www.resistenze.org
- osservatorio - mondo - politica e società - 30-04-12 - n. 407
da Monthly Review - mrzine.monthlyreview.org/2012/wolff160412.html
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Cosa offre il capitalismo
di Richard D. Wolff *
16/04/2012
La maggior parte dei presidenti hanno attraversato uno o più rovesci capitalistici (recessioni, depressioni, crisi, ecc.). Ogni presidente almeno da FDR [Franklin Delano Roosevelt] ha concepito un "programma" per far fronte alla crisi, come richiesto dai cittadini e dalle imprese. FDR e ogni presidente in seguito hanno promesso che il loro programma avrebbe consentito "non solo agli Stati Uniti di uscire dalle difficoltà economiche attuali, ma anche avrebbe messo al riparo noi e i nostri figli da simili rovesci in futuro". Obama è solo l'ultimo della serie.
Nessun presidente è stato in grado di mantenere quella promessa. L'attuale crisi del capitalismo, giunta alla metà del suo quinto anno senza che se ne intraveda la fine, dimostra che la prevenzione da future flessioni capitaliste ha eluso ogni Presidente passato e tutti i suoi prestigiosi, e super pagati consiglieri economici. Poiché il programma del Presidente Obama non è sostanzialmente diverso dai programmi precedenti, non vi è alcuna ragione di aspettarsi un successo.
Il fallimento nel prevenire le crisi capitaliste ha condannato milioni di nostri concittadini alle ripetute devastazioni conseguenti ai tagli dei posti di lavoro, dei diritti e della sicurezza sul lavoro, al pignoramento delle case e alle nere prospettive di lavoro per i nostri figli. I costi individuali, familiari ed economici dovuti all'incapacità di affrontare le crisi capitalistiche sono da capogiro. Decine di milioni di americani oggi non hanno lavoro o sono costretti ad accettare lavori part-time quando avrebbero bisogno di lavoro a tempo pieno. Secondo il governo degli Stati Uniti, circa il 30 per cento degli impianti, delle attrezzature, fabbriche, uffici, negozi e materie prime è fermo. Questo sistema capitalistico ci priva della produzione e della ricchezza che potrebbe essere prodotta se i disoccupati a cui è negato un lavoro potessero mettere in funzione questi mezzi di produzione inattivi.
Quella produzione potrebbe ricostruire le nostre industrie e città, potrebbe convertirle in modo siano rispettose dell'ambiente e potrebbe alleviare la povertà negli Stati Uniti e oltre. Se fossero occupati, quelli che ora sono senza lavoro, potrebbero condurre una vita migliore, mantenere le loro case ed essere produttivi. Potremmo trarne tutti un vantaggio enorme, se non fosse per il miserabile fallimento del capitalismo, di combinare i disoccupati con i mezzi di produzione inutilizzati per produrre ciò di cui abbiamo bisogno.
Né il problema di fondo si trova nelle politiche e nei programmi governativi. Dopo tutto, i principali partiti, i politici, i lobbisti e i loro alleati nei media e nel mondo accademico si sono esibiti all'unisono per festeggiare il capitalismo. Hanno tutti insistito nel corso degli ultimi cinquanta anni che la critica del capitalismo, non importa quanto deficitario, era sciocca, infondata, assurda, sleale o peggio. Il loro mantra è stato "il capitalismo offre le merci".
Al di là del divieto quasi totale alla critica, il sistema capitalista statunitense si è deteriorato. Dal momento che questa crisi è iniziata nel 2007, il capitalismo ha "offerto il peggio" alla maggior parte di noi. E minaccia di offrire ancora peggio negli anni a venire. Gli acritici sostenitori del capitalismo stanno premendo sul governo per tagliare i servizi pubblici quando la massa degli americani ne ha più bisogno che mai. I loro slogan e programma sono: "recupero" economico per pochi e austerità per molti.
Negli anni '50 e '60 del 900, l'imposta sul reddito dello scaglione più alto per gli americani più ricchi era del 91%, mentre oggi è del 35%. Nel 1977, l'imposta pagata sulle "plusvalenze" (in caso di vendita di azioni e obbligazioni a un prezzo superiore a quello di acquisto) era del 40%. Oggi è del 15%. La massa delle persone non gode di questi massicci tagli fiscali. Quei tagli hanno reso i ricchi ancora più ricchi, mentre costringevano il governo a prendere in prestito denaro per sostituire il mancato gettito sui ricchi. Come appare grottesco che i ricchi ora utilizzino il pretesto del debito pubblico, come scusa per tagliare i servizi pubblici per la massa degli americani!
La soluzione per la crisi del capitalismo come quella che ci affligge oggi, non è in un programma di riforme di un altro presidente, né nella regolazione, negli stimoli economici o nella gestione del deficit. Sono ricette sperimentate che non hanno mai evitato che questo sistema economico condannasse le persone agli interminabili "tempi duri". E' molto in ritardo un dibattito e una critica seria, aperta, libera e pubblica sul tema del capitalismo. Abbiamo bisogno di esaminare se e come gli Stati Uniti possano fare meglio che con il capitalismo.
I sistemi economici sono nati, si sono evoluti nel tempo e sono andati, come tutte le istituzioni umane. Il capitalismo è nato sulle ceneri della schiavitù e del feudalesimo. Prometteva, nelle parole dei rivoluzionari francesi, "libertà, uguaglianza e fraternità". Ha fatto qualche progresso reale per raggiungere questi obiettivi. Tuttavia, ha anche eretto alcuni gravi impedimenti per raggiungerli realmente. Primo fra questi è stata l'organizzazione della produzione all'interno delle aziende capitaliste.
Nelle imprese capitalistiche, che oggi dominano le economie, i principali azionisti e consigli di amministrazione sono nella posizione esclusiva e antidemocratica di prendere tutte le decisioni chiave. I principali azionisti e i consigli di amministrazione costituiscono una piccola minoranza di coloro che sono direttamente collegati alle imprese capitalistiche. La maggior parte sono i lavoratori e le popolazioni delle comunità che ne dipendono. Eppure le decisioni di minoranza (circa il cosa, come e dove produrre e che cosa fare con i profitti) impattano sulla maggioranza - crisi incluse - senza permettere alla maggioranza di avere un ruolo diretto nelle decisioni. Non c'è da stupirsi allora che la minoranza cerchi e sia in grado di fare la parte del leone nell'accaparrarsi la ricchezza prodotta. La minoranza compra altresì il controllo della politica per impedire alla maggioranza di usare il governo per correggere i suoi svantaggi economici e le sue privazioni. Ecco perché ora abbiamo salvataggi governativi per i ricchi e austerità per il resto di noi.
A meno che la società non muova oltre l'organizzazione capitalistica della produzione, le crisi economiche non mancheranno di accadere e di generare false promesse da parte dei politici per impedirle. E' ingenuo aspettarsi che la minoranza responsabile di un sistema che funziona ancora bene per sé, democratizzi l'economia e la politica. Questo è un compito centrale del 99%.
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