www.resistenze.org
- osservatorio - mondo - politica e società - 20-12-11 - n. 390
da www.atilioboron.com.ar/2011/12/una-vision-panoramica-de-latinoamerica.html
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Panoramica sull'America Latina
Intervista ad Atilio Boron
a cura di nosdigital
Atilio Boron percorre questa stagione politica internazionale che condiziona e determina la vita di oltre 900 milioni di abitanti del suolo americano. Da sud o nord, da nord a sud, offre le sue analisi sul blocco informatico a Cuba e le implicazioni del ruolo dell'Argentina nel rapporto Chavez - Obama, "Il Brasile non è lo stesso senza Lula", mentre aspetta di una buona reazione di Evo dopo aver commesso "tre colossali errori ".
"Questa crisi non è causata da un incidente, ma è strutturale", in questo modo prende posizione Atilio Boron, politologo e sociologo, autore tra gli altri scritti di Socialismo del XXI Secolo, C'è vita dopo il neoliberalismo? e Impero e imperialismo, critica radicale a Hardt e Negri (scaricabile gratuitamente).
Dalla sua sedia davanti alla foto con Fidel Castro, rivendica Che Guevara e José Martí, cita José Carlos Mariàtegui, sostiene Hugo Chavez, Rafael Correa ed Evo Morales. Dalla sua piccola stanza al quinto piano del Centro Culturale della cooperazione Floreal Gorini, che ospita il programma Latino-americano per l'Educazione a Distanza, di cui ne è il direttore, mette su un po' di jazz e comincia la battaglia delle idee.
Il 28 ottobre ha pubblicato nel suo blog l'articolo "Cosa vuole Obama?", nel quale ha espresso alcune ipotesi in relazione alla riunione richiesta dal presidente statunitense con il suo omologo Cristina Fernandez de Kirchner presidente argentina. Cosa ha voluto Barack Obama?
In realtà non sappiamo di che cosa abbiano discusso, se non per quanto riportato dalla stampa presidenziale. Chiaramente non raccontano tutto ciò di cui hanno discusso. Credo che questa logica si basi su di un'operazione internazionale che non possiamo perdere di vista, destinata a demonizzare il governo di Hugo Chavez e il governo iraniano. Gli Stati Uniti stanno preparando questo tipo di clima. Obama sa molto bene che Cristina è un alleato chiave di Chavez, quindi, ciò che probabilmente è stato trattato in quella occasione, è un avvertimento affinchè l'Argentina moderasse i suoi legami con l'Iran, accusato di fomentare il terrorismo. Sono sicuro che hanno parlato di questo. Non sappiamo cosa abbia risposto la Presidente. Non credo che un presidente statunitense, in un contesto come l'attuale, con il paese proiettato verso un' avventura militare nei quattro continenti, trascuri una questione così fondamentale. A nessuno dello staff che circonda Obama sfugge che il legame più forte che il Venezuela ha in Sud America è con l'Argentina. E non è così forte con il Brasile. Gli USA vogliono indebolire questa relazione.
Il blocco contro Cuba, quali impatti ha nel settore informatico?
Cuba aveva accesso a Internet, ma aveva bisogno del cavo sottomarino affinchè le connessioni fossero ad alta velocità. A causa del blocco, Cuba non ha quel tipo di accesso. I Paesi (Repubblica Dominicana, Giamaica), che glielo hanno offerto, sono stati sanzionati dagli Stati Uniti: "se continuano ad aiutarli, gli tagliamo l'accesso ai nostri mercati, non lasceremo entrare gli immigrati eccetera." Chavez ha steso un cavo di 1300 chilometri. Vedremo quando inizierà a funzionare. Alla fine Cuba sarà in grado di accedere alla era digitale in maniera completa.
Ciò nonostante la criticano per non dare pieno accesso all'informazione.
