www.resistenze.org
- osservatorio - mondo - politica e società - 24-09-10 - n. 333
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Steve Biko, presente
Violenza razzista, ieri e oggi
di Douglas Belchior* - Radioagencia NP
23/09/2010
Coloro che lottano contro il razzismo e altre forme di discriminazione sono, in qualche modo, condannati all’oblio. Il 12 settembre sono passati 33 anni dall’assassinio di Stephen Bantu Biko o Steve Biko, uno dei più grandi combattenti del movimento nero.
Nella nostra società, la questione razziale è lungi dall’essere considerata come problema strutturale ma, per ironia, è uno degli argomenti su cui convergono i discorsi politico-ideologici di sinistra, centro e destra. L’Istituto brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE) ha confermato la denuncia che il movimento negro ripete da anni. Il 17 settembre, l’Istituto ha divulgato alcuni dati statistici che dimostrano che neri e mulatti guadagnano circa il 40% in meno dei bianchi. Idem per quanto riguarda la scolarità. Eppure, nonostante lo Stato si rifiuti di rimediare ai danni causati dal razzismo, la gioventù organizzata è riuscita a mettere la questione all’ordine del giorno del Congresso e del Supremo Tribunale Federale. Adesso, quasi cento università hanno preso misure adeguate.
Il rapporto di forze, tuttavia, impone sempre un ridimensionamento delle lotte del movimento nero. Questo ci fa capire che viviamo in un ambiente perverso, come quello che uccise Steven Biko, uno dei fondatori e ispiratori del Movimento per la Coscienza Nera, in Sudafrica negli anni 70. Sotto la guida di Biko si animò un programma che audacemente trasformò la lotta del popolo sudafricano, con un’energia che non si vedeva dalla proibizione del Congresso Nazionale africano e del Congresso Panafricano del 1960. Nel marzo del 1973, all’apice del regime segregazionista, a Steve Biko fu proibito di riunirsi con più di una sola persona contemporaneamente. Vale a dire che in pubblico non poteva prendere la parola. Durante il suo arresto Biko fu torturato nella sede del Dipartimento di Sicurezza. Trasferito alla prigione centrale di Pretoria l’11 settembre del 1977, dove morì per un’emorragia cerebrale insorta dopo le torture.
La stessa violenza di uno Stato razzista e di una polizia perennemente puntata contro la dirigenza africana, vige tuttora in Africa e nei paesi a maggioranza nera. Il Brasile non è diverso. La disoccupazione, la precarietà, la mancanza di abitazioni e di servizi sanitari e scolastici, l’inumana e permanente discriminazione in ogni ambiente sociale contribuiscono al mantenimento di un progetto eugenetico cominciato alla fine della schiavitù. Quando tali pastoie non bastano, l’apparato repressivo statale colpisce queste popolazioni. E’ l’eredità della natura schiavista dello Stato, che la sua polizia mantiene con la forza. Mancanza di rispetto, aggressioni, bastonature, torture e assassini sono pratiche comuni di quelle istituzioni. Comuni dopo l’abolizione, comuni in epoche di dittatura, comuni al giorno d’oggi. Secondo il rapporto ONU sulle esecuzioni sommarie ed extragiudiziali per il 2008, a San Paolo sono stati registrati 431 omicidi attribuiti a “resistenza seguita da decesso”; alla fine del 2009 Human Rights Wacht ha diffuso un rapporto secondo cui le esecuzioni sommarie sono diventate il flagello della polizia brasiliana, specialmente a Rio de Janeiro e San Paolo; nel luglio del 2009 la Segreteria speciale dei Diritti Umani della presidenza della Repubblica, UNICEF e l’Osservatorio delle Favelas hanno divulgato previsioni ancora più gravi: 33,5 mila giovani saranno giustiziati in Brasile nel breve periodo 2006-2012. Gli studi segnalano che i giovani neri corrono il rischio di essere ammazzati ben quattro volte di più dei loro omologhi bianchi.
L’OMS recentemente ha annunciato che due milioni di giovani muoiono ogni anno per cause che potrebbero essere evitate. Né i programmi governativi attuali né quelli della prossima legislatura permetteranno ai neri di colmare il divario esistente.
Lo stato e la polizia assassinano degli “Steve Biko”ogni minuto. Ma nello stesso tempo migliaia di altri “Steve Biko” occupano le strade e il loro posto nel movimento di lotta popolare e per i diritti delle donne. Appena il 5,6% di neri e nere raggiungono le scuole superiori. Se teniamo conto del fatto che i bianchi che ci riescono sono il 21,7%, dobbiamo seguire l’esempio di Steve Biko per continuare a combattere il capitale e il razzismo, che secondo le parole del leader africano: “sono le due facce della stessa medaglia”.
*Professore di storia e membro del consiglio generale dell’Unione dei Nuclei per l’Educazione Popolare per i Neri e la Classe Lavoratrice (Uneafro)
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