www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 21-06-11 - n. 369

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Libia: l’aggressione della NATO alla Libia potrebbe diventare la tomba della NATO stessa
 
21/06/2011
 
I governi interventisti della NATO continuano (ormai da tre mesi) i massicci bombardamenti su gran parte del territorio libico che colpiscono duramente la popolazione e sostengono che "Gheddafi deve andarsene", ma se la NATO dovesse arrivare a un intervento diretto sul terreno dovrebbe affrontare un'accanita resistenza nazionale (quella contro l’occupazione colonialista italiana durò decenni).
 
La NATO all’origine aveva un'area tradizionale di azione: la "difesa" dell’Europa occidentale; dopo la caduta del Muro di Berlino, venuto meno questo scopo, è stata mantenuta cambiandone l’ambito di intervento: Bosnia, Serbia e Kosovo, Afghanistan, Libano, Iraq e ora Libia.
 
Queste guerre in cui è coinvolta la NATO fuori dall’Europa occidentale interessano in particolar modo i governanti USA e non tanto quelli europei, anche se nel caso della Libia i governi di Francia e Gran Bretagna si sono esposti per primi.
 
I costi di questa struttura militare sono pagati circa per il 75% dagli USA e per il 25% dai paesi europei. Ma bombardamenti così intensi sulla Libia costano moltissimo e stanno svuotando gli arsenali francesi inglesi e italiani. I vertici militari britannici si sono divisi pubblicamente sulla sostenibilità dell’attacco, la Norvegia ritirerà i suoi aerei dal 1° agosto; si rivela esatto lo scetticismo sulla NATO espresso da Robert Gates, segretario USA alla Difesa (di Bush e di Obama, già direttore della CIA). E se la guerra continua, perché incontra forte resistenza e c’è di fatto uno stallo sul terreno, occorrerà chiedere bombe agli USA. In questi tempi di crisi i paesi interventisti incontreranno difficoltà a pagare, mentre i paesi che non partecipano, come la Germania, non vorranno certo accollarsi i costi della guerra. Chi pagherà?
 
I problemi e le contraddizioni interne alla NATO sono dunque: non c’è più lo scopo originario, stanno finendo gli armamenti per gli aerei, chi pagherà? Non c’è coesione nelle intenzioni dei paesi aderenti. Il presidente Napolitano, che fin da subito si era messo metaforicamente l’elmetto, ora lamenta che "l’Europa non è riuscita a esprimere una posizione comune, specie di fronte alla crisi libica" e constata "lo stato insoddisfacente dell’Unione Europea come soggetto di politica internazionale".
 
Di fronte alla necessità di uscire da questo ingranaggio che coinvolge la NATO e gli stessi paesi europei, il 14 giugno il ministro degli esteri Frattini scopre che "serve una soluzione politica". Il governo italiano ha perso l’occasione, quando gli attacchi dei governi occidentali erano ancora solo verbali, di porsi come mediatore (non si voleva "disturbare Gheddafi"); poi si è accodato a USA Francia e Gran Bretagna compiendo l’accecamento radar e poi i bombardamenti veri e propri, e lasciando cadere gli sforzi di chi la mediazione l’ha tentata, come l’Unione Africana. Ora è un po’ tardi per proporsi…
 
Questi discorsi sono un'implicita ammissione delle gravi difficoltà in cui si sono cacciati Obama, Sarkozy, Cameron, Berlusconi. Non si può riempire il mondo di guerre.
 

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