www.resistenze.org
- osservatorio - mondo - politica e società - 26-04-10 - n. 316
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Messaggio al Vertice della Madre Terra
di Eduardo Galeano
I diritti umani e i diritti della natura sono due nomi della stessa dignità
Purtroppo, non potrò essere con voi. Un bastone tra le ruote mi impedisce di viaggiare. Ciò nonostante, in qualche maniera, vorrei accompagnare questa vostra riunione, questa nostra riunione, poiché non ho alternativa che fare il poco che posso e non il tanto che voglio. E per esserci anche se non fisicamente vi invio queste parole.
Voglio dirvi che auspico che si possa fare tutto il possibile e l'impossibile affinché il vertice della Madre Terra sia la prima tappa verso l'espressione collettiva dei paesi che non dirigono la politica mondiale, ma anzi la patiscono.
Magari fossimo capaci di portare avanti queste due iniziative del compagno Evo, il Tribunale della Giustizia Climatica ed il Referendum Mondiale contro un sistema di potere fondato sulla guerra e lo spreco, che disprezza la vita umana e mette la sua bandiera sulla liquidazione delle nostre risorse.
Magari fossimo capaci di parlare poco e fare molto. L'inflazione delle parole, che in America latina è più nociva dell'inflazione monetaria, ci ha arrecato gravi danni e molti altri continua a farne.
Ma anche, e soprattutto, siamo stufi dell'ipocrisia dei paesi ricchi che ci sottraggono il pianeta, mentre pronunciano discorsi pomposi per mascherarne il sequestro.
C’è chi dice che l'ipocrisia è l'imposta che il vizio paga alla virtù. Altri dicono che l'ipocrisia è l'unica prova dell'esistenza dell'infinito. Le chiacchere della cosiddetta "comunità internazionale", quel club di banchieri e guerrafondai, prova che le due definizioni sono corrette.
Io voglio celebrare, invece, la vera forza della verità che irradia le parole ed i silenzi che nascono dalla comunione umana con la natura. E non è un caso che questo Vertice della Madre Terra si tenga in Bolivia, questa nazione di nazioni che sta riscoprendo se stessa dopo due secoli di vita bugiarda.
La Bolivia ha appena celebrato i dieci anni della vittoria popolare nella guerra dell'acqua, quando il paese di Cochabamba fu capace di sconfiggere una onnipotente impresa della California, padrona dell'acqua grazie all’opera di un governo che diceva essere boliviano ma era molto generoso con lo straniero.
Quella guerra dell'acqua fu una delle battaglie che questa terra continua a combattere in difesa delle proprie risorse naturali, e cioè: in difesa della propria identità con la natura.
Ci sono voci del passato che parlano al futuro.
La Bolivia è una delle nazioni americane dove le culture indigene hanno saputo sopravvivere, e quelle voci risuonano ora con più forza che mai, nonostante il lungo periodo della persecuzione e del disprezzo.
Il mondo intero, frastornato com'è, deambulando come un cieco in mezzo ad una sparatoria, dovrebbe ascoltare quelle voci. Esse c'insegnano che noi, gli umani, siamo parte della natura, parenti di tutti quelli che hanno gambe, zampe, ali o radici. La conquista europea condannò per idolatria gli indigeni che vivevano in quella comunione, che per credere in lei furono frustati, sgozzati o bruciati vivi.
Da quei tempi del Rinascimento europeo, la Natura si trasformò in merce o in ostacolo al progresso umano. E fino ad oggi, quel divorzio tra noi e lei ha persistito, a tal punto che c'è ancora gente di buona volontà che si commuove per la povera natura, tanto maltrattata, tanto ferita, ma continuando a vederla da fuori.
Le culture indigene invece la vedono da dentro. Vedendola, mi vedo. Quello che faccio contro di lei, è fatto contro me. In lei mi trovo, le mie gambe sono anche la strada che lei percorre.
Celebriamo, dunque, questo Vertice della Madre Terra.
E magari i sordi riuscissero ad ascoltare: i diritti umani ed i diritti della natura sono due nomi della stessa dignità.
Che volino abbracci, da Montevideo
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