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da http://www.michelcollon.info/Bienvenue-dans-le-nouveau-Tiers 3743.html? lang=fr
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Benvenuti nel nuovo terzo mondo dell'energia, gli Stati Uniti!
 
di Michael T. Klare
 
10/05/2012
 
"La maledizione" della ricchezza petrolifera è un fenomeno ben noto nel terzo mondo degli stati petroliferi. Milioni di vite sono rovinate a causa della povertà e l'ambiente viene distrutto, mentre una piccola minoranza elitaria governa il paese con i soldi del petrolio e della corruzione. Recentemente, l'America del Nord è stata salutata dal pianeta intero come "la nuova Arabia Saudita" del ventunesimo secolo per "il suo petrolio greggio" - disponibile in alto mare - per le sue sabbie bituminose canadesi, per il petrolio ed il gas naturale. Ma ecco una questione che nessuno osa prendere in considerazione: agli albori di una nuova corsa energetica americana, la maledizione petrolifera colpirà questo continente, come avviene in Africa ed altrove? L'America sarà il prossimo continente a conoscere un boom? O diventerà piuttosto un nuovo terzo mondo petrolifero?
 
C'erano una volta enormi imprese petrolifere americane - Chevron, Exxon, Mobil e Texaco - che hanno fatto il loro debutto in Nord America. Queste imprese esistono dall'origine del boom petrolifero, che è durato un secolo e che ha trasformato gli Stati Uniti nel produttore d'energia più importante del pianeta. Ma la maggior parte di queste aziende, da allora, si è rivolta verso nuove fonti.
 
Desiderosi di sfuggire a vincoli ambientali sempre più rigorosi e a giacimenti petroliferi che si svuotano, i giganti dell'energia sono stati naturalmente attirati verso le zone economicamente ed ecologicamente più disponibili. Si sono allora installati in Medio Oriente, in Africa ed in America latina - il terzo mondo - dove i giacimenti di petrolio sono abbondanti, le autorità concilianti e dove le regolamentazioni ambientali sono poco costrittive o inesistenti.
 
Ma la sorpresa del 21° secolo risiede nelle condizioni di funzionamento sempre più difficili nei paesi del Sud: le grandi imprese ormai si sono rivolte verso il Nord America. Per sfruttare le riserve precedentemente trascurate su questo continente, le grandi compagnie petrolifere dovranno ancora affrontare molti ostacoli giuridici e ambientali. In altri termini, saranno costrette a ricorrere alla persuasione estrema per trasformare il funzionamento degli Stati Uniti, rendendolo equivalente ad uno Stato petrolifero del terzo mondo.
 
Gli osservatori informati hanno già notato i primi segni avanguardisti "della terzo-globalizzazione" dell'industria petrolifera statunitense. Aree naturali che una volta erano protette, sono ormai aperte allo sfruttamento energetico. Le restrizioni sulle operazioni di perforazione sono sempre meno rispettate. Le previsioni si annunciano ancora più negative: da ora alla fine del 2012, con la campagna elettorale, i regolamenti ambientali saranno ancora meno rispettati ed altre aree protette saranno messe a disposizione per "lo sviluppo". In questo processo, come spesso è il caso nel terzo mondo degli stati petroliferi, i diritti ed il benessere dei cittadini locali saranno calpestati.
 
Benvenuti nel terzo mondo dell'energia
 
Fino al 1950, gli Stati Uniti erano il primo produttore mondiale di petrolio, come oggi l'Arabia Saudita. Quest'anno, gli Stati Uniti hanno prodotto circa 270 milioni di tonnellate di petrolio, cioè circa il 55% della produzione mondiale. Ma con la ripresa del dopo-guerra in pieno boom, il mondo ha avuto bisogno di molta più energia, mentre i giacimenti di petrolio americano più accessibili erano vicini ai loro massimi livelli di produzione sostenibile Il deflusso netto di petrolio greggio negli Stati Uniti ha raggiunto un picco di 9,2 milioni di barili al giorno nel 1970, quindi è entrato in declino (fino a poco tempo fa).
 
