www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 03-07-10 - n. 326

da Telesurtv - www.telesurtv.net/noticias/opinion/2038/waka-waka-algo-mas-que-espectaculo-deportivo/ 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
"Waka – Waka" qualcosa di più che uno spettacolo sportivo: traffico di donne, prostituzione e Coppa del Mondo Sudafrica 2010
 
[Estratto]
 
di Martha Yanneth Valenzuela R *
 
29/06/2010
 
Da ottant’anni la Coppa del Mondo coagula molte persone attorno a questo fenomeno sportivo in una spirale crescente di investimenti capitalisti, di emozioni, industria, mosse geopolitiche e traffici culturali legali ed illegali, implicando molteplici approcci. La Coppa del Mondo è stata istituita nel 1930 in Uruguay e, prima dell’attuale esordio nel continente africano, ha già avuto 18 appuntamenti mondiali.
 
Ognuno di questi incontri, nel tempo, ha incorporato nuovi elementi, collocandosi nella scena della globalizzazione capitalista. Le congiunture dello sviluppo capitalista hanno interferito nelle trasformazioni di questo sport, riscontrabili in modo evidente nei decenni 30 e 40, quando il "fordismo" – aggiustando il tiro capitalista dopo la crisi economica del 1929 – sostituì le condizioni tecniche iniziali, con le tattiche e la sistematizzazione del gioco di squadra. Il calcio contemporaneo rappresenta, nell’era del capitalismo finanziario, uno dei principali commerci nel contesto degli sport professionali, con il grande business del marchio, della pubblicità e del marketing mediatico, che comprende anche i traffici illegali dei tempi della globalizzazione.
 
Dall'apertura del campionato mondiale 2010 in Sudafrica, milioni di telespettatori hanno concentrato la loro attenzione sulle partite di calcio, mettendo da parte le profonde disuguaglianze sociali ed economiche del mondo contemporaneo. La Colombia, pur non avendo rappresentanza nell’appuntamento, ha focalizzato tutta la sua attenzione sugli incontri delle squadre. Nonostante l’aggravarsi della disoccupazione, le crisi politiche, gli scandali legati alla corruzione, la violazione della diritti umani, gli editori dei telegiornali e della carta stampata si stanno dedicando all'aneddoto o al goal del giorno.
 
Il campionato mondiale di calcio è stato trasformato in una merce. Precedentemente era nelle mani delle società sportive, che da lungo tempo sono diventate società per azioni: vittoria del capitalismo e della proprietà privata sulla proprietà pubblica. Sono molti gli interessi che confluiscono attorno al calcio e ancora di più se si tratta di un campionato del mondo. Qui sfilano i proprietari dei club, le imprese sportive, le imprese pubblicitarie, i mezzi di comunicazione e i giocatori che si vendono alle marche sportive e ottengono lauti guadagni con la pubblicità.
 
Quindi i maggiori guadagni ed il maggiore rendimento di un incontro di massa, come un campionato mondiale di calcio, sono di natura privata. Per esempio: il pubblico della finale della Coppa del Mondo di calcio 2006 raggiunse i 33.000 milioni di telespettatori che fecero incassare alla FIFA un utile di 1.800 milioni di dollari provenienti da proventi e diritti televisivi, sottolineando così il carattere privato dello sfruttamento di un fenomeno che unisce milioni di persone. Fatto questo che caratterizza l'essenza del capitalismo: qualcosa succede per opera di molti, ma sono pochi che se ne approfittano ed in modo esorbitante.
 
Il compito principale della FIFA è quello di aprire i mercati e il paese organizzatore, in questo caso il Sudafrica, deve cedere i diritti su tutto, dalla pubblicità, al marketing, fino al controllo degli spazi che circondano gli stadi, trasformando la FIFA in una specie di stato sovrano negli stadi dove si gioca il mondiale. Ogni quattro anni mette in gioco una somma incalcolabile di denaro frutto di attività legittime, ma anche una somma incalcolabile di illeciti, come la prostituzione unita alla tratta di donne.
 
Il Mondiale in Germania nel 2006, segnò il legame tra il calcio e il commercio del sesso. Accanto all'alcool, la Germania si preparò per "vendere","offrire" un altro "prodotto" in maniera accessibile: donne.
 
Per entrare in sintonia con le esigenze dell'industria capitalistica, la Germania, grazie al suo campionato del mondo nel 2006, legalizzò l'industria del sesso. Tra i milioni di persone che si sono recati in Germania durante la Coppa del Mondo FIFA 2006, molte entrarono contro la loro volontà, donne giovani, bambine e bambini vittime del traffico umano per lo sfruttamento sessuale, provenienti dai paesi poveri dell'Africa e dell’Europa dell’Est. Nelle principali città tedesche si inaugurarono dei mega-bordelli.
 
Per esempio a Berlino, a pochi metri dalla famosa Porta di Brandeburgo, migliaia di persone visitarono il "Miglio", un enorme corridoio formato da negozi dotati di schermi giganti, che si caratterizzò per l’afflusso di turisti ai vari tipi di bordelli , la vendita di birra e di altre sostanze. In questa città si costruì un mega-bordello di 3.000 metri quadrati, molto vicino al principale stadio del mondiale, il quale si fregiava di aver ospitato fino a 650 clienti contemporaneamente.
 
