www.resistenze.org
- osservatorio - mondo - politica e società - 03-02-11 - n. 350
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Acqua: il carico delle donne, i diritti umani e profitti delle multinazionali
di Zuhal Yeşilyurt Gündüz
"Usiamo dire che l'acqua è sacra, ma ora devi essere ricco per poterla usare… Mi sento stupida a pagare per l'acqua potabile…" - Sevgi Demir, casalinga di Istanbul-Turchia (1)
Come è possibile che una persona che vive in una regione ricca di acqua ne utilizzi di più tirando la catenella del proprio bagno, di quella che una persona di una regione con carenza idrica abbia a disposizione per bere, per preparare gli alimenti, per l'igiene e la pulizia di un giorno intero? Come è possibile che una donna che vive in una regione ricca di acqua abbia solo bisogno di aprire il rubinetto per averne a sufficienza per se stessa e per la sua famiglia, mentre una donna in una regione a carenza idrica debba camminare ... per chilometri e chilometri per averne molto meno e di peggiore qualità?
Perché è così? E' cattiva sorte? E' iniquo? Fatale? Immeritato? Ingiusto? E' tutto questo, ma anche molto di più. L'acqua è l'essenza della vita. E' la precondizione della vita. L'autore Antoine de Saint-Exupéry scrisse un omaggio all'acqua definendola "indescrivibile ... non abbiamo bisogno di te per vivere: tu sei la vita stessa! Tu sei il bene più prezioso della terra. ...Tu sei una delicata divinità." Proprio come l'aria che respiriamo, noi abbiamo bisogno di acqua per sopravvivere. Acqua pulita, indubbio: perché senza dubbio, l'acqua sporca uccide.
Questo articolo è diviso in due parti. La prima tratta delle posizioni dominanti concernenti l'acqua: l'agenda neoliberista, le conseguenze della privatizzazione e la posizione delle Nazioni Unite. La seconda parte si sofferma su ciò che manca nel quadro delineato e su ciò che è ignorato dalle prospettive dominanti: le disuguaglianze globali e la discriminazione di genere.
Acqua – Prospettive dominanti
Nel mondo globalizzato di oggi, nulla è al riparo dallo sfruttamento commerciale del capitale globale, nemmeno le risorse che sono vitali per la sopravvivenza dell'umanità e a sostenere la vita e l'ecosistema. Il volume d'acqua dolce del mondo è rappresentato da un mero 2,5% di quello totale dell'acqua del pianeta. Queste risorse limitate di acqua dolce oggi vengono inquinate, deviate, private della loro naturale accelerazione, dando origine ad un crescente numero di regioni ipersfruttate. In circostanze neoliberiste, dove l'economia controlla e domina l'ecologia, alcune multinazionali fanno profitti da gigante, mentre per tutti gli altri perdurano le difficoltà, difficoltà rappresentate anche dalla morte.
In questa situazione di forte richiesta, l'acqua perde tutti i suoi significati figurativi e sacri e si trasforma in merce, prodotto, bene. Il neoliberismo trasforma la natura, da risorsa comune in merce per il profitto. In questa prospettiva, la natura è percepita come esterna all'uomo e piena di beni materiali buoni per il consumo e il guadagno. (2) Certamente esiste un legame tra degrado ambientale e ingiustizia sociale: il modo in cui le persone trattano la natura ed il modo in cui trattano i loro simili, è indissolubilmente collegato (ecofemminismo).
Panacea della globalizzazione, è la privatizzazione. Questo toccasana di (quasi) tutti i problemi globali è prescritta con veemenza da organizzazioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, e l'Unione Europea. La Banca Mondiale ha determinato l'apertura del commercio dei diritti sull'acqua, premendo sui paesi allo scopo di privatizzare e riassegnare i diritti per le fonti d'acqua alle giganti multinazionali. E' cruciale ricordare che la parola "privatizzazione" deriva dal latino "privare", parola che significa "sottrarre"! (3)
Due esempi di pubblicità commerciale che hanno in comune questa privazione possono essere sufficienti. La tedesca Commerzbank definisce l'acqua "il petrolio del ventunesimo secolo". E sottolinea come principale ostacolo nella fornitura di servizi idrici, il fatto che il 90% delle riserve idriche mondiali è in mano pubblica. Commerzbank si compiace che le città sempre più privatizzino il loro approvvigionamento, i propri sistemi di distribuzione e stima i profitti attesi al traguardo di € 300 miliardi, affermando che: "L'acqua è un mercato con potenzialità di espansione futura. Una vasta gamma di aziende trarranno profitto dal prevedibile boom nel settore idrico ".