Questa situazione ha indotto le grandi compagnie petrolifere, che avevano già sviluppato installazioni importanti in Indonesia, in Iran, in Arabia Saudita ed in Venezuela, a viaggiare per il Sud in cerca di nuove riserve da sfruttare. Particolare attenzione è stata dedicata alla regione del Golfo Persico, dove nel 1948 un consorzio di società statunitensi - Chevron, Exxon, Mobil e Texaco - ha scoperto il più grande giacimento di petrolio, Ghawar in Arabia Saudita. Nel 1975, la produzione dei paesi del terzo mondo costituiva il 58% dell'approvvigionamento di petrolio mondiale, mentre la quota degli Stati Uniti è scesa al 18%. Le preoccupazioni ambientali hanno anche condotto alla ricerca di nuove riserve nei paesi del Sud. Il 28 gennaio 1969, un'esplosione sulla piattaforma di un campo di una compagnia petrolifera a Santa Barbara, California, causa un'importante fuga di petrolio che ha coperto una grande parte della regione ed ha devastato la fauna locale. Giungendo in un momento di crescente consapevolezza per l'ambiente, la marea nera ha causato indignazione dell'opinione pubblica, aiutando ad ispirare la creazione del giorno della terra, celebrato dall'anno successivo. Più importante ancora, ha contribuito a stimolare il passaggio di diverse restrizioni legislative sulle attività di perforazione, tra cui il National Environmental Policy Act del 1970, il Clean Water Act del 1972 e il Safe Drinking Water Act del 1974. Inoltre, il Congresso ha proibito nuove perforazioni nelle acque al largo della costa atlantica e del Pacifico e nella parte orientale del Golfo del Messico nei pressi della Florida.
 
Durante questi anni, Washington ha inoltre ampliato le zone designate come riserve naturali, proteggendole contro l'estrazione delle risorse. Nel 1952, ad esempio, il presidente Eisenhower ha istituito l'Arctic National Wildlife e, nel 1980, questa regione arretrata del nord-est dell'Alaska è stata ribattezzata dal congresso, di Arctic National Wildlife Refuge (ANWR). Dalla scoperta di petrolio nella zona di questa riserva, le imprese petrolifere hanno richiesto il diritto di perforare nell'ANWR, ma sono sempre stato impedito dal presidente o un membro del Congresso.
 
La produzione nei paesi del Terzo Mondo ha di rado posto tali complicazioni. Il governo nigeriano, ad esempio, ha a lungo accolto gli investimenti esteri nelle sue zone petrolifere. Si preoccupava poco della spoliazione delle sue coste meridionali, dove le operazioni delle società petrolifere hanno causato una catastrofe ambientale enorme. Adam Nossiter del New York Times ha descritto la situazione "Nel delta del Niger, la ricchezza petrolifera sotterranea non è affatto comparabile con la povertà che la popolazione del paese sopporta in superficie. Subisce ogni anno, da 50 anni, gli scarichi della Exxon Valdez".
 
Come denunciato pesantemente da Peter Maass nel suo lavoro Crude World, una tendenza simile è evidente in molti altri stati petroliferi del terzo mondo. Tutti i responsabili governativi sono accomodanti - spesso sono i destinatari di enormi tangenti o di altri favori concessi dalle società petrolifere. Le imprese non si preoccupano delle violazioni dei diritti dell'uomo perpetrate dai governi "partner" stranieri - essendo la maggior parte di loro dittatori, signori di guerra, o despoti feudali.
 