Non le danno la possibilità di consentirlo. Da Cuba agli Stati Uniti ci sono circa 100 miglia. Si sarebbe potuto trovare una soluzione molto più semplice. Dobbiamo capire che Cuba è in guerra: la bloccano, la minacciano, la sabotano (con tanto di morti). Quando alcuni giapponesi nella seconda guerra mondiale entrarono in California, gli Stati Uniti li hanno rinchiusi in un campo di concentramento. Quando è un paese sotto attacco, ci sono delle riduzioni delle libertà civili. Tutto può essere risolto con la fine del blocco e smettendo di attaccare Cuba. La Centrale di Intelligence Americana (CIA) ha riconosciuto più di 600 tentativi per uccidere Fidel Castro. Non possono chiedere a Cuba di implementare tutte le libertà civili. Un cubano ha più libertà delle persone di qualsiasi altro paese dell'America Latina: sanno che non moriranno per mancanza di cure mediche, che l'accesso alla migliore istruzione possibile è gratuito. Lo statunitense non ha queste libertà. Se non ha soldi, non può studiare e difficilmente può ottenere borse di studio, tranne in casi eccezionali.
In questo contesto, durante la riunione del G-20, Cristina ha parlato di creare un "capitalismo sul serio" al posto dell'attuale, che ha definito "capitalismo anarco-finanziario". Come si può coniugare con il proclamato socialismo bolivariano del XXI secolo?
Penso che ci sia un errore fondamentale alla base di quel discorso. Il capitalismo sfrutta, corrompe e distrugge l'ambiente. Questo è il capitalismo sul serio. L'altro era un sistema mediato dalla presenza dell'Unione Sovietica fino al 1991, dall'esistenza di potenti gruppi di sinistra e forti sindacati nati nella seconda guerra mondiale. Non appena si sono indeboliti, soprattutto nei paesi industrializzati, il capitalismo ha dimostrato quello che è. L'errore di Cristina è pensare che siamo arrivati a questa crisi perché questo è un capitalismo non serio. Quello serio opprime, saccheggia, depreda la società e l'ambiente.
Nel frattempo, in Sudamerica si è costituita la Banca del Sud e l'Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR). Che ruolo svolgono?
Sono iniziative molto importanti che realmente dimostrano che è possibile organizzare le relazioni economiche internazionali in modo diverso rispetto a quelle imposte dalla globalizzazione neoliberista. Purtroppo, non tutti i paesi hanno la stessa maturità politica. Sebbene l'Argentina, per esempio, oggi aderisca alla Banca del Sud, ci ha impiegato quattro anni. E' stato stabilito il giorno prima che Cristina si insediasse nel 2007. Solo poche settimane fa è stato ratificato dal Congresso. L'Argentina ha perso quattro anni. Il Banco, UNASUR e anche l'ALBA sono fondamentali nel contesto di questa crisi, così come hanno fatto paesi sviluppati, che consapevoli di questo aspetto, si sono riuniti e hanno coordinato i loro sforzi. Dobbiamo fare lo stesso secondo la nostra prospettiva.
Lei afferma che il Venezuela ha un ruolo importantissimo in queste iniziative. Dunque qual'è la posta in gioco nelle elezioni del 2012?
Gli ultimi sondaggi danno Chavez con 35 punti di vantaggio, come Christina qui. Si gioca moltissimo in queste elezioni. Le andrà a vincere, ma questo non è il fine della questione. Il piano già ordito dalla destra venezuelana e dall'ambasciata nordamericana è il mancato riconoscimento del risultato elettorale con l'obiettivo di generare una situazione come quella libica, incoraggiando il separatismo dello stato di Zulia, regione che storicamente ha sempre voluto separarsi. Un mese fa, la stampa ha scritto che qualunque fosse stato il risultato, sarebbe una frode perché i registri non sono aggiornati, ma questa è una menzogna. L'obiezione è stata esaminata dal partito di governo, dall'opposizione e dagli osservatori internazionali. Gli Stati Uniti vogliono sbarazzarsi di Chavez e la scadenza è il 2012. Confidano nel suo cancro. Ed in caso non dovesse andare bene, nella sua sconfitta elettorale, che per ora non è in vista. Altrimenti, in una ribellione dopo il mancato riconoscimento delle elezioni e la creazione di un governo provvisorio nello stato di Zulia con l'immediato appoggio dell'Organizzazione degli Stati Americani. Chavez e la Rivoluzione Bolivariana sono fondamentali, perché sono coloro che dispongono delle risorse per sostenere, con i fatti, una politica antimperialista in America Latina.
