio degli obiettivi di questi incontri sui Caraibi, dichiarò dapprima a Washington:
Il Governo di Cuba è convinti che tutte queste accuse vogliono [...] creare attorno a Cuba un ambiente internazionale ostile, ed organizzare in Cuba una congiura internazionale di tipo interventista, per interferire, ostacolare e danneggiare lo sviluppo della Rivoluzione Cubana. Poi, a San José, reiterò le sue parole con un’accusa rivelatrice: “Se si tratta di fare giustizia dobbiamo sanzionare insieme Truillo ed il Governo degli Stati Uniti”.
Congiura e rivendicazione a San José
Dal 22 al 29 agosto del 1960 si svolse a San José, in Costa Rica, la 7ª Riunione di Consultazione. Tra i vari punti c’era il rafforzamento della solidarietà continentale e del sistema interamericano, soprattutto di fronte alle minacce d’intervento extra continentale e la considerazione delle tensioni internazionali esistenti nella regione dei Caraibi, per assicurare in armonia l’unità e la pace in America tra l’altro.
Fu adottata una Dichiarazione che nei suoi paragrafi operativi 4 e 5 segnalava che...Il Sistema Interamericano è incompatibile con ogni forma di totalitarismo e la democrazia realizzerà i suoi obiettivi nel continente quando tutte le Repubbliche americane aggiusteranno la loro condotta ai principi enunciati nella Dichiarazione di Santiago del Cile; tutti gli Stati membro dell’ Organizzazione Regionale hanno l’obbligo di sottomettersi alla disciplina del sistema interamericano volontariamente e liberamente convenuta. La più ferma garanzia della sua indipendenza politica proviene dall’obbedienza alle disposizioni della Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani.
A San José si stabilirono le condizioni necessarie, conformi ai termini yankee, per imporre l’esclusione del governo cubano. In protesta, annunciando la decisione di ritirarsi da quel vergognoso conciliabolo, il ministro Roa sentenziò con una memorabile frase la rottura definitiva con la OEA: [...] I governi latino americani hanno lasciato Cuba sola. Vado dal mio popolo e con il mio popolo se ne vanno da qui i popoli di Nuestra America”.
Rispondendo ai risultati della Riunione di San José, più di un milione di cubani si riunirono in Plaza de la Revolución nella storica Assemblea Generale del Popolo di Cuba e adottarono la Dichiarazione del L’Avana, con cui condannarono le pretese egemoniche degli Stati Uniti contro Cuba, la sua politica d’isolamento contro l’Isola ed il servilismo della OEA di fronte a questi brogli.
L’espulsione e il tentativo d’isolamento
Nel dicembre del 1961, il Consiglio Permanente della OEA decide, su richiesta della Colombia, di convocare la VIII Rionione di Consultazione dei Ministri degli Esteri nel gennaio del 1962 (dal 22 al 31), a Punta del Este, dove si adottarono nuove risoluzioni, quattro contro Cuba, e la IV era la “gioia” della OEA, intitolata Esclusione dell’attuale Governo di Cuba dalla sua partecipazione al Sistema Interamericano, che era la massima aspirazione yankee per togliere legittimità politica e diplomatica alla nostra Rivoluzione. La risoluzione fu approvata con 14 voti affermativi (gli Stati Uniti comprarono il voto di Haiti per ottenere la maggioranza minima), uno contro –Cuba- e sei astensioni: Argentina, Brasile, Bolivia, Cile, Ecuador e Messico. Le due ultime nazioni sostennero che l’espulsione di uno Stato membro non era legittima perchè non esisteva una riforma previa della Carta dell’Organizzazione.
L’allora presidente, Osvaldo Dorticós, sventolò la stessa bandiera del ministro degli esteri Roa, nello stesso scenario:
[...] se quello che si pretende è che Cuba si sottometta alle determinazioni di un paese poderoso; se si pretende che Cuba capitoli, rinunci alle aspirazioni del benessere, del progresso e la pace che anima la sua Rivoluzione Socialista e rinunci alla sua sovranità; se quello che si tenta è che Cuba volga la schiena ai paesi che le hanno dimostrato un’amicizia sincera e un degno rispetto, se in una parola si tenta di schiavizzare un paese che ha conquistato la sua libertà totale dopo un secolo e mezzo di sacrifici, sappiate una volta per tutte che Cuba non capitolerà[...] Siamo venuti convinti che si sarebbe presa una decisione contro Cuba, ma questo non danneggerà lo sviluppo della nostra Rivoluzione. Siamo qui per passare da accusati ad accusatori, per accusare il colpevole qui, che non è altro che il governo imperialista degli Stati Uniti [...] La OEA è incompatibile con la liquidazione dei latifondi, con la nazionalizzazione dei monopoli imperialisti, con l’uguaglianza sociale, con il diritto all’educazione, con la liquidazione dell’ analfabetismo [...] e in questo caso Cuba non deve stare nella OEA [...] Potremo non stare nella OEA, ma Cuba Socialista starà in America; potremo non stare nella OEA, ma il governo imperialista degli Stati Uniti continuerà a contare, a 90 miglia dalle sue coste, con una Cuba rivoluzionaria e socialista [...].
