www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 26-03-12 - n. 402

da Iacenter.org - http://www.iacenter.org/struggle/capitalism-inequality031812/
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Il capitalismo e le radici della disuguaglianza
 
di Fred Goldstein
 
29/02/2012
 
Il movimento Occupare Wall Street (OWS) ha sollevato la questione della disuguaglianza nella società capitalistica, mettendo i ricchi sulla difensiva, almeno nella sfera pubblica. Da anni, molti analisti economici e persino qualche politico parlano dell'aumento della disuguaglianza negli ultimi 30 anni e soprattutto nell'ultimo decennio. Ma prima che OWS usasse la parola d'ordine dell'1% rispetto al 99%, la disuguaglianza è rimasta incontrastata e anzi è stata considerata, seppur indesiderabile, meramente inevitabile (a meno di non far parte dell'1%).
 
La disuguaglianza alla quale si riferisce il grido di battaglia dell'OWS è davvero aberrante, richiamando alla mente il divario tra i monarchi del passato e i servi della gleba. Da una parte, 50 milioni di persone [negli Stati Uniti] vivono con i buoni alimentari; 47 milioni in condizioni che lo stesso governo definisce di povertà; la metà della popolazione è classificata come povera [i], 30 milioni sono disoccupati o sottoccupati e decine di milioni di lavoratori vivono con salari bassi.
 
D'altra parte, dal 2001 al 2006, l'1 per cento più ricco della popolazione si è appropriata di 53 centesimi per ogni dollaro di ricchezza creato. Dal 1979 al 2005, il 10% in cima a questo 1 per cento (lo 0,001 per cento) – circa 300.000 persone - ha accumulato più dei restanti 180 milioni di persone [ii]. Nel 2009, mentre abbiamo visto ancora moltissimi licenziamenti di lavoratori, i dirigenti delle 38 maggiori aziende, hanno "guadagnato" un totale di $140 miliardi [iii].
 
Questi numeri rispecchiano la grande disparità esistente tra i redditi dei banchieri, gli operatori in borsa e gli sfruttatori aziendali da un lato e la massa delle persone dall'altra. Questo è uno scandalo, ma nessuno faceva niente per cambiare la situazione. Così OWS ha iniziato la sua lotta in nome del 99% contro l'1%. E il movimento ha preso piede a macchia d'olio.
 
Dal momento che la forza fondamentale del movimento è la lotta contro la vergognosa disuguaglianza dei redditi, i marxisti sono chiamati a sostenere e partecipare a pieno titolo nella lotta. Ma il marxismo deve anche affrontare la questione e darne un'interpretazione di classe.
 
Si può cominciare ponendo la domanda: Che cosa significa lottare contro le scandalose disuguaglianze di ricchezza?
 
Significa certamente lottare per tassare i ricchi e utilizzare il denaro in favore dei lavoratori e degli oppressi perché sopravvivano alle sofferenze economiche create dal capitalismo. Significa lottare per il posto di lavoro. Dopo tutto, sotto il capitalismo essere disoccupato è per un lavoratore la massima espressione di disuguaglianza.
 
Uguaglianza all'interno della classe operaia e disuguaglianza tra le classi
 
Di solito, quando pensiamo all'uguaglianza economica, pensiamo alla lotta per programmi di discriminazione positiva in materia di occupazione per le minoranze dei neri, latini, asiatici e indigeni. La lotta per l'uguaglianza implica così la lotta per gli stessi salari e le stesse condizioni di lavoro di cui godono i bianchi.
 
Comporta anche la lotta per la parità di retribuzione a pari lavoro per le lavoratrici: esigendo che le donne ottengano la stessa paga degli uomini per un lavoro comparabile. E la lotta per l'uguaglianza include la lotta per garantire la parità economica per i lavoratori etero, gay, lesbiche, trans e bisessuali.
 
E poi esige la parità tra i lavoratori immigrati - in regola e non - e i lavoratori nati negli Stati Uniti, in particolare i lavoratori bianchi. Si tratta nel suo insieme di un ingrediente essenziale nella costruzione della solidarietà per portare avanti la lotta di classe di tutti i lavoratori.
 
Infatti, la lotta per l'uguaglianza economica all'interno della nostra classe - la lotta tra oppressi e oppressori - è fondamentale per costruire la solidarietà operaia contro i padroni. Disuguaglianza e divisione all'interno della classe operaia è sia un problema economico e anche un pericoloso problema politico. Spezza la solidarietà e rafforza i padroni e il loro governo.
 
Il problema della grave disuguaglianza economica nella società capitalista non è un problema di disuguaglianza all'interno della nostra classe o tra la classe media e la classe operaia. Il problema fondamentale dell'enorme disuguaglianza riguarda la disparità tra la classe dirigente capitalista e tutte le altre classi, soprattutto la classe operaia internazionale.
 