Esiste una destra all'interno del Partito Socialista Unito del Venezuela, partito per il quale si candida Chávez ?
C'è un settore burocratizzato e opportunista che approfitta di alcune sacche di corruzione che ancora esistono, da molto tempo, e contro le quali è molto difficile combattere. Si tratta di uno dei maggiori ostacoli per il governo.
Coloro che in Argentina sostengono l'adesione all'ALBA dicono che se il Venezuela è il braccio politico e Cuba è quello ideologico, la Bolivia è il sociale. Recentemente ci sono stati cortei contro Evo Morales per il progetto dell'autostrada che doveva attraversare un parco nazionale.
E' stato un anno molto difficile per Evo Morales. C'è stato anche un aumento del prezzo della benzina, che non è stato ben spiegato alla popolazione. E 'stato annunciato e ha causato una reazione a catena che il governo non è riuscito a controllare. Il secondo errore è stato l'autostrada. Il terzo, l'elezione di alcuni membri del potere giudiziario, che è un elemento democratico molto importante che loro hanno e che l'Argentina non ha.
Qui il potere giudiziario è gestito dal governo nel Consiglio della Magistratura e dall'opposizione nel Congresso. In Bolivia invece c'è un'elezione popolare. Morales ha esagerato nel considerare l'importanza che la gente dava a questo aspetto e al sostegno che avrebbe ricevuto. Sono stati tre colossali errori, ma ho fiducia che possa riprendere il controllo della situazione prendendo l'iniziativa in un contesto internazionale molto preoccupante, dove tra l'altro, uno dei paesi più importanti del continente, il Brasile, si trova in una situazione che non è più come quella prima.
Lei ha affermato che il Venezuela accorda concessioni per poter portare avanti le sue idee politiche, come la vendita di petrolio a buon mercato alla Bolivia e ai Caraibi, e il Brasile, in cambio, non ne ha fatta nessuna.
Il Brasile non è più come due anni fa e Dilma Roussef non è Lula. Anche se l'ex presidente dava un appoggio condizionato perché in cambio voleva dei vantaggi per le multinazionali brasiliane, ora è diventato più rigido. Ho fiducia nella reazione di Evo per la sua enorme sensibilità popolare e perché sa cosa c'è da fare, nonostante una durissima opposizione anche da sinistra.
Lei ha dichiarato: "E 'molto difficile governare bene se ci si scontra di continuo con l'ostilità dell'impero che ti lega le mani e si finisce con i golpe o con grandi manifestazioni con morti ammazzati" E' genuina la reazione popolare o anche li la CIA ha infiltrato le Ong?
La CIA non può inventare ciò che non esiste. Se c'è una protesta popolare contro Evo, qualcosa di vero c'è. La CIA poi lo ingigantisce e lo dirige. Che sono coinvolti, questo è certo, e lo sono sotto la maschera delle Ong.
Nel frattempo negli Stati Uniti e in Europa ci sono gli indignati che protestano contro i governi e i mercati per la crisi.
Quello degli indignati è un movimento molto positivo. Abbiamo bisogno di essere pazienti con loro. Gli manca una consapevolezza più chiara dei problemi che devono affrontare. Questa crisi non è causata da un incidente, ma è strutturale. Hanno bisogno di più organizzazione. Hanno una posizione a mio giudizio troppo ingenua nel considerare che vanno bene così senza avere un'organizzazione. Devono organizzarsi perché altrimenti saranno schiacciati. In funzione di ciò, devono trovare, nella pratica, una strategia adeguata. Toni Negri non crede che sia necessario, semplicemente è convinto che parlare di tattica e di strategia sia il modo di parlare di un'epoca ormai passata. Qui commette un errore, la destra non ha nessuno che dica queste sciocchezze. Sono molto seri e professionali, per questa ragione ci dominano. A nessuno di loro passerebbe per la testa di pronunciare queste parole.
versione originale: www.nosdigital.com.ar/2011/12/paseo-de-realidad-politica-americana
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