www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 27-09-10 - n. 333

da www.jornada.unam.mx/2010/09/23/index.php?section=opinion&article=028a1eco
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare 
 
Stati Uniti: una narcopotenza
 
di John Saxe Fernández
 
23/09/2010
 
"Chi ha dato il diritto agli Stati Uniti di includere o escludere coloro che assolvono o meno l'impegno nella lotta internazionale contro il narcotraffico? Nessuno ha quel diritto e se qualcuno l'avesse, sarebbe l'ONU". Questa è stata la risposta di Hugo Chávez all'inclusione del Venezuela in un memorandum della Casa Bianca al Dipartimento di Stato, nel quale si elencano i "paesi che non cooperano" nella lotta antidroga. Il documento, inoltre, promuove un maggiore intervento ed occupazione dell'America Centrale col pretesto che la guerra senza quartiere di Messico e Colombia abbia obbligato i narcotrafficanti a ripiegare verso l'Honduras, il Costarica e il Nicaragua, per la prima volta compresi nella lista di grandi produttori o piattaforme del narcotraffico mondiale.
 
Come ci si poteva aspettare, il governo del Costarica di Laura Chinchilla, che autorizzò la presenza militare degli Stati Uniti nel proprio territorio, offrendo immunità ai soldati ed ufficiali dell' esercito di occupazione, anche in caso di violazione delle leggi penali internazionali, si fa promotore di un'iniziativa centroamericana per richiedere più aiuti agli Stati Uniti.
 
Il memorandum viene usato nel caso del Venezuela, anche a fini politico-elettorali. Le sue caratteristiche opportunistiche, unilaterali e parziali, insieme alla sempre più nota partecipazione degli Stati Uniti a tutti i livelli della struttura e dinamiche del narcotraffico, liquidano la loro retorica di guerra ai narcos/alla criminalità ; ossia, ciò che nella guerra psicologica è conosciuta come manovra di copertura, il paravento che occulta campagne antipopolari e piani di intervento ed occupazione poliziesca/militare/imprenditoriale di zone chiave per la loro posizione geografica o per le loro risorse.
 
Non è casuale che siano militari, Hugo Chávez o il colonnello Sued Castro Lima, della Forza Aerea brasiliana coloro che, tra gli altri, richiamino l'attenzione sul tema: gli Stati Uniti si erigono come giudice, mentre esercitano il dominio oppressivo e sono i principali beneficiari degli enormi scambi commerciali derivanti dal narcotraffico e dal crimine organizzato.
 
Castro Lima (www.adital.com.br) mostra quanto siano insostenibili le argomentazioni di facciata della lotta alla droga della Casa Bianca: "in Colombia la produzione di cocaina è aumentata perché è aumentato anche il mercato concentrato fondamentalmente negli Stati Uniti; negli ultimi anni il prezzo della cocaina è crollato del 36% dovuto all'aumento dell'offerta e non alla riduzione della domanda".
 
Questi ed altri dati indicano che a livello internazionale, gli Stati Uniti si profilano come la principale narcopotenza: è un grande produttore di marijuana ed i 7 milioni di tossicodipendenti da cocaina, consumata sul proprio territorio, costituiscono il maggior mercato del mondo.
 
Inoltre è risaputo che il 70% del riciclaggio dei narcodollari avviene lì, indicando, dice Castro Lima... "che le mafie operanti in quel territorio dominano il 90% dei profitti di questo grande mercato, che rimane nelle mani delle mafie statunitensi".
 
In Afghanistan la produzione di oppio tra il 1996 e il 2001 era praticamente scomparsa, perché i Talebani consideravano la droga contro il precetti dell'Islam: oggi, con l'invasione e l'occupazione degli Stati Uniti, le transazioni illecite fioriscono e "la regione produce il 70% dell'oppio mondiale".
 
Nella nostra regione, l'industria militare degli Stati Uniti beneficia di questa guerra sui generis su due fronti: da un lato sono il principale fornitore (con il 90%) di armi destinate ai cartelli che operano in America Latina e dall'altro riforniscono anche gli eserciti che li combattono! Duplicando così esportazioni e profitti. Al nord i dollari, al sud i morti.
 
Castro Lima sostiene che in realtà l'intenzione è di annientare "i movimenti popolari o rivoluzionari che sorgono in America Latina e minacciare o neutralizzare le iniziative regionali" come UNASUR. Altro obiettivo è quello di indebolire qualsiasi espressione di giurisdizione statale, sia in Canada, Messico o Venezuela, che interferisca con il fluido accesso di Stati Uniti e soci ai commerci o a risorse vitali come elettricità, gas o petrolio.
 
È nel territorio della narcopotenza e non in Colombia, Messico, America Centrale o in Amazzonia, dove, con parole di Castro Lima... "si dovrebbe ingaggiare la principale guerra contro il narcotraffico".
 
 

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