Anche la Deutsche Bank, promuove avidamente questo "megatrend": "L'acqua, l'oro blu, sta scarseggiando. Ancora oggi l'acqua è una merce rara e, in vista della crescita delle popolazioni in via di sviluppo e dei paesi in via di transizione, la situazione sembra orientata a diventare ancora più critica. La scarsità di una merce è di per sé il presupposto per ritorni eccellenti." (4)
Celebrare la carenza idrica soprattutto in riferimento alla crescita della popolazione, è, a dir poco, macabro.
La concentrazione globale dei fornitori d'acqua privati è enorme e genera profitti concentrati. Le società francesi Suez e Veolia (ex Vivendi) "fino a poco tempo fa controllavano i due terzi dei servizi privati del settore idrico a livello mondiale". Suez ha 160.000 dipendenti in tutto il mondo, 72.000 nella sua divisione acqua, mentre Veolia ha 272.000 dipendenti, 70.000 nel medesimo settore. Al terzo posto c'è la società britannica Thames Water (creata quando Margaret Thatcher avviò la privatizzazione dei servizi idrici del Regno Unito) con 12.000 dipendenti. Le entrate complessive di Suez nel 2007 (comprese tutte le sue divisioni) sono state di oltre 130 miliardi dollari, giganteggiando sul PIL di molti Paesi in cui opera. (5)
Conseguenze della privatizzazione dell'acqua
La privatizzazione e la deregolamentazione dell'acqua sono prescritte da organizzazioni internazionali come la soluzione a tutti i problemi riguardanti la risorsa: finiranno i problemi di scarsità, di scarico, gli sprechi e l'inquinamento; le infrastrutture in via di sviluppo renderanno l'acqua accessibile a tutti.
Tuttavia, la realtà appare diversa. Le conseguenze della privatizzazione dell'acqua sono devastanti: l'acqua non può essere trattata attraverso la regola della "domanda-offerta". Gli studi rivelano che la privatizzazione non aumenta l'accesso all'acqua potabile per i poveri, né conduce a una migliore qualità e prezzi più bassi. Al contrario, la commercializzazione delle risorse idriche ha portato a problemi su cui necessita riflettere.
Dopo che un'azienda di acqua imbottigliata ha aperto uno stabilimento a Java/Indonesia, nel 2002, si è consumata una tale quantità di acqua sorgente, a soli venti metri di distanza dalla fonte idrica principale della regione, che i contadini hanno avuto sempre meno acqua per l'irrigazione e i loro pozzi si sono asciugati. Diversi agricoltori hanno perso i loro mezzi di sussistenza interrompendo la produzione agricola. (6) La Coca-Cola, dopo lo sfruttamento delle riserve sotterranee, ha trasformato parti del Kerala/India in un deserto. Interi fiumi sono stati venduti in India.
Le tendenze generali relative alla privatizzazione e alla deregolamentazione delle acque, rivelano che l'acqua arriva soprattutto a chi può permettersi di pagarla. L'uso privilegiato dell'acqua in un sistema di mercato privatizzato è destinato alle attività redditizie: il 70% dell'acqua è utilizzata per l'agricoltura, circa il 20 % per l'industria e il 10 % per l'uso domestico. Nel processo decisionale, la voce delle donne non è ascoltata, aumentando la loro vulnerabilità.
Considerando che i fornitori di acqua pubblica non sono guidati dal perseguimento del profitto e talvolta nemmeno dalla copertura dei costi di fornitura tendono considerare l'acqua come un servizio di pubblica necessità, mentre le aziende private devono recuperare i loro costi di fornitura e massimizzare i profitti per rimanere in vita all'interno della dura concorrenza. Per le persone, l'acqua è un bisogno pubblico che deve essere garantito, mentre per i rivenditori privati, è una merce come lo sono le altre. I fornitori di acqua pubblica comunemente cercano di proteggere coloro che non possono permettersi l'acqua con basse tariffe, sovvenzioni o mettendo a disposizione acqua gratuita, mentre i venditori commerciali non condividono tale responsabilità ed impegno verso chi si trova nella situazione di bisogno. I fornitori di acqua pubblica sono in grado di mantenere i prezzi stabili per anni e anni, mentre i venditori privati sono facili e veloci nell'aumento dei prezzi, in modo da assicurarsi l'aumento dei loro margini di profitto.