Ma i tempi cambiano. Il terzo mondo non è più ciò che era. Numerosi paesi dell'emisfero Sud sono sempre più attivi nella tutela dell'ambiente. Sono sempre più propensi ad accettare riduzioni della ricchezza petrolifera del loro paese e sempre più propensi a sanzionare le società straniere che approfittano della loro legislazione. Nel febbraio 2011, ad esempio, nella città ecuadoriana Amazon de Lago Agrio, un giudice ha condannato Chevron a pagare 9 miliardi di dollari di danni e interessi per i danni ambientali causati alla regione, negli anni 1970 da parte di Texaco (società acquisita in seguito). Benché gli ecuadoriani abbiano poche possibilità di spillare un solo dollaro da Chevron, il caso è rivelatore di un clima regolamentare più rigoroso che le società petrolifere devono ormai affrontare nei paesi in via di sviluppo. Più recentemente, in un caso di fuoriuscita di petrolio in mare, un giudice brasiliano ha sequestrato i passaporti di 17 dipendenti di Chevron e dell'operatore americano di perforazione Transocean-rig, impedendo loro di lasciare il paese.
 
Inoltre, la produzione è in declino in alcuni paesi in via di sviluppo come l'Indonesia ed il Gabon. Altri hanno nazionalizzato i loro giacimenti petroliferi o hanno ridotto lo spazio nel quale le imprese private internazionali possono funzionare. Durante la presidenza di Hugo Chávez, ad esempio, il Venezuela ha costretto tutte le imprese straniere ad accordare una partecipazione maggioritaria delle loro operazioni alla società petrolifera di Stato, Petróleos de Venezuela SA. Inoltre il governo brasiliano, sotto l'ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, ha istituito una norma per cui tutte le operazioni di perforazione nei nuovi giacimenti nell'Oceano Atlantico - ampiamente considerati come la scoperta petrolifera più importante del ventunesimo secolo - dovevano essere gestite dall'impresa Petróleo di Brasil (Petrobras), controllata dallo Stato.
 
I nostri mezzi di opposizione nei confronti di un mondo tossico
 
Tali pressioni nel Terzo Mondo hanno costretto le grandi imprese americane ed europee, come BP, Chevron, ConocoPhillips, ExxonMobil, Royal Dutch, Shell e Total in Francia, a cercare altrove nuove fonti di petrolio e di gas naturale. Purtroppo per esse, non restano molti posti nel mondo a disporre ancora di riserve di idrocarburi promettenti ed i cui proprietari sono pronti ad accogliere a braccia aperte gli investimenti dei giganti energetici privati. È per questo che alcuni dei mercati più attraenti d'energia nuova si trovano ora in Canada e negli Stati Uniti o al largo delle loro coste. Di conseguenza, questi due paesi godono di un aumento significativo di nuovi investimenti di grandi imprese internazionali.
 
Entrambi i paesi possiedono ancora riserve sostanziali di petrolio e di giacimenti di gas, ma non la varietà "facile" (cioè giacimenti vicini alla superficie, vicino alla riva, o facilmente accessibili per l'estrazione). Quelle che restano sono riserve "dure" (profondamente radicate sotto terra, lontane, difficili da estrarre e trattare). Per sfruttarle, le società devono utilizzare tecnologie aggressive, suscettibili di causare danni importanti all'ambiente ed in numerosi casi, anche nocivi per la salute. Devono anche trovare mezzi per guadagnare l'approvazione del governo per entrare in zone ecologicamente protette e dunque fuori portata.
 
La formula che consiste nel trasformare il Canada e gli Stati Uniti "nell'Arabia Saudita del XXI secolo" è sinistra ma relativamente semplice: le politiche di tutela dell'ambiente dovranno essere sviscerate e le persone che si oppongono alla perforazione, come i proprietari terrieri e i gruppi locali di tutela dell'ambiente, passati al bulldozer. In altre parole, l'America del Nord dovrà essere "terzo-mondializzata".
 
