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- osservatorio - mondo - politica e società - 09-07-11 - n. 372
da www.lernesto.it:80/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=21201
Traduzione di l'Ernesto online da atlasalternatif.over-blog.com/article-cote-d-ivoire-niger-libye-le-nouveau-maillage-de-la-fran-afrique-78786153.html
Costa d'Avorio, Niger, Libia nelle maglie della “Francafrique”
di Atlas Alternatif
07/07/2011
Il 6 luglio, i ribelli libici hanno lanciato un'offensiva in direzione di Tripoli dalle montagne del Djebel Nafoussa dopo aver ricevuto dalla Francia un lancio di fucili mitragliatori e di lanciamissili, una nuova violazione della risoluzione 1973 dell'ONU ed un cattivo esempio che persino la Gran Bretagna ha deciso di non seguire, anche se l'operazione militare in Libia concepita da Sarkozy rappresenta la prima applicazione dell'accordo franco-britannico del 2010.
Qualche giorno prima, a margine del vertice dell'Unione Africana in Guinea Equatoriale l'1 e il 2 luglio 2011, il nuovo presidente della Costa d'Avorio, Alassane Dramane Ouattara, installatosi al potere dopo la liquidazione del partito di Laurent Gbagbo da parte dell'esercito francese, aveva incontrato due delegazioni libiche (la delegazione dei fedeli del colonnello Gheddafi guidata dal nuovo capo della diplomazia libica e una delegazione di tre membri del CNT condotta dall'ex ministro degli Affari esteri, Abdel Rahman Shalgam). Secondo il sito CameroonVoice (http://www.cameroonvoice.com/news/article-news-4075.html), Ouattara avrebbe promesso l'aiuto della Costa d'Avorio agli insorti libici, il che potrebbe contribuire a inserire la Libia del dopo Gheddafi nelle maglie di una “Francafrique” rinnovata.
In Costa d'Avorio, Parigi ha nominato, nel maggio scorso, come nuovo tutore (“consigliere speciale”) di Alassane Ouattara, il colonnello Marc Paitier, ex assistente del comandante della forza “Licorne” nel 2004 e 2005. Il ministro della difesa di Sarkozy, Gerard Longuet, è stato ad Abidjan il 27 giugno per preparare un accordo militare che dovrebbe lasciare nel paese non più di 250 soldati francesi (per la protezione dei cittadini francesi) a fronte dei 900 di oggi, un obiettivo che potrà essere raggiunto solo nel caso Ouattara riesca ad imporsi sull'anarchia che si è instaurata dopo la scomparsa delle forze di polizia nel corso della guerra civile del primo semestre. Per ora sta lavorando soprattutto per liquidare le ultime vestigia del potere di Laurent Gbagbo e in particolare per ottenere l'arresto dell'ex capo dei “Giovani Patrioti” gbagbisti, Charles Blé Goudé, attualmente in fuga, che sta diventando per molti un simbolo della resistenza all'ingerenza francese in Costa d'Avorio.
E' probabile che la Francia in Costa d'Avorio scarichi una parte del fardello sull'ONU. Il rappresentante speciale del segretario delle Nazioni Unite per la Costa d'Avorio, Young Jin Choi, ha annunciato il 30 giugno ad Abidjan la creazione di otto nuovi campi militari nell'ovest del paese, la regione più devastata dalle violenze post-elettorali e dove persiste un deficit di sicurezza. L'ONU dovrà investire 2 miliardi di F CFA nella ricostruzione dei campi e nella ricostituzione della polizia e della gendarmeria, una scelta che indigna coloro che pensano che invece la Costa d'Avorio abbia bisogno di aiuto umanitario.
Alleggerire gli effettivi militari ad Abidjan permetterebbe alla Francia di fare maggiore affidamento sul nuovo pilastro della sua strategia in Africa, tra la Costa d'Avorio e la Libia: il Niger, ricco di uranio. Parigi si sta sforzando di imporre a questo paese un progetto d'accordo che l'autorizza a installare una base militare permanente, in particolare per proteggere la miniera di uranio di Amouraren. Dopo il rapimento di sette dipendenti del gruppo nucleare francese “Areva” nel settembre 2010, la Francia dispone nel Niger di un corpo di spedizione di circa 80 soldati di élite, appoggiati da mezzi aerei, di sorveglianza e di ricognizione. Il presidente del Niger Mahamadou Issoufou del Partito Nigerino per la democrazia e il socialismo (vicino al Partito Socialista Francese) non smette di ripetere che non ci saranno basi permanenti nel suo territorio.
Eletto con una larga maggioranza presidente della Repubblica nel marzo 2011, questo ex oppositore della dittatura presenta un profilo atipico nell'Ovest africano. Appena eletto, ha precisato a proposito della guerra in Libia che il suo paese rispetterà il principio della non ingerenza negli affari dei paesi vicini. In seguito, all'ultimo vertice dei capi di Stato africani, ha sottolineato che in questo momento il suo paese soffre soprattutto per il conflitto provocato dagli Occidentali che costa all'economia nigerina miliardi di franchi CFA, tra entrate perse sulle transazioni commerciali e rimesse inviate in precedenza dagli oltre 200.000 nigerini che lavorano in Libia, che sono stati costretti a ritornare nel loro paese. La sua capacità di resistere alle pressioni francesi rappresenterà un test per il nuovo dispositivo francafricano fondato sulla militarizzazione del continente nero in vista del controllo delle sue risorse.
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