Sconfitti a Girón nel 1961, falliti i piani dell’Operazione Mangosta che portarono alla Crisi d’Ottobre del 1962, con il blocco economico, commerciale e finanziario già proclamato e le bande di terroristi che combattevano sulle montagne dell’ Escambray, agli Stati Uniti restava solo l’internazionalizzazione della sua abietta politica, per la quale si valse, nella IX Riunione di Consultazione dei ministri degli Esteri, a Washington, nel luglio del 1964, con una risoluzione ispirata al TIAR, che aveva già spiazzato la Carta della OEA, disponendo che i governi degli Stati americani rompessero le loro relazioni diplomatiche o consolari con il governo di Cuba. Solo il Messico mantenne una posizione degna e non si piegò ai disegni dell’impero.
La carta democratica e il fallimento d’una cattiva politica
Proprio l’11 settembre del 2001, quando crollarono le Torri Gemelle a New York, fu promulgata la Carta Democratica Interamericana, la più recente e ipocrita yanquee contro l’Isola della OEA, che stabilisce le regole che i paesi - per essere membri del blocco emisferico- sono obbligati a seguire. Prima non si poteva essere marxisti-leninisti ed ora si deveno adottare come requisiti la democrazia rappresentativa borghese e il “Dio Mercato”. In fondo si è promossa, di forma similare, l’esclusione di Cuba.
Però la Rivoluzione è entrata nel XXI secolo vincitrice contro il più lungo e cruento assedio mai conosciuto da un popolo nella storia dell’umanità. È un simbolo che dice che i poteri imperiali non sono onnipotenti nè eterni. La nobiltà e la volontà del nostro popolo sono riconosciute in tutto il pianeta. La OEA ha fallito, in pieno.
Cuba ha fluide relazioni diplomatiche con tutte le nazioni dell’ emisfero ed è stata acclamata nel Gruppo di Río, perchè nessun popolo del continente l’ha mai esclusa. Il nostro paese non si è spaventato, non ha dubitato, non ha cambiato di una virgola la sua decisione sovrana, non ha negoziato la sua libertà, sua indipendenza e la sua libere determinazione. Non è una posizione a ultranza: è un principio, ed è stato sancito dal Ministro della Dignità, Raúl Roa, nell’agosto del 1959, che disse: [...] La Rivoluzione Cubana non sta a destra o a sinistra di nessuno: sta di fronte a tutti con una posizione propria e inconfondibile. Non è una terza, quarta o quinta posizione, È la nostra posizione.
La fine del ministero delle colonie degli USA
Il 2 settembre del 1960, dopo la consacrazione della congiura della OEA contro Cuba a San José, il Comandante in Capo convocò il popolo di Cuba ad una Grande Assemblea Generale, in Plaza de la Revolución José Martí e lesse lo storico proclama noto come la Prima Dichiarazione de L’Avana, nel cui 8º e ultimo paragrafo dispositivo, definiva: […] L’Assemblea Generale Nazionale del Popolo di Cuba riafferma la sua fede nell’America Latina, che marcerà presto, unita e vincitrice, libera dai legami che trasformano le sue economie in ricchezze cedute all’imperialismo nordamericano e che le impediscono di far udire la sua vera voce in riunioni dove ministri degli Esteri addomesticati sono il coro infamante del padrone dispotico. Ratifica la sua adesione di lavorare per questo destino latino americano comune, che permetterà ai nostri paesi d’edificare una solidarietà vera, fondata nella libera volontà di ognuno e nelle aspirazioni unite di tutti. Nella lotta per questa America Latina liberata, di fronte alle voci obbedienti di coloro che usurpano le loro rappresentazioni ufficiali, sorge adesso con potenza invincibile la voce genuina dei popoli, voce che riapre il cammino dalle viscere delle miniere di carbone e di stagno, dalle fabbriche e dagli zuccherifici, dalle sue terre ridotte a feudi dove “rotos, cholos, gauchos, jíbaros”, eredi di Zapata e di Sandino, impugnano le armi della loro libertà, voci che risuonano nei loro poeti e scrittori, negli studenti, nelle donne, nei bambini e negli anziani risvegliati. A questa voce sorella, l’Assemblea Generale Nazionale del Popolo di Cuba risponde: Presente! Cuba non mancherà! Cuba è qui, oggi, per ratificare di fronte all’America Latina e al mondo, in un impegno storico, il suo dilemma irrinunciabile: Patria o Morte!