La disuguaglianza tra la classe operaia e la classe capitalista è intrinseca al sistema ed è alla radice della questione. La cosiddetta disuguaglianza "eccessiva" tra la classe dirigente e il resto della società è costantemente sotto attacco, come dovrebbe essere. Ma la disuguaglianza generale tra la classe dirigente e tutte le altre classi è data per scontata e raramente viene messa in discussione.
 
La disuguaglianza intrinseca al capitalismo
 
Questa è dovuta al modo in cui viene distribuito il reddito nel sistema basato sul profitto. Il reddito della classe capitalista deriva dal lavoro non retribuito dei lavoratori, sotto forma di profitto o plusvalore. Ogni cosa creata dai lavoratori appartiene ai padroni. E ogni cosa creata dai lavoratori comprende tempo di lavoro non retribuito. Vendendo beni e servizi, i padroni ottengono del denaro per il lavoro non retribuito dei lavoratori, ossia un profitto. Tengono parte del denaro per se stessi e diventano ricchi. L'altra parte viene reinvestita in modo che i padroni possano diventare ancora più ricchi nel successivo ciclo di produzione e vendita.
 
Il reddito dei lavoratori, d'altra parte, proviene dalla vendita della loro forza di lavoro ad un padrone, uno sfruttatore. I lavoratori ricevono stipendi o salari dai padroni. La cifra si avvicina puntualmente a quanto serve per sopravvivere. Alcuni lavoratori sono pagati leggermente di più e possono avere una vita un po' più agiata. Molti lavoratori, sempre di più negli ultimi anni, hanno un reddito che permette loro solo una vita di austerità, mentre altri stentano proprio a sopravvivere. I salari sotto il capitalismo corrispondono fondamentalmente al costo della sussistenza del lavoratore e della sua famiglia, cosicché i padroni abbiano una nuova generazione di lavoratori da sfruttare.
 
I salari dei lavoratori sono alquanto simili tra di loro se confrontati con i redditi dei padroni. I lavoratori, anche quelli meglio pagati, non possono mai arricchirsi con i loro stipendi. Ma la classe capitalista nel suo complesso diventa automaticamente più ricca, anche se singoli capitalisti possono fallire o venir inghiottiti dal sistema. I padroni reinvestono continuamente i loro capitali e tengono in piedi un crescente processo di sfruttamento del lavoro.
 
I padroni lasciano il loro patrimonio personale e il loro capitale ai figli. I loro discendenti, in generale, diventano sempre più ricchi di generazione in generazione, mentre i lavoratori, di generazione in generazione, lasciano ai figli i loro pochi averi. I lavoratori devono lottare per conservare quanto possibile attraverso gli alti e bassi delle crisi del capitalismo e della disoccupazione periodica.
 
Come è mai possibile raggiungere l'uguaglianza sociale ed economica in queste circostanze?
 
In questo contesto, per il movimento OWS, come per tutti coloro che lottano per una uguaglianza reale, la questione che si pone è per cosa lottare esattamente. Se l'obiettivo finale è quello di riformare il sistema fiscale del paese o di ridurre le lobby finanziarie dei magnati capitalisti sui politici o di regolare la classe dei capitalisti predatori e degli avidi banchieri: allora l'obiettivo finale si riduce a una lotta per una forma meno indecente di disuguaglianza.
 
Questo è certamente un obiettivo progressista e deve essere sempre perseguito come mezzo per dare sollievo ai lavoratori e alla massa del popolo in generale. Ma da qualsiasi punto di vista, la sostanza della questione non cambia: se la lotta contro le disuguaglianze resta nel quadro del capitalismo, allora vuol dire lottare per diminuire le disuguaglianze, ma vuol dire anche mantenerle e consentirne la persistenza. La disuguaglianza estrema tra classi è parte integrante del sistema dello sfruttamento di classe.
 
Note:
 
[i] "Census data: Half of U.S. poor or low income, " Associated Press, 15 dicembre [2011].
 
[ii] S. Jacob Hacker e Paul Pierson, "Winner-Take-All Politics" (New York: Simon & Schuster, Kindle Edition, 2010), p. 3.
 
[iii] Perry L. Weed "Inequality, the Middle Class & the Fading American Dream, " Economy in Crisis on-line, 12 febbraio 2011.
 
Prossimamente, Parte 2: Come la natura della distribuzione della ricchezza è determinata dal modo di produzione; Controllo corporativo della ricchezza: la fonte di estrema ricchezza personale.
Ristampato dal postscritto al libro di prossima pubblicazione "Capitalism at a Dead End", di Fred Goldstein. Goldstein è anche l'autore di "Low-Wage Capitalism".
Libri, articoli e discorsi di Goldstein si trovano a lowwagecapitalism.com e su Facebook al lowwagecapitalism.
 

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