I fornitori di acqua pubblica promuovono la conservazione dell'acqua e meno consumi, mentre le imprese commerciali sono propense al sovraconsumo da parte di coloro che possono permettersi di pagare, perché questo genera scarsità e migliora ulteriormente la loro crescita e profitto. Tuttavia, l'eccessivo consumo di acqua porta un rapido esaurimento delle falde freatiche e alla non-sostenibilità ambientale. I fornitori pubblici di approvvigionamento idrico, tengono conto della qualità, della tutela ambientale, dell'affidabilità, di standard più elevati ed il loro interesse è il benessere pubblico, mentre le società private sono interessate per loro stessa natura ad un unico fattore: la massimizzazione del profitto e del guadagno il più in fretta possibile e nel miglior modo possibile.
Dopo la privatizzazione, i clienti di tutto il mondo hanno visto aumentare il prezzo dal 15 al 50%. E siccome l'acqua è indispensabile, sono costretti ad accettare tali aumenti. Si consideri, ad esempio, la privatizzazione dell'acqua da parte EnBW a Stoccarda, in Germania. Anche se i prezzi dell'acqua sono rimasti stabili per anni, la prima cosa che EnBW ha fatto con il nuovo "proprietario" di acqua, è stato quello di aumentare i prezzi, prima di oltre il 6%, quindi per un ulteriore 7,5%. EnBW ha raggiunto risultati record in questa manovra, con un guadagno del 42%. (7)
Un sottoprodotto lucrativo della privatizzazione dell'acqua, è la vendita, sempre crescente di questo bene in bottiglia. Anche se questa merce non è molto differente da quella del rubinetto, sempre più persone, per tutelare la propria salute e quella delle loro famiglie (soprattutto dei bambini) a seguito del successo delle campagne pubblicitarie, la acquistano in bottiglia anche a prezzi eccessivamente elevati. Viene anche instillato il sospetto che le principali reti infrastrutturali possano deteriorarsi, anche disintegrarsi, rendendo l'acqua non potabile e aumentando così i profitti delle corporazioni. L'acqua in bottiglia è disponibile in quantità variabili, ma sempre in contenitori di plastica. Milioni e milioni di bottiglie di plastica diventano migliaia di tonnellate di rifiuti, innescando un inquinamento ambientale catastrofico. Aggiungiamo che il trasporto di acqua in bottiglia, utile perché questa arrivi a volte da luoghi lontani. E' possibile dire quindi, che l'acqua in bottiglia provoca una quantità immensa di degrado ambientale. Un altro problema è il fatto che le aziende dell'acqua sono bramose di esaurire una fonte d'acqua fino all'ultima goccia, senza prendere in considerazione l'ambiente, il ciclo di rigenerazione delle acque, con grosse conseguenze per la popolazione residente e provocando una tendenza alla desertificazione di intere regioni.
L'atteggiamento delle Nazioni Unite sull'Acqua
La questione se l'acqua, così indispensabile alla vita e alla sopravvivenza, sia un "diritto umano", una "necessità universale" o un "bene economico", è stata dibattuta per molto tempo. Un argomento convincente è quello affermato dagli autori nella loro Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Essi non hanno ripreso l'acqua, perché presumevano che l'acqua, come l'aria, è così evidentemente essenziale per la vita e quindi per la soddisfazione di altri diritti umani che, semplicemente, non vi era necessità di farne particolare riferimento.
La Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, la Convenzione sulle persone disabili, e la Convenzione sui diritti del fanciullo, tutte riconoscono il "diritto umano" all'acqua. (8)
Tuttavia, la Dichiarazione di Dublino sull'acqua e lo sviluppo sostenibile, adottata nel gennaio 1992 in occasione della Conferenza internazionale sull'acqua e l'ambiente, ha definito l'acqua un "bene economico" che ha un valore economico. In modo perfettamente aziendale, ha dichiarato: "L'errore passato a non riconoscere il valore economico dell'acqua ha portato ad usi inutili della risorsa e dannosi per l'ambiente. Gestire l'acqua come un bene economico è un modo importante di conseguire un uso efficiente ed equo e di incoraggiarne la conservazione e la tutela". (9)
Nel Forum Mondiale sull'Acqua delle Nazioni unite del 2000, è stato dichiarato che l'acqua è una "bisogno" fondamentale. Eppure, in una economia capitalistica un bisogno non è la stessa cosa di un diritto. Se l'acqua è un diritto, i governi hanno l'obbligo di fornire di acqua i propri cittadini. Ma se l'acqua è una necessità, le aziende private possono continuare a mercificarla globalmente.
