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- osservatorio - mondo - politica e societą - 26-10-11 - n. 382
Traduzione a cura di Concetta e Valerio per resistenze.org
Gheddafi è morto combattendo con dignità e coerenza
di Miguel Urbano Rodrigues
20/10/2011
La foto divulgata dai contro-rivoluzionari del CNT elimina ogni dubbio: Muammar Gheddafi è morto.
Notizie contrastanti sulle circostanze della sua morte circolano per il mondo, seminando confusione. Ma dalle stesse dichiarazioni di coloro che mostrano il cadavere del leader libico emerge un’evidenza: Gheddafi è stato assassinato.
Nel momento in cui scrivo, la Resistenza libica non ha ancora reso pubblica alcuna nota sul combattimento finale di Gheddafi. Ma già da ora possiamo dire che è caduto combattendo.
I media al servizio dell'imperialismo hanno subito iniziato a trasformare l'evento in una vittoria della democrazia, e i governanti degli Stati Uniti e dell'Unione europea e gli intellettuali neo-liberali festeggiano il crimine, versando insulti sull’ultimo capo di Stato legittimo della Libia.
Questo atteggiamento non è sorprendente, ma il suo effetto è opposto a quello desiderato: l'imperialismo mostra all'umanità il suo volto spaventoso.
L'aggressione contro il popolo della Libia, progettata e preparata con largo anticipo, portata avanti con la complicità del Consiglio di Sicurezza dell'ONU ed eseguita militarmente dagli Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna lascerà nella storia il ricordo di una delle più spregevoli guerre neo-colonialiste dell’inizio del ventunesimo secolo.
Quando la NATO ha iniziato a bombardare città e villaggi in Libia, violando la risoluzione adottata, la cosiddetta no-fly zone (Zona di Esclusione aerea), Obama, Sarkozy e Cameron sostenevano che la guerra, mascherata da "intervento umanitario" sarebbe finita in pochi giorni. Ma la distruzione del paese e l'uccisione dei civili è durata più di sette mesi.
I signori del capitalismo sono stati smentiti dalla Resistenza del popolo della Libia. I "ribelli", di Bengasi, addestrati e armati da ufficiali europei e dalla CIA, dal Mossad e dai servizi segreti britannici e francesi fuggivano in disordine, come conigli, di fronte a coloro che difendevano la Libia dall'aggressione straniera.
Sono stati i devastanti bombardamenti della NATO che hanno permesso loro di entrare nelle città che non erano stati in grado di conquistare. Ma, occupata Tripoli, per settimane sono stati sconfitti a Sirte e Bani Walid, baluardi della Resistenza.
In questo momento in cui l'imperialismo sta già discutendo, con ingordigia, la suddivisione del petrolio e del gas libici, è nei confronti di Muammar Gheddafi e non ai responsabili della sua morte che si rivolge in tutto il mondo il rispetto di milioni di uomini e donne che credono nei valori e nei principi invocati, ma violati, dai suoi assassini.
Gheddafi disse dal primo giorno dell'aggressione che avrebbe resistito e combattuto con il suo popolo fino alla morte.
Ha onorato la parola data. È caduto combattendo.
Quale immagine di lui passerà alla Storia? Una breve risposta alla domanda ora non è consigliabile, proprio perché Muammar Gheddafi è stato come uomo e statista una personalità complessa, la cui vita ha riflesso le sue contraddizioni.
Tre differenti Gheddafi, quasi incompatibili, sono identificabili nei 42 anni in cui ha diretto con pugno di ferro la Libia.
Il giovane ufficiale che nel 1969 rovesciò la monarchia corrotta Senussita, inventata dagli inglesi, ha agito per anni come un rivoluzionario. Ha trasformato una società tribale poverissima, in cui l'analfabetismo superava il 90% e le risorse naturali erano nelle mani delle multinazionali americane e britanniche, in uno dei paesi più ricchi del mondo musulmano. Ma si è distinto dalle monarchie del Golfo per una politica progressista. Ha nazionalizzato gli idrocarburi, praticamente ha sradicato l'analfabetismo, ha costruìto università e ospedali; ha fornito alloggi dignitosi a lavoratori e contadini e ha recuperato ad una agricoltura moderna milioni di ettari di deserto grazie all’estrazione di acque sotterranee.
Questi risultati gli hanno fatto guadagnare una grande popolarità e il supporto della maggior parte dei libici. Ma non sono stati accompagnati da misure che avrebbero aperto la porta alla partecipazione popolare. Il regime è diventato, invece, sempre più autocratico. Esercitando un potere assoluto, il leader si è allontanato progressivamente negli ultimi anni dalla politica di indipendenza che ha portato gli Stati Uniti a includere la Libia nella lista nera degli Stati da abbattere perché non si sono sottomessi. Bombardata Tripoli in una aggressione imperialista, il paese è stato duramente colpito da sanzioni e qualificato come 'Stato terrorista'.
In una strana metamorfosi è venuto poi un secondo Gheddafi. Ha negoziato la revoca delle sanzioni, privatizzato imprese, aperto settori dell'economia all'imperialismo. Ora poteva essere ricevuto come un amico dai capitalisti europei. Berlusconi, Blair, Sarkozy, Obama, Socrates lo hanno ricevuto con abbracci ipocriti e molti hanno firmato accordi milionari, mentre si moltiplicavano le eccentricità, accampando la sua tenda nelle capitali europee.
Nell’ultima metamorfosi è emerso, con l'aggressione imperialista, il Gheddafi che ha riacquistato la dignità.
Ho letto da qualche parte che ammirava Salvador Allende e disprezzava i leader che nell’ora decisiva capitolavano e fuggivano in esilio.
Qualunque parallelismo tra lui e Allende sarebbe inappropriato. Ma così come il presidente di Unità Popolare cilena, Gheddafi, coerente con l'impegno assunto, è morto combattendo. Con coraggio e dignità.
Indipendentemente dal giudizio futuro della Storia, Muammar Gheddafi nel tempo sarà ricordato come un eroe dai libici che amano l'indipendenza e la libertà. E anche da molti milioni di musulmani.
La Resistenza, infatti, continua, incoraggiata dal suo esempio.
Vila Nova de Gaia, nel giorno della morte di Muammar Gheddafi
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