Prendiamo l'estrazione del petrolio e del gas naturale, ampiamente considerato l'aspetto più importante del ritorno attuale di Big Oil nel mercato nord americano. Si sospetta che le formazioni di gas naturale in Canada e negli Stati Uniti siano piene di enormi quantità di petrolio e di gas naturale e la loro estrazione accelerata contribuisce fin d'ora a ridurre la dipendenza al petrolio importato dalla regione.
 
Le due fonti d'energia, tuttavia, possono essere estratte soltanto da un processo conosciuto sotto il nome di idro-fratturazione: forti getti di acqua in quantità massiccia per rompere le formazioni di gas naturale sotterranee, che creeranno fenditure permettendo agli idrocarburi di fuoriuscire. Inoltre, per allargare queste fenditure per facilitare la fuoriuscita di petrolio e di gas che contengono, l'acqua di fratturazione deve essere mescolata ad una varietà di solventi tossici e spesso acidi. Questa tecnica produce delle quantità massicce di acque reflue tossiche, che non possono essere restituite alla natura senza mettere in pericolo l'approvvigionamento di acqua potabile e che non sono né facili da stoccare né da decontaminare.
 
L'espansione rapida dell'idro-fratturazione sarebbe problematica anche nelle migliori circostanze. Molte delle fonti più ricche di petrolio e gas scisto, per esempio, si trovano in zone popolate del Texas, Arkansas, Ohio, Pennsylvania e New York. In realtà, una delle località più promettenti è la Marcellus Shale, che delimita il bacino che versa a nord dello Stato di New York. In tali circostanze, la preoccupazione della salubrità dell'acqua potabile dovrebbe essere al primo posto e la legislazione federale, in particolare la legge sulla salubrità dell'acqua potabile del 1974, dovrebbe teoricamente dare all' Environmental Protection Agency (EPA) il potere di controllare (ed eventualmente proibire) le procedure che mettono in pericolo l'approvvigionamento di acqua.
 
Tuttavia, le società petrolifere che cercavano di aumentare i loro profitti portando al massimo l'utilizzo dell'energia idro-fratturata si sono riunite, per far pressione sul Congresso e sono riuscite ad ottenere deroghe dalla legge del 1974. Nel 2005, dopo una pressione importante esercitata dal vicepresidente dell'epoca, Dick Cheney - ex amministratore delegato dei servizi petroliferi di Halliburton - il congresso ha adottato l'Energy Policy Act, che proibisce alla EPA di regolamentare l'idro-fratturazione attraverso Safe Drinking Water Act, cosa che elimina un ostacolo importante ad un più ampio utilizzo della tecnologia.
 
Terzomondizzazione
 
Da allora, c'è stato un fuggi-fuggi virtuale per le regioni di gas naturale tra le grandi società petrolifere, che hanno in numerosi casi divorato le piccole imprese pioniere dello sviluppo dell'idro-fratturazione. (Nel 2009, ad esempio, ExxonMobil ha speso 31 miliardi di dollari per acquisire XTO Energy, uno dei principali produttori di gas di gas naturale. Poiché l'estrazione del petrolio e di gas naturale si è accelerata, l'industria ha affrontato altri problemi. Per potere sfruttare con successo le formazioni di gas naturale, ad esempio, le imprese energetiche devono scavare numerosi pozzi. Ogni operazione può estendersi su molte centinaia di chilometri in qualsiasi direzione, richiedendo l'attuazione di operazioni di perforazione rumorose, inquinanti e potenzialmente pericolose in zone rurali e suburbane densamente popolate.
 