E' stato quindi un passo importante quando il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali ha riconosciuto, nel numero del novembre 2002 "Commento Generale n.15 sul diritto all'acqua", che "il diritto umano all'acqua è indispensabile per condurre una vita con dignità. Si tratta di un prerequisito per la realizzazione di tutti i diritti umani". Gli Stati dovrebbero garantire "la ripartizione delle risorse idriche e degli investimenti in acqua e facilitare l'accesso all'acqua per tutti i membri della società". Qui, l'accesso all'acqua è stato considerato un diritto umano e l'acqua un bene sociale e culturale, non solo un bene economico: ognuno ha diritto ad un "sufficiente, economico, fisicamente praticabile, sicuro ed accettabile accesso all'acqua per uso personale e domestico". (10)
Il relatore speciale dell'ONU sul diritto all'acqua, a seguito di questo afferma che la gestione dell'acqua deve essere soggetta al controllo pubblico e che "gli Stati sono generalmente tenuti ad adottare misure per facilitare l'accesso all'acqua e ai servizi igienici". Il Fondo delle Nazioni Unite per le Donne ha aggiunto: "Mentre questo non implica che lo Stato direttamente debba fornire acqua potabile sicura e accessibile a ogni famiglia o a ogni persona, significa che lo Stato ha la responsabilità finale di assicurare che ogni persona abbia accesso alla quantità di acqua necessaria per sostenere la propria vita e soddisfare le esigenze primarie". (11).
Il più importante passo sulla strada dell'istituzione di un diritto universale all'acqua si è avuto con la risoluzione dell'Assemblea generale del 28 luglio 2010 (con una votazione di 122 a favore, nessuno contrario e 41 astenuti) che dichiara l'accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari "un diritto umano fondamentale per il pieno godimento della vita e di tutti gli altri diritti umani". L'Assemblea ha anche fatto appello agli Stati membri dell'ONU e delle organizzazioni internazionali affinché mettano a disposizione "finanziamenti, tecnologie e altre risorse per aiutare i paesi più poveri nei loro sforzi per fornire acqua pulita, potabile accessibile e conveniente e servizi igienici per tutti". (12)
Certo, questa risoluzione è una pietra miliare e di grande significato per tutti coloro che hanno lottato per il riconoscimento dell'acqua come diritto umano. Molti hanno combattuto per attuare gli obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite (Millennium Development Goals MDGs). Questi otto obiettivi di sviluppo, tra i quali il dimezzamento del numero delle persone non in grado oggi di accedere all'acqua potabile pulita e a servizi sanitari di base entro il 2015, avevano la loro origine nella 55° Assemblea generale del settembre 2000.
Nella sua relazione per l'Anno internazionale dell'acqua nel 2003, all'Incontro sul raggiungimento degli obiettivi globali, le Nazioni Unite hanno stimato che il miglioramento della rete idrica e fognaria avrebbe avuto un costo di circa 20 miliardi di dollari l'anno, mentre la spesa corrente ammontava a circa 10 miliardi l'anno (13). In base a questo calcolo, è necessaria una somma annua di 180 miliardi di dollari per l'ammodernamento delle strutture per l'acqua gli impianti di trattamento delle acque, al fine di soddisfare gli obiettivi del millennio. Poiché non vi è attualmente un livello di investimento tale, ma di soli 80 miliardi, le imprese private dell'acqua sono invitate a finanziare 100 miliardi di dollari per colmare il divario. Non importa quante buone intenzioni abbiano gli Obiettivi del Millennio 2015: le aziende idriche private dei paesi sviluppati industrializzati, con il pretesto di "fini filantropici", "carità","aiuti allo sviluppo"e "obiettivi di sviluppo", stanno diventando i principali beneficiari del processo, guadagnando sull'accesso ai servizi una volta erogati dal pubblico, ed ora trasformati in mercati con fini di lucro.