Tra gli applausi e l’approvazione di più di un milione di mani, Fidel disse: […] Ma manca ancora qualcosa. Che cosa facciamo con la Dichiarazione di San José? Che ne facciamo”? E il popolo gridò in coro: La stracciamo! La stracciamo! Prese tra le mani quella vergognosa Dichiarazione e la stracciò di fronte alla folla. Tra Cuba e la OEA le cose erano ben chiare. Le parole finali della Dichiarazione erano la premonizione di quello che sarebbe accaduto mezzo secolo dopo, quando la Rivoluzione cubana osserva gli ultimi spasimi dell’Organizzazione che si è prestata al sudicio lavoro di becchino imperiale.
La terapia contro il disprezzo
Dos`prezzata a svalauatata inpieno autumno dellimpero ha rovatola su aslavezza inuniniztiava del presidente William Clinton, che nel 1994 propose le riunioni Vértice con tutti i capi di Statu e digocverno dellemisfero la cuiorganizzaione conduzioe e sguimento diveenro compito della Organizzaione delgi statai americnaia conil fine diriscattarla dal nulla in cui era caduta.
Nel IV Vertice delle Americhe (Mar del Plata-2004), dove fu seppellita l’Area di Libero Commercio per le Americhe, la OEA ricevete un altro schiaffo che si uni al suo nefasto legato. Poi anche il suo silenzio di fronte all’incursione colombiana in Ecuador, il 1º marzo del 2008, le diede un colpo, ma come tante altre volte il governo yankee coperse i fatti, mentre il Gruppo di Río rispondeva per l’impoverita vecchia dama, lasciandola per sempre senza voce.
Durante il V Vertice in Puerto España, a Trinidad y Tobago, nell’aprile scorso, la OEA non ha saputo stare all’altezza delle circostanze per i fatti che condussero al massacro dei contadini a Pando, in Bolivia, nel settembre del 2008. Fu la giovane UNASUR la nuova voce vigorosa che rivendicò i di ritti dei dimenticati da sempre. Ancora una volta quella che l’acuto Ministro della Dignità, Raúl Roa García, definì il “Ministero delle Colonie” degli Stati Uniti.
Di fronte ad una realtà che le è già estranea, la OEA si è vista di fronte la solida posizione dei paesi della regione per l’ingiusta esclusione di Cuba dall’appuntamento; nè lei, nè il suo segretario generale, il cileno José Miguel Insulza, hanno potuto evitare che le critiche alla politica nordamericana verso l’Isola fossero le grandi protagoniste.
Fidel aveva avvisato che Insulza non aveva la coscienza che […] Il treno era passato da molto, ma lui non se ne era ancora accorto”.
Quello che è accaduto lì ha dimostrato agli statunitensi (che non imparano mai dai loro sbagli), che l’America Latina ed i Caraibi vivono una realtà ben diversa da quella del 1960 o del 1962, quando la regione era un docile scenario.
La OEA e il suo portavoce, Insulza, non lo hanno compreso ed hanno ripetuto la vecchia pratica di parlare a nome del padrone: gli USA hanno la volontà di parlare con loro (Venezuela e Bolivia). Ma dev’essere un dialogo senza condizioni. Molti problemi sono sorti perchè sono state poste condizioni e questo è vero nel caso di Cuba e in altri casi. Così ha rivolto i suoi passi su quello che è stato il cuore della controversa relazione tra gli Stati Uniti e la regione, Cuba compresa: un dialogo con condizioni imposte da Washington.
La OEA ha imposto una doppia morale, la corruzione politica e amministrativa, ha reso ingovernabili le democrazie e le ha trasformate in dittature quando le servivano, poi le ha rielaborate in democrazie ancora più viscide e lacchè di prima, perchè nella nuova era neoliberista con i capitali oligarchici trans-nazionalizzati, queste erano parte di una trama di poteri molto più sofisticata, i cui fili non radicavano necessariamente nelle Case di Governo e nei Parlamenti, ma nelle corporazioni del continente.
Sangue da tutti i pori
Washington e la OEA sono stati coerenti con il loro tenebroso passato, quando hanno percepito le prime minacce.