Mentre la perforazione è stata salutata da alcune di queste Comunità come una fonte di reddito supplementare, un gran numero di persone si è vigorosamente opposto all'invasione, che comporta un danno alla pace della zona, alla salute ed alla sicurezza. In uno sforzo per proteggere la loro qualità della vita, alcune Comunità della Pennsylvania, ad esempio, hanno adottato leggi sulla suddivisione in zone che proibiscono la fratturazione nel loro ambiente. Quest'ostacolo è percepito come intollerabile per l'industria, che ha fatto una forte pressione sui membri del Congresso per adottare una legge che privi la maggior parte delle giurisdizioni locali del diritto di escludere tali operazioni di fratturazione. "E siamo stati puramente e semplicemente venduti all'industria del gas", ha detto Todd Miller, commissario South Fayette Township, un avversario della legislazione. Se l'industria energetica agisce in tal modo in Nord America, ci saranno molti altri Todd Miller a lamentarsi di come le loro vite e il loro mondo siano stati "trasferiti" ai baroni dell'energia. Battaglie simili sono state già condotte altrove in Nord America, mentre le società energetiche cercano di superare la resistenza per potere continuare a perforare nelle zone precedentemente protette da tale attività.
 
In Alaska, ad esempio, l'industria si batte dinanzi ai tribunali ed al Congresso per permettere la perforazione nelle zone costiere, nonostante l'opposizione di Comunità amerinde che si preoccupano per gli animali marini vulnerabili. Quest'estate, Royal Dutch Shell dovrebbe cominciare le perforazioni di prova nel mare dello Tchouktches, una zona importante agli occhi di molte di queste Comunità.
 
Ed è soltanto l'inizio. Per potere ottenere altri approvvigionamenti di petrolio e di gas, l'industria cerca di eliminare praticamente tutte le restrizioni ambientali imposte dagli anni 1960 ed ottenere l'accesso alle vaste zone selvagge ed alle zone costiere, compresa la ANWR, per sottoporle a perforazione intensiva. Mira anche alla costruzione molto controversa del condotto Keystone XL, che consiste nel trasportare il petrolio greggio sintetico a base di sabbie bituminose canadesi in Texas ed in Luisiana per un trattamento ulteriore. Secondo jack Gerard, presidente dell'American Petroleum Institute (API), la strategia energetica favorita degli Stati Uniti includerebbe un più grande accesso in zone che sono attualmente off-limits.
 
Per raggiungere questi obiettivi, l'API, che pretende di rappresentare più di 490 società petrolifere e di gas naturale, ha lanciato una campagna di molti milioni di dollari, chiamata "Votate per l'energia" per influenzare le elezioni del 2012. Benché descrivendosi come non partigiano, l'API miri a screditare e rendere marginale ogni candidato opposto alla versione più edulcorata dell'ordine del giorno che riguarda la perforazione.
 
"Ci sono due strade che possiamo seguire sulla politica energetica". Il sito Internet di "Votate per l'energia" rivendica "un percorso che conduce a più posti di lavoro, con entrate pubbliche più elevate ed una più grande sicurezza energetica negli Stati Uniti" che possono essere ottenuti aumentando lo sviluppo del petrolio e del gas naturale localmente. L'altra possibilità sarebbe "di mettere in pericolo i posti d lavoro, i redditi e la nostra sicurezza energetica". Questo messaggio sarà diffuso con una frequenza crescente man mano che il giorno delle votazioni si avvicina.
 
Secondo i dati del settore energetico, è possibile scegliere sia un percorso che conduce ad una più grande indipendenza energetica sia un percorso più pericoloso che conduce all'insicurezza dell'energia. Tuttavia, c'è un'altro modo di caratterizzare questa "scelta": un percorso porterà gli Stati Uniti ad assomigliare sempre più a uno Stato petrolifero del terzo mondo, con capi di governo corrispondenti, un sistema diretto dal denaro ed in preda alla corruzione politica, che trascura l'ambiente e la prevenzione della salute; con l'altro, che implicherebbe un investimento molto più importante nello sviluppo delle energie alternative rinnovabili, gli Stati Uniti resterebbero una grande nazione mondiale con una salute forte, delle regolamentazioni ambientali e di istituzioni solide democratiche.
 
Il modo in cui definiremo la nostra situazione energetica nei decenni a venire e la via che avremo finalmente deciso di seguire per giungervi, determineranno in gran parte la sorte di questa nazione.
 
 
 

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