Nel portare avanti questa posizione nefasta, l'Unione europea, nel suo documento "Verso il Vertice sulla revisione degli obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite - raccomandazioni all'UE", ipotizza che, per conseguire gli obiettivi, deve impegnarsi in "significative e forti partnership con... organizzazioni della società civile del Nord e del Sud [e] con il settore privato" (14). Sottolineando "forte partnership con il settore privato", intende dire soprattutto che aziende come Suez, Veolia, e Thames Water non debbano solo stare sulla porta. L'Unione europea rivela ancora una volta il suo coinvolgimento nella promozione neoliberista della privatizzazione di tutto il mondo.
La posizione dell'UE è ora la prospettiva dominante, che ha un maggiore peso rispetto alla dichiarazione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il "diritto umano all'acqua", che è cancellato nel momento in cui diventa un mezzo per fare profitti, necessita del rispetto degli standard di qualità, accessibilità e disponibilità. Eppure la prospettiva dominante, come rappresentata dalla Unione europea e dal multinazionalismo dell'acqua, è destinata ad ignorare questi problemi. Si riduce quello che dovrebbe essere un diritto universale, ad un privilegio che può essere acquistato ad un prezzo da parte di coloro che possono permetterselo: un sistema di erogazione del mercato privato che si basa sulla scarsità e le disuguaglianze. Ciò da cui la prospettiva dominante dipende, ma che riconosce di rado, è l'esistenza delle disuguaglianze economiche e sociali ad ogni livello della società umana, che divide già il mondo in classi di acqua e generi di acqua. E' questa disuguaglianza che la privatizzazione dell'acqua renderà più profonda e acuta, in quanto questa è la strada verso maggiori profitti. (15)
Cosa manca nella prospettiva dominante?
Le difficoltà legate all'acqua sono strettamente connesse a questioni di ampio respiro di economia politica, come la povertà, la distribuzione della ricchezza, il benessere e la crescita. Dopo quasi sessant'anni di "aiuto allo sviluppo" e "politiche per lo sviluppo," dopo tanto progresso e tanti miglioramenti nella tecnologia e nella scienza, si sono mantenute in crescita le disparità materiali all'interno e tra gli Stati. Un terzo dell'umanità vive in condizioni di povertà assoluta. Queste persone vivono senza acqua sufficiente e sicura, il fondamento stesso della vita.
Per soddisfare il bisogno minimo indispensabile d'acqua potabile e per i servizi igienici, sono necessari almeno da venti a quaranta litri di acqua dolce e pulita per persona al giorno. Eppure, il consumo pro capite in Germania è di 130 litri al giorno, mentre negli Stati Uniti è di oltre 200 litri! Secondo i dati dell'ONU, acqua non pulita e i servizi igienici carenti sono le principali cause delle cattive condizioni di salute in tutto il mondo. Circa 884 milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile (una persona su otto) e più di 2,6 miliardi di persone (il 40 % della popolazione mondiale) non hanno accesso ai servizi sanitari di base. Ogni anno 3,5 milioni di persone muoiono per malattie legate all'acqua. Diarrea causata dalla mancanza di acqua potabile sicura e servizi igienici, problemi di salute legati allo stato nutrizionale sono la seconda causa più importante di morte tra i bambini sotto i cinque anni. Circa 1,5 milioni di bambini muoiono di diarrea ogni anno. Ogni venti secondi un bambino muore di una malattia attinente all'acqua, come diarrea, colera, dissenteria, tifo, verme di Guinea [dracunculiasi] ed epatite. Circa il 40% della popolazione globale vive in regioni con stress idrico moderatamente-elevato. Si prevede che entro il 2025 quasi due terzi della popolazione mondiale, cioè 5,5 miliardi di persone, vivranno in luoghi che dovranno far fronte allo stress idrico.