L’organizzazione che aveva favorito il colpo di Stato del 1952 in Cuba, che fu tanto vaga di forote all’azione miliatare contro il governo costituzionale di Jacobo Árbenz in Guatemala; quella che sostenne il satrapo Anastasio Somoza e nel 1961 non condannò l’invasione mercenaria a Cuba, mentre ignorava tutte le critiche al colpo di Stato contro il presidente eletto dell’Ecuador, Velazco Ibarra, continuava ad essere esattamente la stessa che auspicava con la sua indulgenza l’invasione militare nella Repubblica Dominicana nel 1965 e l’invio dei Caschi Verdi e delle armi in Guatemala nel 1966 e in Bolivia nel 1967, mentre applaudiva le lauree di centinaia di torturatori e repressori, formati nella scuola delle Americhe del Canale di Panama.
Ha contemplato i colpi di Stato patrocinati dal governo degli Stati Uniti in Uruguay, Argentina e Cile. H ataciuto di fornte all morte di Salvador Allende, davanti all’omicidio e alle scomparse forzate di decine di migliaia di sudamericani durante la tenebrosa Operazione Cóndor. Non ha mai promosso la pace in Centro America negli anni ’80, in un conflitto che è costato almeno centomila vite umane. Non ha mai sostenuto le investigazioni per chiarire i sospetti sulla morte del Generale Torrijos in Panamá, e i suoi ambasciatori non hanno smesso di bere caffè quando avvennero le ingloriose invasioni a Granada, nel 1983, e nella stessa Panama, nel 1989.
Ha offerto il suo sostengo a Pedro “Il Breve”, durante le difficili giornate vissute dal Venezuela nell’aprile del 2002, dopo il tentativo golpista, sconfitto dall’esemplare risposta del popolo che ha riscattato il suo Presidente. Questo atteggiamento ha posto in evidenza sino a dove è capace di giungere con la sua ipocrisia e il suo allineamento con il potere imperiale, non accettando il carattere genuino del processo bolivariano venezuelano che le ha dato una lezione nel punto più dolente, sottoponendosi come nessun altro governo allo scrutinio dei lettori ed uscendone vittorioso.
La OEA si è impegnata a mettere in questione la legittimità democratica delle elezioni, tentando di favorire la politica statunitense per rovesciare la Rivoluzione Bolivariana, ed ha messo bene in chiaro tutta l’immoralità della sporca Carta Democratica. Mancava solo a questa putrida storia il caso speciale della Bolivia, con abbondanti e chiare evidenze di quanto gli Stati Uniti sono compromessi in una guerra sudicia per far cadere Evo Morales, il primo presidente indigeno d’America.
Alla OEA e al signor Insulza il “pudore”? ha impedito i chiamare le cose per nome: “colpo di Stato” per esempio, ed hanno preferito indicare con un linguaggio da marionette che
[…] in Bolivia si è giunti al punto in cui o si accorda l’interruzione immediata delle ostilità e si passa al negoziato o la situazione diverrà molto difficile. […]. Nella sua complicità per omissione, la OEA ha ignorato le sufficienti prove che indicano che la DEA e la CIA si trovavano dietro ai piani per assassinare il presidente della Bolivia.
Seppellire il cadavere puzzolente
Hay en toda esta larga historia demasiado comprometimiento con la muerte, el genocidio y la mentira para que la OEA sobreviva a estos tiempos. Es un cadáver político y debe ser enterrada, cuanto antes. Sin embargo, no faltan quienes en un afán de resucitar al muerto, buscan enmendarlo por la vía de “perdonarle la vida a Cuba”, devolviéndole el espacio del que no debió ser privada. No faltan siquiera tecnicismos, como que a quien se excluyó fue al gobierno, y no al país, como si la persona jurídica de un Estado fuera separable de su misma existencia. La realidad es que sin la OEA, los Estados Unidos perderían uno de sus principales instrumentos político-jurídicos de control hegemónico sobre el hemisferio occidental.
Desmantelarla y fundar una nueva organización de países latinoamericanos y caribeños, sin EE.UU, sería la única manera para que América Latina y el Caribe puedan determinar su destino sin poner en peligro su identidad y avance realmente hacia una gran patria unida, que Martí y Bolívar indicaron como meta histórica.
En cuanto a Cuba, no necesita de la OEA. No la quiere ni reformada. Chorrea sangre e infamia por todos sus poros. Nunca retornaremos a ese vetusto caserón de Washington, testigo de tantas vergüenzas compradas y tantas humillaciones. Raúl lo expresó con palabras de Martí: Antes de ingresar a la OEA, primero se unirá el Mar del Norte con el Mar del Sur y nacerá una serpiente de un huevo de águila.