Non fu esagerato il nome di "città" del sesso, che adottò in quei giorni Berlino. Più di 40.000 donne sono state necessarie per soddisfare la domanda nei bordelli. Più della metà sono state portate stati portate con l’inganno e le false promesse di impieghi temporanei o direttamente rapite nei loro paesi di origine, trasformandole in schiave sessuali. A pochi giorni dall'inaugurazione di Germania 2006, le autorità cominciarono a ricevere telefonate da donne che denunciavano casi di schiavitù sessuale e che chiedevano aiuto; furono vari i centri medici e le cliniche tedesche che accolsero donne vittime di stupri di gruppo e altri tipi di abusi. Diverse testimonianze di donne provenienti da paesi poveri, che arrivarono in Germania, denunciarono che furono obbligate dai loro protettori a fare sesso con interi gruppi di tifosi.
 
Varie organizzazioni sociali e civili hanno denunciato l'aumento dei traffico di esseri umani a scopi sessuali durante tutto il mese in cui durò il torneo di calcio, in Germania. Un'organizzazione internazionale femminista, "Coalizione contro la tratta delle donne", lanciò una campagna mondiale per protestare contro la promozione e la legalizzazione della prostituzione in Germania, durante la Coppa del Mondo.
 
La Federcalcio svedese si vide costretta a ritirare la propria squadra: la Svezia ha infatti le più rigide restrizioni in materia di prostituzione ed alla fine degli anni novanta infatti, ha penalizzato non solo la prestazione di servizi sessuali, ma anche, ed in maniera più severa, l'acquisto e lo sfruttamento di questi, il tutto dopo una prolungata campagna femminista appoggiata da molte parlamentari.
 
Nonostante le differenti e diverse proteste della società e delle organizzazioni femministe, il governo tedesco mantenne la depenalizzazione, insieme alle conseguenze che questa portò.
 
In questo contesto di proteste e denunce, venne biasimata la freddezza della FIFA, che quando le fu chiesto di mettere sul proprio sito informazioni sulla prostituzione forzata al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica, fece finta di nulla. I portavoce di squadre come quella inglese, hanno mostrato una totale indifferenza verso il tema, affermando ripetutamente che la questione delle donne e la tratta delle donne, non era una loro preoccupazione. Affermarono che "le donne non hanno importanza".
 
La Coppa del Mondo si è rivelata un'opportunità per cambiare le leggi e non si può dimenticare, che qualsiasi paese che desideri organizzare una Coppa del Mondo, deve presentare alle autorità della FIFA, anche i cambiamenti nella legislazione.
 
La Coppa del Mondo in Sudafrica non è sfuggita a tali requisiti. La FIFA ha fatto pressioni sul governo sudafricano affinché depenalizzasse la prostituzione, argomentando che i tifosi stavano considerando di andare o no in Sudafrica, per paura di essere contagiati dal virus dell'AIDS e che era ottima la soluzione tedesca: la costruzione di megabordelli in zone chiave delle città sudafricane.
 
Ricordiamo purtroppo che il Sudafrica occupa il primo posto per numero di persone contagiate dal virus. Di 48 milioni di abitanti, 6 milioni vivono col virus. Il quotidiano britannico The Guardian, giustificò il calcio-sesso, in una relazione che chiedeva la legalizzazione della prostituzione in Sudafrica per tutta la durata del mondiale, poiché gli euforici tifosi avrebbero corso il rischio di contrarre l’HIV se non si fosse regolato il mercato sessuale.
 
Esercitare la prostituzione in Sudafrica è un delitto per il quale le lavoratrici sessuali devono pagare esorbitanti somme di denaro in multe, mentre protettori e trafficanti continuano ad approfittarsi con incalcolabili guadagni; per queste cose la tratta di esseri umani attualmente è considerata fra i commerci del capitalismo criminale più grandi del mondo.
 
Il traffico di donne verso il mercato sessuale sudafricano è aumentata vertiginosamente per l'incremento del turismo sessuale intorno al mondiale. Relazioni della ricercatrice zambiana Merad Kambamu rivelano denunce e prove della crescente sparizione di donne giovani e bambine di tutta la regione, che riappaiono nei bordelli e nei centri per massaggi delle grandi città del Sudafrica. Silvia Mahumane, portavoce della polizia di Maputo, ha dichiarato l'esistenza di reti che si dedicano al traffico di donne, vendendole per 670 dollari ognuna.
 
Lo spazio del calcio si è venuto configurando come un spazio socialmente costruito per gli archetipi della mascolinità del capitalismo patriarcale, nel quale si permettono manifestazioni che non si mostrerebbero, né accetterebbero, in altri spazi sociali, come, per esempio, pagare per il sesso. Per questo risulta ripugnante la naturalizzazione che si fa della relazione tra acquisto di servizi sessuali e calcio, dimostrando che i tifosi non mostrano solo un'insaziabile sete di calcio ed alcool, ma chiedono anche sesso a pagamento per saziare il loro virile fanatismo.
 
Così abbiamo dimostrato il trionfo spettacolare del capitalismo patriarcale, che penetra i desideri più intimi del consumo personale. Il risultato è che l'immagine femminile ed il corpo delle donne sono usati come merce. La prostituzione e la sua connessione con la tratta delle donne traggono vita da questi avvenimenti sportivi nella cornice del capitalismo patriarcale, una miscela di sfruttamento della prostituzione e di sfruttamento umano che offre sesso all'ingrosso vicino allo stadio.
 
La celebrazione di grandi eventi sportivi, come è un mondiale di calcio, sono associati ad aggressioni sessuali o altre forme di violenza di genere, come la prostituzione, in una misura tale da richiedere una seria riflessione.
 
* L'autrice è laureata in Scienze Sociali – Docente di Scienze Sociali al Colegio Entre Nubes IED. Membro dell’Equipe di lavoro Viento del Sur
 
 

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