L'utilizzo idrico globale è cresciuto sei volte nel secolo scorso: oltre due volte il tasso di crescita della popolazione. In molti luoghi, le falde freatiche si consumano più rapidamente di quanto non siano alimentate, andando così a restringersi. Entro il 2020, 135 milioni di persone potrebbero morire di malattie trasmesse dall'acqua. Si tratta di un numero superiore a quello previsto per morti a causa della pandemia di HIV / AIDS. L'acqua è anche una concausa significativa di questa pandemia, poiché molte delle morti di coloro il cui sistema immunitario è indebolito dall'HIV / AIDS, sono legate ad infezioni attribuibili all'acqua sporca. (16)
Donne e Acqua
Sebbene l'accesso insufficiente all'acqua e ai servizi igienico-sanitari colpisca sia la salute delle donne, che la salute degli uomini e la loro integrità fisica e mentale, le donne sono messe molto più in difficoltà rispetto agli uomini dalla scarsità di acqua, dalle malattie legate all'acqua e dalla mancanza di servizi igienici. Poiché in molte società di tutto il mondo, le donne e le bambine hanno il compito di cucinare, lavare e pulire, così come quello di occuparsi dei membri della famiglia e dell'igiene della casa, sono considerate responsabili della raccolta e del trasporto di acqua per uso domestico. Così, a milioni di donne non basta aprire il rubinetto e voilà, ecco che arriva acqua pulita, sicura, acqua dolce! Devono invece spendere un sacco di tempo e di energia per la raccolta ed il suo approvvigionamento. Questo le priva della possibilità di ottenere una corretta istruzione, realizzare reddito, lavorare o avere tempo per il riposo e la ricreazione.
Donne e ragazze percorrono a piedi lunghe distanze, da dieci a quindici chilometri al giorno, per lo più a piedi nudi, non importa se sono in gravidanza o malate, giovani o vecchie, non importa se il clima è caldo o freddo o quanto sia pericoloso il cammino. Sono esposte a pericoli come la violenza fisica, le malattie legate all'acqua, gli attacchi degli animali e a problemi fisici a causa del peso del fardello del loro trasporto. Sperano di trovare un qualche tipo di acqua pulita. In caso contrario, esse, le loro famiglie e soprattutto i loro bambini, cadranno malati e potranno persino morire per malattie legate all'acqua.
Complessivamente le donne del Sudafrica percorrono a piedi l'equivalente della distanza dalla terra alla luna e ritorno per sedici volte al giorno, per portare l'acqua alle loro famiglie. (17)
Tutto questo lavoro, ovviamente, non è retribuito e causa perdita di reddito nazionale in enormi quantità.
La relazione del Consumers International del 2004 sottolinea:
Le donne contadine povere dei paesi in via di sviluppo, possono trascorrere anche otto ore al giorno nell'attività di raccolta dell'acqua, possono trasportarne fino a 20 chili sulla testa per ogni viaggio. Una ragazza in età scolare su 10 in Africa non frequenta la scuola durante le mestruazioni o si ritira in epoca puberale a causa della mancanza di servizi igienici puliti e privati nelle scuole. Ogni giorno 6.000 ragazzi e ragazze muoiono per malattie legate acqua non potabile e sono le donne principalmente quelle che si occupano di bambini e adulti malati. Una donna in una baraccopoli in Kenya paga almeno cinque volte di più per un litro d'acqua che una donna negli Stati Uniti. Le attiviste che si oppongono ai progetti delle dighe in India sfidano coraggiosamente le acque che si alzano in segno di protesta. (18)
A causa della mancanza di sensibilità di genere e delle restrizioni alla partecipazione delle donne, queste sono escluse dai processi decisionali significativi. Oltre alla loro vulnerabilità materiale, la loro esclusione dal processo decisionale e la gestione delle risorse rende le donne sproporzionatamente afflitte dalla mancanza di acqua sufficiente, pulita e sicura. Come accade per il diritto all'acqua, anche la maggior parte degli altri diritti della donna sono minacciati. (19)
Conclusioni
Tuttavia, nonostante la pessima situazione attuale rispetto alla fornitura di acqua, non tutto è perduto. Occasionalmente, i diritti umani trionfano sui diritti delle imprese .
