www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 27-06-11 - n. 370

da www.granma.cubaweb.cu/2011/06/27/interna/artic03.html
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Mediatori dell'Unione Africana respingono l’assassinio politico di Gheddafi
 
Pretoria, 26 giugno 2011
 
La risoluzione dell'ONU sulla Libia, utilizzata dalla NATO per giustificare i suoi bombardamenti sul paese, "non autorizza il cambiamento di regime o l’assassinio politico" del leader Muammar Al Gheddafi, ha ammonito oggi il presidente sudafricano, Jacob Zuma, in una riunione dei mediatori dell'Unione Africana, secondo quanto riportato dall’AFP (Agenzia France Press).
 
"La finalità della risoluzione 1973 era proteggere il popolo libico e fornire aiuti umanitari", "non era autorizzare un cambiamento di regime o l'assassinio politico di Gheddafi", ha affermato il presidente anfitrione dell'incontro del Comitato che si occupa della questione libica, i cui risultati verranno presentati al prossimo vertice dell'organizzazione continentale, prevista per i giorni 30 giugno e 1° luglio a Malabo, in Guinea Equatoriale.
 
Zuma ha messo in guardia anche sull'effetto destabilizzante del problema per la regione e ha assicurato che gli Stati africani desiderano la fine del conflitto, ha riportato PL (Prensa Latina).
 
"I continui bombardamenti dell'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) costituiscono una preoccupazione, di cui il Comitato per l'assemblea dell'Unione Africana ha dato una valutazione", ha precisato.
 
Oggi l'Esercito libico e le milizie oppositrici hanno ingaggiato forti combattimenti a Yafra, 15 chilometri ad ovest di Trípoli, e in altre località delle Montagne Occidentali, mentre il Governo ha ricevuto un massiccio appoggio popolare ed ha accusato la NATO di bombardare i civili.
 
La capitale del paese è stata scenario di una massiccia manifestazione di seguaci del leader libico, specialmente donne, che hanno sfilato per sostenerlo e, parallelamente, per ripudiare l'aggressione della NATO contro il loro paese.
 
Le donne mostravano striscioni e gridavano slogan di condanna per gli oltre 1.000 civili morti a causa delle operazioni militari dell'alleanza bellica, e reclamavano un cessate il fuoco immediato, perché "non vogliamo che le bombe continuino ad ammazzare i nostri figli".
 
Ed oltre 100 famiglie rifugiate, provenienti da Bengasi e giunte questa domenica a Tripoli con una nave del Comitato Internazionale della Croce Rossa, sventolavano bandiere verdi e gridavano in coro slogan d'appoggio a Gheddafi, ha aggiunto Telesur.
 
In quanto alla situazione umanitaria nella nazione nordafricana, l'ex parlamentare statunitense Cynthia McKinney, partecipante ad una missione d'analisi recatasi in Libia, sabato ha ammesso che le forze straniere "non sono lì per evitare che si crei una crisi umanitaria, la NATO sta causando una crisi umanitaria".
 
Non soltanto "la NATO sta sparando queste bombe e missili verso aree densamente popolate, ma per di più sta negando assistenza medica a questa gente, sta negando cibo e benzina", ha spiegato in dichiarazioni esclusive a Telesur.
 

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