In alcuni paesi come l'Olanda, la Norvegia e l'Uruguay, la privatizzazione dell'acqua è stata proibita. In città come Potsdam (Germania), Grenoble (Francia) e Cochabamba (Bolivia, famosa per le sue "guerre dell'acqua"), la fornitura d'acqua è stata restituite al controllo pubblico dopo la privatizzazione (20). Ma queste sembrano essere l'eccezione alla regola, l'avanzata verso la privatizzazione infatti, corre senza limiti. Fintanto che il neoliberismo continuerà, finché gli impianti in precedenza di proprietà pubblica, saranno dati a società private, né le disuguaglianze globali, né la discriminazione di genere avranno fine. Le persone che vivono in paesi in via di sviluppo continueranno a soffrire la carenza idrica, le malattie legate all'acqua e moriranno a causa dell'acqua contaminata. Donne e ragazze che vivono nei paesi in via di sviluppo continueranno a marciare per l'approvvigionamento, trasportando pesanti secchi verso la loro casa, sperando che l'acqua non sia contaminata e cercando di rendere la vita igienicamente possibile in queste condizioni. E la gente continuerà a sovra-consumare e sprecare l'acqua di scarico dei propri bagni; continuerà a comprare acqua in bottiglia e ad inquinare la terra con tonnellate di plastica.
Decenni or sono, nessuno avrebbe immaginato che l'umanità un giorno si sarebbe trovata a dover pagare per l'acqua, la "divinità delicata". Mi chiedo: quanto tempo ci vorrà ancora affinché le grandi aziende colgano l'opportunità di venderci, con profitti sempre maggiori naturalmente, l'aria che respiriamo?
Un mondo del genere è, naturalmente al momento, destinato ad una distopia, mentre dobbiamo puntare verso la meta opposta. Come ha detto Maude Barlow: "Questo, dunque, è il compito: niente meno che la richiesta dell'acqua come bene comune per la Terra e per i popoli che devono saggiamente sostenere la condivisione e la gestione, se vogliamo sopravvivere. Questo non accadrà se non siamo disposti a respingere i principi di base della globalizzazione e dei suoi mercati" (21). Sevgi Demir aveva ragione: l'acqua è sacra, un diritto comune e non deve essere privatizzata.
Note
1. http://bianet.org/english/environment/113033-i-feel-stupid-for-paying-for-drinking-water.
2. Claudia von Werlhof, "The Globalization of Neoliberalism, its Consequences, and Some of its Basic Alternatives," Capitalism Nature Socialism 19 No. 3 (September 2008): 106.
3. Ibid, 101.
4. Jens Loewe, Water Ablaze. The Contamination and Commercial Exploitation of a Rare and Vital Resource (Stuttgart: Verlag NWWP, 2010), 27-28.
5. Maude Barlow, Blue Covenant (New York: The New Press, 2007), 62-63; "Suez," http://sourcewatch.org (accessed December 9, 2010).
6. UNIFEM At A Glance, April 2004, http:/unifem.org/attachments/stories/at_a_glance_water_rights.pdf.
7. Loewe, Water Ablaze, 99.
8. Rebecca Brown. "Unequal Burden: Water Privatization and Women's Human Rights in Tanzania," Gender & Development 18 No. 1 (March 2010): 59.
9. The Dublin Statement on Water and Sustainable Development, http://gdrc.org/uem/water/dublin-statement.html.
10. UNIFEM At A Glance, April 2004, http://unifem.org.
11. Ibid.
12. UN News Centre, "General Assembly Declares Access to Clean Water and Sanitation is a Human Right," July 28, 2010, http://un.org/apps/news/story; Department of Public Information, News and Media Division, New York, Sixty-Fourth Assembly, http://un.org/News/Press/docs/2010/ga10967.doc.htm.
13. United Nations Department of Public Information—DPI/2293B—December 2002, http://un.org/events/water/factsheet.pdf.
14. European Confederation of Non-governmental Organisations Working in International Development, Emergency Relief and Development Education, "Towards the UN MDG Review Summit 2010. Recommendations to the EU," London, March 2010, http://concordeurope.org, 3.
15. Brown, "Unequal Burden," 60.
16. Fact Sheet: Water: A Matter of Life and Death, United Nations Water Year 2003; United Nations Department of Public Information—DPI/2293B—December 2002 http://un.org/events/water/factsheet.pdf; 2006 United Nations Human Development Report.
17. Maude Barlow and Tony Clark, "Water Apartheid", The Nation, August 15, 2002.
18. CFP, Women and the Politics of Water, http://h-net.org/announce/show.cgi?ID=149679.
19. Karen Bouwer, "Women and Water," Peace Review: A Journal of Social Justice 18 no. 4 (October 2006): 465-66.
20. Loewe, Water Ablaze, 16.
21. Barlow, Blue Covenant, 175.
|
|
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
|